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lunedì 20 dicembre 2010

IRAQ, DONNE ALLA RICONQUISTA DEI DIRITTI



IRAQ, DONNE ALLA RICONQUISTA DEI DIRITTI

Le irachene che a partire dagli anni '70 avevano ottenuto diritti fondamentali oggi fanno i conti con la deriva consevatrice innescata nel 2003 dall'occupazione anglo-americana del paese. Il tasso di alfabetizzazione femminile, una volta il più elevato tra i paesi arabi, ora e' la metà di quello maschile.

SERVIZIO DI SILVIA IZZO
Baghdad, 11 ottobre 2010 (foto dal sito www.cae2k.com), Nena News – Gli eventi socio-politici che hanno scosso la storia del paese – a partire dal golpe del 1963 del partito socialista e laico Baath – si riflettono nell’evolversi della condizione della donna in Iraq. Durante i primi anni di governo baathista lo status e i diritti delle donne furono assicurati attraverso una serie di leggi; nel 1970, una nuova costituzione rese gli uomini e le donne uguali davanti alla legge; più avanti, con il governo di Saddam Hussein, le donne ottennero il diritto di voto e l’eleggibilità alle cariche pubbliche.
Prima della guerra del Golfo del 1991, il tasso alfabetizzazione femminile iracheno era il più alto della area mediorientale.
Indubbiamente, parte delle riforme progressiste volte alla promozione del ruolo delle donne si deve alla guerra tra Iraq e Iran iniziata nel 1980 e alla necessità di affidare alle donne il compito di mantenere la società civile mentre gli uomini erano in guerra.
In seguito all’invasione del Kuwait del 1990 e le relative sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, nonché alla guerra del Golfo, la situazione economica del paese precipitò andando ad inficiare per diversi aspetti, da quello psichico a quello sanitario, economico e familiare, le condizioni delle donne irachene.
Il regime di Saddam Hussein avviò una campagna di violenze, torture, detenzioni ed esecuzioni contro le mogli dei dissidenti ed oppositori politici. Inoltre, per assicurarsi il sostegno degli ambienti conservatori e integralisti, Saddam introdusse una serie di misure, come il crimine di onore, che hanno minato e continuano a minare i diritti delle donne. 4.000 sono state, negli anni successivi alla guerra, le donne vittime di tale legge.
Dopo l’occupazione del 2003, la comunità internazionale si è assunta l’impegno di garantire pari diritti a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica, religiosa e di genere. Eppure l’instabilità e il clima di insicurezza generati dalla guerra hanno fatto sì che a sette anni dalla caduta di Saddam Hussein tale risultato è ancora lontanissimo dall’essere conseguito. Al contrario, la deriva conservatrice ed integralista che ha colpito il paese ha determinato in molti casi la perdita di molte di quelle conquiste che le donne avevano ottenuto negli ultimi quarant’anni di storia e ha fatto sì che le donne si trovassero emarginate dalla vita politica ed economica. Fino al 2003 le donne irachene erano libere di muoversi autonomamente, mentre, a causa dello stato di insicurezza che invade il paese, attualmente sono in molti casi impossibilitate a lasciare le loro case senza un familiare di sesso maschile.
Solo il 18% delle donne ha un impiego, cifra che risulta bassa persino se paragonata ad altri paesi nella regione. Il tasso di alfabetizzazione femminile, una volta il più elevato tra i paesi arabi, risulta attualmente la metà di quello maschile.
Le situazioni catastrofiche in cui versa il paese hanno senza dubbio influenzato la limitata partecipazione femminile alla sfera politica nonché alle negoziazioni per la formazione del nuovo governo. Proprio lo stallo determinatosi nella formazione del nuovo governo ha suscitato durante lo scorso agosto proteste da parte di varie organizzazioni femminili, costituitesi in un network che si è riunito nel giardino del parlamento per contestare le attuali condizioni delle donne all’interno della società irachena. Infatti, il 39,9% delle famiglie che vivono sotto la soglia di povertà hanno come capofamiglia una donna divorziata (15,3%) o vedova (65,6%) che ha perso il proprio coniuge a causa dell’ondata di violenza che ha travolto il paese negli ultimi tre decenni e che percepisce una pensione di 80 dollari al mese. Nena News

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