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giovedì 12 settembre 2013

PARTO SPONTANEO O PARTO CESAREO


Forse non tutti sanno che in Italia viene realizzato il numero più alto di cesarei; rispetto agli altri Paesi d’Europa, infatti, la percentuale di tagli cesarei è notevolmente aumentato negli ultimi trent’anni.
A volte questa è una scelta che viene consigliata dai medici per difficoltà concrete a realizzare il parto spontaneo, mentre altre volte esso viene realizzato su richiesta della madre. In quest'ultimo caso, spesso,
è la paura del dolore a far prediligere l'operazione chirurgica.
Purtroppo, però, molte volte non viene dato il giusto peso a quelli che sono i risvolti psicologici che il taglio cesareo porta con sé.

Il parto rappresenta un momento molto importante sia per la mamma che per il bambino, in quanto sancisce a livello simbolico la rottura di quel legame fusionale che li caratterizza durante tutto il periodo gestazionale. Con la nascita, infatti, la mamma inizia a concepire il bambino non come parte di sé, ma come individuo autonomo, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Da ciò si comprende quale funzione rivesta il parto naturale, come momento fondamentale, sia per la mamma che per il bambino. Con il taglio cesareo, dunque, ne vengono modificati alcuni aspetti, che è molto importante prendere in considerazione.

ASPETTI PSICOLOGICI DEL PARTO SPONTANEO E DEL PARTO CESAREO

Il primo elemento da evidenziare è che il taglio cesareo è un intervento chirurgico, che inevitabilmente porta ad assimilare il parto ad una malattia, incorrendo nella patologizzazione del parto. Con il taglio cesareo la donna assume un ruolo passivo, che spesso porta ad un sentimento di inadeguatezza, che può durare nel tempo e caratterizzare anche successivamente il rapporto madre-figlio. Molte donne, infatti, si sentono “mamme a metà”, perché non hanno potuto partecipare attivamente al momento della nascita. Il sentimento di emarginazione è incrementato anche dall’atteggiamento che alcuni operatori mostrano nei confronti delle donne che devono realizzare questo tipo di parto: molte madri, infatti, lamentano un comportamento più o meno esplicito di esclusione da parte del personale medico o dalle altre neo-mamme. Il sentimento di inadeguatezza sembra aumentare nel caso di mamme che hanno già provato l’esperienza del parto con altri figli.

Il parto naturale permette l’immediata interazione tra mamma e bambino, mentre nella fase post operatoria del taglio cesareo la mamma accusa dolori e spesso non può muoversi agevolmente: ciò può limitare i primi scambi, con grande senso di frustrazione per entrambi. Spesso anche il latte ci mette maggior tempo ad arrivare, e anche questo può causare disagio nella donna.

Non solo per la mamma cambia la scelta di un tipo di parto rispetto ad un altro: anche per il neonato vi è molta differenza. Il parto spontaneo rappresenta un passaggio graduale per il bambino, che passa da un luogo caldo ed ovattato, ad un luogo completamente diverso, caratterizzato da rumori forti e luci accecanti. Il parto cesareo, invece, provoca un cambiamento brusco: dal grembo materno al mondo esterno senza l’accompagnamento delle spinte materne, che rappresentano l’ultimo contatto fusionale tra la genitrice e il piccolo. Anche se il parto spontaneo risulta doloroso non solo per la madre, ma anche per il bambino, questo dolore risulta molto importante per comprendere le trasformazioni che stanno avvenendo.

In conclusione, è molto importante ricordare che qualsiasi forma di parto si scelga o si è costretti a scegliere, deve essere ponderata e valutata bene, per le conseguenze fisiche e psicologiche che esso porta con sé. Preme evidenziare, comunque, che ogni madre deve prendere questa decisione in maniera libera e consapevole, riflettendo a lungo sui pro e sui contro, scegliendo la forma di parto maggiormente adeguata alla sua situazione.

Annabell Sarpato




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Termine introdotto da C.G. Jung (1875-1961), con riferimento a un’Imago ‘materna’, ‘paterna’, ‘fraterna’ e divenuto di uso comune in psicanalisi. Caratterizzata come ‘rappresentazione o immagine inconscia’, l’Imago è piuttosto uno schema immaginario, un prototipo inconscio che orienta in maniera specifica il modo in cui il soggetto percepisce l’altro, ne orienta cioè le proiezioni. Formatasi sulla base delle prime relazioni del bambino con l’ambiente familiare, l’Imago non va peraltro considerata come correlato di figure reali, ma presenta carattere fantasmatico; così a un’Imago genitoriale minacciosa e terribile possono corrispondere genitori reali estremamente miti...leggi tutto -

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