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domenica 19 aprile 2015

Non Siamo Adatti a Fare Figli se ?





Umberto Galimberti: 

la nostra società ad alto tasso di psicopatia

 non è adatta a fare figli

Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono accuditi e ascoltati nel modo giusto rischiano di diventare degli analfabeti emotivi, privi di orientamento. A lanciare l'allarme è il professore di Filosofia della Storia all'Università Ca'Foscari di Venezia. 

Che aggiunge: per arrivare alla testa dei ragazzi bisogna prima conquistare il loro cuore.

Il rapporto tra l’uomo occidentale e la tecnica, luogo della razionalità assoluta che non lascia spazio alle pulsioni e passioni. Sull’educazione dei giovani in particolare, sull’empatia e le emozioni che li attraversano è diretto e schietto. I giovani soffrono di una sorta di analfabetismo emotivo.  I sentimenti, infatti,  non sono una dote naturale e non si trasmettono geneticamente. I sentimenti si apprendono: e soltanto attraverso la costruzione di mappe emotive si possono costruire relazioni e legami. Le mappe emotive si formano attraverso la cura che i bambini ricevono nei primi tre anni di vita e servono a sentire il mondo e a reagire agli eventi in modo proporzionato.

Cosa intende per “mappe emotive”?

Mi riferisco alla dimensione emotivo, sentimentale di un individuo. Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono seguiti, accuditi, ascoltati allora ci si trova di fronte ad un misconoscimento che crea in loro la sensazione di non essere interessanti, di non valere niente.  Crescono così senza una formazione delle mappe cognitive, rimanendo a un livello d’impulso. Gli impulsi sono fisiologici, biologici, naturali. Il passo successivo dovrebbe essere di passare dagli impulsi alle emozioni ovvero a una forma più emancipata rispetto all’impulso. L’impulso conosce il gesto, l’emozione conosce la risonanza emotiva di quello che si compie e di quello che si vede. Poi si arriva al sentimento che è una forma evoluta, perché non solo è una faccenda emotiva, ma anche cognitiva. Il sentimento si apprende. Le mamme comprendono i bambini che non parlano perché li amano. Gli amanti, proprio perché si amano, si capiscano tra loro molto più di quanto i loro discorsi non dicano e siano comprensibili agli altri. Il sentimento è cognitivo e consente di percepire il mondo esterno e gli altri in maniera adeguata, con capacità di accoglienza e di risposta adeguate alle circostanze.

Dove e quando si apprendono i sentimenti?

Dobbiamo convincerci che il sentimento non è una dote naturale, è una dote che si acquisisce culturalmente. Gli antichi imparavano i sentimenti attraverso le storie mitologiche. Se guardiamo alla storia greca ci ritroviamo tutta la gamma dei sentimenti possibili, Zeus il potere, Afrodite l’amore, Atena l’intelligenza, Apollo la bellezza, etc. C’era tutta la fenomenologia dei sentimenti umani. Noi invece li impariamo attraverso la letteratura, che è il luogo dove si apprende che cosa sono il dolore, la noia, l’amore, la disperazione, il suicidio, la passione, il romanticismo. Ma se la letteratura non viene “frequentata” e i libri non vengono letti, se la scuola disamora allora il sentimento non si forma. E se la cultura non interviene, i ragazzi rimangono a livello d’impulso o al massimo di emozione. Per questo sono convinto che non tutte le società sono idonee a far figli.

non esiste piu' la famiglia numerosa

La nostra societa' non è idonea perché i genitori, per sopravvivere, devono lavorare in due e quindi il tempo per la cura dei figli non c’è. I figli sono affidati a un esercito di baby sitter, o peggio alla baby sitter di tutte le baby sitter  che è la televisione. I genitori non hanno tempo di stare con i bambini e si difendono cercando di dare loro un tempo-”qualità”, ma i bambini hanno bisogno di tempo-quantità. Hanno bisogno di essere riconosciuti passo dopo passo, disegno dopo disegno, domanda dopo domanda. Non basta fare quattro week end giocosi per avere una relazione con i figli.  E se non si ha questo tempo, dobbiamo rassegnarci  a avere dei figli  in cui  le mappe emotive e cognitive non si formano. Queste mappe però sono fondamentali perché diventano la modalità con cui si fa esperienza, se le mappe non sono formate questa esperienza avviene a caso e non viene mai del tutto elaborata.

La scuola potrebbe rimediare a questa mancanza?

Per quanto riguarda la scuola, bisognerebbe che i professori, oltre a sapere la loro materia, fossero anche in grado di comunicarla e di affascinare.  Perché l’apprendimento, lo dice Platone, avviene per via erotica. Noi stessi abbiamo studiato volentieri le materie dei professori di cui eravamo innamorati e abbiamo tralasciato quelli di cui non avevamo alcun interesse. A scuola è importante saper appassionare perché gli adolescenti vivono l’età per cui l’unica cosa che conta è l’amore,  e se gli adolescenti si occupano dell’amore bisogna andare là a cercarli. Attirarli a livello emotivo significa trovare la breccia per passare poi al livello intellettuale. Se invece si scarta la dimensione emotiva, sentimentale, affettiva allora non si arriva neppure alle loro teste.


Se le mappe non sono si sono costituite, cosa può succedere?

Se le mappe emotive non si formano abbiamo un rapporto squilibrato, una risonanza emotiva inadeguata  rispetto agli eventi da affrontare. Prendiamo un esempio tra i casi patologici degli ultimi anni. Il giorno in cui Erika e Omar uccisero la madre e il fratellino, si recarono, come ogni giorno, a bere la birra al bar del quartiere. Questa reazione è la conseguenza della mancata presenza di mappe emotive e di risonanza di quanto accaduto. Mancanza che non ha consentito loro di riconoscere la differenza tra bene e male. Il filosofo Immanuel Kant diceva che la definizione di bene e male possiamo anche non definirla perché ognuno la comprende e la sente da sé. Usa proprio la parola sentire, e se la differenza tra bene e male non si sente e non si percepisce rischiamo che un ragazzo non capisca la differenza che c’è tra corteggiare una ragazza o stuprarla, o tra discutere con il professore e prenderlo a calci. Non sentire più la differenza tra bene e male, tra il giusto e l’ingiusto, tra ciò che grave e ciò che non lo è, denota una mappa emotiva non costituita.

Che soluzione bisognerebbe adottare?

Non penso che tutto sia riparabile. Se i figli non sono stati curati e seguiti nel modo giusto diventaranno degli handicappati psichici, soffriranno di psicopatia, la psiche non registra, non ha una risonanza emotiva rispetto alle azioni che si compiono agli eventi a cui assiste. Quante volte di fronte ad una persona per terra si è indifferenti? Questa è una psicopatia ovvero  un’apatia della psiche che non  registra il caso, la situazione.  Si possono picchiare i neri, i  Rom perché tanto non c’è la percezione che l’altro è simile, è una persona come te, anche questa è una forma di psicopatia. Viviamo in una società ricca e non più povera e semplice come una volta, dove il confine tra bene e male, il permesso e il proibito era ben segnalato. Oggi tutto è permesso, la società è opulenta e abbondante, i bambini ricevono una quantità di regali, anche quelli che non desiderano. Si estingue addirittura il desiderio perché i bambini vengono gratificati prima ancora di desiderare. E questi, purtroppo, sono processi che allenano l’apatia della psiche.

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Allattare al seno fa bene. 
E non è solo un luogo comune. Ad avvalorare la tesi c’è infatti un nuovo studio. La ricerca, condotta su 6.000 bambini brasiliani a partire dal 1982, ha dimostrato che addirittura migliorerebbe il quoziente intellettivo del bambino, apportando significativi miglioramenti alla sua vita...
 http://cipiri3.blogspot.it/2015/04/allattare-al-seno-fa-bene-bimbo-e-mamma.html

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giovedì 23 gennaio 2014

Consigli Utili per i Genitori che si stanno Separando



Consigli Utili per i Genitori che si stanno Separando

Di seguito, alcune riflessioni circa i comportamenti che dovrebbero adottare i genitori che si stanno separando: Prima di tutto è fondamentale spiegare ai propri figli ciò che sta succedendo, nel modo più chiaro, semplice e concreto possibile; ovviamente, bisogna sempre considerare l’età del bambino e fornire spiegazione adeguate al suo sviluppo. Non essere chiari su cosa sta succedendo può portare allo sviluppo di fantasie errate che potrebbero spaventare e provocare sentimenti di colpa e vergogna, fino a sviluppare, in alcuni casi, forme di depressione. Proprio per questo, i genitori devono rassicurare i bambini che quello che sta accadendo non è colpa loro, ma una decisione che riguarda esclusivamente gli adulti. La mamma e il papà, questo è bene ribadirlo, continueranno a essere e a fare i genitori, anche se sono separati.

Occorre evitare di mostrare sentimenti di rabbia e dolore in maniera intensa ed esasperata di fronte ai propri figli che, non capendo fino in fondo la situazione, rischierebbero di spaventarsi e di sviluppare sentimenti di colpa. Ne conseguono, spesso, dei tentativi fallimentari da parte dei bambini di risollevare moralmente il genitore, dando vita a un circolo vizioso di demoralizzazione e sfiducia in sè stessi. Inoltre, è bene evitare di criticare e ridicolizzare l’ex coniuge di fronte al figlio, in modo tale da non costringere i bambini a schierarsi con uno o con l’altro genitore.Occorre ricordarsi, quindi, che è fondamentale mettere sempre al primo posto le esigenze e le necessità dei figli.

Bisogna stare attenti che il fisiologico senso di colpa che i genitori provano durante la separazione non diventi una scusa per viziare i bambini o concedere loro qualsiasi cosa essi vogliano. Occorrono sempre delle regole ben definite e chiare, al fine di promuovere uno sviluppo sano del bambino.

Anche se spesso è molto difficile, occorre mantenere una relazione cooperativa tra genitori per portare riuscire a svolgere in maniera adeguata il loro ruolo. I bambini devono capire che nonostante la separazione, i genitori continueranno a esserci sempre: non basta ripeterlo, bisogna anche dimostrarlo.

Procedere gradualmente laddove si voglia ricostruire una nuova vita sentimentale, dando vita a una nuova famiglia, in modo che i bambini riescano ad accettare e comprendere la scelta dei genitori. Occorre che i bambini si abituino gradualmente alle varie transizioni, in modo da metabolizzare e accettare i cambiamenti che stanno vivendo.

E’ importante stare vicino ai bambini che stanno vivendo la separazione, per spiegare loro quello che sta succedendo, per fare domande e rispondere ai loro interrogativi. A volte, i genitori sono troppo presi dal dolore o non riescono a trovare le parole giuste per parlare al figlio di una questione tanto delicata; spesso, invece, i genitori sono molto empatici con i loro bambini e riescono a stare loro vicino in modo rassicurante e protettivo. In entrambi i casi, può essere utile offrire ai bambini uno spazio di ascolto, di condivisione e di riflessione circa quello che stanno vivendo, insieme a professionisti competenti e preparati.


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martedì 12 giugno 2012

Scegliere un partner non è compito dei genitori


 In una relazione di coppia, due persone decidono di stare insieme perché provano rispettivamente dei forti sentimenti. Spesso, però, il partner scelto da un soggetto non va a genio alla propria famiglia o, addirittura, alla propria madre, che limita la serenità del rapporto. Nonostante, però, non tutte le madri siano interessate a porre i bastoni tra le ruote ai propri figli, alcune sembrano proprio esagerare.


Come ha esagerato un'invadente mamma russa, mandando a monte il matrimonio di sua figlia, in maniera eclatante. La donna, infatti, non accettando il partner di origine marocchina che la sua ragazza aveva scelto come futuro coniuge, invece di limitarsi a non dare il proprio consenso alle nozze, ha architettato un vero e proprio piano.

Contattando la polizia, la protagonista, ha denunciato la falsa intenzione della figlia di dirottare un aereo diretto in Marocco, tramite un pacco bomba. Le forze di sicurezza, dunque, allarmate subito dall'informazione della donna, hanno tempestivamente fermato la ragazza, che incredula li ha seguite cercando di giustificarsi. Solo dopo averla interrogata, gli agenti hanno capito che essa fosse vittima dell'insistente e ossessiva madre. La vera colpevole, però, è stata punita con l'arresto dopo aver confessato la reale versione dei fatti, mentre sua figlia, con un volo diretto, è convolata alle tanto agognate nozze, dopo il consueto fidanzamento.

Come si direbbe in questi casi, "tutto è bene quel che finisce bene", anche se, in questo modo, qualcuno non sarà presente alle nozze della propria figlia! La donna, infatti, dietro alle sbarre avrà modo di riflettere sul proprio egoismo che l'ha spinta sino ad un gesto così estremo. Di sbagli se ne fanno tanti e, spesso, questi sono frutto della poca attenzione che si rivolge verso gli altri. L'amore di una madre verso la figlia, infatti dovrebbe dirigere le azioni delle prime nei confronti delle seconde, supportandole in caso di pericolo e di bisogno. In questo modo, il pensiero materno non dovrebbe influenzare le vite dei figli e, soprattutto, con possessione, non dovrebbe sentirsi autorizzato a porre dei limiti al campo di azione e di pensiero di questi.

Scegliere un partner ideale non è compito dei genitori, se no diventerebbe il loro partner ideale. Il gioco di parole aiuta, in questo caso, a comprendere la poca utilità di una madre onnipresente, che non stimola il libero arbitrio dei figli. Se a questo si aggiunge, poi, anche quel pizzico di intolleranza verso culture diverse dalla propria, si sfocerebbe in un vero e proprio dibattito che accuserebbe la donna di razzismo.


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venerdì 18 marzo 2011

Poesia per il papà , FESTA DEL PAPA'

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FESTA DEL PAPA'




Poesia per il papà.


Bambini potete imparare a memoria questa poesia aiutati dalla mamma, dai nonni o dagli zii e recitarla il giorno della festa del papà: sarà sicuramente molto contento di sentire recitata da voi una poesia dedicata solo a lui!

"SE SEI ARRABBIATO..."
 
Se sei arrabbiato
perché nel traffico ti sei stancato,
caro papà riprendi fiato:
il mondo è bello ma un po' affollato.

Caro papà se sei un po' teso
ed il lavoro ti sembra un peso,
tu pensa sempre: sei nel mio cuore,
ti voglio bene a tutte le ore.



Ecco una simpatica poesia per il nostro papà da scrivere dentro ad un cartoncino a forma di auto, aprendo lo sportello il papà potrà leggere la poesia a lui dedicata.




Poesia:
Senti caro papà non sai ancora la novità
te lo dico in un momento
con il cuore tutto contento
oggi ho letto sul giornale
 a carattere cubitale
E' LA FESTA DEL PAPA'
A TE BACI IN QUANTITA'.

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giovedì 4 novembre 2010

Uteri in affitto




Uteri in affitto, l'India è la nuova Mecca



Si chiama in gergo "turismo riproduttivo" e vede migliaia di cittadini europei ogni anno rivolgersi a donne indiane per curare "per loro conto" la gravidanza. Ora l'Europa si ribella.

Sono a migliaia, anche se nessuno ne tiene la contabilità, le coppie etero- e omosessuali ma anche i singles che volano ogni anno in India per ottenere ciò che in Europa non possono ottenere: un utero in affitto, crudo termine per significare la cosiddetta "maternità surrogata". Una donna, in altre parole, accetta contro adeguato compenso di portare avanti una gravidanza per conto di altre persone dopo aver accettato di impiantare nel proprio utero uno o più embrioni ricavati "in vitro" da gameti appartenenti alla coppia richiedente o acquistati sul libero mercato attraverso le banche dello sperma e degli ovuli. Ma non sono rari i casi in cui l'inseminazione avvenga direttamente nell'utero della madre surrogata, che sarà in questo caso anche madre biologica del figlio nascente.

Poi, con un semplice certificato vidimato dal locale tribunale, dovrebbe avvenire, almeno secondo le agenzie che offorno questo tipo di servizi, il cambio di maternità e paternità. A questo punto si può rientrare tranquillamente in patria con il proprio bambino. Tutto semplice, almeno in apparenza. Lo confermano le varie offerte che, digitando su un motore di ricerca "utero in affitto", compaiono ammiccanti e rassicuranti da parte di numerose agenzie specializzate in questo tipo di commercio.

Un "mercato della vita" bello e buono, in altre parole, per esaudire un desiderio insoddisfatto di genitorialità e che rende molti soldi a chi ci lavora. Gli "Eldorado" della maternità a pagamento sono vari nel mondo, ma negli ultimi giorni è salita all'onor della cronaca l'India, immenso paese la cui legislazione permette, in molte cliniche specializzate, la maternità surrogata. Il costo? In India si aggirerebbe sui 10.000 dollari, di cui 2.500 vanno alle madri surrogate, mentre negli Usa, almeno laddove è consentito, il prezzo salirebbe fino a 45.000 euro.

Così, stando a quanto scritto dal quotidiano The Times of India qualche settimana fa e riportato dall'Ansa, 8 Paesi dell'Unione Europea, tra cui l'Italia (gli altri sono Belgio, Francia, Germania, Olanda, Polonia, Spagna, Repubblica Ceca), attraverso i loro consoli hanno fatto recapitare nei giorni scorsi a molte cliniche di Mumbai una lettera di diffida dal continuare ad offrire le loro prestazioni, vietate dalle varie legislazioni nazionali, e comunque di comunicare ai rispettivi consolati i nominativi delle persone che si rivolgono ad esse.

Secondo una fonte diplomatica riportata dall'Ansa, la «surrogazione materna in Italia è punita severamente dalla legge con pene detentive, da sei mesi a tre anni, e pecuniarie, da 600.000 a 1 milione di euro» e comunque il riconoscimento in patria della paternità/materità da parte dei tribunali nazionali è tutt'altro che scontato.

DI : Stefano Stimamiglio

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sabato 16 ottobre 2010

VADEMECUM PER RAGAZZE CHE SUBISCONO VIOLENZE (UTILE ANCHE PER GENITORI E INSEGNANTI)



femminismo a sud

La vicenda di Sarah Scazzi fa emergere in modo evidente che uno dei gravi problemi che hanno le ragazze che subiscono violenze è quello di non trovare appoggio e di non sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto.

La famiglia è più spesso un luogo che tutela il carnefice lasciando completamente sola la vittima. Amici e parenti dei carnefici non sono esattamente i punti di riferimento ideali per chi subisce violenze. Persone che convivono e coesistono nello stesso ambiente dei carnefici sono spesso più spinti a colpevolizzare la vittima e a difendere il carnefice. Perciò ecco una serie di suggerimenti da fare girare nelle scuole, tra le vostre figlie e i vostri figli, le vostre amiche, amici, cugine, nipoti, conoscenti.

1 – Nessuno ha il diritto di mettervi le mani addosso se voi non lo volete. Uno dei diritti fondamentali che avete è quello di poter scegliere sempre quando, come e con chi vivere la vostra vita sessuale. Il sesso deve essere consensuale. Se voi dite di NO e l’altro continua a molestarvi è un abuso. Non lasciatevi ingannare da equivoci e fraintendimenti dietro i quali molestatori e stupratori si nascondono per manipolarvi e poter fare di voi quello che vogliono.

2 – Nessun adulto, parente, padre, zio, fratello, nonno, può chiedervi di “giocare” con lui a fare sesso. Il sesso è una cosa gioiosa, bella, da vivere con spontaneità e pulizia e non in una situazione di squallore e abuso che vi farà inevitabilmente stare male.

3 – Se un adulto vi tocca, molesta o abusa di voi vi sentirete sporche, i vostri abusatori vorranno farvi sentire in colpa, vi diranno che siete voi ad aver provocato, giustificheranno il loro abuso. Se un adulto vi tocca, molesta o abusa di voi dovete immediatamente denunciare e MAI pensare che sia stata colpa vostra.

4 – Se ad abusare di voi o a molestarvi è il vostro insegnante parlatene con i vostri genitori, amici, parenti. Se non trovate ascolto presso queste persone recatevi in un centro antiviolenza, chiamate i numeri disponibili che vi indirizzeranno nei luoghi più vicini. Rivolgetevi comunque senza ombra di dubbio a persone adulte delle quali vi fidate ciecamente o che sentite comprensive rispetto a questi problemi.

5 – Se ad abusare di voi o a molestarvi è vostro padre, zio, fratello, parente, rivolgetevi ad una insegnante, un centro antiviolenza, comunque a persone adulte al di fuori dai contesti familiari. Potrete rivolgervi ad altri membri della famiglia solo se li riterrete davvero preoccupati per il vostro benessere più che della stabilità e della reputazione della famiglia.

6 – La violenza maschile si trova innanzitutto nella famiglia. Non si tratta soltanto di abusi sessuali ma anche di mille altre forme di violenze di tipo fisico o psicologico. Avete il diritto di ribellarvi e denunciare qualunque sopruso, violenza e prevaricazione da voi subita.

7 – Non lasciate che altri dettino norme sulla vostra vita: non ci sono mai modi di vestire, comportarsi, camminare, per evitare un abuso. Non dipende da voi. Semplicemente accade che voi rappresentiate l’oggetto del desiderio per qualcuno e questo qualcuno più spesso è tra le mura della vostra casa, tra le vostre amicizie, a scuola, tra i conoscenti o comunque in ambienti che frequentate quotidianamente e che erroneamente percepite come luoghi più “sicuri” di altri che non conoscete.

8 – La violenza si annida tra persone di tutte le culture, le nazionalità e le religioni. Non c’è mai una distinzione. Non dipende dal colore della pelle. Non dipende dalla lingua parlata. La violenza maschile si trova più spesso in famiglia, tra le persone che conoscete e si serve di omertà e complicità per continuare ad esistere.

9 – Troverete certamente difficoltà nel denunciare ed essere credute quando direte di essere state abusate da ragazzi o uomini italiani. In special modo quando parlerete di persone della vostra famiglia comunemente giudicate “rispettabili” o parlerete di altri uomini che ricoprono ruoli sociali di prestigio. La violenza maschile è più protetta e tollerata in famiglia e tra soggetti di estrazione sociale ricca, benestante, o più comunemente italiana. Tuttavia dovrete comunque rompere il muro del silenzio e fidarvi di una o più persone che porteranno avanti questa battaglia in vostra difesa.

10 – Costruite una serie di relazioni sociali tra coetanee. Realizzate patti di amicizia e solidarietà. Parlate tra voi degli abusi subiti. Costruite una rete attiva che possa diventare il vostro rifugio nel caso in cui ne avrete bisogno. Incontratevi, parlate, confidatevi, non custodite segreti e rompete il silenzio almeno tra voi esponendo tutto ciò che non vi sembra normale perché normale non è. Realizzate sorellanze perché la sorellanza è quella che vi salverà la vita quando ne avrete bisogno.

L’ultimo suggerimento è per mamme, padri e insegnanti che sono disposti ad andare oltre le apparenze e a tutelare le vittime di abusi a prescindere da chi sia il carnefice. Fosse anche vostro marito, figlio, fratello, amico, collega, datore di lavoro, voi avete una responsabilità che è e deve essere collettiva. Perché la solidarietà è anche un esercizio di diffusione capillare di una differente mentalità che si scontra contro ogni forma di omertà e complicità.

Bisogna che organizziate dei gruppi territoriali, dei punti di riferimento presso ogni condominio, quartiere, scuola, per raccogliere denunce e per diventare punti di riferimento di ragazze come Sarah Scazzi che altrimenti non sanno a chi rivolgersi.

Fatelo nelle città, nei paesi, nei borghi di campagna. Non lasciate che le vittime siano da sole. Non pretendete che le vittime mostrino coraggio se il loro coraggio si scontra contro un totale vuoto tutto attorno. Non pretendete coraggio se nessuno di voi ha il coraggio di assumersi una responsabilità per offrire supporto e riparo oggi a vostra figlia e domani alle figlie del mondo intero. Ché non dobbiate chiedervi mai perché vostra figlia non vi ha parlato di quello che ha subito. Chè non dobbiate chiedervi mai perché le ragazze non denunciano.

E’ nostra/vostra responsabilità creare le condizioni e un terreno utile in cui ragazze come Sarah potranno trovare vie più semplici per scegliere di denunciare e salvarsi la vita.

Bisogna salvare la vita alle ragazze, a donne e bambini, a prescindere dai rapporti di convenienza, dal cortese scambio di indifferenza tra conoscenti, alla complicità ben ripagata tra colleghi, a rapporti di “amicizia” che non volete mettere in discussione.

Mettete dinanzi a tutto, per ordine di importanza la vita delle ragazze in difficoltà.

Se siete insegnanti e sapete di un collega molesto è vostro dovere avere il coraggio di esporvi e farvi un “nemico”. La vostra vigliaccheria costerà cento vite in più e fare finta di non vederle non cambierà il risultato della questione.

Se siete genitori, avete il dovere di sostenere vostra figlia qualora vi rendete conto che ha subito abusi da un padre, fratello, nonno, zio, parente. La stabilità familiare non conta più della vita di vostra figlia. La reputazione della famiglia non conta più di vostra figlia. E nel dubbio dovete sempre credere a lei perché è essenziale prima di tutto che lei sappia di essere stata creduta.

Avete/abbiamo il dovere di regalare alle figlie, alle ragazze, alle donne in difficoltà, la fine del silenzio collettivo.

Perché prima che di abusi le ragazze muoiono di solitudine e non dite che la solitudine non sia un problema del quale non potete assumervi la responsabilità.

Se avete suggerimenti, contributi, pareri che possono essere utili scrivete tra i commenti e arricchite questo post.

NB: ovvio che questi suggerimenti valgono anche se le molestie avvengono dentro reti amicali, luoghi di frequentazione extrafamiliare e scolastica. All’interno di questi posti dovrebbe esserci sempre un punto di riferimento a fare la differenza e a definire il fatto fondamentale che l’aiuto parte dalla lotta contro la rimozione e l’indifferenza collettivi. Le molestie possono avvenire ovunque. I violenti stanno ovunque. Chi subisce violenza dovrà poter contare su esempi di solidarietà, mutuo aiuto, collettivi. Altrimenti rivolgersi a soggetti esterni e adulti fidati.


http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/10/08/vademecum-per-ragazze-che-subiscono-violenze-utile-anche-per-genitori-e-insegnanti/


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mercoledì 19 maggio 2010

Colloquio tra genitori e insegnanti



Colloquio tra genitori e insegnanti

Insegnanti-genitori: un rapporto spesso complicato che però è fondamentale sia positivo perché ha inevitabili ripercussioni sulla formazione dei figli. Non sempre il docente ha ragione e l’allievo torto, ma non è vero nemmeno il contrario. Ecco come i genitori dovrebbero porsi con chi sta in cattedra per capire cosa succede davvero a scuola.




Ruolo educativo o formativo?
Dalle elementari alle superiori la scuola svolge non solo un ruolo importante dal punto di vista didattico, ma anche dal punto di vista educativo. In questa fascia di età si pongono le basi del processo formativo e capita spesso che i genitori nutrano aspettative forti verso la scuola e gli insegnanti, tanto che spesso delegano a questa istituzione l’educazione dei figli.
Per questo se i ragazzi presentano problemi caratteriali i genitori tendono a dare la colpa agli insegnanti. Se il figlio è svogliato, non si impegna e va male a scuola la colpa è degli insegnanti che stimolano poco non dei genitori che sono spesso fuori casa.

Il ruolo degli insegnanti
Gli insegnanti possono e devono svolgere anche una funzione educativa, ma non è il loro compito principale. I genitori possono dire “no “ al figlio, infliggergli una punizione perché, anche se sgradita, ha il dovere di accettarla. Se invece la punizione arriva dai docenti il ragazzo avverte un’interferenza nella sua vita privata e si sente offeso.
Se il figlio non va bene a scuola è compito del genitore punirlo, l’insegnante ha solo il ruolo di dare un giudizio.



Genitori e insegnanti
Spesso l’errore del genitore è quello di prendere strenuamente le difese del figlio, anche davanti ai voti che peggiorano giorno dopo giorno; dall’altra parte gli insegnanti tendono a mettere sotto accusa l’educazione di mamma e papà.
Invece è fondamentale una coalizione casa-scuola affinché nel ragazzo cresca il rispetto delle regole.

Ecco alcuni consigli
  • Ciò che accade in classe riguarda l’insegnante e quello che capita a casa il genitore. Ognuno deve rimanere ancorato al proprio ruolo, senza giudicare il comportamento dell’altro.
  • I genitori dovrebbero mostrare fiducia e apertura verso i docenti, ascoltando con obiettività e sincerità il resoconto: basta atteggiamenti sprezzanti e difese eccessive verso il figlio.
  • Essere sinceri con l’insegnante se abbiamo l’impressione che sia troppo severo, cercare un confronto con toni pacati e senza esagerare. In questo modo non ci saranno fraintendimenti.
  • Se il genitore pensa che il figlio abbia processi di apprendimento lenti è bene parlarne con l’insegnante per cercare insieme una soluzione, ma non dire al professore che spiega male solo perché il figlio non capisce.

Non essere passivi
Se ci sono genitori che si accaniscono di fronte ai professori, ci sono anche genitori passivi, che rimangono di fronte all’insegnante senza dire nulla. Ma si tratta di un atteggiamento inutile e dannoso per la formazione del figlio. I docenti hanno bisogno di informazioni sul ragazzo che possono provenire solo dalla famiglia, in questo modo possono capire meglio i comportamenti che l’alunno tiene in classe e la sua condotta. È fondamentale un dialogo aperto, sincero e rispettoso dei ruoli; solo così i ragazzi potranno imparare ad avere rispetto per i propri insegnanti.


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mercoledì 31 marzo 2010

Un amico immaginario


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Avere un amico immaginario,
per un bambino è cosa abbastanza diffusa, 
l’importante è non preoccuparsi di questo evento,
poiché è sempre transitorio e mai patologico.

L’amico immaginario, è quella figura di pura invenzione che un bambino, a un certo punto della sua vita, decide in tutta spontaneità e libertà, di inventarsi, per diversi motivi. Prima di tutto è bene fare chiarezza e tranquillizzare molti genitori, che in questa particolare circostanza manifestano disagio e preoccupazione: si tratta di una delle fasi della crescita, magari non presente in tutti i bambini, ma non per questo da considerarsi patologica e motivo di ansia.



Perché un bambino si inventa un amico immaginario?

Si tratta di una forma di fantasia, creatività e modalità ludica, insomma in altre parole si tratta di un gioco che permette di trasportare fuori dal sé tutta una serie di emozioni, pensieri, desideri, ma anche paure, ansie del bambino,
È quindi molto utile anzi consigliabile, ascoltare e osservare il bambino mentre parla e gioca liberamente con questo suo amico immaginario, certamente senza farsi notare troppo, poiché il bimbo potrebbe inibirsi o contenersi nella sua naturale manifestazione.

Le tensioni, un eventuale stress, un disagio scolastico, o anche solo semplicemente la felicità, la gioia, la serenità, emozioni possono essere esternate dal bambino attraverso questa “presenza” che il più delle volte è rappresentata nell’immaginario con un bambino dello stesso sesso o di sesso diverso, ma potrebbe anche essere un animale, una creatura totalmente fantastica, un super eroe o ancora un essere dai poteri magici e non terreni.
Un amico insomma che si prende carico dei discorsi, dei segreti di un bambino che si rapporta a lui in tutta schiettezza e naturalezza, una presenza consolatoria, infatti, spesso si associa a momenti di solitudine, o a fasi di cambiamento all’interno della famiglia.


Come comportarsi
  • Nessuna ironia: sicuramente il bambino non va deriso, preso in giro, sbeffeggiato, in questa cosa, non bisogna nel modo assoluto ironizzare, perché in quest’amico immaginario il bimbo investe molto di se stesso, ne andrebbe della sua autostima e della fiducia che ripone in se stesso.
  • Osservare e ascoltare: quando il bimbo gioca o parla con il suo amico immaginario spesso gli confida le sue paure, le sue aspettative ed i suoi segreti. Il comportamento migliore è osservarlo discretamente in modo che lui non si inibisca e si senta spiato.
  • Non dire che l’amico non esiste: non è assolutamente consigliabile cercare di allontanare il bambino da quest’amico, spiegando che in realtà non esiste, sarebbe come far crollare il più bel castello dei nostri sogni, allo stesso tempo è bene non enfatizzare o amplificare la cosa, ma accettarla come tale, senza dare comunque un peso eccessivo. L’amico immaginario un bel giorno non sarà più chiamato dal bimbo, scomparirà ritornando nello stesso posto da cui è arrivato, poiché sarà sostituito da nuovi giochi, da nuove relazioni con i compagni di classe, l’arrivo di un fratellino o una sorellina.

Costruire un dialogo costante tra genitore e bambino
Ciò che il genitore deve fare è costruire un dialogo costante con il bambino, per capire i suoi stati d’animo, le sue eventuali ansie e preoccupazioni, se sta bene, oppure è in ansia per qualche cosa, se a scuola è felice.
Per i bambini, soprattutto in età da scuola materna, accettare che i genitori siano assenti, magari per l’intera giornata a causa del lavoro, non è sempre facile, ecco allora che l’esserci, da parte del genitore, significa entrare in sintonia con il proprio figlio, facendogli capire che noi lo stiamo pensando, ascoltando, gli stiamo dedicando una parte del nostro tempo. Questo sarà sicuramente molto apprezzato, gli infonderà maggiore sicurezza e fiducia e soprattutto allontanerà dal lui tutte le paure.

Mi è capitato di vedere alla tv, un cartone davvero molto carino dal titolo Casa Foster, in cui un bambino di cinque o sei anni ha un suo personale amico immaginario ed entra in un mondo fantastico abitato da decine di personaggi rappresentati da altrettanti amici immaginari, da un coniglio molto simile a quello di Alice nel Paese delle Meraviglie. E allora mi è tornato in mente che quando ero piccola uno dei miei personaggi preferiti era il simpatico cagnolino Snoopy, il quale in realtà aveva un nemico immaginario Il Barone Rosso, insomma gli amici o nemici immaginari, sono sempre esistiti e anche i cartoni animati li fanno emergere in tutta la loro simpatia..
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mercoledì 18 novembre 2009

Non volere figli




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Non volere figli
Anche in Italia si stanno diffondendo i “non genitori” per scelta: single ma anche coppie che rivendicano il diritto di non riprodursi. In America questo movimento ha anche un nome: Childfree, ovvero liberi dai figli. Non si tratta né di una moda, né di un capriccio, ma semplicemente diventare genitori non è più una priorità come in passato. Ecco cosa può nascondersi dietro questa scelta e come capire se è davvero quella giusta.

La rinuncia alla maternità

Secondo l’istat un quinto delle donne nate alla metà degli anni settanta ha rinunciato alla maternità, mentre l’Eurobarometro mostra che sono sempre di più le giovanissime che aspirano a una famiglia ma senza figli.

Ma qual’è il modello di donna childfree?
Ha tra i 35 e i 45 anni, è innamorata della professione che svolge e ha un reddito medio alto.
Non si pensi però a single o persone sole, spesso si tratta di donne che hanno rapporti e relazioni di coppia soddisfacenti. Molte però sono vittime della sindrome dell’eterno rinvio, cioè hanno procrastinato per tanti anni il momento di mettere al mondo un bambino per poi trovarsi a fare i conti con un’età non più fertile.

Perché non vogliono diventare madri
La mancanza di desiderio di mettere al mondo un bimbo può essere dovuta a molte cause tra le quali la mancanza di stimolo biologico a procreare, l’avversione generale verso il comportamento dei bambini o anche un’idea negativa dell’essere genitori.
Nell’immaginario comune, lo stile di vita del prima di un figlio è fatto di divertimento, libertà e stimoli. La giornata di una mamma, invece, è considerata costellata di paure e responsabilità che molte pensano di non voler affrontare.
Non vanno poi esclusi i casi di mancata maternità per eccessivo perfezionismo. Molte donne sono abituate alla precisione e all’efficienza a tutti i costi e temono di non essere in grado di affrontare con altrettanta bravura il compito di mamme.

Una scelta che fa paura

Va detto però che il timore stesso di diventare genitori è sempre più diffuso, anche a causa della precarietà economica e sociale e del mondo che ci circonda.
Per esempio le coppie che convivono tendono a rimandare questo momento per vedere come si evolverà il rapporto o se arriveranno periodi migliori dal punto di vista economico.
Un’altra fonte di incertezza è l’insoddisfazione di molti matrimoni, e le coppie in crisi spesso rinunciano ai figli.

Guardarsi dentro

Per prima cosa bisogna cercare di capire se non fare figli è una decisione o una rinuncia. Solo interrogandosi sulla vera natura della scelta si potrà scoprire se, in futuro, lascerà l’amaro in bocca.
Le domande da porsi per esempio sono:

•se il mio lavoro mi lasciasse più tempo, valuterei l’idea di diventare genitore?
•Mi piacerebbe avere figli se non avessi questo problema (lavoro, casa, denaro)?
•Vedo il mio futuro tra 10 anni senza figli?
•È una scelta condivisa o sto accontentando il partner?

Se si risponde sinceramente a queste domande si potrà capire se si è realmente convinti della scelta fatta o se il desiderio è stato soffocato da altre esigenze.

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lunedì 12 ottobre 2009

PROFESSIONE MADRE




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....PROFESSIONE MADRE....



....quando diventi madre entri nella categoria degli ansiotici per ecellenza.......anche se prima non lo eri....

....comincia tutto quando il figlio ce l'hai in pancia....poi il primo pianto....la prima malattia....la scuola...gli amici...la moto...e la discoteca...

....per non parlare della prima sbronza (se ti va bene e non gli hanno offerto altre cose) .....la difficolta' di approccio con le ragazze...il primo amore e tutte le delusioni che la vita riserva.....

....esiste solo una ricetta che posso suggerire......il dialogo.....attraverso il quale conquistare la loro fiducia....cosa che mi sono ritrovata a fare da sempre perche' il padre di mio figlio e' lontano....e non riescono a comunicare piu' di tanto...

.....se i nostri figli sono piccoli comunichiamo subito.....se sono grandi credo che una madre non possa pensare che sia troppo tardi per parlare....

.....magari chiediamo un consiglio....visto che da noi ne hanno ricevuti tanti...a volte troppi....

.....proviamo a farci proteggere ( e non il contrario ) e forse apriremo un nuovo canale di comunicazione...potrebbe aiutarli a sviluppare un maggior senso di responsabilita'...

.....comunque non credo che l'ansia possa del tutto scomparire....e' gia' un buon passo riuscire ad arginarla.....

.....w tutte le mamme.....!!!!!! (naturalmente senza nulla togliere ai meravigliosi papa'.....)....

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giovedì 14 maggio 2009

«Incontri virtuali» con i genitori divorziati



«Incontri virtuali» con i genitori divorziati


In due Stati degli Usa è già un´opportunità legale. Attraverso internet si può seguire la crescita dei figli anche senza incontrarsi fisicamente. Ottimo per chi è lontano centinaia di km. In gergo si chiamano «visite virtuali», ma per molti genitori americani, che dopo il divorzio vivono a centinaia di chilometri di distanza, si potrebbero ribattezzare come la cassaforte dell´affetto. Perché un padre, anche se lontano, attraverso la connessione video a Internet può seguire la crescita di sua figlia, valutare il suo nuovo taglio di capelli, complimentarsi per quel vestito così elegante, ammirare il sorriso in cui la caduta del primo dentino ha lasciato un´adorabile finestrella.


Cose normali per una famiglia unita, che nel caso di un divorzio e magari di un trasloco a centinaia di chilometri di distanza, come spesso accade negli Usa, possono trasformarsi in un sogno per il genitore rimasto solo. Così le visite virtuali diventano sempre di più un´ancora di salvezza del rapporto, perché consentono di mantenere forte un legame che altrimenti finirebbe per sfilacciarsi, ridotto solo a pochi incontri l´anno. Al punto che molti avvocati hanno cominciato a inserire, negli accordi di divorzio, l´obbligo di questi collegamenti tra il genitore che vive lontano e i suoi figli.


Lo Utah ha reso le visite online un´opportunità ufficiale nel caso di separazione già nel 2004 e il Wisconsin l´ha seguito a ruota. Ma anche gli avvocati di Missouri, Virginia e Illinois si stanno adeguando all´idea. Merito di qualche padre più tecnologicamente evoluto e più combattivo, come a esempio Michael Gough, che ha lottato a lungo nei tribunali dello Utah per ottenere il permesso di visitare i figli via web e quando si è trasferito in Wisconsin ha cominciato a coinvolgere anche gli avvocati di quello Stato nella sua battaglia.

L´idea di incontrare quasi dal vero per due volte la settimana i propri figli lontani piace molto a legali e genitori, ma c´è un fronte che manifesta delle perplessità. Il timore è che qualcuno si senta soddisfatto delle visite virtuali e riduca quelle vere. «I bambini hanno bisogno di genitori in carne e ossa e di abbracci e sorrisi autentici» spiegano i responsabili delle associazioni di tutela dei minori, mentre gli avvocati più attempati, meno avvezzi alle regole di Internet, faticano a introdurre nei loro prontuari per il divorzio la clausola delle visite sul web. Ma per molti, come George, che vive a Santa Cruz e ha la figlia e l´ex moglie che guardano l´altro oceano, le videochiamate sono fondamentali. «Quando vado a prenderla all´aeroporto per le nostre visite annuali non mi trovo davanti una piccola sconosciuta – racconta – ma so perfettamente cosa le è successo nelle ultime settimane. Come se le fossi stato accanto»

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