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sabato 16 ottobre 2010

VADEMECUM PER RAGAZZE CHE SUBISCONO VIOLENZE (UTILE ANCHE PER GENITORI E INSEGNANTI)



femminismo a sud

La vicenda di Sarah Scazzi fa emergere in modo evidente che uno dei gravi problemi che hanno le ragazze che subiscono violenze è quello di non trovare appoggio e di non sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto.

La famiglia è più spesso un luogo che tutela il carnefice lasciando completamente sola la vittima. Amici e parenti dei carnefici non sono esattamente i punti di riferimento ideali per chi subisce violenze. Persone che convivono e coesistono nello stesso ambiente dei carnefici sono spesso più spinti a colpevolizzare la vittima e a difendere il carnefice. Perciò ecco una serie di suggerimenti da fare girare nelle scuole, tra le vostre figlie e i vostri figli, le vostre amiche, amici, cugine, nipoti, conoscenti.

1 – Nessuno ha il diritto di mettervi le mani addosso se voi non lo volete. Uno dei diritti fondamentali che avete è quello di poter scegliere sempre quando, come e con chi vivere la vostra vita sessuale. Il sesso deve essere consensuale. Se voi dite di NO e l’altro continua a molestarvi è un abuso. Non lasciatevi ingannare da equivoci e fraintendimenti dietro i quali molestatori e stupratori si nascondono per manipolarvi e poter fare di voi quello che vogliono.

2 – Nessun adulto, parente, padre, zio, fratello, nonno, può chiedervi di “giocare” con lui a fare sesso. Il sesso è una cosa gioiosa, bella, da vivere con spontaneità e pulizia e non in una situazione di squallore e abuso che vi farà inevitabilmente stare male.

3 – Se un adulto vi tocca, molesta o abusa di voi vi sentirete sporche, i vostri abusatori vorranno farvi sentire in colpa, vi diranno che siete voi ad aver provocato, giustificheranno il loro abuso. Se un adulto vi tocca, molesta o abusa di voi dovete immediatamente denunciare e MAI pensare che sia stata colpa vostra.

4 – Se ad abusare di voi o a molestarvi è il vostro insegnante parlatene con i vostri genitori, amici, parenti. Se non trovate ascolto presso queste persone recatevi in un centro antiviolenza, chiamate i numeri disponibili che vi indirizzeranno nei luoghi più vicini. Rivolgetevi comunque senza ombra di dubbio a persone adulte delle quali vi fidate ciecamente o che sentite comprensive rispetto a questi problemi.

5 – Se ad abusare di voi o a molestarvi è vostro padre, zio, fratello, parente, rivolgetevi ad una insegnante, un centro antiviolenza, comunque a persone adulte al di fuori dai contesti familiari. Potrete rivolgervi ad altri membri della famiglia solo se li riterrete davvero preoccupati per il vostro benessere più che della stabilità e della reputazione della famiglia.

6 – La violenza maschile si trova innanzitutto nella famiglia. Non si tratta soltanto di abusi sessuali ma anche di mille altre forme di violenze di tipo fisico o psicologico. Avete il diritto di ribellarvi e denunciare qualunque sopruso, violenza e prevaricazione da voi subita.

7 – Non lasciate che altri dettino norme sulla vostra vita: non ci sono mai modi di vestire, comportarsi, camminare, per evitare un abuso. Non dipende da voi. Semplicemente accade che voi rappresentiate l’oggetto del desiderio per qualcuno e questo qualcuno più spesso è tra le mura della vostra casa, tra le vostre amicizie, a scuola, tra i conoscenti o comunque in ambienti che frequentate quotidianamente e che erroneamente percepite come luoghi più “sicuri” di altri che non conoscete.

8 – La violenza si annida tra persone di tutte le culture, le nazionalità e le religioni. Non c’è mai una distinzione. Non dipende dal colore della pelle. Non dipende dalla lingua parlata. La violenza maschile si trova più spesso in famiglia, tra le persone che conoscete e si serve di omertà e complicità per continuare ad esistere.

9 – Troverete certamente difficoltà nel denunciare ed essere credute quando direte di essere state abusate da ragazzi o uomini italiani. In special modo quando parlerete di persone della vostra famiglia comunemente giudicate “rispettabili” o parlerete di altri uomini che ricoprono ruoli sociali di prestigio. La violenza maschile è più protetta e tollerata in famiglia e tra soggetti di estrazione sociale ricca, benestante, o più comunemente italiana. Tuttavia dovrete comunque rompere il muro del silenzio e fidarvi di una o più persone che porteranno avanti questa battaglia in vostra difesa.

10 – Costruite una serie di relazioni sociali tra coetanee. Realizzate patti di amicizia e solidarietà. Parlate tra voi degli abusi subiti. Costruite una rete attiva che possa diventare il vostro rifugio nel caso in cui ne avrete bisogno. Incontratevi, parlate, confidatevi, non custodite segreti e rompete il silenzio almeno tra voi esponendo tutto ciò che non vi sembra normale perché normale non è. Realizzate sorellanze perché la sorellanza è quella che vi salverà la vita quando ne avrete bisogno.

L’ultimo suggerimento è per mamme, padri e insegnanti che sono disposti ad andare oltre le apparenze e a tutelare le vittime di abusi a prescindere da chi sia il carnefice. Fosse anche vostro marito, figlio, fratello, amico, collega, datore di lavoro, voi avete una responsabilità che è e deve essere collettiva. Perché la solidarietà è anche un esercizio di diffusione capillare di una differente mentalità che si scontra contro ogni forma di omertà e complicità.

Bisogna che organizziate dei gruppi territoriali, dei punti di riferimento presso ogni condominio, quartiere, scuola, per raccogliere denunce e per diventare punti di riferimento di ragazze come Sarah Scazzi che altrimenti non sanno a chi rivolgersi.

Fatelo nelle città, nei paesi, nei borghi di campagna. Non lasciate che le vittime siano da sole. Non pretendete che le vittime mostrino coraggio se il loro coraggio si scontra contro un totale vuoto tutto attorno. Non pretendete coraggio se nessuno di voi ha il coraggio di assumersi una responsabilità per offrire supporto e riparo oggi a vostra figlia e domani alle figlie del mondo intero. Ché non dobbiate chiedervi mai perché vostra figlia non vi ha parlato di quello che ha subito. Chè non dobbiate chiedervi mai perché le ragazze non denunciano.

E’ nostra/vostra responsabilità creare le condizioni e un terreno utile in cui ragazze come Sarah potranno trovare vie più semplici per scegliere di denunciare e salvarsi la vita.

Bisogna salvare la vita alle ragazze, a donne e bambini, a prescindere dai rapporti di convenienza, dal cortese scambio di indifferenza tra conoscenti, alla complicità ben ripagata tra colleghi, a rapporti di “amicizia” che non volete mettere in discussione.

Mettete dinanzi a tutto, per ordine di importanza la vita delle ragazze in difficoltà.

Se siete insegnanti e sapete di un collega molesto è vostro dovere avere il coraggio di esporvi e farvi un “nemico”. La vostra vigliaccheria costerà cento vite in più e fare finta di non vederle non cambierà il risultato della questione.

Se siete genitori, avete il dovere di sostenere vostra figlia qualora vi rendete conto che ha subito abusi da un padre, fratello, nonno, zio, parente. La stabilità familiare non conta più della vita di vostra figlia. La reputazione della famiglia non conta più di vostra figlia. E nel dubbio dovete sempre credere a lei perché è essenziale prima di tutto che lei sappia di essere stata creduta.

Avete/abbiamo il dovere di regalare alle figlie, alle ragazze, alle donne in difficoltà, la fine del silenzio collettivo.

Perché prima che di abusi le ragazze muoiono di solitudine e non dite che la solitudine non sia un problema del quale non potete assumervi la responsabilità.

Se avete suggerimenti, contributi, pareri che possono essere utili scrivete tra i commenti e arricchite questo post.

NB: ovvio che questi suggerimenti valgono anche se le molestie avvengono dentro reti amicali, luoghi di frequentazione extrafamiliare e scolastica. All’interno di questi posti dovrebbe esserci sempre un punto di riferimento a fare la differenza e a definire il fatto fondamentale che l’aiuto parte dalla lotta contro la rimozione e l’indifferenza collettivi. Le molestie possono avvenire ovunque. I violenti stanno ovunque. Chi subisce violenza dovrà poter contare su esempi di solidarietà, mutuo aiuto, collettivi. Altrimenti rivolgersi a soggetti esterni e adulti fidati.


http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/10/08/vademecum-per-ragazze-che-subiscono-violenze-utile-anche-per-genitori-e-insegnanti/


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mercoledì 19 maggio 2010

Colloquio tra genitori e insegnanti



Colloquio tra genitori e insegnanti

Insegnanti-genitori: un rapporto spesso complicato che però è fondamentale sia positivo perché ha inevitabili ripercussioni sulla formazione dei figli. Non sempre il docente ha ragione e l’allievo torto, ma non è vero nemmeno il contrario. Ecco come i genitori dovrebbero porsi con chi sta in cattedra per capire cosa succede davvero a scuola.




Ruolo educativo o formativo?
Dalle elementari alle superiori la scuola svolge non solo un ruolo importante dal punto di vista didattico, ma anche dal punto di vista educativo. In questa fascia di età si pongono le basi del processo formativo e capita spesso che i genitori nutrano aspettative forti verso la scuola e gli insegnanti, tanto che spesso delegano a questa istituzione l’educazione dei figli.
Per questo se i ragazzi presentano problemi caratteriali i genitori tendono a dare la colpa agli insegnanti. Se il figlio è svogliato, non si impegna e va male a scuola la colpa è degli insegnanti che stimolano poco non dei genitori che sono spesso fuori casa.

Il ruolo degli insegnanti
Gli insegnanti possono e devono svolgere anche una funzione educativa, ma non è il loro compito principale. I genitori possono dire “no “ al figlio, infliggergli una punizione perché, anche se sgradita, ha il dovere di accettarla. Se invece la punizione arriva dai docenti il ragazzo avverte un’interferenza nella sua vita privata e si sente offeso.
Se il figlio non va bene a scuola è compito del genitore punirlo, l’insegnante ha solo il ruolo di dare un giudizio.



Genitori e insegnanti
Spesso l’errore del genitore è quello di prendere strenuamente le difese del figlio, anche davanti ai voti che peggiorano giorno dopo giorno; dall’altra parte gli insegnanti tendono a mettere sotto accusa l’educazione di mamma e papà.
Invece è fondamentale una coalizione casa-scuola affinché nel ragazzo cresca il rispetto delle regole.

Ecco alcuni consigli
  • Ciò che accade in classe riguarda l’insegnante e quello che capita a casa il genitore. Ognuno deve rimanere ancorato al proprio ruolo, senza giudicare il comportamento dell’altro.
  • I genitori dovrebbero mostrare fiducia e apertura verso i docenti, ascoltando con obiettività e sincerità il resoconto: basta atteggiamenti sprezzanti e difese eccessive verso il figlio.
  • Essere sinceri con l’insegnante se abbiamo l’impressione che sia troppo severo, cercare un confronto con toni pacati e senza esagerare. In questo modo non ci saranno fraintendimenti.
  • Se il genitore pensa che il figlio abbia processi di apprendimento lenti è bene parlarne con l’insegnante per cercare insieme una soluzione, ma non dire al professore che spiega male solo perché il figlio non capisce.

Non essere passivi
Se ci sono genitori che si accaniscono di fronte ai professori, ci sono anche genitori passivi, che rimangono di fronte all’insegnante senza dire nulla. Ma si tratta di un atteggiamento inutile e dannoso per la formazione del figlio. I docenti hanno bisogno di informazioni sul ragazzo che possono provenire solo dalla famiglia, in questo modo possono capire meglio i comportamenti che l’alunno tiene in classe e la sua condotta. È fondamentale un dialogo aperto, sincero e rispettoso dei ruoli; solo così i ragazzi potranno imparare ad avere rispetto per i propri insegnanti.


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