domenica 31 gennaio 2016

FAMILY DAY o CIRCO DAY


Vi dovete vergognare, non scendete in piazza contro la pedofilia nella chiesa,e gli altri reati di cui si è macchiata quando vi tolgono diritti sul lavoro e vi chiudono ospedali,ecc. scendete in piazza contro i diritti di altri, dovete spiegarmi quali pericoli corre la famiglia, con le unioni civili , inoltre i politici che parlano dal palco possono usufruire di questa legge che non vogliono votare per voi , e sono tutti pluridivorziati , vi hanno offerto il panino ed il pulman o solo il paradiso ?




Il punto più basso del Family Day: la finta lettera del rabbino capo Di Segni

Il Family Day è finito. Il Circo Massimo s'è svuotato ed è cessato il bailamme sui mezzi di trasporto pubblico della capitale. Tutto s'è svolto come da copione: gli annunci della riuscita dell'evento al di là d'ogni previsione e del numero dei partecipanti (2.0000.0000), le dichiarazioni populistiche di alcuni parlamentari, l'ondeggiare d'una folla composita tra palloncini azzurri e rosa, striscioni a difesa della "famiglia normale", canti d'ogni genere musicale dal lirico al folk 
fino all'inno specifico della giornata.

 La politica giorgia che annuncia di essere gravida
senza essere sposata come prevede la chiesa

Durante il suo intervento al Family day di Roma, Massimo Gandolfini, uno dei promotori dell'evento, rivolgendosi ai giovani ha affermato: "Il sesso non è il piacere sessuale è la procreazione, la trasmissione della vita, una creatura nuova".
Una visione della sessualità piuttosto riduttiva, anche discriminatoria nei confronti di quelle coppie che hanno deciso, per qualsiasi motivo, di non avere figli,e che certamente 
non sono meno famiglie delle altre.

Da affermazioni di questo genere emerge solo la profonda frustrazione di chi le esprime.

IL TRANS FAN DEI LEGHISTI

Non è stato tutto ciò a darmi un senso di fastidio. Anzi, mi è venuto da sorridere nel vedere tunicati e "cape di pezza" - absit iniuria verbis, tanto più che così S. Alfonso de' Liguori chiamava affettuosamente le suore - ballare e cantare "La società dei magnaccioni"; un Gasparri e un Giovanardi intonare la mirabile aria pucciniana "Nessun dorma"; donne devote e gruppi politici d'estrema destra andare simbolicamente a braccetto; la superficie dell'area circense ai piedi del Palatino alchemicamente settuplicata (dal momento che può contenere al massimo 300mila persone, qualora sia stracolma e non occupata da un palco gigantesco) dalle parole degli organizzatori.

Quest'ultimo aspetto potrebbe essere riguardato quale elemento fondante di quella farsesca guerra dei numeri, che non ha né vincitori né vinti. Panzana notoria, che serve al momento per eccitare la piazza e animare i teatrini dei contraddittori televisivi. Considerato però alla luce d'un fatto gravissimo avvenuto durante la kermesse pomeridiana, esso viene ad assumere un diverso significato e a provocare - almeno nel sottoscritto - un senso di enorme amarezza. Dal palco s'è data infatti lettura d'una breve lettera di Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, plaudente "all'importante manifestazione" contro lo stravolgimento del concetto di famiglia in una società "già carente di certezze". A seguire lo stupefacente inciso, correlato alla stepchild adoption: "i bambini non sono animali da esperimento".

Alla lettura delle scioccanti dichiarazioni, apparsemi d'una gravità particolare a ridosso della Giornata della Memoria, sono rimasto scosso e ho postato su FB quanto segue:

Il sostegno del rabbino capo di Roma al Family Day, definito in un messaggio specifico "manifestazione importante"... Quando la memoria di drammatici eventi passati s'affievolisce o si restringe al solo ambito che c'identifica, è più facile di quel che si pensi passare dalla condizione di discriminati a quella di discriminanti.
Ma mi sono dovuto fortunatamente ricredere, dato che il messaggio in questione s'è rivelato essere uno dei più spudorati falsi di matrice cattoreazionaria. Già in serata è stata infatti diramata la secca smentita da parte dell'Ufficio Stampa di Riccardo Di Segni:

"Il rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, non ha partecipato né aderito alla manifestazione denominata Family Day di oggi, né ha inviato alcun messaggio. 




FAMILY DAY
Al momento, da segnalare la profonda riflessione di Giovanardi (di cui circola un selfie con l'immancabile Gasparri): "Sfido due uomini su un'isola deserta a fare un figlio".
In seconda battuta, c'è stato il clamoroso scoop della Meloni, che ha annunciato di essere incinta; quale momento migliore per dare questa rassicurante notizia, se non una kermesse sulla famiglia tradizionale? Non mi pare, però, che la Meloni sia sposata...che cosa ne penseranno i vescovi?
Infine, la guerra dei numeri. Gli organizzatori parlano di due milioni di persone, un dato che pare poco credibile in considerazione della capienza del Circo Massimo. Ma tant'è: i credenti amano barare fin dai tempi della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Vi dovete vergognare, non scendete in piazza contro la pedofilia nella chiesa,e gli altri reati di cui si è macchiata quando vi tolgono diritti sul lavoro e vi chiudono ospedali,ecc. scendete in piazza contro i 
diritti di altri, dovete spiegarmi quali pericoli corre la famiglia, con le unioni civili , inoltre i politici che parlano dal palco possono usufruire di questa legge che non vogliono votare per voi , e sono tutti 
pluridivorziati , vi hanno offerto il panino ed il pulman o solo il paradiso ?
La Santa Inquisizione era un tribunale ecclesiastico istituito in età medioevale che si propose in forme diverse fino all’età moderna e finalizzato alla prevenzione o repressione di insegnamenti e dottrine 

Cosa c'entrano le suore e i preti con i figli e la famiglia?
Tra questa gente andrebbe fatta una scrematura: 
1)Preti e suore, che non sanno neppure come si forma una famiglia, tanto meno possono parlare di 
come educare i figli e cosa è bene per loro.
2) Divorziati.
3) Chi ha un'amante oltre alla famiglia.
4) Gay che si nascondono dietro alla religione.
5) Pedofili, ormai sdoganati e difesi da molti prelati anche pubblicamente.
6) Persone che sono ignoranti in materia e non sanno neppure chi e cosa riguarda una buona legge 
che non obbliga nessuno ma da la possibilità ad avere i propri diritti riconosciuti. 
Ecco tutte le altre persone vogliono imporre le proprie volontà anche a chi professano altre religioni e altre che sono semplicemente atee.



Family Day, sabato 30 gennaio a Roma, parla in un’intervista a Il Tempo Efe Bal, il trans più famoso 
d’Italia e rischia di creare un vero e proprio terremoto: “Ci sono dei politici che si stanno battendo, in 
questi giorni, per la famiglia tradizionale e poi vengono da me”. Quando le chiedono l’area di 
appartenenza di questi politici, aggiunge: “Io non posso nominare questa cosa qui, da sempre nella mia esistenza vivo una vita tranquilla, molto. Sono molto conosciuta e non faccio nomi e cognomi”. Eppure, qualche indizio lo ha dato, poiché “sono quelli che in questi giorni si stanno battendo per la famiglia tradizionale”. Ma quanti sono? “Sono sei, sette”. Non è una novità verrebbe da dire, la storia politica italiana recente racconta molti di questi fatti. Certo è che, qualora fosse vero, sarebbe quanto meno opportuno evitare di salire in cattedra e difendere, con un spada, modelli e stili di vita alternativi a quello 
“tradizionale”. 
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giovedì 21 gennaio 2016

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martedì 12 gennaio 2016

Donne a Colonia una guerra tra maschilisti


Colonia una guerra tra maschilisti
Le violenze prima. La strumentalizzazione poi. Perché l'uomo occidentale difende le donne «per sentirsi superiore ai musulmani».
Dalla open society alla fear society. Dalla società aperta che rende libere le facoltà critiche della 
persona a quella della paura, che in silenzio perde ogni giorno le libertà conquistate.
Dalle donne nude sui manifesti per sponsorizzare uno yogurth a quelle velate e rinchiuse in casa per 
difendere il focolare domestico, sino ad arrivare a quelle molestate e violentate nella centrale piazza di Colonia durante la notte di San Silvestro.

LA GUERRA DELL'UOMO OCCIDENTALE.

 Più che l'ennesimo scontro di civiltà, quello che si consuma sul corpo femminile 
è uno scontro tra uomini.

«L'uomo occidentale, che esercita la sua superiorità su quello musulmano, 
o almeno tenta di esercitarla. 

E non certo per difendere le donne, ma il proprio potere», spiega l'antropologa Amalia Signorelli.
Ma essendoci apparentemente in ballo 'solo' la dignità femminile, nei giorni dopo le violenze di 
Capodanno si è sentito solo tanto silenzio.
Quello delle forze dell'ordine di Colonia prima di tutto, che non sono intervenute davanti a quello che poi lo stesso rapporto della polizia ha definito «l'attraversamento delle forche caudine» per oltre un 
centinaio di donne. Un atto progettato da una banda che avrebbe addirittura più di un migliaio di adepti, e che era nota agli inquirenti tedeschi da oltre 18 mesi. Eppure nessuno ha fatto niente

IL SILENZIO E LA MANCANZA DI DIRITTI. 
Così come nessuno fa niente quando si legge che le donne in Italia guadagnano sei mila euro di pensione in meno rispetto agli uomini, che a parità di ore lavorate hanno stipendi più leggeri, che rivestono sì ruoli amministrativi e politici, ma quasi sempre al fianco
 di colleghi maschi che tengono il comando.
«Purtroppo ora anche le donne hanno iniziato a stare in silenzio», dice Signorelli, 
non senza tradire un pizzico di sconforto.

Amalia Signorelli, antropologa e sociologa. Intervistata

DOMANDA. Da cosa nasce questo silenzio?
RISPOSTA. C'è una paura diffusa che non è solo legata agli attentati e alle violenze, ma è più generale, ed è cominciata prima. C'è la preoccupazione di non esporsi troppo, di non farsi dare della femminista, dell'aggressiva.
D. Quella che vuole 'rubare' il potere all'uomo?
R. Forse dovremmo arrenderci all'idea o prendere atto che la storia dell'uomo solo al comando è un 
eufemismo per parlare di società che diventano sempre più centralizzate e autoritarie sulle materie che contano, lasciando poi un grandissimo margine di pseudolibertà sulle materie irrilevanti.
D. Ma andare controcorrente oggi non è così semplice...
R. Il non conformismo si paga caro e questo potrebbe avere inciso sui comportamenti pubblici di un po' di tutti, non solo delle donne, basta vedere cosa succede a livello politico.
D. Lei cosa vede?
R. Oggi chi fa il parlamentare in Italia non lo fa più per difendere le proprie idee, ma la propria carriera e ciò significa andare a chiedere l'appoggio laddove è meglio pagato, un orientamento diffuso generale sul quale ci sarebbe molto da riflettere e preoccuparsi, a partire dai riscontri oggettivi.
D. Per esempio?
R. Le riforme o le cosiddette 'schiforme', che vanno tutte in una direzione di centralizzazione delle 
decisioni e progressiva dipendenza da un'autorità che non è messa in discussione. Anche questa nuova figura del preside sceriffo è un segno.
D. Un'accentuazione del superuomo visto che sono ancora gli uomini a comandare. E a violentare...
R. Sui fatti di Colonia sono molto perplessa: non ho ancora capito che cosa sia successo veramente. Ci sono troppe notizie contradditorie e interpretazioni discutibili.
D. In che senso?
R. La violenza è da condannare, ma adesso, siccome dobbiamo dire tutti che il mondo islamico fa 
schifo, e per certi versi è anche vero,  per avvalorare questa tesi vengono tirate in ballo le donne. Tutto perché gli uomini occidentali sono convintissimi di due cose.
D. Quali?
R. Di averci dato loro la libertà e la parità, di avercela gentilmente concessa e per questa ragione di 
essere infinitamente superiori ai loro colleghi musulmani. Due balle colossali.
D. Perché?
R. Prima di tutto perché quel tanto che le donne occidentali hanno è frutto delle lotte femminili. Anche se la parità vera non l'abbiamo ancora raggiunta, c'è un riconoscimento nell'esercizio dei diritti, una base di partecipazione sociale abbastanza paritaria.
D. Quindi secondo lei più che scontro di civiltà siamo ancora allo scontro tra uomini, quello occidentale che esercita la sua superiorità su quello musulmano?
R. Più che esercitarla, tenta di esercitarla. E non certo per difendere le donne, ma solo il proprio potere. Come in altri casi ci hanno fatto fare la bandiera della loro capacità di repressione, ora ci fanno fare la bandiera della loro capacità di liberazione.
D. Che invece è un'autoliberazione.
R. Sì, noi i diritti li abbiamo perché ce li siamo presi. Son due secoli e mezzo che le donne occidentali si battono. Non è certo l'eroina più significativa, ma a titolo esemplificativo vorrei citare una donna come Angelina Merlin, di cui nessuno ora parla più.
D. Perché?
R. Ha avuto il coraggio di mettere il parlamento di fronte alla vergonga del sesso a pagamento pagato dallo Stato, le pare poco? E questa donna è stata derisa per tutta vita, messa ai margini della vita 
politica, anche se apparteneva a un partito socialista.
D. Gli uomini si sono vendicati così, emarginandola.
R. Salvo poi riconoscere che Merlin aveva ragione. Ma sono tante le donne che hanno fatto battaglie 
analoghe e anche più significative, davanti alle quali gli uomini hanno dovuto ingoiare il rospo.
D. Un rospo che ormai sembra abbiano digerito da tempo: le donne si sono arrese?
R. In effetti c'è un ritorno indietro da parte delle donne, una regressione. 
Ma soprattutto c'è un altro problema,
D. Quale?
R. Gli uomini non hanno mai fatto autocoscienza, non si sono mai chiesti, salvo pochissime eccezioni, che cosa vuol dire essere uomo, non hanno mai messo in discussione la tradizione aggressiva della loro sessualità.
D. E cosa hanno fatto, invece?
R. Hanno imparato che certe cose pubblicamente non le devono più dire e privatamente non le possono più fare con la libertà di un tempo. Ma non c'è mai stata una presa d'atto che la sessualità maschile è sempre predatoria anche nelle forme più addolcite.
D. Infatti ancora oggi il 60% delle violenze sulle donne viene compiuta dentro le mura domestiche.
R. D'altronde quando Silvio Berlusconi ha esibito in misura macroscopica la possibilità di mercificare i corpi femminili come voleva, purché uno abbia i soldi, 
ha trovato negli altri maschi italiani molta complicità.
D. Se non invidia...
R. Sì, al massimo in quelli che dovevano farlo per ragioni di ufficio c'è stata un po' di condanna 
moralistica, ma mai una presa di distanza, mai il coraggio di dire che l'amore prezzolato è qualcosa di infima categoria rispetto a quello spontaneo.
D. Non stupisce quindi che ancora oggi molti italiani sorridano ricordando la presunta battuta rivolta ad Angela Merkel, la «culona inchiavabile». Una donna capo di governo 
che noi chissà quando riusciremo ad avere...
R. Sì, ma se in un Paese come la Germania dove il presidente è donna, il sindaco di Colonia è donna, 
succedono le notti 'brave' come quelle di Capodanno, evidentemente la situazione non è così lineare.
D. Non basta ricoprire poltrone?
R. Pensa che il passaggio delle donne nel parlamento italiano da poche unità a un numero non 
disprezzabile abbia portato dei cambiamenti?
D. Che cosa manca ancora?
R. Una come Tina Anselmi per esempio. A quell'epoca le donne al potere erano davvero una minoranza schiacciata, oggi abbiamo più donne ma che non contano niente.
D. Maria Elena Boschi è ministro per le riforme costituzionali però.
R. La Boschi conta sino a quando Renzi la utilizza come copertura per fare certe operazioni. Il potere 
maschile mira ad autoconservarsi al massimo. Ed è abilissimo in queste operazioni.
D. Ora persino Salvini è diventato femminista e difende le donne violate dagli immigrati.
R. Dietro i fatti di Colonia c'è un di più che è esplicitamente politicante. L'impressione che sia tutto 
strumentalizzato per fini anti immigratori è chiarissima, e il sospetto che sia stata messa in scena per 
favorire una ondata anti migratoria non è del tutto gratuito.
D. Gratuito o meno sono comunque le donne a essere vittime. 
Eppure anche tra loro c'è stato un gran silenzio.
R. Non so cosa pensare, sono stata militante, ho costruito la mia vita in un'ottica femminista nel senso forte del termine ma da qualche anno mi ha impressionato molto l'atteggiamento tra le giovanissime, che ho conosciuto insegnando all'università.
D. Che cos'hanno queste ragazze che non va?
R. Danno per scontato che come stanno, stanno bene, che è inutile cercare di avere più di così, perché tanto il mondo non cambia e tutto sommato gli uomini le rispettano abbastanza. C'è un senso di 
arrendevolezza preoccupante.
D. Si sentono fortunate visto che non sono costrette a indossare un burqa...
R. Io non vorrei essere nata in un Paese musulmano, ma anche in Medio Oriente le ragazze vanno a 
scuola, si laureano con tutte le restrizioni e costrizioni, a Teheran ci sono medichesse, avvocatesse, 
giornaliste. Poi, certo, ci sono i veti dei regimi autoritari, censure per tutti. Ma la condizione femminile non è quella della schiava domestica, se non in parte minoritaria. E far sembrare che sia tutto così è solo una strumentalizzazione.
D. Dell'Occidente?
R. Sì, perché fa comodo l'immagine dell'uomo islamico che non vede l'ora di violentare una donna e per questo è inferiore all'uomo occidentale, che invece rispetta le donne. Sono in entrambi i casi due 
esagerazioni utili solo per la propaganda politica.
D. E in questo duello la donna che ruolo gioca?
R. Nessuno, perché oggi non riusciamo a organizzarci. I movimenti femministi di fine Anni 60-70 erano spontanei ma bene o male riuscivano a incontrarsi, creare dei collegamenti tra le varie città.
D. Ora invece?
R. Pare che su questi temi ci sia un isolamento totale dei singoli individui. A Roma in via del governo vecchio c'era l'università delle donne di Libera, ci incontravamo lì ad ascoltare le colleghe o a dire la 
nostra. C'era un rete che è indispensabile se si vuole fare politica.
D. Altrimenti il rischio è quello di rimanere in silenzio?
R. Il problema è che oggi posso dire di essere marxista, contro la società, atea, e questo non desta 
nelle altre persone la stessa reazione preoccupata e sdegnata di quando dico di essere una femminista.
D. Il femminismo è davvero un pericolo?
R. Per gli uomini certamente sì, perché sanno che gli argomenti delle donne, quando sono ben 
maneggiati, sono inconfutabili, mentre magari anche l'ateismo si può confutare.
D. L'ateismo non mira a diminuire il potere maschile.
R. Pensi che al festival internazionale di Angoulême, tra i finalisti non c'era nessuna artista donna. Dopo le proteste, gli organizzatori ci hanno ripensato. E siamo nel cuore della civilissima Francia.
D. Senza bisogno di andare in Medioriente quindi.
R. No, perché anche da noi scattano meccanismi subconsci, retaggi culturali che diventano 
automatismi, e su questo si dovrebbe ragionare perché sono prodotti di una socializzazione di un certo tipo ma sono poi talmente ribaditi e mai messi in discussione che diventano automatici e vengono praticati senza che ci sia più un minimo di consapevolezza.
D. Il fatto che negli Stati Uniti forse ci sarà il primo presidente donna della storia potrebbe iniziare a 
cambiare questo senso di consapevolezza occidentale?
R. Sia l'elezione di Obama che quella di Hillary Clinton sono talmente contro tutta la concezione 

tradizionale conservatrice dell'America profonda che non potevano non provocare reazioni.
D. Violente, visto il numero di neri uccisi dalle forze di polizia in questi anni.
R. E quella di Hillary potrebbe provocare un recrudimento dell'antifemminismo, non mi meraviglierebbe, ma rimarrebbe comunque un fatto importantissimo a livello storico culturale.
D. Che cosa cambierebbe?
R. Ci sarebbe un tabù spezzato. Non possiamo dare per scontato che d'ora in poi i neri godranno tutti i diritti ma, insomma, hanno avuto un presidente, e così varrà per le donne.
D. Per quello più che un tabù infranto, ci sarebbe bisogno di un miracolo...
R. Intanto si aprirebbe la discussione, la possibilità della rivendicazione, anche del conflitto magari, che non mi spaventa affatto.
D. Che cosa le fa paura invece?
R. Il tabù sacralizzato intoccabile per cui di certe cose non si deve neanche discutere, come la donna 
papa per esempio. L'idea oggi è talmente assurda e fuori dagli schemi logici che diventa perfino comica.
D. Un'eresia.
R. Si, o il rogo o gli sghignazzi.
D. Ma chissà: le vie del signore sono infinite.
R. Speriamo anche quelle delle signore.

da - http://www.lettera43.it/cultura/signorelli-a-colonia-una-guerra-tra-
maschilisti_43675229318.htm#.VpFNP_zTRok.facebook

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sabato 9 gennaio 2016

Politici e Famiglia Tradizionale Divorziata

.

Lista di Politici Italiani che Parlano di Famiglia Tradizionale 
ma sono tutti divorziati piu' di una volta con tanti figli da donne diverse
oppure single e omosessuali ,
addirittura la Mussolini ha il Marito Pedofilo

matteo salvini
sposato e divorziato 1 figlio
1 compagna 1 figlio
1altra compagna

silvio berlusconi
1 moglie 2 figli
altra moglie 3 figli 
divorzia ancora
sta con una donna 50 piu giovane di lui

ferdinando casini
1 moglie 2 figli
divorzia
altra moglie 2 figli
divorzia ancora

rosi bindi
mai sposata

roberto formigoni
predica la castita'
vive con un uomo

alessandra mussolini
sposata con 3 figli
ed un marito che e' stato coinvolto nel giro di prostitute minorenni
come frequentatore abituale

E QUESTE PERSONE VORREBBERO
INDICARCI COME DOVREBBE ESSERE LA FAMIGLIA
E FARE LE LEGGI SU QUESTO ARGOMENTO ?

FORSE SAREBBE MEGLIO CHE STESSERO ZITTI



LEGGI TUTTO SULLA MUSSOLINI ED IL MARITO PEDOFILO


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venerdì 8 gennaio 2016

La violenza contro le donne a capodanno



La violenza contro le donne a Colonia c’entra con l’immigrazione ?

Germania sotto shock per le violenze contro decine di donne compiute nella notte del 31 dicembre scorso a Colonia da un migliaio di uomini ubriachi di origine araba o nordafricana. Questi si sono ubriacati nella piazza davanti alla stazione e hanno sparato petardi, poi hanno cominciato a molestare sessualmente le donne che passavano e in qualche caso a rapinarle. Le denunce finora sono 90. 
"Pesanti delitti sessuali di una dimensione completamente nuova", ha detto il capo delle polizia.   "Non c'e' nulla che indichi che le persone coinvolte in queste aggressioni siano dei rifugiati". E' quanto ha dichiarato Henriette Reker, sindaco di Colonia, la città tedesca dove nella notte di San Silvestro si sono registrati decine di episodi di aggressioni sessuali nella zona della stazione e della cattedrale. Le parole del sindaco riflettono la posizione del governo tedesco che condanna con la massima forza queste aggressioni ma non vuole che vengano strumentalizzate 
da gruppi razzisti o anti migranti. 

È come se un meteorite si fosse abbattuto su Colonia. Come se fosse successo qualcosa di inaudito. Dopo che oltre novanta donne sono state aggredite durante i festeggiamenti per il capodanno da uomini ubriachi e apparentemente di origine nordafricana e mediorientale, molti tedeschi ritengono che nel paese le donne siano alla mercé di orde di immigrati. Il ministro della giustizia Heiko Maas ha parlato di una “dimensione completamente nuova per la criminalità organizzata”. Ma non è così semplice. L’obiettivo delle aggressioni era il furto, le violenze sessuali erano solo un diversivo. Questo non rende meno grave l’episodio: si è pur sempre trattato
 di violazioni dell’integrità fisica delle donne.

Ma le molestie sessuali su vasta scala non sono una novità. Anche se molti non se ne vogliono rendere conto, in tutte le grandi manifestazioni in cui l’alcol abbonda le donne devono affrontare una triste realtà: essere toccate contro la loro volontà. Nell’Unione europea una donna su due è stata vittima di violenze fisiche o sessuali.

Chi vuole cambiare la situazione deve pensare alla società nella sua interezza. Per certi maschi tedeschi, il carnevale o l’Oktoberfest non sono divertenti senza qualche palpatina. Fin troppo spesso la colpa viene data alle vittime: la gonna troppo corta, lo sguardo troppo invitante.

Succede a Colonia come in piazza Tahrir al Cairo o al parco Gezi di Istanbul. Gli uomini che molestano le donne sono uguali in tutto il mondo. Ma molti tedeschi la pensano diversamente. Mentre alcuni già chiamano alle armi, il partito Alternative für Deutschland vuole chiudere le frontiere ed espellere i “richiedenti asilo che hanno commesso reati”.

Per i populisti di destra la colpa è degli stranieri. Ma la loro idea della donna non è affatto migliore di quella dei molestatori. “Peccato che non sia toccato a voi”, si sentono rispondere su Twitter le donne che si oppongono al razzismo. Episodi come quello di Colonia devono essere scongiurati. Ma gli esagitati con la bava alla bocca non possono contribuire alla soluzione: con la loro retorica antifemminista sono parte del problema.

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Siria l’unica reporter donna rimasta a Raqqa


Ruqia Hassan scriveva su internet con lo pseudonimo Nisan Ibrahim

Siria: Isis uccide l’unica reporter donna rimasta a Raqqa.

 “Loro mi tagliano la testa, io ho la dignità”

Sfidava l’Isis con articoli ironici sul web, uccisa l’unica giornalista indipendente di Raqqa
Ruqia Hassan denunciava le condizioni di vita nella roccaforte del Califfato in Siria

Ad annunciarlo sono stati gli attivisti locali citati dall’associazione giornalistica Syria Direct. La donna, 30 anni, sarebbe stata uccisa a settembre dagli uomini dell'autoproclamato Califfato

È stata uccisa l’unica reporter indipendente donna che da Raqqa, roccaforte jihadista in Siria, aveva continuato a osare sfidare negli ultimi mesi l’Isis con le sue cronache cittadine, le sue denunce e la sua sferzante ironia sul web. Lo annunciano attivisti locali citati dall’associazione giornalistica Syria Direct e ripresi oggi da media britannici, stando ai quali da ottobre sale ad almeno 5 il numero dei giornalisti controcorrente assassinati dai seguaci del Califfo. 

“ERA UNA SPIA”  
La morte della ragazza, Ruqia Hassan, fattasi conoscere sulla rete come una coraggiosa “citizen journalist”, talvolta con lo pseudonimo di Nisan Ibrahim, risalirebbe a qualche tempo fa. Ma solo nei giorni scorsi sembra che l’Isis abbia comunicato ai genitori di averla «giustiziata» in quanto «spia», raccontano gli attivisti, diffondendo anche quelli 
che vengono presentati come gli ultimi tweet di Ruqia. 

L’ARMA DELL’IRONIA  
«Sono a Raqqa e ho ricevuto minacce di morte - vi si legge - ma quando l’Isis mi arresterà e mi ucciderà sarà tutto ok, perché loro mi taglieranno testa e io ho la dignità. Meglio che vivere nell’umiliazione sotto l’Isis». L’Independent traduce poi l’ultimo post sul profilo Facebook della ragazza, pubblicato a luglio per ironizzare sulla guerra al wi-fi dichiarata dai jihadisti nella sua città. «Avanti - scriveva Ruqia - tagliateci internet, i nostri piccioni viaggiatori non se ne lamenteranno». 

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Un video rubato nascondendo la telecamera sotto il niqab, il velo nero che copre obbligatoriamente tutte le donne che vivono a Raqqa, la capitale del califfato islamico, in Siria. Lo ha girato una giovane della città siriana, da oltre un anno sotto il tallone delle milizie islamiste. Si vedono le vie piene di barbuti armati, come nella Kabul ai tempi dei taleban. Da due uomini a bordo di una macchina arriva un rimprovero: “Ehi, che fai”. La giovane viene rimproverata perché mostra parte del viso. Ma risponde con ironia: “Si vede che il mio niqab è trasparente”.
Poi la giovane entra in un seminterrato: un Internet Point nel cuore di Raqqa. Madri e ragazze che comunicano con parenti all’estero, molti in Francia, via e-mail e Skype. Le giovani sono le più radicalizzate, non vogliono tornare in Europa “perché ci troviamo bene qui”. E un’altra: “Tutto quello che vedete sulle tv occidentali è falso!”. E le madri non capiscono una scelta così radicale.

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domenica 3 gennaio 2016

LIBRO : L'amore spiegato da ...




Mi permettete di parlarvi un attimo dell’amore? Quando si nasce, secondo me, si nasce a metà, perché nell’origine si era una cosa insieme, poi ci ha separato il tempo, lo spazio, ma la vita diventa pienezza quando si trova l’altra metà, e io in questo sono stato fortunatissimo, per questo e per tante altre cose.

E così, in mia moglie, ho trovato l’altro pezzo di me molto presto: avevo appena fatto la maturità, e con quest’altro pezzo abbiamo fatto la strada insieme. E questo è bello perché si cresce insieme. Tanto è vero che io non mi vergogno a dire che quel che vedete qui, davanti a voi, è in gran parte il frutto del rapporto con questa mia straordinaria moglie.

Se poi mi chiedete: ma com’è che sei riuscito a stare quarantadue anni con la stessa persona, in questi tempi in cui si consuma tutto: si consumano le scarpe, gli orologi, i telefonini e anche i partner, i mariti, le mogli e perfino i fidanzati?

Debbo dire che ognuno deve trovare la sua formula nell’amore: la mia è stata questa,,,

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MUNDIMAGO


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venerdì 1 gennaio 2016

Come Funziona l' Amore



Se quello dell'amore,
 come ci dimostrano le innumerevoli dissertazioni di poeti, saggisti e psicologi, 
sembra essere un campo difficile da indagare
 e pieno di soggettive sfumature, ci risulta più semplice 
delineare le caratteristiche delle relazioni amorose, 
che con l'amor cortese spesso hanno ben poco a 
che fare.

Come Funziona L'amore

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Questo il tema del cortometraggio 
selezionato in oltre 100 festival internazionali e vincitore di 
molti premi in tutto il mondo.

Il corto racconta la nascita e l'evoluzione di un rapporto di coppia apparentemente poetico, che 
successivamente finirà per deteriorarsi a causa della mancanza di equilibrio tra i due e della successiva intrusione dell'egoismo.

Sicuramente molti di voi ci troveranno molte affinità con la realtà...

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Cosa non fare dopo aver fatto l’amore



cosa non fare dopo aver fatto l’amore

Domande inopportune, l'analisi dettagliata della prestazione o l'obbligo di dormire a "cucchiaino". Basta poco per rovinare l'intimità e la complicità di un rapporto sessuale

Uno degli errori più comuni è il voler iniziare una conversazione ricca di domande relative alla prestazione appena avvenuta. L'analisi e la critica alla prestazione sessuale, ne sono la tomba! 

Evitare i " ti è piaciuto?", non sempre si vuole sapere veramente la risposta. Ricordatevi che non tutti reagiscono allo stesso modo dopo "l'attività fisica". Se il partner si gira dall'alta parte, cercate di prolungare il benessere del contatto psico-fisco con piccole attenzioni, ma senza invadere questo momento di relax. Assolutamente da evitare è il cellulare a letto. I social network non hanno bisogno di essere aggiornati in tempo reale, il tempo reale è quello che state passando con l'altra metà. 
Cercate di evitare di spolliciare sui congegni elettronici, sarebbe inopportuno e poco galante. 
Anche accendere subito la TV, porta ad un brusco ritorno alla realtà, e non va bene!

Evitate di strappare promesse mentre il partner ha l'aria persa nel vuoto. La sua potenziale assenza non vi giustifica dalle richieste di convivenza e/o matrimoni. Soprattutto l'uomo, dopo aver fatto sesso, vuole rimanere per un po' nel suo limbo fatato. Un classico per i fumatori è accendersi una sigaretta. Sempre per l'idea che le critiche rovinano il rapporto, evitate questo gesto che potrebbe sfociare in una inutile discussione sul fumo e i suoi danni alla salute. Ancora, evitate di correre in bagno a lavarvi. Fare sesso non è un peccato che l'acqua vi toglierà di dosso. Godetevi l'odore del piacere e aspettate che anche l'altra parte sia pronta a separarsi da voi.

C'è chi, poi, dopo un rapporto sente di aver beneficiato abbastanza delle attenzioni dell'altro. Non costringete il compagno a dormire a "cucchiaino" o "zainetto" che dir si voglia. E, a meno che non siate dei gigolò, evitate di rivestirvi e scappare. Sulla stessa linea, anche se è stata una scappatella, non chiedete nulla sull'identità dell'altro, tipo "come ti chiami?". Il silenzio gioca a vostro favore.

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Sesso Orale ecco 4 Posizioni Nuove



Sesso Orale ecco 4 Posizioni Nuove

 Praticare con regolarità del sesso orale riduce sensibilmente il rischio di cadere in depressione. 
 Ecco alcune posizioni che vi faranno perdere letteralmente la testa!

1 Finale mozzafiato. Siediti sul bordo del letto e sdraiati all’indietro, con le gambe penzoloni. Quando lui si inginocchia in mezzo alle tue gambe, la sua testa si inclinerà verso la Vagina, dandogli accesso diretto al clitoride. In questa posizione avrà anche le mani libere, così potrà massimizzare il tuo piacere giocando con i tuoi capezzoli o solleticandoti la vagina.

2 Doggy versione orale. Non solo si tratta di una posizione per il sesso orale che è assolutamente hot e ti permette di controllare la pressione e l’angolazione, ma è anche l’ideale per passare con dolcezza verso l’ano, se la cosa vi piace.

3 Il sidecar. Sdraiatevi di lato, uno davanti all’altro, e poi scivola giù finché il tuo viso non sarà all’altezza del suo… ehm, pene. È un po’ il pompino della donna pigra. È la posizione migliore per dargli piacere senza che ti facciano male le ginocchia o rischiare un crampo al collo. E puoi sempre aggiungere un po’ di pepe in più giocando con il suo retrobottega.

4 Il sofa-sutra. Chiedi al tuo ragazzo di sdraiarsi sul divano, a pancia in su , con la testa e la schiena sul sedile e le gambe rivolte verso lo schienale. Inginocchiati quindi sul suo viso, rivolta verso lo schienale, e piegati mettendovi a 69. È più rilassante del classico 69 a letto, vero .

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