venerdì 23 settembre 2016

Piùì Asili Nido e Lavoro , No Fertility Day




No Fertility Day, sì asili e lavoro






Ministra Lorenzin,

Siamo cittadine e cittadini preoccupati e indignati dall'iniziativa Fertility Day, che lei sta promuovendo per incoraggiare le nascite in Italia.

È vero che abbiamo il tasso di natalità più basso d’Europa, che aumenta l’età per avere il primo figlio e che ci sono problemi di fertilità nostro Paese. 

Ma la risposta che la sua iniziativa offre - a una questione tanto complessa e delicata - ci sembra superficiale e fuorviante, perché la affronta come se si trattasse di mancanza di informazione o peggio di volontà, Senza contare l'avere ignorato quanti non fanno figli perché non possono e quanti vivono nuove realtà famigliari, etero e omosessuali.

Riteniamo che per incoraggiare le nascite e sostenere le coppie a fare figli in realtà servano vere politiche per la famiglia, servizi adeguati come in altri Paesi europei: dalla maggiore efficienza dei trasporti all'accessibilità degli asili nido, dalla qualità della sanità pubblica alle migliore conciliazione vita-lavoro, con leggi che non discriminino le madri e non rendano il lavoro eternamente precario.

Serve un impegno serio da parte di tutte le istituzioni, da quelle nazionali ai Comuni, con risposte chiare alla domanda di famiglia che oggi gli italiani rivolgono alla politica. 

Per questi motivi, le chiediamo di ritirare l'iniziativa Fertility Day e di riconsiderare l'evento del 22 settembre.Grazie.

GUARDA IL VIDEO QUI :  https://www.facebook.com/SignorinaEffe/videos/1231892153518535/


SE SEI DACCORDO CON NOI 
FIRMA QUI : http://www.progressi.org/fertility?
utm_campaign=nofertility9&utm_medium=email&utm_source=progressi


FOTO SBAGLIATA PER CAMPAGNA
SBAGLIATA

http://cipiri2.blogspot.it/2016/09/foto-sbagliata-per-campagna-sbagliata.html

 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALI
 OGNI DESIDERIO  REALIZZATO 
IL TUO FUTURO ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO





martedì 6 settembre 2016

Tra 50 anni faremo Sesso coi Robot



Secondo l'esperta britannica Helen Driscoll ci siamo quasi: entro il 2070 potremmo considerare come primitivi i rapporti umani e preferire il sesso ad alto tasso tecnologico, fra realtà virtuale e androidi.

Sex tech. Robophilia. Sesso con androidi e robot. Rapporto uomo-macchina. Chiamatelo un po’ come vi pare e non fatevene inquietare. Secondo Helen Driscoll, psicologa della sessualità e delle relazioni all’università di Sunderland, Gran Bretagna, i progressi tecnologici sono così roboanti e rapidi, così profondi e passionali, da essere destinati a far sentire il loro peso anche in ambiti come quello sessuale. I robot saranno i nostri nuovi compagni di vita e di lavoro. Ci sostituiranno in ufficio o in fabbrica e terranno compagnia ai nostri anziani. Ma finiranno anche sotto le lenzuola. 

Secondo la docente inglese il tecnosesso diventerà realtà entro il 2070. Basteranno cioè poco più di cinquant’anni per dire addio alle relazioni fisiche. Anzi, per considerarle primitive e derubricarle a una possibilità fra le tante. «Tendiamo a considerare la realtà virtuale e il sesso robotico nel contesto attuale – nota l'esperta al quotidiano The Mirror – ma se ripensiamo alle norme sociali sul sesso che esistevano solo 100 anni fa, è evidente che sono cambiate rapidamente e radicalmente».

La fantascienza potrebbe dunque presto trasformarsi in realtà, com’è d’altronde accaduto diverse volte con molte delle invenzioni e delle situazioni immaginate da autori, registi e creativi specie a cavallo degli anni Cinquanta e Settanta. «Quando la realtà virtuale diventerà più realistica e coinvolgente e sarà in grado di imitare e anche migliorare l’esperienza del sesso con un partner umano, è possibile che alcuni la preferiranno rispetto al sesso con un essere umano meno che perfetto» ha aggiunto la dottoressa britannica. In effetti di strada da fare, da Oculus Rift di Facebook a Hololens di Microsoft, ce n’è parecchia prima di poter davvero dare la precedenza a un orgasmo digitale rispetto a uno in carne e cuore. 

«Le persone – avverte però Driscoll – potrebbero anche cominciare a innamorarsi dei loro partner virtuali». Proprio come accade a Joaquin Phoenix nel film Her di Spike Jonze. E a generare inedite forme di gelosia: «Molte persone integrano con successo varie forme di realtà virtuale nelle loro vite ma il sesso, per non parlare dell'amore, sarà visto come qualcosa di vicino all'infedeltà. Insomma, presenterà delle sfide reali in molte relazioni». 

In fondo, già oggi e da sempre ci innamoriamo di personaggi di fantasia oppure di vip con cui non riusciremo mai a entrare in contatto e che dunque sono fatti della stessa sostanza dei sogni. Perché non dovrebbe essere possibile – coinvolgimento erotico incluso – con delle macchine particolarmente intelligenti e raffinate? «In futuro – conclude la psicologa, partendo dalla presa d’atto di alcune evoluzioni della contemporaneità, specie in certe regioni come il Giappone – assisteremo alla crescita dei rapporti umani vissuti interamente online. E qualcuno comincerà a preferire il sesso virtuale tecnologicamente avanzato al sesso con esseri umani. Potremmo anche vedere un maggior numero di persone che vivono da sole passare più tempo nella realtà virtuale».

LEGGI ANCHE
ROBOT NEL LAVORO

.
Sono Web Designer, Web Master e Blogger, creo siti internet , blog personalizzati.
Studio e realizzo i vostri banner pubblicitari con foto e clip animate. 
Creo loghi per negozi , aziende, studi professionali,
 campagne di marketing e vendite promozionali.
MIO SITO  :  http://www.cipiri.com/


 FAI VOLARE LA TUA 
FANTASIA
MUNDIMAGO


lunedì 5 settembre 2016

Ecco gli Sneet, i nuovi single



 Ecco gli Sneet, i nuovi single
Né fidanzati, né a caccia, né in flirt
Gli italiani soli sono quasi 8 milioni e sono aumentati del 41% rispetto a 10 anni fa
I motivi sono tanti, ma tra loro c’è anche chi sceglie di non cominciare nemmeno
a cercare una nuova relazione. 


L’amore riguarda tutti. Anche chi l’ha perso. Anche chi non l’ha ancora trovato. È un luogo dove senti che “in due e meglio” e appartiene anche a noi single che un amore non l’abbiamo. Per noi, è il luogo dell’attesa e può essere un bel posto. Non me ne vogliano quelli che preferiscono stare in coppia, anche se ci stanno male, anche se ci si annoiano. Stando a un’analisi della Coldiretti sul censimento Istat 2015, i single italiani sarebbero quasi sette milioni e 700 mila, il 41 per cento in più rispetto a dieci anni fa. Aumentiamo di anno in anno. Invecchiamo soli, di anno in anno. La singletudine è sempre meno una condizione transitoria. E sono sempre di più le persone che non fanno nulla per cercare l’amore. A voler parafrasare l’acronimo Neet – quello sui giovani che non studiano, non lavorano, non cercano un impiego, che sono Not in Education, in Employement, in Training – sta crescendo la popolazione degli Sneet: Single Not in Engagement, in Expecting, in Toying. Più o meno: né fidanzati né a caccia né in flirt. Una folla che preferisce una serie tv o un libro sul divano piuttosto che una festa dove «vieni, che c’è un sacco di gente nuova». Dicono quelli di «buon senso» che, ad aspettare il partner giusto, si rischia di chiudersi in una corazza. Ma i single coriacei, gli Sneet, non li ascoltano, sono estremi, non danno chanches al destino. Sono capaci di non concedere neanche un primo caffè. 


Anche per gli Sneet «in due è meglio» ma solo se l’altro gli aggiunge qualcosa.
«L’altro» da qualche parte ci sarà, ma è un Pokémon raro, uno Zapdso o un Mewtwo che riconosci al primo sguardo o pazienza. La svolta è capire che si può essere single accortamente aperti a qualche evenienza. Per farlo, è utile sfatare il mito dell’autosufficienza di cui facilmente gli Sneet sono affetti. Più stai bene da solo, meno fai entrare qualcuno. L’altro è una seccatura, sono le sue scarpe abbandonate nel mezzo del nostro ordinatissimo salotto, sono i suoi problemi che diventano i nostri, quando noi siamo invece bravissimi a risolverci i problemi da soli. Essendo stata un po’ Sneet, posso testimoniare che l’autosufficienza comporta manie di perfezionismo e di autocontrollo. A lungo, la sera, mettendomi a letto, facevo il mio esame di coscienza e puntualmente mi dicevo che avevo sbagliato qualcosa io. Valeva su tutto. Potevano mettermi sotto sulle strisce mentre passavano con il rosso (è successo) ed ero io che non avevo guardato. Capite che, a pretendere tanto da se stessi, si finisce per pretendere troppo da chiunque. E per allontanare chiunque. Poi, in uno dei giorni della mia fiera singletudine, mi sono imbattuta in Brené Brown, che è una sociologa americana diventata una star per i suoi studi sulla vulnerabilità.


La vulnerabilità, per me, era una parolaccia. Perché sei vulnerabile quando sei fragile, debole, e io invece volevo essere forte, avere tutto sotto controllo, non aver bisogno di niente e di nessuno. Sarà un fatto generazionale, ma volevo essere Wonder Woman. Io, se uno mi piaceva perché era dolce, lo bloccavo su Whats App, perché il bisogno di dolcezza era una debolezza che non dovevo permettermi. E se uno amava oziare la domenica, lo cassavo, perché la pigrizia era una debolezza imperdonabile. La vulnerabilità era il mio personale baratro ed era fatale che ne sentissi la fascinazione. Mi ci sono immersa e ho capito che, se non l’accetti, uscendo da quella smania di autocontrollo, non puoi avvicinarti davvero a un’altra persona, non puoi consentire all’altro di avvicinarti. Puoi solo essere giudicante, non puoi arrivare nemmeno al primo caffè. 


Ho capito che dire «io mi basto da sola» è un modo per non aver bisogno dell’altro. Per non temere di esserne ferita. È la famosa «corazza» di cui tanti parlano, forse non per sentito dire. Far pace con la vulnerabilità è il primo passo per uscire da certe singletudini ostinate. Ma è il primo di molti. Perché, poi, l’amore è fare di due uno. È fare di quell’uno un «due» dalla forza moltiplicata all’ennesima potenza. L’amore è amare nell’altro quello che non sono, ma posso essere. E, viceversa, l’amore è lui che ama in me quello che può diventare. L’amore è farsi un uno in divenire. «In due è meglio» quando tu aggiungi qualcosa all’altro e lui aggiunge qualcosa a te. Noi single del mondo non sempre c’incontriamo perché uscire dall’individualismo spaventa. Perché, quando ti fai uno insieme a un’altra persona, rinunci per forza a qualcosa. Devi entrare e uscire da te stesso, guardarti da fuori, perdere qualcosa, ma è il modo più straordinario per ritrovarsi migliori. 
Ed è un gioco bellissimo, a volerlo giocare.

.
Sono Web Designer, Web Master e Blogger, creo siti internet , blog personalizzati.
Studio e realizzo i vostri banner pubblicitari con foto e clip animate. 
Creo loghi per negozi , aziende, studi professionali,
 campagne di marketing e vendite promozionali.
MIO SITO  :  http://www.cipiri.com/


.

venerdì 2 settembre 2016

Lo smartphone riduce il desiderio



e un terzo delle donne lo usa durante il sesso
Lo smarphone ha invaso totalmente le nostre vite ed è diventato il terzo incomodo anche nella coppia. Una ricerca inglese ha dimostrato infatti che sono moltissimi coloro che non riescono a fare a meno di rispondere a telefonate e a messaggi anche durante un rapporto sessuale con il partner.

Non è una novità che gli smarphone abbiano invaso totalmente le nostre vite, diventando il “terzo incomodo” e rendendo praticamente impossibile trovare un momento di intimità con il proprio partner. Una ricerca condotta presso la Durham University ha dimostrato che sono moltissime le coppie che non rinunciano ad avere il cellulare vicino quando fanno sesso. Sono stati intervistati 30 uomini e 30 donne eterosessuali con una relazione stabile e il 40% di loro ha ammesso di utilizzare regolarmente lo smartphone durante un rapporto sessuale per controllare le notifiche dei social network, ma anche per rispondere a telefonate e a messaggi.

In particolare, sono le donne quelle che preferirebbero la tecnologia al sesso. Il 29% di loro ha dichiarato di usare regolarmente il telefonino durante il rapporto intimo, nel 12% dei casi per rispondere ad una chiamata, il 10% delle volte per leggere un messaggio e il 5% per visitare il proprio profilo Facebook. La dottoressa Laura Rivolta, psicologa e psicoterapeuta specializzata in sessuologia clinica e in Terapia Sistematica Relazionale, conferma questi dati, descrivendo però anche gli effetti negativi che l’utilizzo eccessivo degli smarphone può avere sulla coppia. Ha infatti dichiarato: “Con pc e cellulari accesi ad oltranza la frequenza dei rapporti sessuali è calata in Italia fino al 70% in meno. Lo strumento tecnologico è un amante invisibile, vero e proprio killer della passione e dell’interesse erotico”.

Se da un lato, la tecnologia ha migliorato la nostra vita, permettendoci di rimanere in contatto con amici e parenti lontani, dall’altro ha decisamente rovinato la vita di coppia. Restare sempre connessi ed avere il desiderio di scoprire cosa fanno i propri amici in ogni momento diventa spesso una sorta di “tossicodipendenza” e questo atteggiamento riduce il desiderio e la disponibilità verso il partner, nonostante invece quest’ultimo sia l’unico realmente vicino e disponibile.

LEGGI ANCHE


.
Sono Web Designer, Web Master e Blogger, creo siti internet , blog personalizzati.
Studio e realizzo i vostri banner pubblicitari con foto e clip animate. 
Creo loghi per negozi , aziende, studi professionali,
 campagne di marketing e vendite promozionali.
MIO SITO  :  http://www.cipiri.com/


 FAI VOLARE LA TUA 
FANTASIA
MUNDIMAGO


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Elenco blog Amici

E-BOOK

Sosteniamo Mundimago

Poni una Domanda e Clicca il bottone Bianco


CLICCA QUI SOTTO
.



Google+ Followers

Visualizzazioni totali