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mercoledì 18 aprile 2012

Separazioni, serve l'ascolto del minore


Separazioni, serve l'ascolto del minore


L'ascolto del minore può essere decisivo per ottenere l'affidamento del figlio. A sostenerlo è stato il Tribunale di Modica con il decreto 440/2012. 
La madre del minore, dopo la separazione consensuale dal marito, ha chiesto al Tribunale di poter trasferire la residenza del figlio nella propria città, iscrivendolo a una scuola superiore del posto. Il padre si è opposto sostenendo che l'ex moglie ha deciso il cambio di residenza in maniera arbitraria e, soprattutto, contro la volontà del ragazzo, espressa attraverso ben 22 sms. Il Tribunale accoglie la domanda della donna affermando che, fermo restando l'affido condiviso del figlio minore, appare opportuno collocarlo presso la madre, che potrà iscriverlo alla scuola prescelta. Con lo stesso decreto si dispone anche il diritto di visita del padre, determinando la misura dell'assegno di mantenimento. 
La decisione è motivata essenzialmente dall'opinione manifestata dal minore all'udienza collegiale, risultata diversa da quella espressa con gli sms subito dopo avere appreso della possibilità del trasferimento. In udienza, assistito da un consulente psicologico, il ragazzo ha "scelto" di trasferirsi con la madre, mostrando un'ottima capacità di discernimento, caratterizzata da sincerità e scevra da qualsiasi condizionamento esterno. 
Una motivazione che si allinea con le sezioni unite della Cassazione (sentenza 22238/ 2009), secondo cui l'audizione del minore, ove egli abbia adeguata capacità di discernimento e l'ascolto non sia dannoso ai suoi interessi, deve considerarsi obbligatoria, pena la violazione dei principi del contraddittorio e del giusto processo. In sostanza, i giudici della Suprema corte, richiamando la convenzione internazionale di Strasburgo sui diritti del fanciullo del 1996 e quella di New York del 1989, ribadiscono che l'articolo 155-sexties del Codice civile supera i limiti della precedente legge divorzile, per cui l'audizione di figli minori era necessaria solo se il giudice la riteneva strettamente necessaria. Oggi, con la riforma della legge 54/2006, nella procedura di separazione dei coniugi il magistrato, prima di adottare anche in via provvisoria i provvedimenti giudiziari, dispone l'audizione del figlio minore sopra i 12 anni, e anche di età inferiore, ove sia capace di discernimento. 

IL SOLE 24 ORE.IT

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mercoledì 9 giugno 2010

L'arte di ascoltare



L'arte di ascoltare

Porre attenzione a ciò che l’interlocutore ci sta dicendo consente di instaurare un rapporto costruttivo che conduce a relazioni più solide e sincere. La comunicazione serve a condividere con altri esperienze, informazioni ed emozioni che possono invitare al confronto e alla crescita. Ma ci sono dei segreti per un dialogo perfetto? Certamente, e noi vi diremo quali sono.


Perché imparare ad ascoltare
Accogliere i segnali verbali e non della comunicazione permette di costruire un ponte che collega due persone e le conduce verso un dialogo autentico. Per alcuni si tratta di una predisposizione naturale, mentre altri hanno bisogno di qualche strumento per affinare l’arte di ascoltare gli altri e dare il via a un dialogo virtuoso che non lascia spazio a incomprensioni, delusioni o dimenticanze.
Imparare ad ascoltare è uno dei modi per raggiungere una chiarezza interiore ed essere sempre più protagonisti della propria vita; in più consente di instaurare un dialogo autentico che porta a legami seri e sinceri.

Diversi modi di ascoltare
Secondo gli esperti di comunicazione ci sono 4 modi di ascoltare e non tutti sono adeguati per una conversazione empatica e corretta.
  1. Attivo ed empatico: chi ne è capace riesce a sentire oltre le parole, anche le emozioni di chi sta parlando, sa leggere i messaggi del corpo e del viso. È una comunicazione virtuosa che può anche continuare senza le parole.
  2. Riflessivo: chi parla pensa di trovarsi di fronte a uno specchio perché ha un interlocutore attento che dà una chiave di lettura ai suo pensieri.
  3. Selettivo: chi ascolta in questo caso sente solo ciò che gli interessa perdendo delle opportunità che possono emergere dal dialogo in corso, con il rischio di far cadere la comunicazione. 
  4. Passivo: viene riassunto perfettamente con l’espressione “è entrato da un orecchio ed è uscito dall’altro”, ciò che si dice potrebbe essere interessante, peccato che non venga proprio ascoltato!
Qualche consiglio
  • Cercare di creare un vuoto dentro di sé per vivere il presente mettendo a tacere le proprie voci interiori. Una volta ottenuto il silenzio interiore è più semplice arginare le rigidità che si hanno nei confronti di sé e ascoltare attentamente gli altri. Se poi quando ci si trova di fronte alle persone si riesce anche ad evitare il giudizio preconfezionato si è sulla strada dell’ascolto empatico e attivo.
  • Ascoltare con tutti i sensi per comprendere appieno l’altro: imparare a leggere il linguaggio corporeo, vedere negli occhi di chi sta parlando l’emozione che nasce, scoprire se il sorriso dell’interlocutore è di circostanza o no.
  • Dare sempre un riscontro alla persona che si ha di fronte è un modo per misurare la propria capacità di ascolto e comprensione. Ripetendo le parole dell’altro e chiedendo una conferma sulle informazione ricevute, consente ad evitare inutili incomprensioni.
  • Eliminare i vari ostacoli che possono impedire alla conversazione un buon decorso: telefoni, radio e televisioni.
  • Non essere impulsivi; prima di dare opinioni o rispondere ascoltiamo attentamente e fino alla fine ciò che gli altri hanno da dirci; se qualcosa ci distrae, piuttosto comunichiamolo al nostro interlocutore, e rimandiamo la conversazione ad un momento più tranquillo.

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