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mercoledì 6 agosto 2014

PC: BIMBI INGLESI PREFERISCONO IL TABLET



BIMBI INGLESI PREFERISCONO IL TABLET



Addio ai classici “mamma” e “papà”: 

la prima parola pronunciata 

da un bimbo inglese su otto e’ tablet.


 A riferirlo i genitori stessi, che interpellati per un sondaggio,,,
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PC: BIMBI INGLESI PREFERISCONO IL TABLET: Addio ai classici “mamma” e “papà”:  la prima parola pronunciata  da un bimbo inglese su otto e’ tablet.  A riferirlo i genitori ste...



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lunedì 18 giugno 2012

i papà vengono caricati del peso economico della separazione




 Crisi economica e (in)giustizia stanno devastando i papà italiani. È il New York a lanciare l’allarme su questa moderna forma di schiavitù: papà italiani espropriati dei propri affetti, dei propri averi, della propria casa da sentenze forti.

«MILANO — La crisi economica viene sentita gravemente da una nuova classe di persone: papà separati che finiscono in povertà sulle strade mentre cercano disperatamente di pagare mantenimenti.
In Italia, dove il fenomeno è forse più acuto, il fenomeno riflette una combinazione di crisi economica che incontra la lenta dissoluzione del sistema sociale e l’implosione della famiglia italiana.
Un volontario della Croce Rossa, Gianni Villa, porta cibo, vestiti e coperte una volta alla settimana alle legioni di senza casa di Milano “prima erano barboni, drogati, persone allo sbando… Oggi trovo persone qui per la crisi economica o per via dei loro problemi personali. Non vogliono dire di essere papà separati, perché non vogliono che la loro famiglia lo sappia”.
Franco, 56 anni, papà separato, ha lasciato la sua Puglia in cerca di lavoro, dovendo mantenere la moglie di 34 anni “in Puglia vivevo giorno per giorno… sto ancora mantenendo le figlie di 20 anni ma senza lavoro. Ho avuto fortuna a trovare un uomo che mi ha dato una coperta e mi ha insegnato come vivere per la strada”.
Le separazioni ed i divorzi sono cresciuti: 297 e 181 per 1000 matrimoni secondo l’ISTAT.
Nonostante che una legge del 2006 abbia sancito l’affido condiviso, i giudici italiani continuano ad affidare i figli alle madri, mentre i papà vengono caricati del peso economico della separazione.
Quando Umberto Vaghi divorziò, gli venne ordinato di pagare 2000€ al mese di mantenimenti, quando il suo stipendio era di 2200€ mensili: “sono stato attaccato dai tribunali italiani”.
In Italia, le opere di carità vedono che sempre più persone fra chi chiede un piatto di minestra ed un letto sono papà separati “Una triste realtà ma ben comprensibile, considerato che l’80% dei papà separati non possono vivere con quello che rimane del loro stipendio” dice la ricercatrice Saso.

Padre Moriggi, che gestisce un’opera di accoglienza dice “Questi uomini avevano un salario medio, ma gli rimangono solo lacrime da piangere una volta pagati i mantenimenti. Vengono da noi, ma si vergognano di vedere i loro bambini in queste strutture, e soffrono”.
Nelle grandi città come Milano, Roma e Torino gli amministratori stanno diventando consapevoli della crisi. Due anni fa la Provincia di Milano ha inaugurato una casa per papà separati. Il giardino accoglie le visite dei loro bambini. Ogni mese ciascun ospite paga 200€.
Fabio, 51 anni, ha vissuto qui da Gennaio, quando si è separato dalla moglie. Lo stipendio di Fabio, 1200€, basta appena a pagare il mantenimento, e quindi l’accoglienza è stata un sollievo.
Nonostante i tempi duri, rimane ottimista “Spero di trovare una casa da solo perché non posso rimanere qui per sempre”.»

 Testo completo originale da http://www.nytimes.com/2012/05/26/world/europe/in-italy-economy-and-law-leave-many-single-fathers-broke-and-homeless.html

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giovedì 12 aprile 2012

ITALIA : Papà separati , nuovi poveri



Affollano le mense di beneficenza, a volte si riducono a vivere in automobile, spesso cadono in depressione ed entrano in una spirale da cui è difficilissimo uscire. E sono quasi un milione quelli già precipitati nella miseria

  «Mi hanno derubato dell'amore dei miei figli, una delle cose più brutte che possa capitare a un uomo», «se non avessi avuto i miei genitori e la solidarietà degli amici sarei un senza tetto», «vivo in un ripostiglio di 7,3 metri quadrati con un letto, una scrivania e una sedia al settimo piano su un terrazzo», «per mangiare vado a Sant'Egidio e ho trovato un letto all'asilo notturno».

Antonio, Sergio, Stéphane, Marco. Storie di esistenze precarie. Storie di padri disperati che gridano «rivogliamo i nostri figli». Padri defraudati dell'affetto, ridotto spesso a rituali deprimenti, e padri privati di ogni effetto economico . In Italia sono 4 milioni e secondo l'Eurispes l'80 per cento di loro non riesce a vivere del proprio stipendio, tanto che 800 mila sono sotto la soglia della povertà. E così quando non possono contare sui genitori o su un'auto da trasformare in casa, finiscono davanti alle mense di carità, in cerca di un piatto caldo e di un luogo in cui dormire. In fila, insieme ai senza tetto, per sostenere gli obblighi economici della separazione.

Eppure in Italia, dal 2006 è in vigore l'affido condiviso. Una norma che ha rivoluzionato il diritto di famiglia perché «stabilisce di assicurare la bigenitorialità al minore con l'affidamento dei figli ad entrambi i genitori, mettendo fine all'anacronismo di considerare il padre come un genitore del tempo libero. Inoltre prevede che entrambi i genitori debbano provvedere al sostentamento economico dei figli» spiega l'avvocato Massimiliano Gabrielli, coordinatore nazionale dell'Associazione SOS Padri separati che offre assistenza legale a molti padri, «ma è una rivoluzione solo sulla carta, perché la pessima applicazione e l'orientamento dei tribunali rendono nulli i propositi del legislatore».

Gabrielli non è l'unico a riscontrare «un automatismo preconcetto che determina la prevalenza dell'affidamento alle madri». Tiziana Arsenti, rappresentante legale di 'Papà Separati', da anni studia il fenomeno e non ha dubbi: «Su 1020 sentenze campione da Bolzano a Palermo nel 90 per cento dei casi la legge in vigore non viene applicata: i giudici concedono il condiviso solo formalmente, perché i contenuti dei provvedimenti, ossia i tempi di permanenza con i figli e l'assegno sono ancora quelli dell'affidamento esclusivo. Il mantenimento diretto viene negato nel 98 per cento dei casi anche tra due ex coniugi con lo stesso reddito».

Quasi sempre, in base a un principio non scritto, ma consolidato, non viene garantita la parità e la donna diviene portatrice di diritti consolidati e l'uomo portatore di soli doveri. E così, tranne casi sporadici, come la recente decisione del Tribunale per i minorenni di Trieste di assegnare la casa alla figlia e far alternare i genitori nelle visite, ciò che accade nei tribunali rasenta l'incredibile.

Alla Corte di Civitavecchia e a quella di Brescia hanno pensato persino di prestampare i provvedimenti. Ingannevoli spazi vuoti con sentenze già stabilite. Non c'è alcuno spazio da riempire per l'affidamento, perché scrivono' 'i figli vengono affidati congiuntamente ad entrambi i genitori, con residenza presso la madre che si occuperà della ordinaria amministrazione'. Così come non ci sono spazi da riempire al momento di stabilire le misure economiche 'stabilisce che il marito versi'. Non è prevista una casistica differenziata, non è previsto che la moglie possa avere un reddito triplo, che il marito abbia perso il lavoro o sia in cassa integrazione.

Dal tribunale fanno sapere che si tratta di un refuso. Un refuso di cui nessuno si è accorto per 5 anni (fino alla scorsa estate questa modulistica si poteva scaricare direttamente dal sito del Ministero di Giustizia n.d.r.). E sorprendentemente scompare anche la notoria lentezza della giustizia italiana: bastano appena 27 minuti per mettere fine all'amore. E' questa la media calcolata dall'avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell'Associazione Matrimonialisti Italiani. «27 minuti cruciali in cui nella prima udienza i giudici decidono la sorte di una famiglia. E' il tempo dedicato per stabilire il provvedimento provvisorio che si trasforma in definitivo per molto tempo. Perché se tutto va bene tra separazione e divorzio consensuale sono almeno 4 anni e mezzo, se va male un divorzio giudiziale arriva a 13 anni. Due secondi per dire sì, 13 anni per dire no»

di Silvia Cerami
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/papa-separati-i-nuovi-poveri/2177358

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venerdì 18 marzo 2011

Poesia per il papà , FESTA DEL PAPA'

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FESTA DEL PAPA'




Poesia per il papà.


Bambini potete imparare a memoria questa poesia aiutati dalla mamma, dai nonni o dagli zii e recitarla il giorno della festa del papà: sarà sicuramente molto contento di sentire recitata da voi una poesia dedicata solo a lui!

"SE SEI ARRABBIATO..."
 
Se sei arrabbiato
perché nel traffico ti sei stancato,
caro papà riprendi fiato:
il mondo è bello ma un po' affollato.

Caro papà se sei un po' teso
ed il lavoro ti sembra un peso,
tu pensa sempre: sei nel mio cuore,
ti voglio bene a tutte le ore.



Ecco una simpatica poesia per il nostro papà da scrivere dentro ad un cartoncino a forma di auto, aprendo lo sportello il papà potrà leggere la poesia a lui dedicata.




Poesia:
Senti caro papà non sai ancora la novità
te lo dico in un momento
con il cuore tutto contento
oggi ho letto sul giornale
 a carattere cubitale
E' LA FESTA DEL PAPA'
A TE BACI IN QUANTITA'.

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mercoledì 4 novembre 2009

Riconoscere figli naturali




Riconoscere figli naturali

Un figlio nato da un uomo e una donna uniti in matrimonio è un figlio legittimo, se invece i genitori non sono sposati, ma entrambi lo riconoscono, per la legge è un figlio naturale. C’è poi il caso in cui il bambino non viene riconosciuto, ma la legge può obbligare mamma e papà a prendersi le proprie responsabilità.


La dichiarazione volontaria

I genitori, anche se non sono sposati (per esempio sono conviventi o fidanzati), possono riconoscere un figlio naturale mediante una dichiarazione resa all’ufficiale di Stato Civile del Comune di residenza. Il riconoscimento volontario può essere effettuato alla nascita, oppure successivamente. C’è poi la possibilità di farlo attraverso il testamento, ma gli eredi legittimi hanno la facoltà di impugnare le volontà del defunto.


Quando serve il tribunale

Il riconoscimento giudiziale avviene quando, per esempio, una ragazza madre vuole mettere il padre del suo bambino davanti alle proprie responsabilità. Ai sensi dell’articolo 269 del Codice Civile, se una donna ha avuto un figlio da un uomo che non vuole riconoscerlo può chiedere al tribunale dei minori di dichiarare l’uomo padre naturale. La dichiarazione della madre e l’esistenza di rapporti con il presunto padre all’epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale, ma insieme ad altri elementi (test del Dna, trasferimento di soldi, etc.) possono essere usati dal giudice. Se il genitore si oppone alla prova del Dna, sarà visto come presunzione di paternità. I tempi giudiziari per ottenere il riconoscimento si aggirano intorno ai 2-3 anni.


Il risarcimento per il danno

Il genitore che per primo ha riconosciuto il figlio, può chiedere un risarcimento all’altro per il mancato contributo al mantenimento. È possibile anche obbligarlo a rispondere penalmente per violazione degli obblighi di assistenza famigliare. In questo caso al figlio può essere riconosciuto un risarcimento morale per il danno esistenziale, provocato dal fatto che non è riuscito a formare in modo completo la propria personalità a causa di ridotti mezzi di sussistenza e dell’abbandono morale e/o materiale da parte del genitore inadempiente.



Stesse garanzie per tutti

La costituzione (art.30) garantisce ai figli naturali il diritto di essere mantenuti, istruiti ed educati dai loro genitori e impone che venga assicurata una tutela giuridica uguale a quella dei figli legittimi. La riforma del Diritto di Famiglia stabilisce che per tutte le questioni patrimoniali ed ereditarie, il figlio naturale è nella stessa situazione di quello legittimo, con l’unica differenza che non acquisisce diritti nei confronti dei parenti del genitore tranne che verso i nonni e i bisnonni.


Quale cognome?

Il figlio naturale assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori il figlio naturale assume il cognome paterno. Se il riconoscimento del padre è avvenuto successivamente a quello della madre, il figlio naturale può assumere il cognome paterno aggiungendolo o sostituendolo a quello della mamma.

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