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lunedì 18 ottobre 2010

una madre che non si rassegna: caso Aldrovandi

Un diciottenne muore a Ferrara pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia dalle parti dell'Ippodromo. I giornali locali, a caldo, scrivono di un malore fatale, sembrano alludere a un'overdose. Ma subito saltano fuori particolari inquietanti e contraddizioni. La versione suggerita dalla questura fa a pugni con la relazione di servizio della squadra mobile. E chiunque vedrà il corpo del giovane non riuscirà più a credere a una sola parola della versione ufficiale.
Quello che stiamo per raccontare è successo all'alba del 25 settembre. Una domenica mattina. Ma la vicenda ha oltrepassato da pochissimi giorni le mura della città. 
Da quando la madre del ragazzo, dopo mesi di inutile attesa della relazione medica, ha deciso di aprire un blog e raccontare i propri dubbi.

 il caso Aldrovandi:  http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it


Il caso Aldrovandi domenica 17 ottobre

Un ragazzo morto in Questura, una madre che non si rassegna, un’indagine difficile, un processo con quattro agenti di Polizia condannati in primo grado per omicidio. Una storia vera. Una storia, giudiziaria e non solo, che Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi – morto nel 2005 a Ferrara a causa delle percosse subite – racconta a Caternoster domenica 17 ottobre alle 23.35.  Con lei anche il giornalista Rai Filippo Vendemmiati, autore del film documentario E’ stato morto un ragazzo, presentato al Festival di Venezia.

TUTTA LA STORIA QUI
http://www.reti-invisibili.net/aldrovandi/





Caro Federico.
Ho fatto un sogno.
Tu che mi sorridevi e con i tuoi occhi accarezzavi il mio cuore, tenendomi tra le tue  braccia.
Che bello.
Ma la realtà è ben diversa, cruda e insopportabile.
Nonostante tanta chiarezza ed inequivocabilità sui fatti (attraverso due sentenze di condanna) di chi quella mattina strappò il tuo cuore e di chi non svolse indagini corrette (diciamo così) successivamente all’omicidio, il male continua sotto tante forme.
Parlano di soldi come se ti potessero restituire alla calma e alla serenità di una piccola famiglia uccisa con te, quella maledetta, vigliacca ed infame domenica mattina.
Che orrore.
C’è chi chiede anche denaro Federico, per aver leso la sua onorabilità.
Che pena.
Il giorno della sentenza dissi pubblicamente che dopo la “quasi verità” di quell’assurda alba di morte avrei voluto cominciare a pregarti da solo, lì dove il tuo corpo ora forzatamente e innaturalmente riposa.
Me lo stanno ancora impedendo, ma non demordo perché il mio cuore e la mia anima hanno il dovere di proteggerti fino all’ultimo mio respiro, per quello che ti hanno fatto.
Dignità e rispetto, l’ho sempre detto dal giorno della sentenza, ti sono state restituite, maledettamente senza il tuo ritorno da quella porta.
Non so come andrà a finire questa assurda storia, ma ciò che mi conforta, oltre alle tantissime persone a noi vicine e addirittura anche loro querelate per aver espresso legittime “critiche”, è la presenza nelle Istituzioni di funzionari (Onesti e con un’Anima) che tengono ancora alto il concetto di Ragione, di Verità e di Giustizia.
E nel nostro caso ce lo hanno dimostrato e continuano ad essere presenti e attenti.
Con calma, a prescindere dalla nostra presenza o meno nel civile, il procedimento penale nei confronti di chi ti ha cagionato la morte senza una ragione,  proseguirà fino all’ultimo grado di giudizio.
Un bacio e una carezza al cielo a tanti figli.
Si Federico, purtroppo sei volato via, ma come scriveva qualcuno, oggi più che mai, alza gli occhi al cielo a testa alta e che quella tenue e calda luce che in questa foto illumina il tuo sguardo possa essere di guida per chi deve continuare a lottare contro le troppe ingiustizie di questo nostro mondo.
Fino in fondo e oltre. 
Lino

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