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lunedì 17 febbraio 2020

Sanremo, il Diritto di Scandalizzare

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Sanremo, il Diritto di Scandalizzare

Sanremo, il Diritto di Scandalizzare


Sanremo, il Diritto di Scandalizzare


Sanremo, il Diritto di Scandalizzare



Sono gesti sospesi nel tempo, soppesati dallo spazio, quelli che a Sanremo generano stupore, provocano apprezzamenti e critiche, sdoganano norme accettate dalla società credute inopinabili. Si chiamano scandali e quest’anno a Sanremo non ne sono di certo mancati. Come ogni anno d’altronde.

In un Paese in cui la musica si diffonde attraverso i canali televisivi a colpi di talent e programmi dai nomi stranieri storpiati dai più, colpisce il dissidente. Additato come una vergogna, definito provocatore e irrispettoso del palco storico del Festival su cui si sono esibiti i più grandi talenti della musica italiana e internazionale.

È stato così quando Bobby Solo si truccò con il mascara, Rino Gaetano pronunciò per la prima volta la parola sesso, Loredana Bertè sfoggiò un finto pancione.

È stato il Sanremo di Achille Lauro
Lo è stato quest’anno per Achille Lauro, protagonista, diciamolo, di questo Sanremo. Il cantante fa ribrezzo per i suoi costumi teatrali e le vesti succinte. Travalica il buongusto e il suo dovere di essere esecutore vocale di un brano. Solo quello.  Alla fine i contenuti vengono confezionati per un pubblico che è abituato ad altro, e devono rispecchiare il gusto nazional popolare. La reazione per questo è immediata, perché di fronte a ciò non si può sospendere l’opinione, ed ecco il dissidio: pochi lo amano altri lo odiano. Due cose però bisogna dirle. Al di là della canzone, le sue performance musicali a Sanremo hanno sconfinato i limiti del palco sanremese con un mix di teatro, letteratura, interpretazione di libertà e introdotto la necessità di una voce gender in quella che è definita da Bauman società liquida. Questa è la prima. Achille Lauro a Sanremo fa più scandalo di Salvini al citofono. Questa la seconda.

Cosa fa scandalo e cosa no
Tante cose suscitano scandalo nella società strutturata in limiti fatta di norme, consuetudini e comune accettato, specie nelle realtà provinciali e medio borghesi.

Così fa scandalo a Sanremo il leitmotiv di Amedeus “le donne sono belle”, per fortuna. Ma anche la partecipazione di Rula Jebreal. Non fa scandalo la cancellazione dalla scaletta del video messaggio di Roger Waters sulla Palestina. La denuncia della Cgil sulle paghe di alcuni membri dell’orchestra del Festival: gli archi da 30 a 60 euro al giorno a fronte dei cachet di Roberto Benigni e Georgina Rodriguez. Il mio falegname con 30 mila lire la faceva meglio. Non fa scandalo la poltrona in prima fila per Cristiano Ronaldo, condannato si ricordi per evasione fiscale.

Scandaloso è Achille Lauro. Ma anche i testi sessisti di Junior Cally. E poi ancora Achille Lauro, e i monologhi effimeri e costruiti sulla bellezza che tentano di abbattere stereotipi con altri stereotipi. 

Lo scalpore colpisce la morale
E rende l’evento memorabile. Ecco perchè di Sanremo si ricordano alcune esibizioni più dei vincitori dello stesso anno. Entrando nelle parole pungenti e falsamente argute, si penetra in qualcosa di più profondo che è l’assimilazione di un messaggio esterno e la sua rielaborazione che ognuno di noi fa, nel confronto con la propria cultura, i propri istinti, le percezioni sociali e morali.  Alla fine esce l’applauso o il fischio.

Ma le regole del buon costume, del contegno e del decoro, non valgono allo stesso modo per i diversi campi del nostro mondo. Alla fine il moralismo è ancora imperante nella nostra società, ma solo quando gli conviene.




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sabato 26 ottobre 2013

Arabia Saudita: campagna per il diritto di guidare



Una campagna per incoraggiare le donne a guidare in Arabia Saudita è stato guadagnando un certo sostegno popolare. Da quando è andato in diretta più di una settimana fa, una petizione sul oct26driving.com   http://www.oct26driving.com/?page_id=77 ha ricevuto più di 12.000 firme digitali da persone che chiedono alle autorità di fornire le licenze e permessi richiesti per le donne che desiderano guidare nel Regno (non esiste una legge effettiva contro femmine piloti, invece, le autorità semplicemente non rilasciare licenze per le donne, la creazione di un divieto de facto).
La petizione chiede lo stato saudita per consentire alle donne di guidare: "Dal momento che non vi è alcuna giustificazione per il governo saudita di vietare le donne cittadini adulti che sono in grado di guidare le auto dal farlo, chiediamo allo Stato di fornire mezzi adeguati per le donne che cercano l'emissione di permessi e licenze da applicare e ottenere loro ".
Il sito web, che invita anche le donne a mettersi al volante, il 26 ottobre, è stato bloccato nel Regno di Domenica, The Guardian .Una dichiarazione sul sito suggerisce che il blocco è avvenuto a causa della popolarità della petizione: ". Society volere il divieto da sollevare è apparentemente una minaccia che la pagina di una petizione al governo di revocare il divieto è stato bloccato all'interno di Arabia" 
Nel frattempo, un conservatore religioso saudita ha detto che le donne che guidano il rischio di danneggiare le loro ovaie e pelvi, oltre ad avere i bambini con "problemi clinici," rapporti di CNN .
Chierico sceicco Saleh al-Loheidan, che era a capo del Supremo Consiglio giudiziario dell'Arabia Saudita fino al 2009, ha fatto i commenti in un'intervista pubblicata Venerdì su notizie Arabia sito sabq.org (i suoi commenti sono stati tradotti in inglese da agenzie di stampa). Alcuni attivisti hanno fatto un collegamento tra i commenti di al-Loheidan e la campagna di guida.
"Questa è la sua risposta alla campagna," l'Arabia donne attivista per i diritti Aziza Yousef ha detto alla CNN. "Ma è un individuo opinon. L'istituzione clericale non è dietro a questo."
Finora, nessun ministeri sauditi hanno offerto alcuna risposta ai commenti di al-Loheidan. Ma un medico saudita, ginecologo Mohammed Baknah, è andato in onda sul canale Rotana di proprietà privata per contrastare le affermazioni, dicendo che gli studi scientifici non hanno dimostrato che la guida influenza negativamente la salute delle donne,

Arabia Saudita, sceicco: "Donne non guidate Fa male alle ovaie e crea danni al nascituro"
Il tentativo di Salah al Luhaydan volto a dissuadere la campagna in atto nel Paese per abolire il divieto alla guida per il gentil sesso ha generato ironia sul web: "Grandi scoperte scientifiche"
Le donne che guidano possono avere ripercussioni alle ovaie e all'apparato riproduttivo, come dimostrano alcuni studi su bambini di donne al volante nati con problemi clinici. E' la scioccante tesi sostenuta dallo sceicco saudita Salah al Luhaydan per mettere in guardia il gentil sesso e cercare di dissuaderlo dalla campagna per abolire nel Paese il divieto per le donne di guidare.
A riportare la notizia è il sito panarabo Al Arabiya. La guida "potrebbe avere un impatto fisiologico. La medicina ha studiato il caso dimostrando che ha un impatto automatico su ovaia e pelvi", ha spiegato lo sceicco, che è stato anche presidente della Suprema Corte di Giustizia saudita, parlando anche di bimbi nati con "problemi clinici".
Campagna per abolire il divieto di guida alle donne - Da tempo impegnate per l'abolizione del divieto delle donne al volante, le attiviste saudite hanno lanciato una campagna online invitando le donne a guidare il 26 ottobre. E più di 11mila donne hanno firmato la dichiarazione oct26driving.com che chiede "di consentire alle donne di accedere agli esami di guida per il rilascio delle patenti".
Ironia in Rete, Twitter scatenato - La presa di posizione dello sceicco non ha tardato ad innescare reazioni su Twitter e sui social media dove, in molti, hanno ironizzato sulle sue "grandi scoperte scientifiche".

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venerdì 1 giugno 2012

Il sesso è un diritto




Il sesso è un diritto

Il sesso è un diritto, se non funziona è giusto divorziare

La mancanza di un'intesa sessuale rappresenta una giusta causa per abbandonare il tetto coniugale. A dirlo è una recente sentenza della corte di Casssazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un uomo che chiedeva l'annullamento delle precedenti sentenze che avevano confermato l'assegno di mantenimento di 2.500 euro mensili a favore della sua ex moglie, accusata di essere poco "disponibile" e "poco ricettiva" nei confronti delle avance del marito, tanto da determinare la crisi della coppia.
La Cassazione però non ha accolto le proteste del marito. Per i giudici, infatti, la moglie non solo aveva pieno diritto di rifiutare un rapporto poco appagante, ma anche di abbandonare il tetto coniugale perché "determinato da giusta causa, debitamente comprovata e consistente nella mancata realizzazione tra le parti di un'intesa sessuale serena ed appagante".
Una sentenza che sta già facendo discutere.



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lunedì 21 maggio 2012

marcia delle sgualdrine





 marcia delle sgualdrine

 Sbarca in Europa il movimento nato negli Usa: donne che rivendicano il diritto di andare vestite come vogliono senza sentirsi accusare di 'attirare gli stupratori'. Sembra una cosa Anni '60, invece, a quanto pare, ce n'è più bisogno che mai .


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 Arriva in India la protesta contro la violenza e la discriminazione sessuale, sotto il nome volutamente provocatorio di "marcia delle sgualdrine".


 Come ci insegna la storia, in diverse occasioni le donne si sono riunite in segno di protesta verso qualcosa, occupando la scena sociale e, soprattutto, esprimendo il proprio pensiero. Le forme utilizzate sono state le più disparate e vedevano coinvolte migliaia di manifestanti caparbie e risolute nel loro intento.
Un esempio di questo tipo, da qualche tempo, sta contagiando le donne di diverse parti del mondo, riunite per dar voce ai loro diritti. Partita infatti dal Canada, l'iniziativa delle partecipanti è confluita nella cosiddetta "marcia delle sgualdrine", all'interno del quale si sono riunite donne di ogni età, rigorosamente nude o seminude. Le protestanti sono scese in piazza per rivendicare le loro libertà e, soprattutto, la propria sessualità. Come si sà, infatti, in molte parti del globo, ancora, la donna non ha valore umano, restando sottomessa al volere degli uomini, nei diversi gradi di parentela.

Vestite da "sgualdrine", le protagoniste del movimento "si mettono a nudo", per mostrarsi nella loro intera figura femminile. L' intento provocatorio sottolinea la voglia di queste donne di liberarsi degli schemi sociali e dalle proibizioni che le vengono imposte. In tal modo, esse sono libere, almeno per un giorno, di farsi vedere da tutti per quello che realmente sono, senza veli o burqa che coprono la personale bellezza fisica. Sebbene alla marcia partecipino anche donne libere di pensare e di agire, la solidarietà mostrata alle compagne musulmane, israelite e di altre culture, è servita ad incuriosire l'opinione pubblica.

Nelle società più democratiche, spesso, sfugge il reale spessore del problema femminile nelle altre parti del pianeta. Il benessere e il successo inebriano l'uomo occidentale, che, ormai, tratta alla pari la donna, non limitando la propria libertà. Sebbene la parità possa portare ad invidie di sesso, nulla toglie che il rispetto dei diritti femminili abbia raggiunto importanti risultati. In alcuni casi poi, sembra che i ruoli si siano capovolti e che l'uomo abbia lasciato il proprio posto, per assumere quello che prima era riservato alla figura femminile.

Nonostante le forme di protesta, i dibattiti sociali ed altre forme di divulgazione del pensiero femminista, la situazione non cambia in quelle zone dove il diritto maschile ha la supremazia sul sesso opposto e dove aumentano i pregiudizi sulla differenza sessuale. In questi luoghi, l'antica cultura prevarica sulla modernità, lasciando al proprio destino migliaia di bambine, ragazze, madri, etc.
Dunque, puntare i riflettori sui loro problemi non guasta, anzi stimola a cercare soluzioni e a fornire loro aiuti e protezione. La convivenza con culture diverse e l'integrazione delle donne non libere potrebbero essere un utile spunto di riflessione. Fortunatamente, nel mondo, sono tante le donne pronte a combattere e a dichiarare ciò che pensano.

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