domenica 8 febbraio 2015

la VAGINA non può stare in galera




quadro di Courbet l' "origine del mondo".
 E l'opera che (oltre un secolo dopo)  l' "origine della guerra".



 la VAGINA non può stare in galera!

Quello che puoi fare con la mia VAGINA. Puoi toccarla, schiaffeggiarla, strofinarla, picchiettarla, penetrarla, morderla, succhiarla, leccarla. Volendo puoi anche parlarci, puoi soffiarci su e puoi guardarla con la lente di ingrandimento o senza. Puoi esplorarla, massaggiarla, palpeggiarla, scovarla. Puoi sottolinearne i contorni, disegnarla, ammirarla, annusarla e rivestirla. Puoi dedicarle un sacco di attenzioni, lasciarla al freddo indifferente, puoi servirtene per ottenere un piacere consensuale o puoi studiarla, in modo approfondito, per calibrarne le potenzialità. Puoi regalarle una coscia, un braccio, un dito, anche due, un dildo, un frutto, un ortaggio, un pene o un’altra fica. Puoi inventarti modi diversi per osservarla, diversi punti di vista, diversi modi di abbracciarla. Puoi invitarla a conoscerti un po’ meglio. Puoi apparecchiarla con nutella, fragole, gelato, panna, cibi deliziosi. Puoi rinfrescarla, bagnarla, puoi anche spalmarla di crema e unguenti. Puoi rivisitarla in una scultura che la ritrae. Puoi sognarla e raderla. Puoi pulirla, sparecchiarla, infangarla, allargarla, in una lotta di piacere, sporca, eccitante, passionale. Puoi coprirla, richiederla, concederla, celebrarla, elogiarla, dimenticarla. Puoi invidiarla, nasconderla, mimarla, custodirla, attraversarla. Puoi fare tutto quello che vuoi, purché io sia d’accordo. Puoi fare tutto fuorché violarla. Tutto fuorché modificarla, cambiarla, mutilarla. Perché mio il piacere, il desiderio, mia la scelta. Perché non sei tu a controllare la mia sessualità. Non sei tu a decidere quanti orgasmi avrò, se ne avrò, in tutta la mia vita.

Perché è mia, mi appartiene, mio il corpo, mia la mente che lo usa per godere.

Non riesco a immaginare quel che deve essere la sessualità delle donne la cui clitoride viene amputata. Non riesco a immaginare quanto deve essere grande il dolore di chi vede ricucita quella soglia, considerata peccaminosa, troppo indipendente per restare in balia di chi la possiede e può farne quel che vuole. Non riesco a pensare a bambine che non possono scoprire per la prima volta il piacere con la masturbazione. Né posso pensare al piacere negato alle donne mutilate affinché altri esercitino su di loro un potere. Non riesco a pensare ai corpi usati come oggetti, incastrati dietro cinture di castità definitive. Non posso pensare alla privazione, al calore, all’umore, di donne che vengono descritte come sbagliate fin dalla nascita. Sono quelle alle quali si dice che l’unico modo per proteggerle è tappargliela, la VAGINA, tagliarla, segregarla, rubarla, perché non è l’uomo che deve rispondere della responsabilità delle sue azioni. Sono le donne che se hanno una VAGINA se la sono cercata. Odio ogni ragionamento colonialista sulla mutilazione genitale, perché tale è, delle donne. Odio quelle, fasciste, che ne parlano per immaginare che da noi le cose vanno meglio. Odio quelle che lo fanno per esportare una civiltà che non ci è data. Odio chi usa questo argomento per veicolare islamofobia. Odio chi se ne interessa per realizzare una discriminazione tra culture o per eleggere l’uomo o la donna bianca e occidentale come salvatori e salvatrici delle povere donne afflitte. Non mi sogno di interferire, invocare guerre, esultare per divieti e censure, perché se poni un veto rimane un sommerso fatto di donne e uomini che praticano questa usanza che mortifica le figlie, le bambine, le ragazze. Non ho intenzione di apostrofare il dottore o la dottora che condivide quelle usanze e le praticano anche dalle nostre parti. Ma nessuno può impedirmi di dire che è un orrore, come altrettanto orribile sarebbe la mutilazione, con impedimento del piacere, sul pene. E’ un orrore ed è una imposizione autoritaria, un po’ come altre forme di costrizioni cui vengono sottoposti i bambini e le bambine quando non sono ancora in grado di scegliere.
Perché nessuno dovrebbe scegliere per loro.
 Perché ricordo che quando nacque mia figlia non riuscivo neppure a tollerare l’idea che qualcuno le facesse i buchi alle orecchie per targarla come “femmina”.  In quanto ai bambini, io non conosco gli effetti della circoncisione. Non so se impedisce o meno il piacere di un uomo. Ma posso mettermi nei panni di una donna la cui VAGINA viene praticamente messa in gabbia, rinchiusa, sfinita, costretta, in galera. E se una VAGINA è in galera non si può non chiedere di liberarla.

#LibereTutte (le VAGINE del mondo)

INFIBULAZIONE : 

la privazione del piacere

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FAI VOLARE LA FANTASIA

NON FARTI RUBARE IL TEMPO

I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'

OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO

IL TUO FUTURO E' ADESSO . 

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sabato 7 febbraio 2015

Golshifteh Farahani: RIVENDICO LA MIA LIBERTA'



Golshifteh Farahani: RIVENDICO LA MIA LIBERTA'

Golshifteh Farahani, attrice iraniana, nuda su una rivista francese: "Rivendico la mia libertà, in Iran le 

donne si sentono in colpa"


In Iran, suo paese natale, Golshifteh Farahani è considerata una ribelle da quando è apparsa senza veli 

nel film "Body of Lies" di Ridley Scott con Leonardo Di Caprio. Dopo l'uscita del film nel 2008, l'attrice ha 

visto il suo passaporto ritirato e, infine, ha vissuto l'esperienza dell'esilio. Vive da quattro anni a Parigi e 

ha deciso di posare completamente nuda per la copertina del magazine francese Egoïste.

Questa stella del cinema iraniano (la prima ad attraversare le porte di Hollywood dopo la rivoluzione 

islamica del 1979) ha accettato di posare per il fotografo di moda Paolo Reversi e per la rivista in bianco 

e nero Egoïste. Un modo per Golshifteh Farahani per "liberarsi"
 e per rivendicare la propria libertà 

d'espressione.

"Parigi è l'unico posto al mondo in cui le donne non si sentono in colpa, dice l'attrice sulle pagine della 

rivista. In Oriente, ti senti in colpa tutto il tempo. 
Non appena si sentono i primi impulsi sessuali .

 La Francia mi ha liberato".

Questa copertina, realizzata prima dell'attacco a Charlie Hebdo rischia di parlare di lei in Iran. 
Nel 2012, Golshifteh Farahani 
aveva già svelato un seno per una clip con altri attori nominata nella categoria 
rivelazioni ai Caesars. 

Il suo comportamento è stato ritenuto "deprecabile" e simbolo del "lato oscuro e disgustoso del cinema" 
da parte delle autorità della Repubblica islamica.

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martedì 3 febbraio 2015

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