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sabato 2 marzo 2019

Presa Diretta ha smascherato il ddl Pillon

Presa Diretta ha smascherato il ddl Pillon

Una grande prova di servizio pubblico 
quello della puntata intitolata Dio, Patria e Famiglia, 
che ha mostrato chiaramente l’intenzione del governo
 di ristabilire un nuovo Medioevo per donne e bambini. 

di CRISTINA OBBER

No divorzio, no aborto, no diritti civili alle persone omosessuali. Questo il disegno che si cela dietro il ddl Pillon, attualmente in discussione al Senato, presentato astutamente come un provvedimento volto a equilibrare l’affido condiviso in caso di separazioni ma che nasconde invece, 
riga dopo riga, molto altro.

Un disegno scritto, come svela l’inchiesta, anche da membri dell’associazione Padri separati, che rivendicano il diritto di vedere i figli anche se genitori violenti, che non vogliono assumersi responsabilità economiche che tengano conto che spesso le ex mogli per prendersi cura dei figli hanno scelto professioni meno impegnative e meno remunerate.

Che negano quanto emerge dai dati Istat, ovvero che pur essendoci dei padri in difficoltà economiche, dopo le separazioni la povertà investe maggiormente le donne. L’inchiesta dà voce a padri in difficoltà ma anche alle donne che in nome dell’alienazione parentale, cardine del disegno di legge Pillon, si sono viste togliere i figli che non volevano frequentare il padre violento, cosa che accade sempre più spesso nei nostri tribunali per la superficialità con cui la teoria della Pas (Parental Alienation Syndrome) viene applicata anche se disconosciuta dalla scienza a livello internazionale e che il del 735 vorrebbe rendere legge.

In questi mesi abbiamo visto in tivù e in pubbliche occasioni il senatore Pillon esporre il suo disegno millantando interesse per il bene dei minori, parlando di diritto alla bigenitorialità, concetto su cui chiunque è d'accordo e che è già possibile con le leggi che abbiamo per i padri che responsabilmente vivono il loro ruolo con amore e impegno anche dopo la separazione. Ma la giornalista Giulia Bosetti durante la puntata del 28 gennaio di Presa Diretta (Rai Tre) ci ha dato la possibilità di spogliare il disegno del vestito della festa, raccontandoci come è nato, da chi è stato scritto, quali intenti nasconde, contro le donne e la loro libertà. Ci ha svelato la sua grande ipocrisia. Nelle sue interviste ha raccolto i valori e gli intenti di dei vari co-autori e sostenitori del disegno di legge Pillon che di fronte a domande semplici hanno dovuto dare risposte chiare, riassumibili in pochi punti:

-Il femminicidio non esiste;

-La violenza domestica ha le chiavi di casa e porta i tacchi a spillo;

-L’eutanasia va vietata;

-La famiglia è solo quella con mamma e papà;

-L’aborto è più grave dello stupro;

-L’aborto va vietato per la salvaguardia della specie;

-La famiglia ha finalità procreativi e ci stiamo riempendo di musulmani, rischiamo l’estinzione;

-Da quando le donne hanno acquisito il diritto di divorziare non sono più realizzate e felici di prima;

-Le donne stanno meglio a casa ad accudire i figli. Bisogna alzare gli stipendi agli uomini così che le donne possano smettere di andare al lavoro;

-Le donne valide anche nel mondo della politica sono poche, la maggior parte sono carrieriste;

-Il matrimonio non è basato sull'amore;

-Se uno si vuole separare non sono fatti suoi;

-Il divorzio va vietato perché la famiglia non è una questione privata ma un fatto sociale;

-Oggi siamo più forti perché al governo abbiamo il ministro Fontana e abbiamo la Lega;

È infatti grazie alla nomina del ministro per la famiglia Lorenzo Fontana la destra più estremista, quella che unisce forze neo naziste con il cattolicesimo integralista, pericoloso quanto quello islamico, ha messo delle pericolose radici nel cuore delle istituzioni, laddove si indicano le strade, si cambiano le leggi, si muovono i finanziamenti in favore dell’educazione 
catto-integralista nelle scuole.

Ho scritto un libro dieci anni fa sul mondo della scuola ai tempi del fascismo (Balilla e piccole italiane, AF editore), quando i bambini sui loro quaderni disegnavano i fasci e con il maestro andavano all’adunata per sentire i discorsi del Duce, felici di indossare quella divisa da balilla e piccole italiane che dava loro un senso di appartenenza. Non è un’analogia casuale. Sono già iniziati in tante città italiane i finanziamenti alle associazioni antiabortiste per occuparsi di educazione all'affettività nel mondo della scuola. Quelle contrarie all'uso degli anticoncezionali, che poi crocefiggono una ragazzina se a 15 anni resta incinta. Ne incontro anche io con le mie attività nelle scuole, perché stanno seminando con meticolosità e grandi risorse economiche.

Il motto del popolino del Family day è Dio, patria, famiglia. Con donne e bambini in cantina, come sogna il senatore Pillon nella calzante imitazione di Maurizio Crozza. Ma davvero vogliamo farci governare ancora da chi ha per noi e il nostro paese questi progetti e ha già cominciato a realizzarli?

L’alleanza Lega-M5s sta spazzando via tutte le battaglie di civiltà degli ultimi 50 anni, una civiltà che siamo tentati di svendere in cambio dell’illusione - perché di questo si tratta - che la linea dura contro gli immigrati ci porti maggior sicurezza e che la farsa del reddito di cittadinanza ci restituisca la dignità del lavoro. Questa allenza è la nuova veste del fascismo, e sta lavorando a fianco dei leader di estrema destra nel resto d’Europa e del mondo. Va fermata adesso, con una lotta comune, nelle piazze e dentro le istituzioni. Per non ritrovarci tra un anno a piangere sulla nostra indifferenza, 
che ci costa sempre più cara.



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venerdì 1 luglio 2016

PEDOFILIA e CATTOLICESIMO



PEDOFILIA e CATTOLICESIMO  
Intervento di uno psicoterapeuta



Sempre più spesso, nonostante la censura di Stato si affanni per impedire la divulgazione di questo genere di notizie, vengono riferiti dalla stampa, ma soprattutto dai siti internet italiani ed esteri, episodi di pedofilia che hanno come protagonisti dei preti. 

Che si tratti di una vera e propria “epidemia” lo dimostra anche lo zelante interessamento del signor Giuseppe Ratzinger il quale, qualche anno fa, da cardinale, interveniva con veemenza contro i media americani che “osavano” diffondere questo genere di notizie, che potevano turbare i fedeli e gettare discredito sulla Chiesa cattolica. 

Evidentemente già da allora il modello di “informazione corretta” adottato da Ratzinger era quello italiano, enfatico e trionfalistico quando si tratta di osannare il papa, omertoso e mistificatorio quando si tratta di nascondere le malefatte della chiesa o dei suoi funzionari. 

La mancanza di pudore da parte del signor Ratzinger giunse persino a fargli teorizzare che, poiché la percentuale di preti con esperienze di pedofilia (che in America viene stimata fra l’1 e il 6%) non sarebbe superiore a quella della popolazione generale (il che è tutto da dimostrare), ciò dovrebbe indurre i giornalisti a considerare del tutto “ovvio” che debbano esistere dei preti pedofili, quantomeno in quantità tollerabile e statisticamente “inevitabile”, al punto da non creare più “inutili” e inopportuni scandalismi di fronte a tali eventi che, sempre secondo Ratzinger, non dovrebbero nemmeno “fare notizia”, essendo in qualche modo già “scontati”. 

Ora, ci si potrebbe domandare come mai la Chiesa non ha mai spiegato perché fare il prete cattolico non attenui, o perlomeno non ponga un freno morale, a queste disinvolte tendenze che, non dimentichiamolo, producono veri e propri crimini e non peccatucci veniali. Da coloro che si proclamano predicatori di verità divine nonché strenui difensori di inconsapevoli embrioni, sempre pronti a condannare tutto e tutti, ci si dovrebbe attendere quantomeno un minimo di coerenza e di comportamenti esemplari, ma evidentemente così non è. 

Sta di fatto che questo atteggiamento di copertura verso i preti pedofili sarebbe  costato a Ratzinger  un procedimento giudiziario negli Stati Uniti, per oggettivo favoreggiamento, se non fosse che la nomina a papa ha fatto decadere la possibilità di proseguire l’iter, ed arrivare magari ad una condanna. Questo è avvenuto non in quanto Ratzinger è divenuto capo di una chiesa, ma in quanto “capo di Stato” estero,  ovvero del Vaticano, quindi, secondo le leggi vigenti negli USA, “immune” dalla competenza dei tribunali. 

Quanto alla situazione americana, vale la pena ricordare che la sola diocesi di San Francisco, in California, ha patteggiato risarcimenti alle famiglie dei bambini vittime di preti pedofili, per ben 21 milioni di dollari. Per tutti gli Stati Uniti le cifre dei risarcimenti si aggirano intorno al miliardo di dollari. Un vero disastro economico per il cattolicesimo americano, che oltretutto non gode di alcun finanziamento pubblico.

 *** 

Al di là di queste notizie viene da chiedersi: perché i preti diventano pedofili? Molti penseranno che sia uno degli effetti del celibato forzato, ma se dipendesse semplicemente da questo, dovremmo osservare somiglianze statistiche con analoghe situazioni di castità obbligatoria, cosa che non risulta. Del resto, se la condizione di celibato diventasse insostenibile per il prete, perché non ripiegare nella normale eterosessualità adulta, più o meno clandestina? 

No, certamente il comportamento pedofilo non può essere spiegato con la semplice repressione sessuale, nemmeno se esasperata e prolungata negli anni.  

Sebbene la pedofilia sia un crimine particolarmente odioso perché colpisce le vittime più indifese e disarmate, va tuttavia detto che essa evidenzia uno stato di regressione psichica da parte di chi la mette in atto. 

Un pedofilo non è mai completamente adulto, bensì cerca, a livello inconscio, di rievocare simbolicamente la sua stessa infanzia. La mancanza di maturità sessuale da parte dei  preti, che l’esperienza del seminario non ha certo potuto permettere,  potrebbe aver “fissato” lo stato evolutivo psichico ad uno stadio preadolescenziale.  

Questa interpretazione narcisistica del comportamento pedofilo dei preti sarebbe confermata dall’osservazione dell’età media delle vittime, spesso compresa fra gli 8 e i 12 anni. Va anche sottolineato che nella quasi totalità dei casi si tratta di pedofilia omosessuale, ed anche questo elemento ci fa capire come il prete pedofilo abbia pesanti conflitti da risolvere con sé stesso, con la propria sessualità, con la propria storia e  soprattutto con la propria identità. 

La pedofilia è comunque un fenomeno estremamente complesso, non è semplicemente espressione di tendenze regressive infantili negli adulti (altrimenti i pedofili sarebbero milioni!).  

Va considerato un altro fondamentale aspetto: il rapporto sado-masochistico. Anche qualora non vi sia violenza, è innegabile che il pedofilo, per sottomettere la vittima, faccia leva sul suo potere adulto e sulla sua superiorità fisica e psicologica.  

E’ anche evidente che lo scopo del pedofilo non è di procurare piacere, ma di ottenerlo, anche usando la propria preda come fosse un giocattolo inerme. C’è dunque una notevole componente ideologicamente autoritaria nella pedofilia. Un autoritarismo che si esprime come un bisogno di possessivismo morboso, invincibile, da cui non ci si può sottrarre.  

E’ estremamente significativo che in molti episodi riportati dalle cronache, si nota che i preti pedofili generalmente non prendono particolari precauzioni per nascondere i propri perversi comportamenti. Nel loro delirio di onnipotenza (che è anch’esso di origine infantile) essi preferiscono contare sulla omertà delle proprie vittime piuttosto che sul mettere in atto i comportamenti devianti in contesti protetti, magari lontano dal proprio ambiente.  

*** 

A questo punto possiamo avanzare un’ipotesi che forse dà un senso logico a tutto quanto esposto precedentemente, e che potrebbe almeno in parte spiegare il ricorrente nesso fra comportamento pedofilo e condizione di prete.  

Riepilogando, abbiamo analizzato le principali componenti della pedofilia e abbiamo riscontrato regressione, autoritarismo, possessivismo morboso.  Guarda caso, si tratta dell’essenza più intima della teologia cattolica!  

Il cattolicesimo, fra tutte le religioni del mondo, è infatti quella che offre al popolo il maggior numero di simboli infantili: non a caso il personaggio più proposto, più venerato, più rappresentato e rispettato è una mamma. Poi, proprio come si fa con i bambini, vengono continuamente propinate  promesse, minacce, premi e punizioni. Raramente, o forse mai, si parla di responsabilità personale o di libere decisioni, quelli sono comportamenti troppo adulti, i cattolici possono solo osservare, seguire, credere,  aderire, obbedire, confessare, pentirsi, ecc.  

Sempre a proposito di regressione infantile, si osservi che il principale rito cattolico, nonché il comportamento più meritorio e sacro, è un comportamento “orale”, cioè l’eucarestia. Che i buoni cristiani debbano fare la comunione tutte le domeniche ricorda incredibilmente un vecchio luogo comune: “i bambini buoni mangiano tutta la pappa”. Non solo: nella liturgia cattolica si insiste, non a caso, sul fatto che l’ostia debba essere “imboccata” dalle mani del sacerdote, e non presa in mano dall’adepto. Come accade con una mamma che nutre un bambino che non sa ancora tenere in mano il cucchiaino.  

Pochi hanno notato che, a suo tempo, ci fu un richiamo di papa Wojtyla  proprio su questo argomento, ovvero dell’ostia “imboccata” dal prete, dato che molte chiese si stavano disinvoltamente protestantizzando su questa formalità apparentemente insignificante, distribuendo ostie direttamente nelle mani dei fedeli. Ma alla chiesa certi dettagli non sfuggono, perché ne conoscono l’enorme portata psicologica. 

Ed è infatti così che la chiesa vuole che siano i suoi sottoposti: inermi, inconsapevoli, bambini che si abbandonano ciecamente nelle mani di una autorità protettiva e consolatoria. Bambini che non sanno nemmeno usare le proprie mani. Guarda caso, anche i pedofili hanno bisogno di soggetti passivi ed inconsapevoli. Curioso vero? 

Sta di fatto che il bambino stuprato, vittima del pedofilo, magari del prete-pedofilo, è quindi una metafora del cattolico perfetto: sottomesso, timoroso, silenzioso, fiducioso che ciò che accade è per il suo bene. 

*** 

Il prete pedofilo non cessa dunque di essere prete (“Tu es sacerdos in aeternum”), anzi, forse esprime nella forma più eloquente ed esplicita quella ideologia che la sua mente ha assorbito da anni e anni, finendo per identificarsi con essa. Avete notato? I preti pedofili se scoperti non lasciano mai il sacerdozio, a differenza dei preti che hanno avuto delle “banali” relazioni con donne. Inoltre, difficilmente vengono sospesi dalle celebrazioni religiose, tutt’al più vengono trasferiti “per non dare scandalo”.  

Ora sappiamo perché: la pedofilia esprime in realtà ruoli e significati profondamente ed intimamente “cattolici”, sebbene il prete pedofilo abbia il paradossale ruolo di essere contemporaneamente vittima (sia dei suoi problemi personali che di una ideologia oggettivamente nociva per l’equilibrio psichico) e carnefice (perché commette abusi senza preoccuparsi dei danni indelebili che procura agli altri).  

La dinamica “prete pedofilo-bambino” è dunque una efficace metafora del rapporto fra la chiesa e i suoi fedeli, fra l’istituzione possessiva e autoritaria, e i suoi seguaci ingenui e “bambini”.  

Tra l’altro  la chiesa, battezzando bambini inconsapevoli, e indottrinandoli sin dalla scuola materna, a ben vedere mette in atto le stesse tecniche di adescamento usate dai pedofili, che infatti fondano la loro seduzione proprio sulla non conoscenza, sulla non consapevolezza e persino sul senso di timore riverenziale che la vittima avverte “dopo” l’avvenuto “battesimo” (in questo caso il termine va interpretato con un doppio senso). 

In entrambi i casi, questi bambini “vittime” (sia di pedofili che di chiese pedofile) sanno provare solo sensi di colpa, e non l’opportuno e sacrosanto diritto alla propria integrità mentale e fisica. Infatti, come tutti gli psicoterapeuti sanno bene per esperienza professionale, ricevere una educazione rigidamente cattolica non lascia minori conseguenze negative nella personalità rispetto agli effetti dei traumi psicologici che derivano dal subire episodi di pedofilia. Anzi forse questi ultimi, essendo tutto sommato più circoscritti, possono essere superati più facilmente. 

*** 

Un’altra analogia simbolica fra pedofilia e cattolicesimo la troviamo, nientemeno, nella messa. Che cos’è la messa? La rievocazione del sacrificio di una vittima innocente! Il rito del cosiddetto “agnello” che viene sacrificato sull’altare “per l’espiazione dei nostri peccati”.  

Un prete, dunque, che celebra la messa, drammatizza simbolicamente (per la teologia cattolica addirittura materialmente) il “sacrificio di una vittima innocente”.  Potremmo paradossalmente dire che anche i pedofili “sacrificano vittime innocenti”. Questo è molto importante perché è il cuore dell’ideologia cattolica. Abituare la propria mente a pensare che sacrificare vittime innocenti sia un rituale sacro, positivo, espiatorio, purificatore e da cui scaturisce il bene, può certamente confondere l’inconscio, “abituandolo” a concezioni sottilmente perverse e sacralizzate. 

Il prete pedofilo, stuprando bambini, per quanto spaventoso e deviante possa sembrare, non fa altro che “celebrare una messa”, usando simboli diversi ma evocando significati analoghi, ovvero: la vittima innocente va sacrificata. Il suo sangue non è la prova della violenza umana, al contrario, esso ci “lava” e ci purifica! Del resto, cose simili accadevano anche in molti antichi riti religiosi. Quanti poveri animali sono stati torturati, dissanguati e uccisi affinché i sacerdoti si illudessero, in tal modo, di ripulire sia la propria coscienza che quella altrui! 

*** 

Possiamo infine concludere che il pedofilo, sia esso prete o no, è una persona con gravi problemi, che in modo irrazionale, deviante e purtroppo dannoso per gli altri, cerca sé stesso e la sua perduta identità sessuale.  Nel caso in cui il pedofilo sia un prete, la situazione è resa ancora più complessa a causa della nefasta influenza psichica di quella teologia che è stata oggetto dei suoi studi, della sua formazione e della sua vita. 

L’omertà della chiesa, e le sue solite negazioni dell’evidenza, oltretutto, impediscono a questi preti di essere curati, supportati da specialisti della psicologia, magari portati in psicoterapia. E perché no, studiati di più, affinché si possa tentare di prevenire il continuo ripetersi di questi fenomeni. 

Evidentemente la chiesa preferisce tenersi dei preti pedofili, che continueranno a fare vittime innocenti, piuttosto che correre il rischio di confrontarsi con delle menti liberate.

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venerdì 17 giugno 2016

Turismo per far Sesso coi Minori




Gli italiani primi al mondo: ecco le loro mete preferite

Ogni anno, migliaia di italiani viaggiano per chilometri allo scopo di raggiungere mete nel Sud Est 
Asiatico, Africa e Sud America. Questa volta, però, parliamo di turismo sessuale sui minori e purtroppo il primato è italiano.

Secondo gli ultimi dati di Ecpat Italia Onlus (organizzazione contro lo sfruttamento sessuale dei 
bambini), gli italiani sono al primo posto come clienti sessuali di questi bambini, seguiti da turisti 
provenienti dalla Germania, Giappone, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Cina.

Motivo che spinge migliaia di persone a dirigersi in questi paesi e ad avere rapporti con minori, 
diversamente a quanto si pensi non è la pedofilia, ma una sorta di trasgressione. Si tratta, infatti, di 
persone spesso sposate o anche single, maschi o femmine (le donne sono in netta minoranza), ricche o con budget limitato, di livello sociale alto o anche basso. Il presidente della sezione italiana 
dell’organizzazione Marco Scarpati spiega a “The Telegraph”: “Queste persone non sono pedofili. I 
pedofili abituali sono il 5 per cento, la maggioranza invece dei turisti sessuali è composta da persone 
che vanno all’ estero per provare un’esperienza trasgressiva“. Pertanto i turisti sessuali vengono divisi in tre categorie: quelli occasionali ( spesso in visita per lavoro); quelli abitudinari (molti risiedono lì per alcuni periodi acquistando residenze); infine i pedofili ( rappresentano circa il 5% ).

Tra i paesi più a rischio c’è il Kenya che conta dalle 10.000 alle 15.000 bambine tra Malindi, Bombasa, Kalifi e Diani, coinvolte nella prostituzione. Si tratta per lo più di minori di età compresa tra i 12 e i 14 anni, e i turisti sessuali interessati risultano essere nel mondo circa un milione. Le mete preferite degli italiani sono il Kenya, Santo Domingo, Colombia e Brasile.

Oltre quello di voler provare una nuova esperienza, tra i motivi della prostituzione minorile rientra anche l’anonimato e l’impunità, e sopratutto la falsa convinzione che avere rapporti con un minore riduca il rischio di contrarre l’Aids (spesso i bambini africani nascono già con questa malattia perché la contraggono dal genitore affetto). Dietro a questo tipo di turismo ci sono organizzazioni criminali 
internazionali, cui unico modo per combatterli 
sarebbe coordinare attività di polizia a livello internazionale.

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giovedì 22 ottobre 2015

Video Educativo sui Genitali per Bambini



Un modo educativo e simpatico 

per insegnare il Sesso  ai Bambini

VIDEO: Video Animato sui Genitali

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sabato 18 gennaio 2014

10 Frasi da NON Dire ai Bambini


10 Frasi da NON Dire ai Nostri Figli

Diceva Nanni Moretti in un film “Le parole sono importanti!” e filmografia a parte, soprattutto con i bambini, che poco interpretano, è importante valutare le parole.

La potenza di una parola può essere maggiore delle intenzioni, ferisce più la penna che la spada, per passare dal cinema alla letteratura.

Anche la scienza conferma queste convinzioni. Un esperimento scientifico ha valutato l’impatto verbale sulle piante: una pianta veniva sgridata costantemente, mentre un’altra elogiata e lusingata.

Ebbene, la pianta ripetutamente rimproverata non solo ha avuto un arresto di crescita, ma si sono rilevate addirittura cambiamenti nel suo DNA.

Immaginate l’impatto sui nostri figli.

I bambini, i cui idoli e punti di riferimento sono i genitori, danno un’interpretazione alle loro parole di totale aderenza al significato letterale di esse, ecco perché ci sono frasi che non andrebbero mai loro dette.

Queste sono alcune, prima di usarle, tentate di contare fino a 3!

1. Sbrigati.

“Sbrigati” o “Forza” è la parola d’ordine del genitore, fateci caso, soprattutto la mattina, quando si accompagnano i figli a scuola: non ce n’è uno o una che non lo dica al proprio figlio, che annaspa dietro all’adulto, tentando di tenere il passo.

E più diciamo loro di sbrigarsi, più si sentono inadeguati e colpevoli della loro lentezza. Quasi un peso per i genitori. Viceversa, possono attuare situazioni opposte e rallentare di proposito.

Nella realtà i bambini non hanno lo stesso senso del tempo degli adulti: il ritardo, la puntualità, è un concetto non ancora loro, sta invece ai genitori adeguarsi ai loro tempi, e cercare di calibrare le scadenze seguendo i ritmi dei più piccoli. E se allora bisogna dire “Sbrigati” in continuazione, vale la pena prepararsi con 10 minuti d’anticipo, per evitare l’ansia in tutta la famiglia

2. Lo faccio io, tu non sai farlo

Con una frase del genere generiamo nel bambino la perdita di iniziativa. Si sentiranno incapaci e goffi, e non avranno più fiducia nelle loro azioni e nel futuro.

Proprio per evitare di innescare meccanismi del genere, lasciate che i bambini facciano, anche se non faranno come voi, purchè si invogli la loro iniziativa e la loro autostima.

3. Come sei lento (o disordinato, noioso…)

Le frasi possono essere molteplici, a seconda dell’aggettivo che segue, ma il significato sarà sempre lo stesso: “se mamma (o papà) dice che sono così allora lo sono davvero”. Questo è il pensiero che si concentrerà nella mente del bambino, e sarà maggiore tanto quante più volte ascolterà queste parole.

Mutate piuttosto queste frasi leggermente, e vedrete che il significato cambierà totalmente: “Cerca di essere più ordinato” ha un altro impatto.

4. Smettila subito.


Se un adulto ricevesse un imperativo simile sicuramente si sentirebbe offeso, o risponderebbe per le rime. Con un rimprovero del genere i bambini si sentono privati dei loro diritti, impotenti, la reazione, a seconda delle età potrebbe portare a una protesta, fino ad una chiusura, nel caso di un adolescente.

5. Devi capire che…

Questa frase preclude ad un lungo e noioso discorso! Una frase del genere potrebbe scoraggiare i bambini che sono all’ascolto, dando loro quasi una giustificazione a non prestare attenzione a ciò che si dirà nell’immediato.

Oltretutto quando un bambino è arrabbiato o deluso la spiegazione serve a poco, un insegnamento può non essere recepito.

6. Fai quello che vuoi basta che smetti di piangere (o di lamentarti)

Se un genitore ha detto no ad un capriccio del figlio, dire una frase del genere, magari proprio da parte dell’altro, può dare al bambino la sensazione che con il pianto e l’isterismo può ottenere ciò che vuole.

Evitate allora di cedere alle loro lamentele, il no deve essere no, semmai cercate di mediare prima del divieto, invece di dare poi la sensazione che quella parola non venga rispettata.

7. Non si comporta così un bambino (o una bambina)

Se un genitore vede il proprio figlio comportarsi in modo secondo lui non appropriato, in nessun caso deve dare una risposta simile. Generare certi stereotipi nei bambini potrebbe scatenare complessi o fissazioni contrarie, sempre e comunque negative. Alcune convinzioni poi, come giocare con le bambole per i maschietti, o fare lavori femminili, sono anche datate e anacronistiche, piuttosto aiutate i vostri figli a trovare le loro inclinazioni.

8. Ti faccio pentire se lo fai un’altra volta.

Mai utilizzare le minacce con i bambini. Soprattutto è importante che i bambini sappiano subito cosa aspettarsi se non obbediscono o fanno qualcosa che non va, “la prossima volta” potrebbe non essere incisivo

9. Non ti offendere per una sciocchezza.

Inutile dire che quello che per un genitore è una stupidaggine, per un bambino è una cosa di fondamentale importanza. Se un figlio viene dal genitore in lacrime perché si è rotto il braccio ad un robot non ditegli “Non piangere per stupidaggini simili”, quel robot era un personaggio fondamentale del suo microcosmo. Se vi dimostrate sprezzanti farete loro perdere la fiducia che ripongono in voi, perché non sarete in grado di ascoltarli e consolarli. Cercate invece di mostrarvi partecipi per la loro pena e consolatelo con frasi significative.

10. Non ho i soldi per comprare questo

Se un bambino riceve una spiegazione simile a una sua richiesta penserà automaticamente che quando avremo i soldi potremo comprare qualsiasi cosa. Molto meglio allora dare una spiegazione razionale e più reale al diniego della richiesta: se si tratta di cibo si può dire che ci sono cose che fanno male, se il bimbo chiede un gioco si può giustificare la risposta negativa spiegando che uno simile ce l’ha già a casa.

Anche se un bambino non riuscirà realmente a capire il motivo, è bene cominciarlo ad abituare che non è possibile comperare tutto quello che si desidera.

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sabato 8 giugno 2013

Turismo sessuale, italiani al primo posto



Il turismo sessuale è il terzo traffico illegale per ordine d’importanza, dopo droga e armi, a tal punto da essere un fenomeno di rilevanza mondiale (Terre des Hommes e ECPAT, End Child Prostitution Pornography and Trafficking). Il turismo sessuale viene definito come l’insieme di “viaggi organizzati dagli operatori del settore turistico, o da esterni che usano le proprie strutture e reti, con l'intento primario di far intraprendere al turista una relazione sessuale a sfondo commerciale con i residenti del luogo di destinazione” (Organizzazione Mondiale del Turismo). Questo tipo di turismo ha conseguenze sociali e culturali sia per i Paesi d'origine sia per quelli di destinazione, particolarmente in quelle situazioni ove si sfruttano le diseguaglianze di sesso, età, condizione sociale e economica delle popolazioni delle mete turistiche.

- Sono così piccole da non raggiungere in altezza l’anca dei predatori che se le vanno a comprare nei bordelli, e poi le stuprano, e prima trattano il prezzo parlando quasi sempre lingue occidentali, e 80.000 volte all’anno in media la lingua è l’italiano. Sono così leggere che a prenderle in braccio pesano poco più di un bebè. Sono così truccate che sembrano bimbe a Carnevale. Sono così sottili che, se non fossero coperte di stracci succinti e colorati, indosserebbero le taglie più piccole degli abitini per bimbi occidentali. Le stuprano, tra gli altri, certi italiani che a casa sembrano gente qualunque, gente a posto. Che mai e poi mai potreste riconoscerli dal modo di fare, dalla morfologia.

Figli, mariti, padri, lavoratori. E poi un aereo. E poi in vacanza al Sud del mondo. E poi diventano il demonio. Italiani, tra quelli che ”consumano” di più a Santo Domingo, in Colombia, in Brasile. Italiani, i primi pedofili del Kenya. Attivissimi, nell’olocausto che travolge 15.000 creature, il 30 per cento di tutte le bambine che vivono tra Malindi, Bombasa, Kalifi e Diani. Piccole schiave del sesso per turisti. In vendita a orario continuato, per mano, talvolta, dai loro genitori. In genere hanno tra i 14 e i 12 anni. Ma possono averne anche 9, anche 7, anche 5. Minuscoli bottini per turisti. Burattini di carne da manipolare a piacimento. Foto e filmati da portare a casa come souvenir. Costa quanto una buona cena o un’escursione. Puoi fare anche un pacchetto all inclusive: alloggio, vitto, viaggio, drink, preservativi e ragazze per un tot. Puoi cercare nei forum in Rete le occasioni, ci sono i siti apposta. Puoi scegliere tra ”20 mixt age prostitutes”, dalla prima infanzia in su. Puoi avere anche le vergini, mille euro in più. E poi torni da mamma, dai figli, dalla moglie, in ufficio. E poi bentornato, e quello che è successo chi lo sa? L’allarme è dell’Ecpat, l’organizzazione che in 70 Paesi del mondo lotta da sempre contro lo sfruttamento sessuale dei bambini: sono sempre di più, i vacanzieri che vanno a caccia di cuccioli umani nei Paesi dove, per non morire di fame, si accetta ogni tortura. Sono un terzo dei tre milioni di turisti sessuali in tutto il mondo. Sempre più giovani, tra i 20 e i 40 anni. Sempre più depravati per scelta, e non per malattia. Solo il 5 per cento di loro, infatti, è un caso patologico. Gli altri, informa l’Ecpat, lo fanno per provare un’emozione nuova, in modo occasionale (60%), oppure abituale (35%).

I MONDIALI DI CALCIO E il demonio si sta mobilitando in Brasile, per rifornire il mercato, sebbene i bimbi sfruttati siano già 50.000. L’impennata arriverà coi Mondiali di calcio del 2014. «La settimana prossima ci incontreremo a Varsavia -racconta Marco Scarpati, direttore di Ecpat Italia- per pianificare, assieme alle Polizie di tutto il mondo, qualcosa che impedisca una replica, in Brasile, di quanto avvenne in Ucraina nel 2010 e in Sudafrica nel 2012: il racket trasportò bambini da tutti i territori circostanti, per accontentare la richiesta. Purtroppo tutto questo accade sempre, in occasione di eventi sportivi. E i controlli sono spesso labili, insufficienti, inefficaci». Ecco perché domenica, al grido Un altro viaggio è possibile, una marcia ciclistica lungo le strade di 29 città, organizzata dall’Ecpat e dalla Fiab, porterà in giro l’indignazione contro lo sfruttamento sessuale dei bambini. Pedalando, si segnalerà che questa è un’emergenza. Che un milione e duecentomila bimbi sono sfruttati nel sesso, nell’accattonaggio, nei lavori forzati. Stime ufficiali, queste. Quelle ufficiose propongono ben altri conti: solo i piccoli schiavi del sesso sarebbero almeno due milioni. Ognuno di loro frutterebbe 67.200 dollari all’anno. Per il racket, il budget complessivo supererebbe i trenta milioni di dollari all’anno.



La normativa sul turismo sessuale


L’Italia è uno dei Paesi all’avanguardia in Europa in tema di disposizioni contro l’abusoe lo sfruttamento sessuale dei minori. Questo grazie a una serie di interventi legislativi che hanno sostanzialmente modificato e migliorato il quadro normativo di riferimento in materia, con l’obiettivo di tutelare l’integrità psico-fisica dei minori, i quali, in ragione della loro vulnerabilità, sono più esposti ai pericoli di aggressione e sfruttamento a scopo sessuale. La preoccupazione maggiore, pertanto, è stata di disporre adeguate sanzioni nei confronti di chi, con il suo comportamento, comprometta il diritto del bambino e dell’adolescente ad un armonico sviluppo della personalità.
Nell’ordinamento giuridico italiano vari interventi normativi nel corso degli anni hanno introdotto una disciplina specifica per la tutela del bambino e dell’adolescente rispetto al fenomeno della violenza e dello sfruttamento sessuale.
Legge n. 66/96. Il primo riferimento fondamentale è la legge n. 66/96 recante “Norme contro la violenza sessuale”, ricomprendendo nell’art. 609 bis del codice penale i diversi tipi di atti sessuali.
Nell’ipotesi in cui gli atti sessuali siano rivolti ad un soggetto che non abbia compiuto i 14 anni, la violenza sessuale è presunta, in quanto si presuppone che un bambino di tale età non sia in grado di esprimere il proprio consenso all’eventuale atto sessuale. 
Legge n. 269/98. Successivamente, la legge n. 269/98 contro lo "Sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù" ha introdotto molte novità, tra cui la punibilità in patria dei cittadini italiani che commettano crimini sessuali contro i minori all’estero, anche qualora il fatto sia stato commesso in concorso con uno straniero (art. 604 del codice penale). Il legislatore, attraverso l’introduzione della extraterritorialità, ha voluto consentire all’Autorità Giudiziaria italiana di perseguire e punire più efficacemente anche le condotte criminose compiute fuori dal territorio del nostro Paese.
La legge ha inoltre inserito nel nostro ordinamento penale la punibilità delle iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, per cui chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danno di minori, o comunque comprendenti tale attività, è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con il pagamento di una multa (art. 600 quinquies del codice penale). La legge impone, pertanto, ai tour operator di inserire in maniera evidente nei materiali propagandistici, nei programmi, nei documenti di viaggio consegnati agli utenti, nonché nei propri cataloghi, l’avvertimento che la legge italiana punisce con la reclusione i reati di prostituzione e pornografia minorile, anche se commessi all’estero.
Legge n. 38/06. La legge n. 38/06 recante “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet” hainasprito le pene a carico degli autori, tra gli altri, del reato di prostituzione minorile, elevando da sedici a diciotto anni la soglia di età del minore con il quale è fatto divieto compiere un atto sessuale in cambio di denaro o di altra utilità economica. La legge ha inoltre introdotto per il “cliente” un aumento di pena se il minore ha meno di sedici anni e ha eliminato l’alternatività tra pene detentive e pene pecuniarie (il testo precedente prevedeva infatti come pena la detenzione o una multa). La legge ha infine istituito il Centro Nazionale per il Contrasto alla pedopornografia sulla Rete Internet e l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e pornografia minorile.
Nel più ampio panorama europeo e internazionale, particolarmente importante è la Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, nota come Convenzione di Lanzarote – ratificata dall’Italia con legge 1 ottobre 2012, n. 172 - la quale sottolinea l’attenzione internazionale nei confronti, tra gli altri, del reato di turismo sessuale. Sulla scia della Convenzione di Lanzarote, anche la nuova Direttiva Europea 2011/93/UE del 13 dicembre 2011 ha previsto il reato di turismo sessuale a danno di minori, disponendo che le autorità nazionali degli Stati membri possano perseguire i propri cittadini che abusano di minori all’estero e organizzano viaggi a tale scopo. Per contrastare gli abusi sessuali commessi durante i viaggi all'estero, la nuova Direttiva introduce anche il divieto di pubblicizzare occasioni di viaggio che possano indurre a commettere abusi sessuali su minori.
Un altro importante testo normativo è il Codice Mondiale di Etica del Turismo, adottato nel 1999 con la Risoluzione dell'Assemblea Generale dell'Organizzazione Mondiale del Turismo di Santiago del Cile, facendo seguito alla già precedente Risoluzione sulla prevenzione del Turismo Sessuale Organizzato (Il Cairo, 22 ottobre 1995) e allaDichiarazione di Stoccolma contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini per fini commerciali (28 agosto 1996). Il Codice Mondiale ha come obiettivi la promozione di unturismo responsabile, sostenibile e accessibile a tutti; la tutela, conformemente al diritto internazionale, dei minori da ogni forma di sfruttamento sessuale e il contrasto dello stesso, in quanto negazione stessa del concetto di turismo.

http://www.osservatoriopedofilia.gov.it/dpo/it/turismo_sessuale.wp;jsessionid=CEE549662575282D92E5C180146A3EA2.dpo1
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domenica 13 maggio 2012

pillole contro l’impotenza



Corea: bloccate pillole contenenti resti di bambini

Bloccate alla dogana della Corea pillole contenenti polvere di provenienza umana. Da agosto scorso sono state bloccate circa 17 mila capsule provenienti dalla Cina. Le pillole sarebbero utilizzate per combattere l'impotenza.



Sequestrate in Sud Corea migliaia di pillole contenenti polvere di provenienza umana. I media sudcoreani riferiscono che  la prima confisca di questo tipo di pillole, che dovrebbero combattere l’impotenza e migliorare le prestazioni sessuali, è avvenuta nell’agosto scorso. Da allora circa 17 mila capsule provenienti dalla Cina sono state bloccate: secondo gli agenti della dogana circa 35 tentativi di contrabbando delle pillole sono stati scoperti nel giro dell’ultimo anno.

Le pillole contenenti “resti” di provenienza umana vengono probabilmente prodotte in fabbriche cinesi situate nelle zone di Yanji, Qingdao e Tianjin.
Dalle analisi condotte sulle polveri si è determinata la provenienza umana: le capsule, come riportato dal San Francisco Times, contengono carne disidratata di feti o bambini al 99,7%.

I resti dei piccoli corpi sono stati conservati in frigoriferi e poi posti in microonde medicali. Una volta asciugata la pelle è trasformata in polvere e posta in capsule con erbe e altri ingredienti. Nonostante i diversi trattamenti a cui sono stati sottoposte le polveri i ricercatori hanno ricavato il DNA dei bambini da cui è stata presa la sostanza organica e ne hanno determinato il sesso. L’ipotesi dei giornalisti coreani è che gli ospedali cinesi abbiano rivenduto feti abortiti e bambini morti alle compagnie farmaceutiche che li hanno poi utilizzati per preparare le pillole incriminate.

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venerdì 18 marzo 2011

Poesia per il papà , FESTA DEL PAPA'

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FESTA DEL PAPA'




Poesia per il papà.


Bambini potete imparare a memoria questa poesia aiutati dalla mamma, dai nonni o dagli zii e recitarla il giorno della festa del papà: sarà sicuramente molto contento di sentire recitata da voi una poesia dedicata solo a lui!

"SE SEI ARRABBIATO..."
 
Se sei arrabbiato
perché nel traffico ti sei stancato,
caro papà riprendi fiato:
il mondo è bello ma un po' affollato.

Caro papà se sei un po' teso
ed il lavoro ti sembra un peso,
tu pensa sempre: sei nel mio cuore,
ti voglio bene a tutte le ore.



Ecco una simpatica poesia per il nostro papà da scrivere dentro ad un cartoncino a forma di auto, aprendo lo sportello il papà potrà leggere la poesia a lui dedicata.




Poesia:
Senti caro papà non sai ancora la novità
te lo dico in un momento
con il cuore tutto contento
oggi ho letto sul giornale
 a carattere cubitale
E' LA FESTA DEL PAPA'
A TE BACI IN QUANTITA'.

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venerdì 24 dicembre 2010

Donne e bambini di Gaza disegnano il loro trauma


Imemc. I lavori artistici di centinaia di donne, bambini e ragazzi profughi nella Striscia di Gaza sono stati esposti in una mostra organizzata in questi giorni nella città assediata: lo riporta il quotidiano spagnolo El País.
Dal titolo “Se sei felice, fai schioccare le dita”, la mostra esibisce ritratti, murales e un “Albero dei sogni” dipinti da 300 profughi dei campi di Beit Hanun, Jabaliya, Nusayrat e Rafah.
L'iniziativa è stata guidata dall'Ong catalana Creart, in collaborazione con la basca Mundubat e la spagnola Solidaridad internacional. Con i lavori artistici, gli organizzatori hanno cercato di aiutare i palestinesi colpiti dall'Operazione Piombo Fuso dell'inverno 2008-2009 ad esprimere i propri traumi in maniera creativa.
La guerra si lasciò alle spalle 1.400 morti fra i palestinesi, e difficili condizioni di vita per i sopravvissuti.
A questo proposito, sostiene Chené Gomez di Creart che i massacri di quei giorni e l'attuale embargo israeliano hanno intaccato profondamente la psiche della popolazione di Gaza, e in particolare quella dei minori. Di conseguenza, molti di loro “soffrono di problemi di concentrazione, ed è difficile far nascere un sorriso sui loro volti”.
Come ha spiegato Marta Mercadé, altro organizzatore della mostra, i laboratori facevano parte di un processo creativo che punta sia alla ricostruzione del tessuto sociale e dei legami spezzati durante la guerra, sia allo sviluppo di altre capacità che aiutino ad affrontare l'assedio economico, culturale ed umanitario.


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mercoledì 28 aprile 2010

Bambini che imitano gli adulti ...




Bambini che imitano gli adulti

Per i bambini imitare gli adulti è una forma di apprendimento e fa parte del processo naturale di crescita.


L'imitazione dei bambini è un comportamento che si può definire normale, e guai se non fosse così. E' proprio imitando i grandi che imparano a crescere, assorbendo tutto ciò che vedono fare sopratutto dalle figure di cui si fidano di più: mamma e papà. I primi tre anni di vita del bambino sono importanti per il suo sviluppo psico-fisico ed è per questo che occorre fare attenzione nei comportamenti, per non influire in modo negativo sul bambino.
Il bambino imita tutto, senza sapere il motivo, senza sapere esattamente il significato, così come ripete tutte le parole che sente, e lo fa anche questo senza capire cosa vogliano dire, per questo è utile non dire mai parolacce e parlare sempre in modo consono.

Imitare per poi affinare le informazioni apprese
Il bambino si può dire che imita in modo passivo, ma questa operazione non è passiva, anzi, questa caratteristica fa parte dell'apprendimento durante la prima infanzia.
Come dimostrerebbe un esperimento condotto dall'University of  Washington a Seattle, secondo cui a 14 mesi due bambini su tre, se vedono una donna spegnere l'interruttore della luce con la testa,  fanno la stessa cosa, benché sia più facile e naturale farlo con le mani. Il motivo è stato spiegato dagli esperti psicologici americani che sostengono come in una società complessa come quella umana, è meglio incamerare da piccoli il maggior numero maggiore possibile di informazioni senza comprenderne a tutti i costi la ragione, per poi elaborarle e metterle in discussione più tardi, apportando miglioramenti e modifiche.
Gli esperti dicono che non occorre insegnare ai bambini a cantare, ma di avvicinare i piccoli alla musica magari facendogli ascoltare delle canzoni. Lo stesso vale per la lettura, non occorre insegnare al bambino a leggere ma avvicinarlo alla lettura, sfogliando insieme i libri. Sono tutti stimoli che lo aiuteranno a crescere e a imitare.


Le imitazioni variano a secondo dell'età del bambino
  • I primi mesi il neonato copia le espressioni e il volto, imita la mamma perché è a stretto contatto con lei. Il neonato imparerà a sorridere perché la mamma gli sorriderà, imparerà poi i suoni e le diverse espressioni per comunicare.
  • A partire dai 9 mesi invece il bambino passa dalle percezioni ai volti delle persone. Ora comincia a capire quale atteggiamento fare a seconda del la situazione in cui si trova. 
  • All'anno di età  il bambino imita gli atteggiamenti dei genitori ma anche degli altri adulti che lo circondano. In questa fase il bambino assorbe di tutto senza difficoltà, non c'è bisogno di fargli vedere chissà cosa, perché impara tutto in modo naturale. 
  • Dai 3 ai 4 anni il bambino si trova nella fase delle domande, ne farà tante sopratutto per quelle che riguardano la sua identità. Sono molti utili a quest'età i laboratori teatrali che vengono proposti dall'asilo. 
  • Poi in età prescolare  il bambino si troverà nella fase dell'apprendimento volontario. E così, a scuola il bambino vorrà copiare dalla lavagna, vorrà praticare la stessa disciplina sportiva del suo amichetto del cuore. È giusto quindi seguire la sua volontà per stimolarlo il più possibile.

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