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martedì 3 luglio 2018

Vladimir Luxuria: Ho avuto una storia con un potente di destra

Vladimir Luxuria, nata Wladimiro Guadagno, è un'attivista, scrittrice, conduttrice televisiva, autrice teatrale ed ex politica italiana. Per nascita appartenente al sesso maschile, nella vita ha adottato esclusivamente un ruolo di genere femminile.


L'ex deputata svela il dietro le quinte di Montecitorio
Vladimir Luxuria:
 "Ho avuto una storia con un potente di destra. Ricevevo avances da politici del Family Day. Smettevano se parlavo coi giornalisti”


"Ho avuto una storia d'amore con un potente del centrodestra. Aveva un'attrazione sessuale per me". In un'intervista rilasciata a La Confessione, in onda lunedì 14 maggio alle 22.20 su NOVE, Vladimir Luxuria, parla di una relazione avuta con un politico delle fila del centrodestra.

"Ero affezionata a questa persona", dice l'ex onorevole di Rifondazione Comunista, "Lui aveva un'attrazione soprattutto sessuale, una volta mi sono preoccupata perché è venuto con tutta la scorta e l'auto blu". "Era un ministro?",chiede il conduttore. "Era una persona in vista, è venuto con tutta la scorta in via del Pigneto, un quartiere popolare dove abitavo. Non avevano mai visto una cosa così: si sono tutti girati, ed io ho temuto che questa cosa uscisse. 
Gli ho detto: 'Se ti comporti così, finiamo sui giornali'".

Luxuria ha raccontato inoltre di aver ricevuto molte avances da parlamentari del Family Day. "Sa come è fatto il Parlamento Gomez? C'è un piccolo spazio e sotto una specie di citofono, come nelle stanze d'albergo. Ci collega direttamente agli altri scranni". Luxuria entra nei dettagli: "Mi capitava spesso, nelle lunghe sedute alla Camera, di avere qualcuno che mi telefonava per farmi delle lunghe avances. Fin qui, va bene...Mi dava un po' fastidio quando le avances arrivavano da quelle persone che, quando si parlava di questi temi - continua Luxuria - puntavano il dito e parlavano della difesa della famiglia tradizionale. Questa ipocrisia la conosco bene". Gli ipocriti, dietro lo scranno, talvolta superavano il limite, ricorda Luxuria: "C'era un metodo. Quando diventavano un po' insistenti, da stalker, io dicevo: 'Se mi fai un'altra chiamata lo dico ai giornalisti'. E finiva lì".

Vladimir Luxuria, 
nata Wladimiro Guadagno,
 è un'attivista, scrittrice, conduttrice televisiva, 
autrice teatrale ed ex politica italiana. 
Per nascita appartenente al sesso maschile,
 nella vita ha adottato esclusivamente un ruolo di genere femminile.

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venerdì 15 giugno 2018

L’Argentina verso la Legalizzazione dell’Aborto

Argentina verso la Legalizzazione dell’Aborto

La Camera ha approvato una legge molto più avanzata dell'attuale, 
nonostante l'opposizione del presidente e della Chiesa

La Camera del Congresso dell’Argentina ha approvato una proposta di legge per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, che ora è concessa solo in caso di stupro o se la salute della donna sono in pericolo. La nuova proposta di legge – contro cui si è schierata con forza la Chiesa cattolica – è stata votata con 129 sì, 125 no e un astenuto, e passerà ora all’esame del Senato. La nuova legge prevede la possibilità di abortire in modo legale, sicuro e gratuito entro la quattordicesima settimana, indipendentemente dalle circostanze.

Il dibattito alla camera è cominciato alle 11 di mercoledì 13 giugno, ora locale, ed è durato quasi 23 ore senza interruzione mentre fuori, per tutto il tempo, sono state organizzate manifestazioni, veglie e presidi: la piazza è stata divisa da una barriera in modo che i due schieramenti contrapposti non potessero entrare in contatto. I movimenti a favore della legalizzazione si riconoscono dai fazzoletti verdi e sono riuniti nel movimento femminista Ni una menos, nato nel 2015. Le femministe sostengono che la scelta del Parlamento non sia tra aborto o no, 
ma tra aborto legale o aborto clandestino.

Ora il progetto di legge passerà al Senato, che potrebbe impiegare diverse settimane prima di cominciare la discussione. Il voto, scrive il quotidiano argentino Clarín, potrebbe svolgersi il prossimo settembre. L’articolo 81 della Costituzione argentina dice che se un progetto viene respinto da una delle due camere «non potrà essere ripresentato nelle sessioni di quello stesso anno». Se il Senato non approverà il progetto già votato alla camera, quindi, prima di un anno in Argentina non si tornerà a parlare di interruzione di gravidanza. Se invece anche il Senato voterà a favore, il progetto diventerà legge. Il presidente dell’Argentina potrà comunque porre il veto e respingere totalmente o solo in parte ciò che è stato approvato dal Congresso. Mauricio Macri, che è esplicitamente contrario alla legalizzazione, ha detto che se la legge dovesse definitivamente essere approvata, 
lui non porrà il veto.

La proposta di legge in discussione prevede l’aborto come diritto fino alla quattordicesima settimana (terzo mese di gravidanza) e oltre la quattordicesima in tre casi (stupro, pericolo per la vita della donna e gravi malformazioni fetali). Include l’aborto nel programma medico obbligatorio (PMO), come dunque una prestazione medica di base, essenziale e gratuita, e stabilisce un tempo di 5 giorni dalla richiesta entro i quali deve essere garantito l’accesso al servizio. Secondo gli ultimi sondaggi i due terzi della popolazione argentina sono favorevoli della legalizzazione.

In Argentina l’interruzione volontaria o indotta della gravidanza è illegale ed è punita con il carcere. Nei fatti, in Argentina così come negli altri paesi in cui l’aborto è criminalizzato, c’è un doppio livello: alcune donne riescono a ottenere aborti relativamente sicuri (ma sempre illegali) assumendo il misoprostol o affidandosi a medici privati per un aborto chirurgico, ma sono le donne che possono permetterselo e non sono molte. Per il misoprostol è molto complicato ottenere una ricetta, e ha un costo che la maggior parte delle donne e delle adolescenti non può permettersi; per questo molte donne sono costrette ad assumere sostanze poco sicure e senza alcun controllo. I principali problemi si presentano dunque dopo la procedura. Anche in questo caso, mentre le donne che possono permetterselo si rivolgono a medici privati se qualcosa non va, a tutte le altre non resta che andare negli ospedali pubblici, dove il personale potrebbe però denunciarle alla polizia.

Nel 2014, l’ultimo anno di cui sono disponibili dati ufficiali, in Argentina 47 mila donne sono state ricoverate in ospedale per complicazioni post-aborto. Sebbene la grande maggioranza sia stata curata e mandata a casa, ci sono stati dei casi di denuncia. Nel 2016 una ragazza di 27 anni che aveva avuto un aborto spontaneo è stata condannata a otto anni di carcere per omicidio, dopo che il personale dell’ospedale l’aveva accusata di esserselo indotto. Infine, nonostante la legge argentina consenta l’aborto in casi estremi, la sua situazione è di fatto simile a quella dei paesi dove l’aborto è assolutamente vietato: in molte province la legge non viene applicata 
o viene ostacolata in tutti i modi.



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L'Irlanda volta pagina: 68 per cento di sì all'abrogazione del divieto di aborto più restrittivo d'Europa contro 32 per cento di no. Per l'Isola di Smeraldo sarà il completamento di un cammino ventennale: nel 1995 il referendum che ha introdotto il divorzio; nel 2015 quello che ha approvato il matrimonio fra persone dello stesso sesso...



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Irlanda, SI alla legalizzazione dell'Aborto

Irlanda, SI alla legalizzazione dell'Aborto

Un murale ritrae una donna cui fu negata l'interruzione 
di gravidanza e morì per un aborto naturale 

Exit poll: favorevoli all'abrogazione della legge che di fatto vieta l'interruzione di gravidanza il 68% dei votanti. Si completa un cammino iniziato nel 1995 con l'introduzione del divorzio:
 l'isola di Joyce è oggi più laica

Il primo exit poll dice che l'Irlanda volta pagina: 68 per cento di sì all'abrogazione del divieto di aborto più restrittivo d'Europa contro 32 per cento di no. Se i risultati ufficiali confermeranno la previsione dell'Irish Times, maggiore quotidiano nazionale, per l'Isola di Smeraldo sarà il completamento di un cammino ventennale: nel 1995 il referendum che ha introdotto il divorzio; nel 2015 quello che ha approvato il matrimonio fra persone dello stesso sesso. In tutti e tre i casi, la Chiesa cattolica irlandese si è opposta a chi voleva modernizzare il Paese. In tutti e tre, dunque a quanto pare anche sull'aborto, la Chiesa ha perso. Due decenni di progresso economico, pur inframezzato da una grave crisi, hanno trasformato l'isola di Joyce. Un maggiore benessere l'ha secolarizzata.

Ma questa è stata soprattutto una battaglia sui diritti all'autodeterminazione delle donne, sul diritto di libera scelta. Il bando irlandese all'aborto impediva l'interruzione della gravidanza in quasi tutti i casi, anche dopo uno stupro o un incesto, anche in presenza di anomalie che portano alla morte del feto. E puniva l'aborto con pene fino a 14 anni di carcere. Conteneva inoltre un paradosso ipocrita, permettendo di praticare l'aborto ma soltanto all'estero: perciò una media di 3500 irlandesi all'anno andavano a farlo per lo più in Inghilterra. In pratica era un divieto imposto soltanto alle donne più povere, spesso in famiglie di immigrati.

Il nuovo premier Leo Varadkar, entrato in carica nel giugno di un anno fa, figlio di un immigrato indiano, apertamente gay, è stato l'agente del cambiamento. Dal suo insediamento ha promesso un referendum sull'aborto. Durante la campagna referendaria si è battuto per la vittoria del sì all'abrogazione dell'ottavo emendamento, ossia dell'articolo della costituzione che legifera il divieto d'aborto. E ha promesso che, in caso di vittoria del sì, presenterà al più presto in Parlamento una legge per il diritto all'aborto fino alle prime 12 settimane di gravidanza, estendibile a un periodo più lungo per caso particolari.

Sebbene tutti i partiti irlandesi, di governo e di opposizione, fossero schierati con Varadkar per il sì, c'era crescente incertezza sull'esito della consultazione. La campagna del no ha potuto contare su finanziamenti di gruppi anti-abortisti americani. Una campagna che ha usato messaggi estremi, spesso fuorvianti, definendo l'aborto una "licenza di uccidere", con manifesti di feti che implorano di non essere "abrogati". E sullo sfondo c'era naturalmente l'influenza della Chiesa cattolica. Ma l'Irlanda è oggi più laica di un tempo, anche a causa degli scandali per gli abusi sessuali in scuole e orfanatrofi religiosi che hanno danneggiato la reputazione della Chiesa.

Ciononostante, "nessuno si sarebbe aspettato un risultato simile", gioisce una delle volontarie della campagna per il sì commentando a caldo l'exit poll. È praticamente la stessa percentuale, circa due terzi dei votanti, che tre anni fa approvò il matrimonio gay. Se l'exit poll verrà confermato dai risultati, davvero l'Irlanda non è più quella di una volta. Dando un segnale forte sui diritti delle donne anche fuori dai suoi piccoli confini.




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