lunedì 18 marzo 2013

QUESTO è AMORE


Se amate qualcuno per la sua bellezza non è Amore ma Desiderio. Se amate qualcuno per la sua intelligenza non è Amore ma Ammirazione. Se amate qualcuno per la sua ricchezza non è Amore ma Interesse. Se amate qualcuno e non sapete il perchè, QUESTO è AMORE...


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sabato 9 marzo 2013

Betlemme non dimentichi le sue donne

Pilastri della famiglia, le donne permettono alla società di non disgregarsi. Ma sono ancora troppo spesso vittime di discriminazioni e violenze.


Betlemme, - Quante volte nei poster e nei quadri di pittori palestinesi la madre terra, la patria sognata, la Palestina storica è raffigurata come una donna. Vestiti tradizionali, occhi grandi e neri, la bellezza dolce di un viso femminile si trasfigura nell'amore per la propria terra e la propria tradizione.

Le donne palestinesi sono forti, instancabili, sono dei pilastri. Della famiglia e della società. A fare la differenza, nei Territori e all'interno dello Stato di Israele, è stata e continua ad essere l'occupazione militare. Dal 1948 ad oggi il ruolo della donna in Palestina ha seguito un percorso in parte diverso da quello degli altri Paesi del mondo arabo. Madri e mogli sono state spesso l'ultimo avamposto della resistenza: in prima linea nella Prima Intifada, hanno permesso alle famiglie palestinesi di non disgregarsi, di non disunirsi, di continuare a sopravvivere.

Le donne - molte di loro private del sostegno dei mariti perché detenuti in un carcere israeliano - portano avanti la famiglia e la società. Lavorano, spesso in nero, si prendono cura dei figli e della loro educazione, costrette a sfidare doppie discriminazioni: da una parte l'occupazione israeliana, dall'altra gli effetti di una società ancora maschio-centrica e patriarcale.

Troppo spesso il loro ruolo non trova il giusto riconoscimento e il rispetto che si merita: in politica, dove solo il 13% dei parlamentari del Consiglio Legislativo Palestinese è donna; nel mercato del lavoro, in cui meno del 15% delle donne è impiegata legalmente; in famiglia, dove sono ancora presenti le violenze e gli abusi, a cui si aggiungono i vergognosi "delitti d'onore", che di onorevole non hanno niente.

Difficile reperire dati certi sui crimini commessi dagli uomini tra le pareti domestiche: secondo l'associazione per i diritti umani Al Haq, dal 2005 al 2010 sarebbero state almeno 18 le donne vittime di delitti d'onore. Crimini resi più facili dalla mancanza di leggi specifiche in materia: da tempo l'Autorità Palestinese discute della necessità di introdurre normative specifiche, ma per ora continua a vigere la legge giordana del 1960, che definisce lo stupro un reato contro "l'etica e la morale pubblica", e non contro la persona.

Anche fuori casa, le donne continuano a subire gravi discriminazioni, in particolare all'interno del mercato del lavoro. Nonostante l'elevato tasso di scolarizzazione (oltre il 60% dei laureati palestinesi è donna), per le donne non è facile riuscire ad ottenere un posto di lavoro legale. Vuoi per le restrizioni imposte dalla famiglia, vuoi per le discriminazioni sul posto di lavoro: "Molte donne lavorano come insegnanti, segretarie e infermiere - ci spiega Amira Zuheir Mustafa, coordinatrice delle relazioni esterne dell'associazione Democracy & Workers' Rights Center - A spingerle verso lavori tradizionalmente femminili sono due fattori, tra loro strettamente connessi: da una parte la società, ancora profondamente patriarcale, dall'altra la necessità di garantirsi del tempo per la famiglia. Lavorare nel settore educativo significa avere a disposizione più tempo per i figli. Ma questa non è la sola discriminazione: generalmente i salari delle donne sono più bassi di quelli degli uomini: una donna guadagna in media 1.500 shekel (300 euro) al mese, quando per la stessa posizione un uomo arriva a ottenere quasi il doppio".

I dati parlano chiaro: nel 2010 il tasso di occupazione femminile si attestava al 14,9% ne Territori, subendo un'impennata per le ragazze tra i 20 e i 24 anni (46%). Molto più forte la presenza nel lavoro nero, in particolare nel settore agricolo, che impiegherebbe oltre il 60% delle donne. Un dato che deriva dalle difficoltà economiche che negli ultimi dieci anni stanno strangolando le economie familiari e che rendono necessaria un'entrata economica aggiuntiva.

Ma lavorare in nero, come in ogni altro Paese del mondo, significa lavorare senza diritti. E si moltiplicano le associazioni impegnate nella difesa dei diritti delle donne, del loro fondamentale ruolo in una società conservatrice. A calpestare la dignità di madri, mogli, giovani non è solo l'occupazione. E il giorno in cui la Palestina conquisterà l'agognata libertà, si ricordi di quello che le donne hanno fatto per la sua liberazione. O la società che si verrà a creare non sarà mai davvero libera.

di Emma Mancini
 http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=54391&typeb=0&La-Palestina-non-dimentichi-le-sue-donne

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http://cipiri2.blogspot.it/2013/03/gaza-le-donne-non-smetteranno-di-correre.html

Gaza, Le donne non smetteranno di correre

E' forte lo sdegno per la decisione di Hamas di impedire alle donne di prendere parte alla maratona internazionale di Gaza. Passo che ha spinto le Nazioni Unite a cancellare l'evento.

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Medio Oriente : finti riformatori sociali



Il principe del Galles rende visita ai fedeli alleati e monarchi del Medio Oriente. Anche ai Saud finti riformatori sociali, a cominciare dai diritti delle donne

  - E così, re Abdallah non ha un cuore di pietra. Non costringerà Camilla, duchessa di Cornovaglia e consorte del principe Carlo, a coprirsi interamente durante la sua visita in Arabia Saudita prevista la prossima settimana. In quanto ospite, infatti, le verrà assicurato un trattamento d'eccezione. Non è andata altrettanto bene alle giornaliste che accompagneranno la coppia reale nel tour mediorientale, nove giorni tra Riyadh, Doha, Amman e Muscat : loro, nel regno saudita, non potranno mostrare nemmeno un brandello di carne.
La visita - la nona del principe di Galles nel regno wahhabita dal 1986 - ha l'obiettivo di rafforzare ancora di più le già ottime relazioni bilaterali della Gran Bretagna con il guardiano sunnita del Medio Oriente. Si parlerà di cooperazione militare, religione, educazione, commercio - Londra è al primo posto nelle importazioni verso Riyadh - e, soprattutto, di opportunità per le donne. Non è a caso, infatti, che i reali britannici faranno un tour della Shura, l'organo consultivo spacciato per Parlamento in cui recentemente - tra proteste e polemiche - hanno preso posto anche 30 donne.

Complici le timide seppur audaci aperture di re Abdallah verso le donne - diritto di voto concesso nel 2011, possibilità di presentarsi alle elezioni comunali del 2015 e diritto, per le avvocatesse, di entrare in un tribunale - Londra, assieme al mondo occidentale, spera che il suo più fidato amico nel mondo arabo riesca pian piano a uscire dall'imbarazzante conservatorismo che lo caratterizza. Per rinfrescare a tutti la memoria, ci ha pensato ieri Amnesty International a tratteggiare, punto dopo punto, il quadro della situazione nel primo produttore mondiale di petrolio.

In cima alla lista troviamo la pena di morte. Il regno saudita è ai primi posti per numero di esecuzioni - 17 solo nei primi due mesi del 2013, 80 nel 2012 - e sicuramente detiene il primato per il tipo di crimini a cui la pena di morte si applica: uso di droga, apostasia, stregoneria e magia. I metodi utilizzati per l'esecuzione sono anch'essi un primato di Riyadh: lapidazione, crocifissione, decapitazione. Non la scampano né i minori - il diritto internazionale vieta di condannarli a morte - né i lavoratori stranieri, i quali non possono contare sulla diplomazia né sulla clemenza, specie se il loro "reato" è stato commesso contro un cittadino saudita. Ne sa qualcosa l'Indonesia, che ha tentato inutilmente di salvare una sua cittadina condannata dalle autorità saudite per aver ucciso il proprio datore di lavoro che abusava di lei.

Riyadh è anche tristemente famosa per il suo sistema giudiziario, che include processi segreti e nessuna informazione sui detenuti. I processi ingiusti sono all'ordine del giorno. Agli imputati è spesso negata la tutela legale e generalmente i loro parenti non vengono informati dell'andamento del processo. Regina della giustizia made in Saudi Arabia è la tortura, incoraggiata dalla totale impunità dei torturatori e dall'accettazione della corte di confessioni estorte con la violenza. I metodi usati variano molto: dall'uso di elettroshock alle botte, dalla privazione del sonno alla sospensione per giorni al soffitto. La tortura è usata anche per punire coloro che rifiutano di pentirsi per aver criticato le autorità.

Un trattamento speciale è riservato infatti agli "attivisti anti-governativi". Le proteste sono vietate e chi osa criticare pubblicamente il Regno viene incarcerato senza alcun capo d'accusa per un tempo indeterminato - di solito in isolamento - e non può sperare nell'assistenza di un legale. Solo la grazia di un membro della famiglia reale può salvarli dal carcere e dalla pena di morte, previa firma di un documento che attesti la loro rinuncia alla critica e all'attivismo. Lo scorso gennaio, ad esempio, sei riformisti sono stati graziati dal Ministro degli Interni: erano stati posti in detenzione amministrativa tre anni prima.

Nonostante le aperture di re Abdallah, la condizione della donne rimane una delle più deprecabili del mondo. La maggior parte di loro è ricca e istruita, vero, ma la donna saudita deve chiedere il permesso a un uomo della famiglia per viaggiare, studiare, lavorare e sposarsi. Non possono guidare, né andare in bicicletta, né uscire da sole. E la violenza domestica, secondo i dati di Amnesty International, è una pratica comune quanto la preghiera.


DA
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=54506
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giovedì 7 marzo 2013

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Cristina Kirchne, Presidente d’Argentina


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EVVIVA LE DONNE!

 EVVIVA Cristina Kirchne, Presidente d’Argentina.

La situazione Argentina è controversa, ci sono i dati sull’inflazione e sul pil che sembrano essere taroccati dalla Presidente Cristina Kirchne. Bisogna però immedesimarsi nel suo non facile percorso, con il fiato sul collo del FMI continuamente in azione, con gli investitori stranieri, spariti dopo il default. E’ senz’altro una fase di transizione, di risalita faticosa, per la quale la Presidente è disposta a tutto. A Buenos Aires la vita è abbastanza cara, gli stipendi in proporzione bassi, eppure la disoccupazione è in calo: 7%, mentre in Italia voliamo oltre il 10 %.
I giovani trovano lavoro, i ricercatori pure, contrariamente a quanto accade nelle nostre mura, a dimostrazione che si sta investendo bene: lavoro, innovazione e giovani. Il lavoro come fulcro della ripresa. Una tesi che da sempre sto proponendo. Non bisogna dimenticare quel che ha passato l’Argentina, e non l’ha certo aiutata la privatizzazione di tutte le aziende pubbliche imposte dai soliti noti, per far fronte ai debiti, regalate alle multinazionali straniere. Forse non ci si rende conto di quel che è stato fatto a questo popolo; della violenza inaudita che ha dovuto sopportare da chi detiene il denaro. E neppure ci si rende conto di quanto sia grande la donna Presidente che lo governa: è disposta a tutto per non farsi sottomettere e per non lasciar martoriare il Suo popolo argentino senza temere gli squali internazionali, alle quali è stato messo di traverso un puntello: il lavoro.

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lunedì 4 marzo 2013

Arcore : sistema prostitutivo


Arcore : sistema prostitutivo


Nella villa succedeva di tutto.

 La requisitoria del pm in aula: si trafficava sesso



"Non siamo di fronte a una prostituzione di strada ma a un sistema più sofisticato ma non meno lesivo della dignità della donna''. Lo ha detto il Pm Antonio Sangermano durante la requisitoria al processo Ruby a carico di Silvio Berlusconi.

Nella sua discussione il Pm si sta basando su molte intercettazioni e testimonianze anche delle cosiddette ragazze chiamate le ''pentite del bunga-bunga''. A differenza di queste le altre giovani erano ''ansiose di rimanere a dormire ad Arcore'', per partecipare alla ''terza fase'' in cui erano scandite le serate al termine delle quali ''venivano remunerate in cambio di prestazioni sessuali''.

''E' falso che le cene ad Arcore fossero incontri conviviali arricchiti da qualche scenetta di burlesque''. E' un altro passaggio della requisitoria del Pm Antonio Sangermano al processo Riby a carico di Silvio Berlusconi.


Lele Mora ed Emilio Fede sarebbero stati ''disponibili a trafficare sesso a pagamento con Silvio Berlusconi per lucrare vantaggi economici''. Per il Pm Mora e Fede, con Nicole Minetti, avevano organizzato quello che lui ha definito più volte ''il sistema prostitutivo'' che ha caratterizzato le serate ad Arcore, di cui Ruby era ''parte integrante'', un sistema ''collaudato per il soddisfacimento personale'' di Berlusconi. 

http://www.cadoinpiedi.it/2013/03/04/ad_arcore_un_collaudato_sistema_prostitutivo.html
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