Vediamo da lontano l'evoluzione della società ma in Italia restiamo ancorati a vecchi e tristi schemi. Basta guardare la crociata del sindaco di Venezia contro i testi che parlano di coppie gay. Qui da noi la tolleranza (che parte dalle scuole e dalle famiglie) è un processo ancora tutto da realizzare.
Mi scuserete: non mi sono fatto il profilo arcobaleno come suggerisce Facebook, il social network che plaude al matrimonio omosessuale negli Usa e al gay pride e poi se pubblichi l'immagine de L'origine du monde di Gustave Courbet ti banna per dieci giorni. Non ho nemmeno preso troppo per i fondelli Mario Adinolfi e il popolo del Family Day, sperando in una loro pacata riflessione (niente da fare, non lo accettano, non ci arrivano, niente…). Insomma, sono contento, dei matrimoni gay negli Stati Uniti ma contento come lo puoi essere guardando dalla finestra una cosa che ti piace...
continua a leggere BLOG DI CIPIRI: GAY: in America Sposi, in Italia ?: Il sì ai matrimoni omosessuali negli Stati Uniti Vediamo da lontano l'evoluzione della società ma in Italia restiamo ancorati a ...
Alle madri che stanno alzate tutta la notte tenendo
in braccio i loro bambini ammalati dicendo "è tutto a posto tesoro, la
mamma è qui con te".
Per quelle che stanno per ore con i loro bambini che piangono in braccio cercando di dare loro conforto.
Per
tutte le madri che vanno a lavorare con il rigurgito nei capelli,
macchie di latte sulla camicia e pannolini nella loro borsetta.
A
tutte le mamme che riempiono le macchine di bimbi, fanno torte e
biscotti e cuciono a mano i costumi di carnevale. E tutte le madri che
NON FANNO queste cose.
Per le madri che danno la luce a bambini che non vedranno mai.
E quelle madri che hanno dato una casa a quei bambini.
Per
le madri che hanno perso i loro bambini durante quei preziosi 9 mesi e
che non potranno mai vederli crescere sulla terra ma un giorno potranno
ritrovare in Cielo!
Per le madri che hanno collezioni d'arte di valore inestimabile appesi in cucina.
Per
le madri che si sono gelate al freddo alle partite di calcio invece di
guardare dal caldo dalla macchina così quando il bimbo le chiede "Mi hai
visto, Mamma?" potranno dire "Certo! Non me lo sarei perso per niente
al mondo !" pensandolo veramente.
A tutte le madri che danno una sculacciata disperatamente ai
loro bambini al supermercato quando urlano facendo i capricci per il
gelato prima di cena.
E per tutte le mamme che invece contano fino a 10.
Per tutte le mamme che si sono sedute con i loro figli per spiegare come nascono i bambini.
E per tutte le madri che avrebbero tanto voluto farlo, ma non riescono a trovare le parole.
Per tutte le mamme che fanno la fame per dare da mangiare ai loro figli.
Per tutte le madri che leggono la stessa favola due volte tutte le sere e poi lo rileggono "ancora una volta".
A tutte le madri che hanno insegnato ai loro bambini di allacciarsi le scarpe prima che iniziassero ad andare a scuola.
E per tutte quelle che hanno invece optato per il velcro.
Per
tutte le madri che hanno insegnato ai loro figli maschi a cucinare e
alle figlie come si fa a ad aggiustare un rubinetto che perde.
Per
tutte le madri che girano la testa automaticamente quando sentono una
vocina chiamare "mamma!" in mezzo a una folla, anche se sanno che i loro
figli sono a casa - o anche via all'università...
Per tutte le
mamme che mandano i loro figli a scuola con il mal di pancia
assicurandoli che una volta a scuola staranno meglio, per poi ricevere
una chiamata dall'infermeria della scuola chiedendo di venirli a
prendere. Subito.
Per tutte le madri di quei ragazzi che prendono la strada sbagliata e non trovano il modo di comunicare con loro.
A
tutte le matrigne che hanno cresciuto i figli di altre madri donando a
loro tempo, attenzione e amore.. e che non vengono apprezzate!
E
per tutte le madri che si mordono le labbra fino a farle sanguinare
quando le loro quattordicenni si tingono i capelli di verde.
Per le
madri delle vittime delle sparatorie nelle scuole, e per le madri di chi
ha sparato. Per le mamme dei sopravissuti, e le madri che guardano con
orrore la TV abbracciando i loro figli che sono ritornati a casa sani e
salvi.
Per tutte le mamme che hanno insegnato ai loro figli di
essere pacifisti ed ora pregano per i loro di tornare a casa dalla
guerra sani e salvi.
Cos'è a fare una brava Madre ? La pazienza?
La compassione? La determinazione? La capacità di allattare, cucinare e
ricucire un bottone di una camicia nello stesso momento? O è nel loro
cuore ?
E' il magone che senti quando vedi tuo figlio o figlia
scomparire giù per la strada mentre va a scuola a piedi per la
primissima volta?
Lo scatto che ti porta dal sonno al risveglio, dal
letto alla ... alle 2 di notte per appoggiare una mano sul tuo bambino
che dorme?
Il panico che ti viene, anni dopo, sempre alle 2 di notte
quando non vedi l'ora di sentire la chiave nella serratura e sapere che
è tornato a casa sano e salvo?
O sentire il bisogno di correre da
dovunque tu sia per abbracciare i tuoi figli quando senti che c'è stato
un incidente, un incendio o un bimbo che è morto?
Le emozioni della
maternità sono universali, le stesse sono per le giovani madri che
barcollano fra i cambi di pannolini e mancanza di sonno... e le madri
più mature che imparano a lasciarli andare.
Per le madri che lavorano e quelle che rimangono a casa.
Per le madri single e quelle sposate. Madri con soldi, madri senza soldi.
Questo è per tutte voi. Per tutte noi.
Tenete duro.
Alla fine possiamo fare solo del nostro meglio.
Dire a loro tutti i giorni che li amiamo.
Fonte: internet - Autrice sconosciuta
Ogni
giorno una decina di bambini nasce nel Centro di maternità di Emergency
a Anabah, in un paese - l'Afghanistan - in cui la salute di madri e
bambini è un'emergenza quotidiana: la mortalità materna è oltre duecento
volte più alta di quella registrata nei Paesi dell'Unione Europea e in
Nord America; il tasso di mortalità infantile è di 134 decessi ogni
1.000 nati vivi.
Emergency
offre assistenza ginecologica, ostetrica e neonatale alla popolazione
di un'area molto vasta del nord Afghanistan abitata da almeno 250.000
persone. Il Centro di maternità, situato nei pressi del Centro
chirurgico di Emergency, è l'unica struttura specializzata e gratuita
nella regione.
Aiutiamoli a completare i loro progetti in tutto il mondo
C'è un modo di contribuire alle attività di Emergency che non ti costa nulla: devolvere il 5 per mille della tua dichiarazione dei redditi a Emergency
Il codice fiscale di Emergency è 971 471 101 55
EMERGENCYè un’associazione italiana indipendente e neutrale, nata
per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Emergency promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani. L’impegno umanitario di Emergency è possibile grazie al contribuito di migliaia di volontari e di sostenitori.
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Le irachene che a partire dagli anni '70 avevano ottenuto diritti fondamentali oggi fanno i conti con la deriva consevatrice innescata nel 2003 dall'occupazione anglo-americana del paese. Il tasso di alfabetizzazione femminile, una volta il più elevato tra i paesi arabi, ora e' la metà di quello maschile.
SERVIZIO DI SILVIA IZZO
Baghdad, 11 ottobre 2010 (foto dal sito www.cae2k.com), Nena News – Gli eventi socio-politici che hanno scosso la storia del paese – a partire dal golpe del 1963 del partito socialista e laico Baath – si riflettono nell’evolversi della condizione della donna in Iraq. Durante i primi anni di governo baathista lo status e i diritti delle donne furono assicurati attraverso una serie di leggi; nel 1970, una nuova costituzione rese gli uomini e le donne uguali davanti alla legge; più avanti, con il governo di Saddam Hussein, le donne ottennero il diritto di voto e l’eleggibilità alle cariche pubbliche.
Prima della guerra del Golfo del 1991, il tasso alfabetizzazione femminile iracheno era il più alto della area mediorientale.
Indubbiamente, parte delle riforme progressiste volte alla promozione del ruolo delle donne si deve alla guerra tra Iraq e Iran iniziata nel 1980 e alla necessità di affidare alle donne il compito di mantenere la società civile mentre gli uomini erano in guerra.
In seguito all’invasione del Kuwait del 1990 e le relative sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, nonché alla guerra del Golfo, la situazione economica del paese precipitò andando ad inficiare per diversi aspetti, da quello psichico a quello sanitario, economico e familiare, le condizioni delle donne irachene.
Il regime di Saddam Hussein avviò una campagna di violenze, torture, detenzioni ed esecuzioni contro le mogli dei dissidenti ed oppositori politici. Inoltre, per assicurarsi il sostegno degli ambienti conservatori e integralisti, Saddam introdusse una serie di misure, come il crimine di onore, che hanno minato e continuano a minare i diritti delle donne. 4.000 sono state, negli anni successivi alla guerra, le donne vittime di tale legge.
Dopo l’occupazione del 2003, la comunità internazionale si è assunta l’impegno di garantire pari diritti a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica, religiosa e di genere. Eppure l’instabilità e il clima di insicurezza generati dalla guerra hanno fatto sì che a sette anni dalla caduta di Saddam Hussein tale risultato è ancora lontanissimo dall’essere conseguito. Al contrario, la deriva conservatrice ed integralista che ha colpito il paese ha determinato in molti casi la perdita di molte di quelle conquiste che le donne avevano ottenuto negli ultimi quarant’anni di storia e ha fatto sì che le donne si trovassero emarginate dalla vita politica ed economica. Fino al 2003 le donne irachene erano libere di muoversi autonomamente, mentre, a causa dello stato di insicurezza che invade il paese, attualmente sono in molti casi impossibilitate a lasciare le loro case senza un familiare di sesso maschile.
Solo il 18% delle donne ha un impiego, cifra che risulta bassa persino se paragonata ad altri paesi nella regione. Il tasso di alfabetizzazione femminile, una volta il più elevato tra i paesi arabi, risulta attualmente la metà di quello maschile.
Le situazioni catastrofiche in cui versa il paese hanno senza dubbio influenzato la limitata partecipazione femminile alla sfera politica nonché alle negoziazioni per la formazione del nuovo governo. Proprio lo stallo determinatosi nella formazione del nuovo governo ha suscitato durante lo scorso agosto proteste da parte di varie organizzazioni femminili, costituitesi in un network che si è riunito nel giardino del parlamento per contestare le attuali condizioni delle donne all’interno della società irachena. Infatti, il 39,9% delle famiglie che vivono sotto la soglia di povertà hanno come capofamiglia una donna divorziata (15,3%) o vedova (65,6%) che ha perso il proprio coniuge a causa dell’ondata di violenza che ha travolto il paese negli ultimi tre decenni e che percepisce una pensione di 80 dollari al mese. Nena News
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