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giovedì 22 luglio 2010

La Timidezza



È un lato del carattere presente in molte persone e che in una società come quella odierna penalizza molto; la timidezza è un aspetto da conoscere e da capire per cercare di trasformare questo lato in un punto di forza.


La timidezza non è una malattia, ad esclusione di quei casi in cui un'eccessiva timidezza causa fobia sociale e quindi va valutata come disturbo psichiatrico, ma non bisogna comunque sottovalutare questo aspetto caratteriale, pensando si tratti di un semplice modo di essere passeggero.
La timidezza rientra nella normalità quando la situazione di difficoltà ad interagire con gli altri si manifesta in alcune occasioni o con scarsa intensità e non altera in modo esagerato la qualità di vita di un individuo. La situazione diventa invece al limite, quando le manifestazioni di insicurezza e ansia sono ricorrenti e vissute con altissima tensione emotiva. In questo caso possono presentarsi anche pensieri ossessivi che richiamano alla memoria le situazioni più spiacevoli e creano ansia anticipatoria, sviluppando un comportamento fobico.
Timore del giudizio altrui
La persona timida si mette continuamente in discussione senza fidarsi delle proprie capacità e competenze e ritiene le richieste che arrivano dall’ambiente esterno sempre eccessive e superiori alle proprie possibilità. C’è scarsa tolleranza verso tutte quelle situazioni che creano ansia e difficoltà a gestire e contenere le emozioni. I timidi hanno spesso reazioni somatiche che si ripercuotono sul fisico con sudorazione eccessiva, rossore, palpitazioni e tremore.
Il problema del timido, però non è tanto il provare queste sensazioni quanto il terrore di ricevere un giudizio negativo, una derisione per queste reazioni del corpo, delle quali si vergogna. La paura genera ansia e crea un circolo vizioso.
Chi sono i timidi
La timidezza può riguardare chiunque, rendendo insicuri su ciò che si dice o si fa. È difficile affermare di non aver mai vissuto la timidezza nella propria vita: può riguardare una fase del passato, magari dell’adolescenza. È più facile che genitori timidi mettano al mondo figli molto sensibili e conta anche come si è cresciuti, dagli stimoli ricevuti e dalle relazioni con gli altri.
Come superare la timidezza
Nei casi più seri quando le persone rinunciano a qualsiasi tipo di relazione sociale il trattamento deve essere sia di tipo farmacologico che psicologico. I medicinali agiscono contro l’ansia e donano una sensazione di rilassamento che permette così un lavoro psicoteraputico più rilassato. Nei casi meno seri i farmaci non servono e non serve a volte nemmeno una psicoterapia, ma alcune sedute psicologiche che consentono alla persona di imparare a leggere la realtà in modo diverso, a rilassarsi e concentrarsi sugli obiettivi.
Poi è importante che il timido non si senta l’unico al mondo e avvicinarsi a persone simili; poi la lettura di alcuni libri di auto aiuto può infondere nel timido un po’ di sicurezza. Da qualche mese anche internet dà un valido aiuto: sul sito di Clinica della Timidezza, si possono trovare consigli e avere consulenze da esperti.


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