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sabato 19 settembre 2015

Si Tratta dell’Amore

 Amore


Si tratta dell’amore
se sono qui a pensarti
e se ti avessi di fronte ti direi che…
Tutto sei per me…più dell’amore…
che passo giorni e notti a chiedermi se anche tu mi pensi
se il mio pensiero arriva dove sei…
so che non dovrei farlo ma non c’è orgoglio
o amor proprio che tenga se si tratta di te
il mio amore non cessa e credimi
vorrei sapere sempre dove sei per poter correre da te
e se arrivassi in un momento sbagliato.. inopportuno
mi nasconderei al tuo sguardo
e mi accontenterei di vederti andare via..
svanire in lontananza…
e tu preso dalle tue cose non sapresti mai
che ero ad un passo da te…
non puoi immaginare quante volte l’amore incosciente
mi spinge a cercare te senza freni né certezze
anche qui.. anche ora.. dove so che non ci sei
resto in un qualsiasi luogo ad aspettarti in silenzio
come se fosse stato il tuo cuore a richiamare il mio
spesso mi vedo lì.. dove… non so..
a due passi da te…senza riuscire però a raggiungerti del tutto
tu non puoi vedermi.. non riesco a farti sentire la mia anima
ti parlo con gli occhi lucidi
con le gambe tremanti e il respiro venirmi meno
ma tu non senti
fin quando anche il tuo profumo si perde nell’aria
e nella mia mente..
e di te non mi resta nessuna traccia..
lascio allora quei luoghi immaginati
forse a te solo familiari
portandomi dietro un senso di vuoto terribile
ma reale
perché a me non è concesso andare oltre
toccarti…averti…gridare il mio amore
anche nel sogno.. è una conquista amarti..
ma di forze non manco
e ti percorro senza mai stancarmi…
perché non si conosce al mondo amore che non abbia sofferto
attraversato inverni.. tempeste.. tramonti e rinunce
perché…perché anche questo si tratta d’ amore
quanti amori…uniti a forti tribolazioni
a volte crudeli e spietati
che ti feriscono togliendoti dignità
lasciandoti solo amarezze
e ti strapperesti il cuore dal petto
per non provarle più…per non soffrire più
invece lui batte anche se tu non ci sei
e la vita, il mondo, tutto intorno
continua a girare come se nulla fosse…
si tratta dell’amore
se sono qui
a desiderare di amarti
e spogliarmi delle mie catene per essere finalmente me stessa
mi preme rassicurarti di essere amato sopra tutto e tutti
mi sta a cuore
coltivare un terreno fertile e fecondo all’interno delle mie braccia
dove poterti accogliere chissà un giorno
e potresti appoggiare le tue stanchezze.. i tuoi malanni
le tue polveri
per farti rinascere dal seme delle mie amorevoli cure
si tratta dell’amore
se ti voglio così tanto
se coltivo questo fiore con gran cura
anche se non m’appartiene
anche se cresce e gemma oltre il mio giardino
e ogni giorno mi lacero un po’ le mani per poterlo toccare
perché tanti sono i rovi che devo evitare
tante le spine da sopportare
ma quel profumo conta per me più della sua presenza
più della sua bellezza
ed io ti crescerò.. ti porterò ad espanderti fin su nel cielo
facendo invidia agli dei
benedicendo questo segreto
incidendo il tuo nome nel mio cuore per invocarlo ad ogni battito
sei entrato in me mentre io fuggivo da altro..
o rincorrevo flebili speranze
sei arrivato nelle terre vergini del mio cuore
mai raggiunte, inesplorate
che io stessa non sapevo potessero esistere…
sono stata investita da un qualcosa più grande di me
a cui potersi arrendere solamente
tanta è l’impetuosità che eserciti sui miei sensi
e anche se ho amato altre volte nella mia vita
ora è totalmente diverso
per questo sentimento voglio vivere
voglio difenderti.. proteggerti
e facendoti scudo
con la mia pelle impedirò
ad ogni male d’impossessarsi della tua anima
persino il tempo
si fermerà un attimo…
ad incitare il mio coraggio
o a supplicare che faccia lo stesso per lui…
geloso.. desideroso di attenzioni..
quasi volesse per una volta rincorrermi
e non essere rincorso da me…
si tratta dell’amore se d’improvviso
sento il mio sangue rumoreggiare nel mio corpo
come un torrente in piena scavare le mie vene
fino a desiderare di essere travolta dalle mie stesse emozioni
mi ubriaco dei miei odori
appagata da un pensiero senza corpo
che investe ogni cellula..
ogni nucleo.. ogni atomo che compongono la mia essenza
Si tratta di amore
questa forma di magnetismo che riesce a tenere uniti due poli
con uguale segno e diversa collocazione spaziale
tutto scientificamente non dimostrabile…
ma cosa vuoi che ne sappiano i sapienti…
se non si perdono nell’irrazionale
se non abbandonano tutto ciò che è catalogabile..
misurabile…calcolabile
se non conoscono quanto possa essere grande
e sconfinato un sentimento…
è gioia.. vita…
questo mio amore immenso
che disarma la mia corazza
che abolisce le mie certezze
che mette a nudo delle fragilità nascoste
che mi mette di fronte a un uomo senza maschere
ora davanti a me solo un cuore libero che parla con la tua voce
mi tende la propria mano e mi viene incontro con le tue gambe
questo amore grande
respira.. vive
prende sempre più corpo nella mia..e forse
anche nella tua di vita
e io lo riempio di tutto quanto desiderassi per noi
………………….e ti amo…………………….
si tratta dell’amore saperti ad aspettarmi
e dopo ogni distacco godere del ritorno
del piacere di ritrovarsi
ogni volta che tornerai sulla mia onda…
riconosceresti tutto quello che hai lasciato
l’attimo prima
ti accorgeresti quanto il mio bene
continui a espandere i propri confini
per tracciare mille strade che da qualsiasi parte del mondo
possano ricondurmi sempre e solo a te
i miei occhi
come fari nel buio dei tuoi pensieri
t’indicheranno la strada più dolce
per arrivare alle mie labbra…
e al mio bacio così come l’hai sempre pensato…
forse vivo nel pensiero
di un amore che mi sfugge
mentre fingo un amore che non ritrovo…
………………
detesto la vulnerabilità dei miei umori
detesto la debolezza della mia ragione
sul mio cuore………….
ma è così…
si tratta di amore
se non trovo spiegazioni
sul perché ho lasciato abitassi il mio cuore
scaldassi le mie membra nei nostri abbracci
immaginati
attingessi dai tuoi sorrisi la mia felicità
se mi arrampico ai tuoi baci…
quasi ne immagino il sapore
forse sono figli di una sorgente benedetta
nata come una manna dal cielo
in un deserto arido e stepposo
sgorgante di acqua pura
di cui mi disseterei…
bagnerei ogni poro della mia pelle
per sentirmi avvolta in un bagno di continue emozioni
si tratta d’amore quando
nei tuoi occhi rivedo me stessa
riconosco l’intimità della mia anima
penetrando la luce riflessa delle tue pupille
e tocco uno per uno i colori
dell’arcobaleno senza desiderare il sereno dopo la tempesta
è amore se
continuo a credere che in fondo tutto questo non sia sbagliato
che l’essersi trovati solo ora
non fosse stato un castigo
un colpo mancino del destino..
riconoscersi
e ritrovarsi è una fortuna per pochi prescelti
ed io
sarò sempre grata alla vita per questo regalo
si tratta dell’ amore
…se ti amo…
…Come ti amo io…
Cibandoti di parole.. sogni..pensieri
Sempre desiderosa di darti di più…
Forse una parola……………………
Quello che ci manca è sostanza…
Sostanza a tutto quanto mi diletto
a costruire per noi…
eppure voglio continuare ad amarti così
ad innalzare poesie
e a stare in silenzio…a sognarti
forse domani sarai qui…
e le mie mani non possono essere vuote…
solo doni per te devo preparare
e se poi………………
sì… se poi non verrai
….e se tu non fossi l’amore….
non m’importerebbe………….
potrei viverne senza
perché con niente e nessuno cambierei te…
se tu non fossi l’amore
esso si allontani da me…
che io non lo ricerchi ancora
che esso non mi conduca per altre strada
che esso mi lasci vivere nella sua totale ignoranza
nell’idea che non possa esistere altrove…
perché altrove
è dove tu non sei….
Eros non scagli altri dardi
per colpire il mio cuore
di nulla ho più bisogno
perché nessuna cosa per me
ha più valore di questo unico e grande
………….amore…………….
e si tratta solo d’amore
e TU basterai alla mia vita…e nessuna esistenza sarà più irradiata da così tanto calore umano


 Mela


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giovedì 27 febbraio 2014

Sfruttamento e Tratta del Sesso in Italia


sfruttamento e tratta del sesso

Lo chiamano il treno delle puttane. È il regionale che arriva a Lecce poco prima delle 22 e ritorna a Bari intorno alle 6 del mattino. Ma già da mezz’ora prima, dai regionali precedenti, cominciano a scendere le prime nigeriane, giovani donne dagli occhi scuri e dalla pelle color ebano, tutte vestite in abiti succinti. Si coprono il più possibile prima di iniziare il loro turno, per sfuggire all’occhio della polizia. Le guardi da lontano, cercando di cogliere dettagli, ritualità, gesti, per capire qualcosa in più, ma non è facile, nemmeno per una donna.

E allora resti immobile, ti avvicini in punta di piedi, perché ci sono storie che è difficile raccontare e che si perdono tra le vie della città barocca, quasi a invadere le strade attorno ai “palazzi del potere”, come a Moriana, la città invisibile dalle due facce di Calvino. Lecce di notte si tinge così, “le porte d’alabastro e le colonne di corallo” lasciano il posto a una “distesa di lamiera arrugginita”. E in quella distesa, tra il quadrilatero a luci rosse che passa per Via Don Bosco, Via Oronzo Quarta, Via Martiri d’Otranto e Via Lombardia, si nascondono storie di violenza, di sfruttamento e di prostituzione, storie di donne che vendono il loro corpo per poco più di 20 euro. Mentre sei ferma in stazione ripensi alle parole della dottoressa Ines Rielli, responsabile del Progetto Libera, che hai incontrato qualche giorno prima nel suo ufficio, al civico 17 di Viale Marche. La dottoressa lavora nel centro antiviolenza e accoglienza di Lecce: quello di Libera è un programma di assistenza e integrazione sociale che opera dal 2000 in città, gestito dal Servizio Politiche Sociali e di Parità della Provincia e rivolto a donne e uomini migranti, vittime di tratta, violenza, sfruttamento sessuale e lavorativo. Ce ne sono 25 su tutto il territorio nazionale, in Puglia tre: Lecce, Foggia e Bari. Dal 2000 al 2012 in Italia sono state 21.378 le persone che hanno deciso di partecipare a un programma di protezione sociale. E oltre 65 mila le persone che hanno ricevuto una qualche forma di supporto contro la tratta: informazioni, consulenza legale, consulenza psicologica, accompagnamento socio-sanitario in progetti di protezione.

Ho incontrato Ines Rielli in una mattinata tiepida di febbraio negli uffici della nuova sede, un po’ nascosti e poco sicuri. Ci arrivi dopo aver camminato lungo un viale alberato che si affaccia su un giardino retrostante. Camminare su questo viale non deve essere facile per chi cerca aiuto. Infatti da quando la Provincia di Lecce ha ridotto i finanziamenti e disposto un cambio di sede, l’ufficio di Libera è stato spostato da un luogo più nascosto e sicuro a questo plesso in viale Marche, che è lo stesso nel quale vengono offerti tutti gli altri servizi agli immigrati. Con il risultato che spesso le vittime corrono il rischio di incontrare i loro stessi sfruttatori.

Sulla scrivania della dottoressa Rielli ci sono fascicoli e documenti accatastati; dietro di me un armadio con altri raccoglitori, uno su tutti, rosso e nero, forse il più grande: “Prostituzione”. Dentro, le 2.230 storie di incontri fatti nei 13 anni di attività: storie di donne di nazionalità diversa, rese schiave e sfruttate da connazionali e da organizzazioni criminali. Parole che si attaccano a quei muri e non riescono ad andare via.

Racconti di donne nigeriane vendute dalle famiglie per poco più di 7 mucche o rese schiave da uno sfruttatore, donne che partono con la speranza di ricominciare a vivere e trovare un lavoro in Italia, costrette a pagare un debito (che si aggira intorno ai 50.000, 60.000 euro) a chi quel viaggio glielo ha concesso.

E anche storie nelle quali lo sfruttamento si intreccia alle credenze religiose e alla cultura tradizionale dei luoghi di provenienza, le zone rurali dell’Africa centrale. Elementi culturali manipolati e snaturati dagli sfruttatori che ne fanno strumento di sottomissione violenta. Così accade con le credenze vudù. Appena arrivate in Italia, ognuna dalla propria maman (è così che chiamano le trafficanti o le sfruttatrici che le rendono schiave), le donne nigeriane vengono costrette a spogliarsi. Nude, forbici e rasoio in mano, vengono costrette a tagliarsi le unghie dei piedi e delle mani, ciocche di capelli e peli pubici. Tutto viene riposto in una bacinella, insieme all’intimo e ad un assorbente sporco di sangue, e consegnato nelle mani di quella che chiamano “gran signora” e che da quel momento avrà il potere di minacciarle costantemente. Così le donne vengono private del corpo e dell’anima, ricattate da un’ossessione la notte e il giorno. “Mi chiudono la testa, mi stringono” ripete una ragazza nigeriana del centro in uno dei racconti. “Questa donna soffre di problemi psichiatrici – dice la dottoressa – è terrorizzata da queste pratiche, ha smantellato un albergo e demolito i sanitari”. E aggiunge:

“Un’altra che usciva dal Cpt di Brindisi ha voluto battezzare suo figlio, pur non essendo cattolica, forse un esorcismo, una catarsi dovuta al piccolo bambino rispetto alla ritualità vudù di cui lei era convinta di esser vittima. Le donne nigeriane sono terrorizzate, è uno strumento di controllo terribile rispetto alla persona. Finché non saldi il debito sei nelle loro mani. E a questo si aggiungono le minacce ai familiari in patria, alcuni dei quali sono stati brutalmente uccisi”.

Le storie in quel centro sono tante, forse troppe, quei fogli fatti di tabelle e grafici prendono vita, raccontano. “Si diventa prostitute in tre giorni”, racconta un’utente del centro, quasi a voler sottolineare la velocità con cui viene rotto e demolito il muro di forza, la propria dignità di donna. È la storia di una giovane ragazza scappata dalla violenza qualche settimana fa. Tutto inizia con un’agenzia di Nairobi che promette di organizzarle il viaggio. “Tu credi di partire per ricominciare a vivere, per trovare un lavoro dignitoso in Italia, così ti affidi a loro”, spiega la dottoressa. L’agenzia organizza tutto il viaggio, chiede 3.000 euro: 1.000 per il visto, 1.000 per il permesso di soggiorno e 1.000 per le spese. I soldi in questo caso te li procuri tu, nessun debito da pagare come nel caso delle donne nigeriane, prima di partire ti rechi in agenzia, ti mostrano i documenti ma, attenzione, non li consegnano (elemento fondamentale per la tratta). Ti accompagnano in aeroporto e ti ritrovi al check-in con altre 9 donne: totale 10 donne e due uomini della famosa agenzia. Cinque partono con uno e cinque con l’altro. Arrivate a Roma, tre vanno con un uomo e le restanti sette vengono portate in un albergo. La prima notte dormono tutte nella stessa stanza, la seconda, uno degli uomini torna con una “gran signora”, è così che la chiama la ragazza, e chiede: “Chi vuole andare con questa donna che vi troverà il lavoro?”, “Che lavoro?” chiede ingenuamente una delle ragazze nella stanza, l’uomo sorride, quasi divertito, e replica: “Ma come non l’avete ancora capito!”. Da quel minuto inizia la tragedia, tutto è chiaro anche ai suoi occhi, tre donne vanno con la gran maman, quattro rimangono con l’uomo. Viene assegnata una stanza a ognuna di loro, nella camera della ragazza che oggi chiede aiuto arriva un altro uomo che la violenta senza pietà, per tutto il giorno, la notte e per tutta la mattina seguente. La rende fragile, la indebolisce, iniziandola al suo lavoro da puttana. Così, l’organizzatore del viaggio inizia a fissare appuntamenti con i clienti dal pomeriggio stesso. La ragazza non ha un cellulare, è segregata in albergo, ma riesce a scappare dopo una settimana, approfittando della distrazione di un cliente. “Ora con lei abbiamo intrapreso la via del percorso sociale, ma non è facile”, spiega la dottoressa Rielli. Secondo l’art.18 T.U., ci sono due strade, infatti, che si possono percorrere per ottenere il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale: il percorso giudiziario che prevede la denuncia da parte della vittima o il percorso sociale in cui la vittima non sporge denuncia, ma aderisce ad un programma di protezione sociale e la richiesta viene fatta dai servizi sociali che si occupano di raccogliere la storia e intraprendere questa strada. “È l’unica via che possiamo percorrere in questo caso, la donna non conosce i nomi, i luoghi, i contatti, non possiamo effettuare una denuncia se gli unici elementi a nostra disposizione sono ‘gran maman, uomo bianco, fratello nero’. Sarà difficile, lei deve sapere che, in tutti questi anni, su 365 permessi di soggiorno rilasciati solo tre sono stati ottenuti senza denuncia da parte della vittima”, spiega la dottoressa “e quando arriverà un no, perché arriverà, per lei ci sarà un’unica possibilità: il rimpatrio assistito entro giugno, tornerà in Africa dove la aspettano i suoi tre bambini da mantenere, che ora sono affidati alla sorella malata di aids”.

A Viale Marche, ogni giorno arrivano donne disperate, quando va bene portano con loro una busta di plastica e qualche indumento, alcune tanta rabbia per il destino beffardo. La dottoressa si ferma, abbassa lo sguardo e sorride: “una delle nostre utenti tutte le volte che mette piede in ufficio ripete una frase, e lo fa con la rabbia negli occhi: “Cristo mio, perché mi hai fatto nascere povera, nera e prostituta? Ti prego, in un’altra vita, fammi rinascere principessa”.

Ma negli uffici di Libera in tutti questi anni sono arrivate anche altre storie. A Lecce non esiste infatti solo uno sfruttamento prettamente sessuale perpetuato nei confronti di donne africane. Tra il 2004 e il 2005, infatti, il progetto inizia a intercettare donne vittime di sfruttamento lavorativo e a diversificare l’operato. Sulle 241 donne in protezione sociale nelle tredici annualità, a Lecce il 70% circa è vittima di sfruttamento sessuale, mentre il restante 30% è vittima di sfruttamento lavorativo (contro il 60% rappresentato dallo sfruttamento sessuale e il 21% dallo sfruttamento lavorativo registrati a livello regionale).

Polacche, rumene, bulgare, brasiliane costrette a lavorare come badanti, bariste o ballerine in discoteca. Ma lo sfruttamento lavorativo delle donne, purtroppo, non è mai solo lavorativo, c’è sempre una richiesta sessuale dietro. E così, anche in questo caso, le storie sono tante e diverse. Dal fenomeno delle badanti brasiliane o rumene prive di permesso di soggiorno alle ballerine nei night, le prime costrette a sfamare, oltre ai bisogni di assistenza, anche i desideri sessuali dell’assistito. Vengono segregate in casa e selezionate come carne da macello, corpi nudi posti dietro una vetrina, scelte accuratamente dallo sfruttatore, che premia le più belle e le più giovani; le seconde, invece, sono costrette a prostituirsi, in alcuni casi dietro a una gabbia di vetro nei locali della riviera romagnola.

“È successo a due nostre donne-dice la dottoressa- che lavoravano in un night della Riviera, sono state costrette ad assistere anche all’omicidio di un’amica, legata ad una macchina e trascinata su e giù per la strada, uccisa senza pietà davanti ai loro occhi”.

Donne scappate, fuggite dai datori di lavoro, rinchiuse in retrobottega fatiscenti, violentate. La salvezza, spesso, riescono a trovarla nei clienti, che si rivelano grandi alleati: “Una delle nostre utenti è tuttora sposata e ha avuto un bambino da un suo cliente, che ha fatto il diavolo a quattro per liberarla dalla schiavitù”, racconta sorridendo la dottoressa.

Nei 18 mesi previsti dal programma di protezione sociale le donne provano a rifarsi una vita, ma il percorso verso l’emancipazione è lungo e suddiviso in diverse fasi: dall’accoglienza, in cui vengono ospitate nelle tre case ad indirizzo segreto sparse per la città, al supporto psicologico, dalle attività di regolarizzazione alla formazione, dall’orientamento all’inserimento lavorativo. In sostanza, i 18 mesi servono per fare inclusione sociale. Trascorso questo tempo, molte ce la fanno, altre no, perché perseguitate ancora dagli sfruttatori e costrette a trasferirsi, altre ancora abbandonano prima, per paura, per disperazione, perché a volte non è facile denunciare i familiari. In media quasi due donne l’anno abbandonano il programma, per un totale di 33 abbandoni registrati nei 13 anni di attività.

Malgrado i diversi tipi di sfruttamento, però, anche Lecce conferma i dati nazionali che vedono la tratta del sesso come la pratica più diffusa rispetto alle altre tipologie di sfruttamento. La morsa della crisi economica, dichiara l’ispettore Vincenza Spagna della Questura di Lecce, non ha influito sulla richiesta di prestazioni sessuali: il numero delle donne vittime di sfruttamento sessuale sulle nostre strade rimane costante. O se preferite: il mercato della schiavitù sessuale a Lecce non conosce una diminuzione della domanda. Cambia, invece, il prezzo delle singole prestazioni. Crescono le donne nigeriane costrette a vendersi anche per soli dieci euro. Vengono fatte prostituire nelle macchine dei clienti o dietro a una pompa di benzina. L’ispettore Spagna mi accoglie nel suo suo ufficio. Anche qui carte, documenti e foto di donne invadono la scrivania. Da una cartellina tira fuori dei fogli e mostra la mappa della prostituzione in città: la strada statale 101 è frequentata per lo più di giorno (dalle 6.00 alle 17.00) dalle nigeriane, il quadrilatero a luci rosse antistante la stazione è invece popolato di notte da nigeriane e bulgare. Poi c’è il centro storico (Via Quinto Ennio, Via dei Rivola), il rione delle Giravolte dove vige una sorta di egemonia del Sudamerica (donne colombiane in primis) e la cosiddetta “prostituzione dei 15 giorni”: le donne vengono fatte “ruotare” ogni 15 giorni, cambiando appartamento o città. Fatto che non solo favorisce una sorta di “ricambio” per i clienti ma rende molto più difficile per le vittime “ambientarsi” in città e cercare scappatoie.

L’ispettore racconta le operazioni svolte negli ultimi anni, i processi che ne sono seguiti. Il legame che c’è tra la malavita locale e le organizzazioni internazionali per lo sfruttamento della tratta. “A Lecce – spiega – sono ancora in corso delle indagini, non è possibile avanzare ipotesi certe”. Ma a Bari e in altre città d’Italia è stato provato un legame solido: i “fratelli nigeriani” e gli altri protettori pagano un prezzo alto per l’occupazione dei marciapiedi alla mafia locale, un importo che va dagli 80/130 euro al giorno ai 1.000 euro mensili. È la prostituzione su strada che crea maggiori preoccupazioni sul fronte dell’incolumità delle ragazze: “Queste ragazze rischiano la vita ogni notte per 10 euro e per un debito da pagare. Solo nel 2013 ne abbiamo individuate 25 a Lecce”.

Lascio la questura e percorro Viale Gallipoli a piedi, mi torna in mente qualche frase, ma non è facile capire. È mattina, le luci dei lampioni sono spente e il via vai dei clienti della sera prima non solo si è arrestato, ma sembra non essere mai esistito, nel traffico delle auto dei leccesi che lavorano. Moriana è tornata a tingersi di nuovi colori e le vie intorno ai palazzi di potere sono tornate a splendere. In stazione, sul binario 5, solo studenti e pendolari. Le principesse hanno fatto ritorno a casa, il treno delle puttane è già partito da un pezzo.

di Giusy Casciaro

  DA - http://www.20centesimi.it/blog/2014/02/23/cristo-mio-fammi-rinascere-principessa-sfruttamento-e-tratta-del-sesso-a-lecce/

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IMAGO 

Termine introdotto da C.G. Jung (1875-1961), con riferimento a un’Imago ‘materna’, ‘paterna’, ‘fraterna’ e divenuto di uso comune in psicanalisi. Caratterizzata come ‘rappresentazione o immagine inconscia’, l’Imago è piuttosto uno schema immaginario, un prototipo inconscio che orienta in maniera specifica il modo in cui il soggetto percepisce l’altro, ne orienta cioè le proiezioni. Formatasi sulla base delle prime relazioni del bambino con l’ambiente familiare, l’Imago non va peraltro considerata come correlato di figure reali, ma presenta carattere fantasmatico; così a un’Imago genitoriale minacciosa e terribile possono corrispondere genitori reali estremamente miti...leggi tutto -

 Pagina delle IMAGO 

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Le 12 costellazioni dello Zodiaco, che si trovano lungo l'eclittica, 
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