mercoledì 26 agosto 2009

Coppie di fatto



Coppie di fatto


C’è chi considera la convivenza come un “periodo di prova” e chi, invece, la sceglie come stile di vita. Ma c’è anche chi non può contrarre matrimonio perché separato e non divorziato. Qualunque sia il motivo, attualmente le coppie di fatto in Italia, aumentano sempre di più e tra qualche anno supereranno le coppie sposate. Tuttavia queste relazioni hanno ancora poche tutele, anche se qualche diritto lo hanno acquistato.
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La legge

Ad oggi l’ordinamento giuridico riconosce e tutela solo la famiglia fondata sul matrimonio; chi convive non ha né obblighi di mantenimento, né di assistenza, né diritto ad un eventuale risarcimento in caso di rottura del rapporto.





La giurisprudenza, ha però concesso alcuni diritti ai conviventi:

•la possibilità di succedere nel contratto di locazione, in caso di morte del compagno/a, e in presenza di figli naturali, quando cessa la convivenza;
•ottenere dalle assicurazioni un indennizzo, come spetterebbe a un coniuge;
•ricevere la pensione di guerra del partner;
•ricevere prestazioni assistenziali dai consultori familiari;
•astenersi dal testimoniare in processi che vedono coinvolto il partner.


Se ci si separa

Proprio perché non ci sono leggi vere e proprie, l’unico modo per tutelarsi è autoregolamentarsi. Esiste cioè la possibilità di stipulare con il partner un accordo (attraverso una scrittura privata), e indicare la ripartizione delle spese, la suddivisione dei beni in caso di rottura e come devono essere pagatele rate dei mobili.
In questo modo si possono evitare i conflitti durante la convivenza o al momento della cessazione. Affinché il documento sia valido è preferibile che a redigerlo sia un avvocato o un notaio.



In caso di figli

L’articolo 261 del Codice Civile, stabilisce che i figli naturali (nati al di fuori del matrimonio), se riconosciuti, hanno gli stessi diritti dei figli legittimi. I genitori hanno il dovere e l’obbligo di mantenerli, educarli e occuparsi di loro. In caso la convivenza finisse, i figli hanno il diritto a mantenere un rapporto equilibrato con ciascuno dei genitori, e il diritto a ricevere cure, istruzione e educazione da entrambi. In caso di disaccordo tra i conviventi bisogna rivolgersi al Tribunale dei minori e rimettersi alla valutazione del giudice.



Per l’eredità

I conviventi sono esclusi dall’eredità del compagno, a meno che non sia stato espressamente previsto nel testamento. Ma anche in questo caso la fetta più consistente del patrimonio va all’eventuale ex moglie, ai bambini nati dal matrimonio e quelli nati dalla convivenza, e ai genitori del defunto.
Ad esempio, se la persona scomparsa ha avuto dei figli dalla ex moglie, altri dalla compagna, metà dell’eredità spetta ai figli (da dividersi in parti uguali), un quarto alla ex moglie e un quarto resta libero e andrà alla convivente solo se c’è un testamento in suo favore.
In caso contrario verrà ripartita tra gli altri eredi. Se esiste un conto corrente comune il 50% del denaro spetta al superstite, e l’altro 50% va distribuito tra gli eredi. La casa (se non intestata ad entrambi) spetta sempre ai legittimi eredi, ma il convivente potrà continuare ad abitarvi solo se il compagno aveva dato disposizione in testamento

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