loading...
Visualizzazione post con etichetta separazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta separazione. Mostra tutti i post

giovedì 1 dicembre 2016

Psicologia del Divorzio e della Separazione


Il divorzio, è una delle esperienze più dolorose che una persona possa affrontare, come accettare l'abbandono della persona amata e quali sono le sue fasi.

Il divorzio è una delle esperienze più dolorose e laceranti che una persona possa sperimentare nel corso della propria esistenza, soprattutto quando la separazione non è stata desiderata ma viene subita. Accettare l’abbandono della persona amata richiede tempo (come minimo un anno) e un processo psicologico complesso di elaborazione della perdita che per certi versi è analogo a quello che avviene alla morte di una persona cara.

Chi e’ stato lasciato attraversa una specie di “tempesta emotiva” caratterizzata da fasi ben specifiche in cui si provano dei sentimenti molto intensi di rabbia, dolore, delusione e disorientamento.

Ciascuno vive la fine della relazione a modo suo: in alcuni predomina la componente depressiva, in altri la rabbia per l’abbandono subito e il bisogno di vendetta.

La fase di negazione

Nelle prime fasi della separazione, la negazione è l’aspetto predominante. Raramente la separazione avviene di comune accordo: di solito, quando la relazione finisce c’è un partner che prende l’iniziativa della rottura, cogliendo l’altro completamente di sorpresa.

Non è infrequente che chi è stato lasciato faccia commenti del tipo:” Avevamo un matrimonio felice e l’ultima cosa che mi sarei aspettato è che volesse divorziare” oppure “c’erano dei problemi ma non pensavo che fosse così infelice”.

Infatti, non sempre il coniuge che decide di porre fine al matrimonio ha il coraggio di esplicitare i suoi dubbi e la sua infelicità. In molti casi il partner che lascia, fino al giorno della rottura continua a comportarsi normalmente, senza lasciare trapelare esplicitamente la propria insoddisfazione.

Persino quando tutto procede “abitualmente”, partner che non ama più manda senza volerlo una serie di messaggi sotterranei di noia e di disinteresse che l’altro sembra incapace di cogliere. Ma anche quando il partner mostra in modo inequivocabile il suo disamore, il coniuge più innamorato nega anche l’evidenza. La ragione di tale cecità psicologica sta nel meccanismo della negazione, un meccanismo di difesa che ci permette di proteggerci dall’impatto di eventi traumatici , semplicemente negandoli.

Chi viene lasciato non riesce a credere che sia veramente finita, che l’altro lo voglia lasciare e che non lo ami più perciò continua a sperare in un improbabile ritorno di fiamma contro ogni logica e ogni evidenza.

Da quando mi hai lasciato, tutto mi è indifferente

Quando la negazione è particolarmente forte (e più intenso è il coinvolgimento emotivo più intensa è la negazione) si vive un temporaneo stato di indifferenza e apatia o addirittura di ottimismo ed euforia.

E’ il caso di quelle persone che sembrano affrontare il divorzio con perfetto aplomb e si mostrano subito pronto a voltare pagina, negando qualsiasi sofferenza. Al contrario di quello che può sembrare, questa reazione tradisce un profondo turbamento emotivo e può essere il preludio ad un tracollo psicologico successivo.

Adesso che tu mi lasci, mi crolla il mondo addosso

La maggior parte delle persone quando cominciano a rendersi conto che è finita e che il partner vuole veramente divorziare, sperimenta un’intensa sensazione di ansia e disorientamento. Tale incertezza deriva dal rendersi conto di dover affrontare, forse per la prima volta, il mondo da soli. Una relazione amorosa consolidata è un punto di riferimento importante e rappresenta in un certo senso una fonte di scurezza, proprio per questo quando una relazione significativa si conclude ci ha la sensazione che il proprio mondo vada in pezzi e ci si sente sperduti e vulnerabili.

I cambiamenti sono sempre faticosi, anche quando sono voluti e desiderati e chi subisce la separazione è costretto ad affrontare suo malgrado una serie di cambiamenti piccoli e grandi in tempi molto rapidi.

Nessuna meraviglia che in un periodo così stressante, la salute ne risenta (dopo una separazione non voluta la probabilità di ammalarsi aumenta vertiginosamente!).

Molte persone comincino ad accusare per la prima volta una serie di sintomi psicofisici quali insonnia persistente, disturbi alimentari, estremo nervosismo, disturbi psicosomatici, ecc. Altre persone nel tentativo di gestire l’ansia legata al radicale cambiamento di vita cercano di stordirsi con comportamenti compulsivi (spese eccessive, mangiare o bere troppo) o adottando uno stile di vita completamente diverso dal precedente: per esempio, il marito pantofolaio che esce ogni sera e fa le quattro del mattino o la moglie fedele che ha una serie di avventure di una notte.

Rimorsi e sensi di colpa

Non appena le questioni pratiche si sono sistemate e ci si ritrova a dover fare i conti con il letto vuoto, la casa silenziosa, e con tutti i cambiamenti che comporta la nuova vita da single, la maggioranza delle persone inizia a sperimentare una profonda sensazione di depressione.

La depressione deriva dal fatto che si comincia a renderci conto della perdita subita ma non si riesce (e non si vuole!) accettarla. Durante la fase depressiva, la persona che è stata lasciata si addossa tutta la responsabilità del fallimento del matrimonio e si macera nel rimorso e nel senso di colpa. In altre parole, continua a credere che se non avesse fatto certi errori, se avesse avuto un carattere diverso, sarebbe ancora felicemente sposata. Paradossalmente questi dubbi sono la prova dell’attaccamento verso l’ex e della buona volontà di far funzionare il matrimonio!

A volte, i rimorsi e i rimpianti vengono indotti dal ex partner: chi lascia, per sentire meno il peso del senso di colpa, si difende scaricando la responsabilità sulla persona viene lasciata.

Questa fase è molto delicata che richiederebbe una consulenza psicologica professionale, perché se non viene superata, si rischia di perdere completamente l’autostima. L’abbandono del partner viene vissuto come la prova della propria inadeguatezza personale. Dal punto di vista psicologico, il ritenersi completamente responsabili della fine della relazione ha un altro risvolto: inconsciamente crediamo che se tutto dipende da noi e se la relazione è fallita per colpa nostra, se ci impegniamo abbastanza la relazione 
potrà essere riportata in vita.

Purtroppo questo non si verifica quasi mai: infatti, nel momento in cui l’altro non vuole più stare nel rapporto (e non vuole neppure fare un tentativo per salvarlo) è evidente che non esiste piu’ una relazione.

In questo caso non c’è più una coppia ma solo una persona sola che si illude di far ancora parte di una coppia.

Una profonda rabbia

Dopo alcuni mesi o settimane di depressione, comincia ad insorgere verso l’ex partner un sentimento di rabbia: mentre prima ci si incolpava del fallimento della relazione, adesso tutti i torti vengono attribuiti al partner.

Chi e’ stato lasciato si percepisce come la vittima di una persona indegna che gli ha rovinato la vita. In questa fase è normale provare un sentimento di rancore intenso nei confronti del proprio ex, nutrire dei desideri di vendetta o avere delle fantasie aggressive. E’ una reazione normale e assolutamente necessaria del processo di guarigione psicologica, tuttavia se questi sentimenti non vengono elaborati in modo adeguato, si finisce per trascorrere tutta la vita sentendosi delle vittime e precludendosi la possibilità di amare di nuovo.

Una nuova rinascita

Dopo aver attraversato tutte le emozioni dolorose che l’elaborazione della separazione comporta, la persona che è stata lasciata si rende conto che la vita gli offre numerose prospettive al di là del matrimonio.

Inoltre, molte persone escono dal divorzio con una rinnovata autostima e con una maggiore consapevolezza delle proprie capacità proprio perché hanno dovuto cavarsela da sole e padroneggiare sfide che ritenevano di non essere in grado di affrontare. Tutte le esperienze negative offrono anche una possibilità di crescita e uno dei possibili doni che la fine del matrimonio comporta è quello di potersi riappropriare di aspetti della propria personalità che sono stati sacrificati nella vita di coppia.

Non sono poche le persone che si rendono conto di desiderare uno stile di vita molto diverso da quello che conducevano con il loro partner. Una tipica reazione che si prova dopo la fine di una relazione, è la consapevolezza di quanto di se stessi si è sacrificato nel matrimonio.

Infatti, spesso per tenere in piedi un rapporto, specialmente quando non funziona, si è costretti ad accantonare sogni, interessi, preferenze ed aspirazioni. Con la separazione successiva al divorzio, gradualmente si comincia a diventare consapevoli e a ricoprire aspetti della propria personalità che erano stati annullati nella coppia. Riprendere possesso di interessi e potenzialità dimenticate è sempre un momento entusiasmante : si ha l’impressione di vivere una seconda adolescenza e di poter fare delle scelte (anche in campo affettivo) più in sintonia con i bisogni profondi.

Tuttavia, se passano i mesi e si sta sempre male, se rabbia e tristezza diventano compagni delle nostre giornate, può essere utile intraprendere un percorso per ritrovare la serenità. A volte bastano pochi incontri per imparare a vedere le cose con una prospettiva diversa e aprirsi a nuove possibilità di vita.


.
COSA TI PORTA IL 2017 ?



loading...

venerdì 5 luglio 2013

Tradimento



Una cosa è certa, oggi si tradisce di più, ma è anche vero che se ne parla anche di più.
 Una volta gli uomini ne parlavano tra di loro per vantarsi, oggi anche le donne osano parlare della loro insoddisfazione o del loro amante con le loro amiche.
Per non parlare poi dei media o riviste famose che pubblicano i tradimenti in copertina delle varie star, invitando ancora di più la discussione sul tema.

Esiste comunque un’età particolare per il tradimento, è tra i 30 e 40 anni che troviamo la maggior parte delle coppie in evoluzione, cioè coppie dove il vivere insieme ha perso un po’ delle illusioni degli anni precedenti, in questo periodo infatti si da più credito alla carriera e al successo personale, è quindi in questa fascia di età che è facile trovare una percentuale significativa di tradimenti, ma passata questa età,
 generalmente la coppia ritrova l’unione.

Sembra che esista un momento topico all’interno di ogni unione, secondo uno studio condotto dal sessuologo W. Pasini, il 60% dei tradimenti viene smascherato dopo poco più di un anno dalle nozze.

Ma come mai il tradimento avviene proprio dopo questo lasso di tempo? Un’alta percentuale degli intervistati della ricerca di Pasini è convinta che finiti i primi mesi fatti di progetti e illusioni, si comincia a poggiare i piedi in terra e tale periodo coincide con l’esser anche più sensibili alle tentazioni e allo stesso tempo meno prudenti nel non lasciare indizi.

La lista dei segnali che guidano allo smascheramento dell’infedele è lunga e curiosamente differente tra uomini e donne. Sembra che gli uomini siano meno prudenti e lasciano troppe tracce in grado poi di smascherarli. Non è un caso che il classico regalo alla propria moglie (fiori o gioielli) fatto in modo del tutto inaspettato senza un motivo è ancor oggi un segnale che lascia intendere alla moglie che sotto sotto ci sia di qualcosa da farsi perdonare.

Resta comunque l’improvviso cambio di abitudini il segnale più palese, quello che fa scattare il livello di attenzione e i vari controlli da parte delle mogli: improvvisamente ci si lava e rado più del solito, ci si inscrive in palestra quando fino a qualche tempo prima si snobbava totalmente qualunque pratica sportiva oppure si intensificano le varie cene e riunioni di lavoro.

Secondo lo studio condotto da Pasini le donne sono più scaltre e meno scontate: il 29% dei mariti traditi, infatti, ha dichiarato di aver avuto i primi dubbi dopo il cambiamento delle performance sessuali delle proprie mogli. Si sono infatti resi conto o di una improvvisa disinibizione o al contrario di un improvviso calo di desiderio.

Al tradimento segue la separazione, un periodo in cui la conflittualità della coppia aumenta in modo esponenziale, ma la conflittualità non è del tutto negativa.

Tutti i rapporti umani interpersonali sono caratterizzati dalla presenza di conflitti e la coppia non fa eccezioni, spesso il problema non è la presenza del conflitto, ma l’incapacità di gestire lo stesso. Alcuni livelli di contrasto nella coppia sono da considerarsi del tutto normali, e quando ci si avvicina alla rottura di un rapporto si possono addirittura rivelare utili all’elaborazione del processo.

Non è raro trovare in tali occasioni fenomeni di pura cattiveria, dopotutto la cattiveria è un fenomeno quotidiano, fatto di tanti piccoli dispetti (W. Pasini, 1993).

Nel film di Jean-Loup Hubert “Le grand chemin”, quando il marito inizia ad ascoltare la partita di calcio,
la moglie si mette alla rumorosa macchina da cucire.

Quando il grado di conflitto diventa notevole può essere utile imparare ad abbassarne il livello attraverso alcune strategie di comunicazione; sono pochi i casi in cui non è possibile imparare le regole del litigo intelligente e sono limitate a quei casi in cui la rabbia e il conflitto sono strumentali a tenere il partner in posizione di sottomissione oppure a celare alcune forme di tradimento (W. Pasini, 2007).

Non è raro l’insorgere dei sensi di colpa, cioè il ritenersi responsabili del fallimento del proprio matrimonio. Dal punto di vista psicologico, il ritenersi responsabili della fine della relazione porta a far credere che se la causa è nostra, allora noi possiamo anche rovesciare la situazione, se ci impegniamo abbastanza la relazione potrà essere salvata, ma questo non si verifica quasi mai infatti, nel momento in cui l’altro non vuole più il rapporto e non fa neppure nulla per salvarlo, è evidente che la relazione non esiste più.

Resta solo l’illusione di un rapporto che può riprendere, ma di fatto è già morto.
 Dopo un po’ di tempo ecco insorgere la rabbia, se prima il senso di colpa poteva portare a pensare di essere la causa della separazione, ora tutte le colpe che si riescono
a trovare vengono attribuite all’ex partner.
 Ora non si è più in collera con se stessi, ora si è vittime ed è qui che inizia a farsi strada
 la depressione ed eventuali fantasie aggressive.

Se questo stato non viene elaborato è probabile che si finisca di trascorrere la vita
senza altre possibilità di amare nuovamente.

.
.

.
loading...

lunedì 18 giugno 2012

i papà vengono caricati del peso economico della separazione




 Crisi economica e (in)giustizia stanno devastando i papà italiani. È il New York a lanciare l’allarme su questa moderna forma di schiavitù: papà italiani espropriati dei propri affetti, dei propri averi, della propria casa da sentenze forti.

«MILANO — La crisi economica viene sentita gravemente da una nuova classe di persone: papà separati che finiscono in povertà sulle strade mentre cercano disperatamente di pagare mantenimenti.
In Italia, dove il fenomeno è forse più acuto, il fenomeno riflette una combinazione di crisi economica che incontra la lenta dissoluzione del sistema sociale e l’implosione della famiglia italiana.
Un volontario della Croce Rossa, Gianni Villa, porta cibo, vestiti e coperte una volta alla settimana alle legioni di senza casa di Milano “prima erano barboni, drogati, persone allo sbando… Oggi trovo persone qui per la crisi economica o per via dei loro problemi personali. Non vogliono dire di essere papà separati, perché non vogliono che la loro famiglia lo sappia”.
Franco, 56 anni, papà separato, ha lasciato la sua Puglia in cerca di lavoro, dovendo mantenere la moglie di 34 anni “in Puglia vivevo giorno per giorno… sto ancora mantenendo le figlie di 20 anni ma senza lavoro. Ho avuto fortuna a trovare un uomo che mi ha dato una coperta e mi ha insegnato come vivere per la strada”.
Le separazioni ed i divorzi sono cresciuti: 297 e 181 per 1000 matrimoni secondo l’ISTAT.
Nonostante che una legge del 2006 abbia sancito l’affido condiviso, i giudici italiani continuano ad affidare i figli alle madri, mentre i papà vengono caricati del peso economico della separazione.
Quando Umberto Vaghi divorziò, gli venne ordinato di pagare 2000€ al mese di mantenimenti, quando il suo stipendio era di 2200€ mensili: “sono stato attaccato dai tribunali italiani”.
In Italia, le opere di carità vedono che sempre più persone fra chi chiede un piatto di minestra ed un letto sono papà separati “Una triste realtà ma ben comprensibile, considerato che l’80% dei papà separati non possono vivere con quello che rimane del loro stipendio” dice la ricercatrice Saso.

Padre Moriggi, che gestisce un’opera di accoglienza dice “Questi uomini avevano un salario medio, ma gli rimangono solo lacrime da piangere una volta pagati i mantenimenti. Vengono da noi, ma si vergognano di vedere i loro bambini in queste strutture, e soffrono”.
Nelle grandi città come Milano, Roma e Torino gli amministratori stanno diventando consapevoli della crisi. Due anni fa la Provincia di Milano ha inaugurato una casa per papà separati. Il giardino accoglie le visite dei loro bambini. Ogni mese ciascun ospite paga 200€.
Fabio, 51 anni, ha vissuto qui da Gennaio, quando si è separato dalla moglie. Lo stipendio di Fabio, 1200€, basta appena a pagare il mantenimento, e quindi l’accoglienza è stata un sollievo.
Nonostante i tempi duri, rimane ottimista “Spero di trovare una casa da solo perché non posso rimanere qui per sempre”.»

 Testo completo originale da http://www.nytimes.com/2012/05/26/world/europe/in-italy-economy-and-law-leave-many-single-fathers-broke-and-homeless.html

-

 
.
 .
 .

-
loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post più popolari

Elenco blog Amici

Poni una Domanda e Clicca il bottone Bianco


CLICCA QUI SOTTO
.



Visualizzazioni totali