mercoledì 8 agosto 2012

Prostituzione da legalizzare e tassarla


 

Due milioni e mezzo di euro. E’ la cifra trovata sul conto corrente di una prostituta 68enne del tutto sconosciuta al fisco. A scoprirlo è stata la Guardia di Finanza in seguito a una segnalazione effettuata dall’Uif (unità di informazione finanziaria di Bankitalia). Il saldo attivo, eccessivamente elevato, ha infatti destato i sospetti dell’istituto di cui si serviva la donna, tanto che la banca ha deciso di segnalarlo.Originaria di Pesaro, ma residente in affitto a Riccione, la prostituta non avrebbe dichiarato al fisco redditi per circa 208mila euro. Cifra che la Gdf ritiene sia il ricavato dell’esercizio del “mestiere” dal 2006 al 2011. Secondo la norma vigente, il reddito derivato dalla prostituzione va inteso come prestazione di servizio ed è pertanto soggetto al pagamento dell’Iva. Ma S. M., queste le iniziali della donna, non ha mai presentato la sua dichiarazione dei redditi.
Ma c’è di più. Le fiamme gialle infatti hanno scoperto che dal 2010, risultando nullatenente, la prostituta riceveva un assegno sociale di circa 450 euro al mese, che sarà costretta a restituire all’erario assieme all’Iva dovuta.
Interrogata dalla Gdf la donna ha spiegato che quei 2,5 milioni sono i risparmi di una vita, destinati alle sue nipotine.
Siamo sicuri che non si tratti di un fatto isolato.
La domanda che ci sorge spontanea è la seguente: ma quante sono le prostitute italiane?
La stima è necessariamente approssimativa, ma sulle strade italiane si prostituirebbero dalle 50 alle 70 mila persone. Ecco gli altri numeri del fenomeno.
Il 65% lavora in strada.
il 35% in albergo o in appartamento.
Il 20% del totale è minorenne.
Tra le 15.000 e le 25.000 le prostitute straniere. Soprattutto nigeriane, ma anche albanesi, polacche e bielorusse.
Il 10% del totale è vittima del racket e costretto al mestiere sulla strada a seguito di minacce dirette, anche, a parenti o figli rimasti in patria.
Da 5.000 a 7.000 euro: tanto rende al mese una prostituta al suo sfruttatore.
Tra il 10 e il 30% del totale i transessuali che si prostituiscono.
Nove milioni: il numero dei clienti che si rivolgono al sesso a pagamento.
Almeno 100 milioni di euro al mese. L’ammontare mensile del business-prostituzione in Italia.
La legge Merlin si è rivelata essere un completo fallimento, da tutti i punti di vista.
Perchè allora non regolarizzare questo “mestiere” e fare in modo che lo stato possa percepire un maggiore provento finanziario facendo pagare le tasse? Inoltre si potrebbero effettuare maggiori controlli sanitari, evitando in questo modo il diffondersi di malattie sessualmente trasmissibili che costano ulteriori uscite al servizio sanitario nazionale, non è cosa da poco.
Chi si oppone a questa misura è solo un ipocrita, in tutti i principali paesi europei, a cominciare dalla Germania, la prostituzione è regolamentata e tassata, a nostro avviso vale la pena di prendere in considerazione questa proposta, a maggior ragione in questi tempi di crisi.

fonte  http://www.express-news.it/news/legalizzare-la-prostituzione-e-tassarla/


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