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lunedì 4 luglio 2016

Come Superare la propria Gelosia



Non riesci proprio a sopportare che la tua metà si interessi a qualcun’altro o che faccia delle cose senza te. Controllare i movimenti del partner è per te normale, 
così come fare il terzo grado, se magari rientra tardi.
Non c’è alcun dubbio, si tratta di gelosia!
Come superare allora questa gelosia ossessiva e ristabilire l'affinità di coppia ?
Le relazioni o la vita di coppia possono portare talvolta a mancanza di fiducia in sé stessi, paura di 
perdere l’altra persona, o di essere rimpiazzati da qualcun’altro.
Tutte ragioni possibili della tua gelosia, ma stanca di queste scenate ripetitive la tua metà potrebbe 
scegliere di allontanarsi definitivamente, se le cose non cambiano.
Quando non è con te o se parla con altre persone ti senti debole
 e non puoi evitare di pensare al peggio.
Controllare il computer, il cellulare o il portafogli.. 
frughi in tutte le sue cose alla ricerca di un eventuale indizio. 
La tua gelosia eccessiva avvelena la vostra vita di coppia pian piano, facendovi perdere la complicità, soffocandolo e allontanandolo lentamente da te.
Se diventi troppo possessiva e invadente, la rottura sarà inevitabile!

Quando diventa una malattia, è un incubo per chi la vive e per chi la subisce. 
Chi non ha mai vissuto il dolore terribile di sentirsi negato dall’altro? Appena la si prova, questa 
angoscia fa venir voglia di buttare tutto all’aria oppure di uccidere. Poi, a mente fredda, ci si chiede: “Ma che cosa mi è successo”? La risposta è diversa per ognuno di noi perché la gelosia è un sentimento molto complesso e cela spesso frustrazioni e desideri inconfessabili anche a se stessi. Di tutti i sentimenti, è probabilmente quello che nascondiamo di più a noi e agli altri. Ma se diventa frequente, sfiorando l’ossessione, 
bisogna fare qualcosa per non rovinare la nostra vita e quella dei nostri cari. 


1 – Vacanza fa spesso rima con crisi di gelosia, perché?
Perché d’estate ci sono più occasioni per uscire, si frequentano più persone, si sta più svestiti, la 
seduzione del corpo scoperto può mettere a dura prova anche i più riservati e rigidi, si crea un clima di maggiore goliardia, possono calare i freni inibitori ed ecco che  non ci si sente più così solidi e 
inattaccabili, si teme che una terza persona possa portarci via il nostro amato/a, ci si sente in pericolo, minacciati…. e… di botto arriva la scarica di gelosia che fa perdere ogni legame con la realtà!

2 – Che cos’è la gelosia? Un sentimento o una malattia? Fino a che punto è un sentimento sano per la 
coppia?La gelosia è un sentimento provocato dall’idea di poter perdere da un momento all’altro la persona amata e di essere abbandonati e che fa sperimentare a chi la vive la paura della separazione, paura di non avere nessuno che si prenda cura di lui/lei e invidia per le caratteristiche dell’altro/a, il tutto generato dal pensiero di fondo secondo cui il partner è una proprietà esclusiva.
Una gelosia “sana” raggiunge livelli accettabili e fa sentire l’altro considerato, riconosciuto, amato e, in piccole dosi, aggiunge vivacità, rinforza l’intimità della relazione e si basa su un rapporto di reciprocità: io ti amo e mi fido di te, tu mi ami e ti fidi di me.
La gelosia, invece, diventa patologica quando si attiva anche in assenza di un evento reale, inventando una realtà inesistente e costruendo, in una sorta di delirio, scenari di persone, situazioni e luoghi pressoché immaginari. Il geloso patologico vive in un continuo stato di sospettosità, controllo, paura irrazionale che sfocia nell’angoscia e nell’abbassamento dell’autostima.

3 – Il o la gelosa/o è un dipendente affettivo?
La gelosia, se non gestita adeguatamente, è ciò che ci avverte che stiamo entrando nella dimensione 
della dipendenza affettiva dominati dalla paura schiacciante di rimanere da soli. Questo timore violento provoca nel geloso/dipendente affettivo comportamenti esagerati di controllo nei confronti del partner che lo fanno sentire braccato, e, per fuggire alla ricerca di maggiore leggerezza, rischiano di far si che metta effettivamente in atto il tradimento.

4 – Come uscire da questo circolo vizioso e non rovinare la propria vita e la propria relazione? Quando la gelosia fa soffrire il geloso, è utile chiedere aiuto ad uno psicologo?
Esistono degli accorgimenti per imparare a tenere a bada gli aspetti disturbanti della gelosia, 
rispettando comunque il proprio modo di essere:
Per il geloso:Utilizzare comportamenti meno deleteri come ad esempio, passare dal sospetto simil-delirante alla richiesta di spiegazioni appropriate
Spiegare al partner le proprie paure, le proprie difficoltà, senza attaccare e con un linguaggio che metta l’altro in una condizione di apertura piuttosto che di chiusura difensiva
Accettare, come reale fonte di arricchimento personale, che il partner possa interagire con altre persone ed avere interessi differenti dai propri
Per chi subisce la gelosia:
Ascoltare con disponibilità i timori del partner
Modificare i comportamenti che attivano maggiormente la gelosia, come ad esempio gli atteggiamenti seduttivi, e far sentire l’altro compreso
Evitare di trascurare il proprio amato/a in presenza di altre/i
Quando, nonostante queste accortezze, la situazione rimane invariata, o se non si riesce a metterle in 
pratica, è bene rivolgersi ad uno psicoterapeuta che sostenga la coppia nella soluzione delle ataviche 
scenate e che aiuti ogni membro della coppia a comprendere e rispettare le fragilità dell’altro, 
rinsaldando la fiducia reciproca.

5 – A volte si è gelosi del partner ma anche di chi ci circonda e si è convinti che gli altri abbiano una vita più felice… Come uscirne? Come prenderne coscienza?
Spesso si incorre nell’errore di confrontarsi con gli altri e credere che la loro vita sia sempre migliore 
della propria. Questo modo di pensare quasi sempre deriva non da una reale conoscenza della 
situazione, ma solo da fantasie sganciate da qualcosa di reale. Se si osserva come stanno 
effettivamente le cose, astenendosi da giudizi frettolosi, si può notare come tutte le persone 
attraversano nel corso della propria vita momenti più o meno difficili, anche quelle che sembrano non avere mai problemi, tristezze o difficoltà. La differenza sta nel fatto che queste ultime hanno imparato a non fare paragoni e a combattere con energia le proprie battaglie. Quindi, per uscirne, bisogna smettere di confrontarsi.

6 – Spesso, dopo la scenata, i gelosi si vergognano di quello che hanno fatto o  pensato. Come riuscire a razionalizzare prima di agire/pensare?
Bisogna contare fino a mille, ricordando che una reazione impulsiva, violenta e aggressiva, 
verbalmente, o ancor peggio, fisicamente, può minare definitivamente la stabilità della relazione. Può essere utile imparare una tecnica di rilassamento da utilizzare al bisogno e aspettare che l’istinto ad 
agire perda forza, aspettando di calmarsi per poi, a freddo, discuterne assertivamente con il partner.


7 – Per uscirne, bisogna capire da dove viene la gelosia? Se, per esempio, affonda le sue radici nella 

nostra infanzia…La comprensione dell’origine della gelosia distruttiva può essere di grande aiuto, se guidati da un esperto, perché permette di entrare in contatto con il timore profondo, nucleare, che è alla base dei comportamenti gelosi, e perché dà la possibilità di ridurre notevolmente il disagio che si prova o addirittura annullarlo completamente.

8 – Uomo o donna: chi è il più geloso?
Probabilmente la gelosia viene sperimentata in modo abbastanza equivalente, nell’uomo e nella donna. Ciò che fa la differenza è la capacità di gestirne la parte dolorosa, il disagio che provoca e le emozioni disturbanti ad essa legate. La donna sembra avere maggiori competenze  e risorse emotive per affrontare queste situazioni, mentre l’uomo sembra soccombere più passivamente davanti a questa evenienza e riesce a gestirla prevalentemente attraverso l’azione, che può passare dalla sfuriata fino, purtroppo, al femminicidio.

9 – Anna soffre d’estate perché in spiaggia si convince che suo marito guardi tutte tranne lei… qualche dritta?Partendo dal presupposto che gli occhi sono fatti per guardare, se il marito di Anna esagera nel modo o nella quantità degli sguardi rivolti alle altre donne Anna, piuttosto che intristirsi o sentirsi meno bella, può parlare con lui spiegandogli il suo dispiacere quando lui si comporta in quel modo e concordando insieme un modo per ridurre il suo disagio senza sconvolgere il modo di essere di suo marito. E, perché no, magari diventare più seduttiva e giocare un po’ a corteggiarlo!

10 – Giovanna è convinta che suo marito non la ami. Lui soffre e non sa più che fare per provarle il suo amore… cosa suggerisci?È bene che Giovanna rifletta profondamente su quali prove, quali segnali ha per pensare che suo marito non la ama e una volta compresi può parlarne con lui, capire quali sono reali e quali no e sintonizzarsi su nuove regole
 e abitudini concordate che tranquillizzino lei e rasserenino lui.

11 – Marco si vergogna ma non resiste: ogni volta che sua moglie riceve un messaggio lui visualizza lei con un altro e fa di tutto per riuscire a leggere i suoi sms… il tuo consiglio?
Bisogna smettere di fare i poliziotti: controllare, sospettare, indagare sono comportamenti che 
allontanano, e molto, da quanto in realtà si desidera. Dato che la gelosia è dovuta a un mix di 
insicurezza e bassa autostima, è necessario rinsaldare la fiducia in se stesso e nell’altro e accettare che il partner possa avere interazioni sociali anche con altre persone, che oltretutto sono nutritive per 
entrambi e arricchiscono la relazione.


La gelosia di lui:
negli uomini se vissuta in un rapporto di coppia, è legata all’ambito sessuale. L’uomo non riesce a 
tollerare il confronto con un altro, o meglio non sopporta l’idea che la sua donna possa provare piacere con un altro uomo. La competizione è il ricordo di situazioni ancestrali
 ed è alla base della gelosia maschile.


La gelosia di lei:

La gelosia femminile è più “sottile”. La donna è più gelosa dei sentimenti che un uomo possa aver 
provato per un’altra donna; non sopporta l’idea che lui possa aver amato un’altra. L’aspetto sessuale è secondario rispetto all’intimità dei pensieri e delle emozioni, che rendono la partner gelosissima e 
vendicativa anche a distanza di anni.
Ma come controllarsi?
Il punto di partenza è che non si “ha” una persona che si ama.  Amare non significa possedere l’altro; la persona che amiamo è altro da noi per cui possiamo condividere una vita, dei progetti, una casa, il 
lavoro, ma restiamo due esseri distinti.
Ognuno di noi ha il suo mondo interiore, le proprie emozioni e facciamo scelte in autonomia. Facendo nostro questo concetto non soffriremo di gelosia.


Esiste, tuttavia, una forma di gelosia "sana" che fa bene e mantiene vivo il rapporto. 
Mentre, l'atteggiamento "non geloso" di chi permette che il proprio partner frequenti persone che manifestano un'attrazione nei suoi confronti, non è una modalità rispettosa
 della vita altrui ma nasconde sostanzialmente indifferenza.

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domenica 19 aprile 2015

Non Siamo Adatti a Fare Figli se ?





Umberto Galimberti: 

la nostra società ad alto tasso di psicopatia

 non è adatta a fare figli

Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono accuditi e ascoltati nel modo giusto rischiano di diventare degli analfabeti emotivi, privi di orientamento. A lanciare l'allarme è il professore di Filosofia della Storia all'Università Ca'Foscari di Venezia. 

Che aggiunge: per arrivare alla testa dei ragazzi bisogna prima conquistare il loro cuore.

Il rapporto tra l’uomo occidentale e la tecnica, luogo della razionalità assoluta che non lascia spazio alle pulsioni e passioni. Sull’educazione dei giovani in particolare, sull’empatia e le emozioni che li attraversano è diretto e schietto. I giovani soffrono di una sorta di analfabetismo emotivo.  I sentimenti, infatti,  non sono una dote naturale e non si trasmettono geneticamente. I sentimenti si apprendono: e soltanto attraverso la costruzione di mappe emotive si possono costruire relazioni e legami. Le mappe emotive si formano attraverso la cura che i bambini ricevono nei primi tre anni di vita e servono a sentire il mondo e a reagire agli eventi in modo proporzionato.

Cosa intende per “mappe emotive”?

Mi riferisco alla dimensione emotivo, sentimentale di un individuo. Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono seguiti, accuditi, ascoltati allora ci si trova di fronte ad un misconoscimento che crea in loro la sensazione di non essere interessanti, di non valere niente.  Crescono così senza una formazione delle mappe cognitive, rimanendo a un livello d’impulso. Gli impulsi sono fisiologici, biologici, naturali. Il passo successivo dovrebbe essere di passare dagli impulsi alle emozioni ovvero a una forma più emancipata rispetto all’impulso. L’impulso conosce il gesto, l’emozione conosce la risonanza emotiva di quello che si compie e di quello che si vede. Poi si arriva al sentimento che è una forma evoluta, perché non solo è una faccenda emotiva, ma anche cognitiva. Il sentimento si apprende. Le mamme comprendono i bambini che non parlano perché li amano. Gli amanti, proprio perché si amano, si capiscano tra loro molto più di quanto i loro discorsi non dicano e siano comprensibili agli altri. Il sentimento è cognitivo e consente di percepire il mondo esterno e gli altri in maniera adeguata, con capacità di accoglienza e di risposta adeguate alle circostanze.

Dove e quando si apprendono i sentimenti?

Dobbiamo convincerci che il sentimento non è una dote naturale, è una dote che si acquisisce culturalmente. Gli antichi imparavano i sentimenti attraverso le storie mitologiche. Se guardiamo alla storia greca ci ritroviamo tutta la gamma dei sentimenti possibili, Zeus il potere, Afrodite l’amore, Atena l’intelligenza, Apollo la bellezza, etc. C’era tutta la fenomenologia dei sentimenti umani. Noi invece li impariamo attraverso la letteratura, che è il luogo dove si apprende che cosa sono il dolore, la noia, l’amore, la disperazione, il suicidio, la passione, il romanticismo. Ma se la letteratura non viene “frequentata” e i libri non vengono letti, se la scuola disamora allora il sentimento non si forma. E se la cultura non interviene, i ragazzi rimangono a livello d’impulso o al massimo di emozione. Per questo sono convinto che non tutte le società sono idonee a far figli.

non esiste piu' la famiglia numerosa

La nostra societa' non è idonea perché i genitori, per sopravvivere, devono lavorare in due e quindi il tempo per la cura dei figli non c’è. I figli sono affidati a un esercito di baby sitter, o peggio alla baby sitter di tutte le baby sitter  che è la televisione. I genitori non hanno tempo di stare con i bambini e si difendono cercando di dare loro un tempo-”qualità”, ma i bambini hanno bisogno di tempo-quantità. Hanno bisogno di essere riconosciuti passo dopo passo, disegno dopo disegno, domanda dopo domanda. Non basta fare quattro week end giocosi per avere una relazione con i figli.  E se non si ha questo tempo, dobbiamo rassegnarci  a avere dei figli  in cui  le mappe emotive e cognitive non si formano. Queste mappe però sono fondamentali perché diventano la modalità con cui si fa esperienza, se le mappe non sono formate questa esperienza avviene a caso e non viene mai del tutto elaborata.

La scuola potrebbe rimediare a questa mancanza?

Per quanto riguarda la scuola, bisognerebbe che i professori, oltre a sapere la loro materia, fossero anche in grado di comunicarla e di affascinare.  Perché l’apprendimento, lo dice Platone, avviene per via erotica. Noi stessi abbiamo studiato volentieri le materie dei professori di cui eravamo innamorati e abbiamo tralasciato quelli di cui non avevamo alcun interesse. A scuola è importante saper appassionare perché gli adolescenti vivono l’età per cui l’unica cosa che conta è l’amore,  e se gli adolescenti si occupano dell’amore bisogna andare là a cercarli. Attirarli a livello emotivo significa trovare la breccia per passare poi al livello intellettuale. Se invece si scarta la dimensione emotiva, sentimentale, affettiva allora non si arriva neppure alle loro teste.


Se le mappe non sono si sono costituite, cosa può succedere?

Se le mappe emotive non si formano abbiamo un rapporto squilibrato, una risonanza emotiva inadeguata  rispetto agli eventi da affrontare. Prendiamo un esempio tra i casi patologici degli ultimi anni. Il giorno in cui Erika e Omar uccisero la madre e il fratellino, si recarono, come ogni giorno, a bere la birra al bar del quartiere. Questa reazione è la conseguenza della mancata presenza di mappe emotive e di risonanza di quanto accaduto. Mancanza che non ha consentito loro di riconoscere la differenza tra bene e male. Il filosofo Immanuel Kant diceva che la definizione di bene e male possiamo anche non definirla perché ognuno la comprende e la sente da sé. Usa proprio la parola sentire, e se la differenza tra bene e male non si sente e non si percepisce rischiamo che un ragazzo non capisca la differenza che c’è tra corteggiare una ragazza o stuprarla, o tra discutere con il professore e prenderlo a calci. Non sentire più la differenza tra bene e male, tra il giusto e l’ingiusto, tra ciò che grave e ciò che non lo è, denota una mappa emotiva non costituita.

Che soluzione bisognerebbe adottare?

Non penso che tutto sia riparabile. Se i figli non sono stati curati e seguiti nel modo giusto diventaranno degli handicappati psichici, soffriranno di psicopatia, la psiche non registra, non ha una risonanza emotiva rispetto alle azioni che si compiono agli eventi a cui assiste. Quante volte di fronte ad una persona per terra si è indifferenti? Questa è una psicopatia ovvero  un’apatia della psiche che non  registra il caso, la situazione.  Si possono picchiare i neri, i  Rom perché tanto non c’è la percezione che l’altro è simile, è una persona come te, anche questa è una forma di psicopatia. Viviamo in una società ricca e non più povera e semplice come una volta, dove il confine tra bene e male, il permesso e il proibito era ben segnalato. Oggi tutto è permesso, la società è opulenta e abbondante, i bambini ricevono una quantità di regali, anche quelli che non desiderano. Si estingue addirittura il desiderio perché i bambini vengono gratificati prima ancora di desiderare. E questi, purtroppo, sono processi che allenano l’apatia della psiche.

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Allattare al seno fa bene. 
E non è solo un luogo comune. Ad avvalorare la tesi c’è infatti un nuovo studio. La ricerca, condotta su 6.000 bambini brasiliani a partire dal 1982, ha dimostrato che addirittura migliorerebbe il quoziente intellettivo del bambino, apportando significativi miglioramenti alla sua vita...
 http://cipiri3.blogspot.it/2015/04/allattare-al-seno-fa-bene-bimbo-e-mamma.html

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martedì 17 luglio 2012

LA GELOSIA



LA GELOSIA

Tra tutti i sentimenti che l’uomo sperimenta nella vita, quello forse più difficile da accettare è "la gelosia" che – detto tra noi – è anche quello più comune, o almeno è comune quanto l’amore al quale spesso si aggancia e dal quale dovrà staccarsi per evitare di soffocarlo.
Cominciamo magari con il cercare di definire che cos’è la gelosia e cosa distingue un "normale" sentimento di gelosia da uno "patologico" che può sfociare anche in gesti fortemente inconsulti.
La gelosia scatta nel momento in cui si ha paura di perdere qualcosa di estremamente importante e vitale per un soggetto, a causa di un’altra persona. Dunque, perché ci sia gelosia solitamente ci devono essere 3 persone: due persone di esse stanno dentro ad una relazione ed una – che può essere reale o immaginaria – che minaccia dall’esterno.
La gelosia è un sintomo ossessivo che si insinua come un tarlo nella mente di un soggetto e comincia a seguire il suo percorso, spesso contro ogni logica e contro la realtà dei fatti.
E’ bene quindi cominciare a sottolineare che la gelosia la sperimentiamo già nell’infanzia, magari con la nascita di un fratello o di una sorella che sembra togliere il primo posto sulla scena familiare; è dunque un sentimento atavico presente ovunque, basta guardare gli animali che sono veramente gelosi e capaci di reazioni interessanti finalizzati a scacciare "l’intruso" quando questo sembra avvicinarsi troppo all’oggetto delle loro attenzioni.
Le persone sembrano concordare sul fatto che la gelosia sia un "pessimo sentimento" tuttavia sembrano anche d’accordo sul fatto che tutti la provano e che, quando emerge, è impossibile trattenerla e non esprimerla. Infatti, le persone particolarmente gelose sembrano impossibilitate a non lasciar trapelare i loro sentimenti anche quando sanno perfettamente che sono controproducenti: questo imprime una tonalità potente alla gelosia, al punto da non poter fare a meno di esploderla in modo più o meno consono, ma quasi sempre contro la volontà personale.
Gi studi di psicologia dicono che di gelosia soffrono sia gli uomini che le donne anche se i primi faticano di più ad ammetterlo; tuttavia le motivazioni sottostanti, quelle che mettono in moto azioni e comportamenti tesi a prevenire o a reagire, sono diverse a seconda che si tratti di uomini o di donne.
Gli uomini sono molto più gelosi se sono indotti a pensare che la propria partner possa avere rapporti sessuali con altri uomini; mentre le donne sono molto più disturbate dall’eventualità che i loro partners intrattengano relazioni sentimentali con altre donne.
Siccome la gelosia è un istinto primario che ha origine con l’uomo siamo portati a pensare che nell’uomo sia un retaggio che tendeva ad assicurare la certezza della paternità ed in effetti la gelosia maschile è prettamente "sessuale" anche se i più maligni dicono anche che l’uomo ha molta paura del confronto sessuale e quindi tende con ogni forma ad impedirlo nella sua compagna; nella donna invece la gelosia prende spunto dal grande bisogno di avere la sicurezza sulle risorse che un tempo venivano fornite dal maschio e, proprio per questo, è gelosa della disponibilità maschile ad investire emotivamente ed affettivamente su un’altra donna.
Tuttavia, siccome è proprio all’intero delle relazioni amorose che noi sperimentiamo buona parte della nostra personalità, è lì che schizzano fuori i nostri complessi e le nostre paure; nella gelosia c’è qualcosa di profondo e di grezzo che ha a che fare con l’accettare o meno la sfida che ogni persona che entra nella nostra vita "può esserci e può anche non esserci": quindi, nella gelosia entra appieno il discorso del possesso e della paura di perdere l’oggetto d’amore che genera una profonda angoscia interna capace di far scaturire reazioni spesso difficili da conoscere e da contrastare.
E’ un sentimento difficile ... a volte … impossibile da confessare perché universalmente considerato "tragico", in quanto va ad invadere la libertà e il diritto di un’altra persona; la gelosia si nutre di sospetti, di controllo, di invasioni della privacy altrui; tutte cose che rivelano una dimensione psichica profondamente conflittuale che sta all’interno della psiche della persona gelosa e non deriva dall’altro come contrariamente si è indotti a pensare.
Tra l’altro, la gelosia offusca la mente; crea e alimenta fantasmi che nutrono i sospetti fino ad alterare, in alcuni casi, il rapporto tra la fantasia e la realtà. Questo deriva dal fatto che sull’altra persona si sono riversati investimenti che dovrebbero essere personali che hanno a che fare con la sopravvivenza psicologica che, vengono meno, nel momento in cui si pensa che l’altro potrebbe non esserci. Il timore di perdere ciò che si ritiene assolutamente indispensabile per vivere crea una serie di sconvolgimenti psicologici che finiscono per agire e fare da detonatori sull’aggressività.
Infatti, gli individui gelosi hanno una grane facilità a trasformarsi in aggressori: interessante ciò che scriveva Proust a proposito di questo sentimento: "la gelosia non è altro che un inquieto bisogno di tirannide applicato alle cose dell’amore".
Nel caso della gelosia, il desiderio profondo di possesso viene applicato all’oggetto di amore che si ritiene essere l’unico in grado di permettere la nostra sopravvivenza, ed è questo desiderio profondo a spingere verso persone che favoriranno il lasciar emergere la gelosia che darà poi spazio a quella sorta di tirannia e di controllo dell’altro che passeranno attraverso la litigata, la scenata e l’impossibilità di renderlo libero.
Tutto ciò però riporta alla propria insicurezza ad un senso di autostima molto basso e ad un bisogno di unità e di esclusività che sono ancora legati al bisogno illusorio di essere gli "unici" ad abitare la dimensione psichica dell’altro, ed ancora una volta si rinnova tra gli amanti l’antico sogno di onnipotenza del bambino che vuole essere l’unico per la sua mamma.
Il bisogno di esclusività quando si sente minacciato fa emergere il sospetto che l’altro abbia un’altra persona e che, dunque, possa in qualche modo "essere sottratto".
Nella gelosia tuttavia, si inserisce ad un certo punto una dinamica che non ha nulla a che fare con l’amore, ma invece trae nutrimento dal potere. La gelosia è una fortissima dinamica tra le case IIa e VIIIa dove guarda caso troviamo rapporti intensi tra Venere e Plutone che indicano un profondo invischiamento tra amore e potere.
Lo psicologo Davis dice che a rendere tanto forte la gelosia c’è la sottostante idea che più teniamo al "possesso" di una persona più diventiamo vulnerabili; in effetti, nel geloso, l’altra persona viene trattata né più e né meno alla stregua di una "proprietà" da proteggere e da mettere sotto chiave nel caso in cui essa sia minacciata.
Certo è che nella persona gelosa il concetto di possesso è sempre estremamente forte e, ad esso, si accompagna sempre un senso di insicurezza legato alle proprie possibilità e capacità di amare; in effetti, la gelosia mostra chiaramente una vulnerabilità nel concetto di valore personale e nel bisogno di agire quindi un controllo teso a mantenere ciò di cui si ha bisogno. E’ chiaro che in questo tipo di situazioni, soprattutto dove sono molto potenti questi sentimenti, non possiamo non pensare che alla base ci sia un problema di "scelta" ed uno di difficoltà a credere che l’altro possa "continuare a scegliere liberamente", quindi, se vogliamo vedere la gelosia da un punto di vista astrologico dobbiamo andare a cercare le sue radici in problemi che partono proprio dalla casa seconda e da una difficoltà ad avere una sicurezza nelle proprie risorse personali e nella capacità di poter avere amore senza bisogno di attuare su di esso un controllo che tenda a sacrificare la libertà dell’altro.
I pianeti della gelosia
Le dinamiche tra Venere e Plutone sono estremamente potenti per attivare la gelosia; tra le altre cose, le lesioni di Venere infilano nel tunnell della difficoltà, soprattutto per la donna, di sentirsi in grado di scegliere e di conquistare; si ha paura di non essere sufficientemente attraenti e di non avere dunque quelle caratteristiche che, da sole, dovrebbero mantenere l’altro in relazione senza doverlo in qualche modo "obbligare".
Plutone poi può fare il resto: la paura della perdita è molto forte quando è leso e, altrettanto possiamo dire il bisogno di controllo che tende a prevenire l’eventualità dell’abbandono; tuttavia questo pianeta è in grado di mettere in atto delle difese potenti che possono andare dal controllo semplice, fino alla minaccia e all’aggressione.
Nel caso di VENERE PLUTONE però la gelosia è più strettamente collegata alla paura della perdita dell’oggetto d’amore che si ritiene insopportabile per la propria sopravvivenza.
La gelosia però è anche fortissima nel caso di dinamiche VENERE MARTE che hanno sfumature diverse più legate alla possibilità di conquista e al bisogno di lotta che l’aspetto reca in sé. Infatti nelle quadrature e opposizioni tra Venere e Marte c’è un grande bisogno di conquista continua a cui segue quasi una caduta di interesse che può essere sfruttata dall’altro per "far ingelosire" al fine di produrre una nuova ventata di interesse e di passione.
C’è ancora un tema importante che invece riguarda i rapporti dinamici tra VENERE E GIOVE dove invece c’è un reale bisogno di "possesso sull’altro" in quanto viene visto come colui che dà sicurezza e alimenta la nostra crescita, riempiendo i nostri vuoti. Infatti, l’illusione in questo caso passa proprio attraverso il pensare all’altro come colui che nutre e che arricchisce su diversi piani e, la dinamica ha molto a che fare con un processo di "voler ingerire" l’altro per poterlo trattenere sempre all’interno di sé.
I segni più gelosi
I segni zodiacali che sono più soggetti al possesso e alla gelosia sono quelli di Fuoco, molto legati alla vanità e all’esclusività che, proprio per questo vivono l’altro come colui che può dare lustro e orgoglio a sé stessi, alla propria egopatia e al proprio narcisismo; inutile dire che i segni di Fuoco sono i più legati alla "conquista" e al concetto atavico di "possesso su quello che è stato conquistato".
Ad essi si aggiungono senza alcun dubbio il Toro e lo Scorpione; il Toro più degli altri ha bisogno di garantirsi le sue sicurezze attraverso le persone che abitano nel suo territorio e che, pertanto, considera "sue" alla stregua di una proprietà e che è pronta a difendere con le unghie e con i denti; lo Scorpione invece teme fortemente l’abbandono emotivo e la perdita di potere personale che ha già sperimentato nell’infanzia e che cerca disperatamente di evitare attraverso il mantenimento del contatto con l’altro ad ogni costo fino a che, in ultima analisi, può essere fatto attraverso il dominio, la sottomissione totale passando sempre attraverso strane dinamiche di potere.
Tutti gli altri segni sono notoriamente meno gelosi, a meno che, all’interno del tema natale non vi siano dinamiche tra i pianeti che abbiamo segnalato sopra.

a cura di Lidia Fassio
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martedì 1 febbraio 2011

Le ragioni dei sentimenti



Le ragioni dei sentimenti. Per una civiltà degli affetti

Le norme sociali impongono un controllo continuo su una sfera che invece deve poter esprimersi liberamente



Tutto ciò che accade ci tocca. Attraverso il filtro della nostra affettività. Attraverso una rete sottile di emozioni e di passioni che rinviano alla nostra intimità, ma che si trasformano a seconda del contesto sociale nel quale viviamo. Affetti ed emozioni parlano in prima persona. Ma si esprimono sempre all´interno di una trama di significati che sfugge al nostro controllo. Quando entriamo in relazione con gli altri, non possiamo mai uscirne completamente indenni. La nostra affettività si scontra con la realtà del mondo. Con la materialità del nostro corpo. Con la resistenza che gli altri oppongono al nostro desiderio. E il mondo non esita ad addomesticare la vita obbligandoci, molto più spesso di quanto non si creda, a reprimere i nostri sentimenti, a renderci conformi alle aspettative degli altri, a sottometterci al giudizio della società.
Che si tratti della gioia o del dolore, l´espressione dei nostri affetti dipende dagli usi e dai costumi della comunità cui apparteniamo. Anche il piacere e il desiderio non sfuggono mai completamente al rimprovero di coloro che ci circondano: le nostre emozioni devono emergere rispettando i codici culturali del gruppo cui apparteniamo. Lo sguardo attento dei nostri genitori, dei nostri figli, dei nostri partner e dei nostri colleghi ci spinge all´uniformità. Come conciliare allora autenticità e conformismo, unicità e identità, passioni e ragioni?
L´affetto è un moto dell´anima. Un movimento spontaneo. È attraverso gli affetti che ci leghiamo a qualcuno o a qualcosa. Che si tratti di un´azione, di un evento o di un semplice gesto, tutto quello che facciamo possiede una coloritura affettiva. La tenerezza, l´attaccamento, la devozione, l´amore, la rabbia, l´invidia, la gelosia… tutto rinvia all´affettività, ai processi di strutturazione psichica che cominciano al momento della nascita e si prolungano poi per tutta la vita. L´affetto si vive, si sente. Più di quanto non si pensi e non si dica. Anche quando ci sforziamo di tradurre in parole quello che proviamo. Anche quando la parola cerca di contenere i nostri affetti per evitare che sfuggano, per investirli della nostra soggettività. Anche quando il discorso si sforza di "trattenere" l´istante per fornirgli la traccia di un´iscrizione. Ma come vivere e sentire i propri affetti quando le norme sociali e familiari sembrano volerli addomesticare?
Le regole le conosciamo tutti. Ognuno di noi sa che, per poter vivere nel mondo, deve imparare a costruire relazioni durabili e deve opporsi alla vacuità degli affetti. Ognuno di noi è consapevole che, per non essere considerato schiavo delle proprie passioni, deve evitare di cedere agli eccessi delle emozioni, imparando che solo la ragione e l´esperienza ci permettono di distinguere il Bene dal Male. Crescere significa fondare una famiglia e accettare le regole del vivere-insieme. Maturare, quando si è una donna, significa assumere ciò che alcuni continuano a chiamare la "necessità biologica" del procreare e del prendersi cura dei figli.
(...) La vita è movimento. È nel movimento che ognuno di noi esprime la potenza del proprio essere e cerca di lasciare una traccia di sé, attraverso i propri gesti e i propri discorsi. Parole e affetti si incrociano costantemente: parole che dicono gli affetti; affetti che fanno le parole. «Dietro ogni pensiero si nasconde un affetto», scriveva Nietzsche. I nostri pensieri sono sempre segni di un gioco più grande di noi, di una lotta di affetti e di emozioni che non possiamo controllare. A differenza di Cartesio, secondo il quale la forza dell´anima consiste nel vincere le emozioni e arrestare i movimenti del corpo che le accompagnano, Nietzsche considera gli affetti come le radici profonde del nostro agire.
Il nostro essere al mondo, per Nietzsche, è sempre caratterizzato da mutevoli tonalità affettive, anche quando non ne capiamo il significato profondo. Lo stato di servitù nel quale si trova l´uomo non è legato alla dipendenza emotiva. Al contrario. La servitù è il prezzo che si paga quando ci si illude di poter controllare i nostri affetti, quando si pensa che la ragione deve essere sovrana, quando si cerca la saggezza estendendo il dominio del pensiero chiaro e distinto. «La ragione è e deve essere schiava della passioni», aveva già detto Hume. La repressione degli affetti ha come conseguenza immediata lo sviluppo delle nevrosi, spiegherà più tardi Freud.
Vivere significa essere nell´azione, aderire all´esistenza, adottare un´attitudine particolare. La vita non ha un significato univoco. Ha il senso che ciascuno di noi è capace di darle. «Ama la vita più del suo senso, e anche il senso ne troverai», scrive Dostoevskij nei Fratelli Karamazov. Ma come trovare il senso della vita quando le norme sociali l´addomesticano, quando la famiglia e la società non permettono ai nostri affetti di emergere liberamente? È possibile vivere in società senza sradicare definitivamente i nostri affetti?
Ogni essere umano ha un percorso storico complesso. Nessuno di noi è un semplice agente razionale, capace di scegliere e agire solo dopo aver calcolato in modo esatto i costi e i benefici delle proprie azioni. Quando entriamo in relazione con gli altri, lo facciamo sempre a partire dalla nostra interiorità affettiva. Che piaccia o meno, siamo tutti in balia dei nostri affetti e delle nostre emozioni. Anche se l´"astuzia della ragione" consiste nel farci credere che sappiamo sempre, dall´inizio alla fine, ciò che vogliamo, esiste un´opacità strutturale del nostro desiderio che ci impedisce di sapere veramente quello che vogliamo, di volere veramente quello che diciamo di volere.
(...) Nonostante tutto, la questione cruciale che si pone di fronte ognuno di noi è sempre la stessa: come conciliare ragione e sentimenti? Come contenere i nostri affetti senza addomesticare la vita? Come vivere in società senza rinunciare ai nostri desideri? «Ai posteri l´ardua sentenza», scriveva Manzoni. Cerchiamo, però, di non dimenticare mai che tutto ciò che accade ci tocca, ci emoziona, è un moto dell´anima, e che, nonostante tutto, dietro ogni pensiero si nasconde un affetto.

di Michela Marzano

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martedì 2 giugno 2009

L'ISOLA DEI SENTIMENTI.......




C'era una volta un'isola, dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini : il Buon Umore, la Tristezza, il Sapere... così come tutti gli altri, incluso l'Amore.

Un giorno venne annunciato ai sentimenti che l'isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro navi e partirono, solo l'Amore volle aspettare fino all'ultimo momento.Quando l'isola fu sul punto di sprofondare, l'Amore decise di chiedere aiuto.

La Ricchezza passò vicino all'Amore su una barca lussuosissima e l'Amore le disse: "Ricchezza, mi puoi portare con te?"Non posso c'é molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te te."

L'Amore allora decise di chiedere all'Orgoglio che stava passando su un magnifico vascello,"Orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?", "Non ti posso aiutare, Amore..." rispose l'Orgoglio, "qui é tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca".

Allora l'Amore chiese alla Tristezza che gli passava accanto "Tristezza ti prego, lasciami venire con te", "Oh Amore" rispose la Tristezza, "sono così triste che ho bisogno di stare da sola".

Anche il Buon Umore passò di fianco all'Amore, ma era così contento che non sentì che lo stava chiamando.

All'improvviso una voce disse: "Vieni Amore, ti prendo con me". Era un vecchio che aveva parlato. L'Amore si sentì così riconoscente e pieno di gioia che dimenticò di chiedere il nome al vecchio. Quando arrivarono sulla terra ferma, il vecchio se ne andò.

L'Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese al Sapere: "Sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato? "E’ stato il Tempo" rispose il Sapere.

"Il Tempo?" si interrogò l'Amore, "Perché mai il Tempo mi ha aiutato?".Il Sapere pieno di saggezza rispose:"Perché solo il Tempo è capace di comprendere quanto l'Amore sia importante nella vita".

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