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venerdì 5 luglio 2013

Tradimento



Una cosa è certa, oggi si tradisce di più, ma è anche vero che se ne parla anche di più.
 Una volta gli uomini ne parlavano tra di loro per vantarsi, oggi anche le donne osano parlare della loro insoddisfazione o del loro amante con le loro amiche.
Per non parlare poi dei media o riviste famose che pubblicano i tradimenti in copertina delle varie star, invitando ancora di più la discussione sul tema.

Esiste comunque un’età particolare per il tradimento, è tra i 30 e 40 anni che troviamo la maggior parte delle coppie in evoluzione, cioè coppie dove il vivere insieme ha perso un po’ delle illusioni degli anni precedenti, in questo periodo infatti si da più credito alla carriera e al successo personale, è quindi in questa fascia di età che è facile trovare una percentuale significativa di tradimenti, ma passata questa età,
 generalmente la coppia ritrova l’unione.

Sembra che esista un momento topico all’interno di ogni unione, secondo uno studio condotto dal sessuologo W. Pasini, il 60% dei tradimenti viene smascherato dopo poco più di un anno dalle nozze.

Ma come mai il tradimento avviene proprio dopo questo lasso di tempo? Un’alta percentuale degli intervistati della ricerca di Pasini è convinta che finiti i primi mesi fatti di progetti e illusioni, si comincia a poggiare i piedi in terra e tale periodo coincide con l’esser anche più sensibili alle tentazioni e allo stesso tempo meno prudenti nel non lasciare indizi.

La lista dei segnali che guidano allo smascheramento dell’infedele è lunga e curiosamente differente tra uomini e donne. Sembra che gli uomini siano meno prudenti e lasciano troppe tracce in grado poi di smascherarli. Non è un caso che il classico regalo alla propria moglie (fiori o gioielli) fatto in modo del tutto inaspettato senza un motivo è ancor oggi un segnale che lascia intendere alla moglie che sotto sotto ci sia di qualcosa da farsi perdonare.

Resta comunque l’improvviso cambio di abitudini il segnale più palese, quello che fa scattare il livello di attenzione e i vari controlli da parte delle mogli: improvvisamente ci si lava e rado più del solito, ci si inscrive in palestra quando fino a qualche tempo prima si snobbava totalmente qualunque pratica sportiva oppure si intensificano le varie cene e riunioni di lavoro.

Secondo lo studio condotto da Pasini le donne sono più scaltre e meno scontate: il 29% dei mariti traditi, infatti, ha dichiarato di aver avuto i primi dubbi dopo il cambiamento delle performance sessuali delle proprie mogli. Si sono infatti resi conto o di una improvvisa disinibizione o al contrario di un improvviso calo di desiderio.

Al tradimento segue la separazione, un periodo in cui la conflittualità della coppia aumenta in modo esponenziale, ma la conflittualità non è del tutto negativa.

Tutti i rapporti umani interpersonali sono caratterizzati dalla presenza di conflitti e la coppia non fa eccezioni, spesso il problema non è la presenza del conflitto, ma l’incapacità di gestire lo stesso. Alcuni livelli di contrasto nella coppia sono da considerarsi del tutto normali, e quando ci si avvicina alla rottura di un rapporto si possono addirittura rivelare utili all’elaborazione del processo.

Non è raro trovare in tali occasioni fenomeni di pura cattiveria, dopotutto la cattiveria è un fenomeno quotidiano, fatto di tanti piccoli dispetti (W. Pasini, 1993).

Nel film di Jean-Loup Hubert “Le grand chemin”, quando il marito inizia ad ascoltare la partita di calcio,
la moglie si mette alla rumorosa macchina da cucire.

Quando il grado di conflitto diventa notevole può essere utile imparare ad abbassarne il livello attraverso alcune strategie di comunicazione; sono pochi i casi in cui non è possibile imparare le regole del litigo intelligente e sono limitate a quei casi in cui la rabbia e il conflitto sono strumentali a tenere il partner in posizione di sottomissione oppure a celare alcune forme di tradimento (W. Pasini, 2007).

Non è raro l’insorgere dei sensi di colpa, cioè il ritenersi responsabili del fallimento del proprio matrimonio. Dal punto di vista psicologico, il ritenersi responsabili della fine della relazione porta a far credere che se la causa è nostra, allora noi possiamo anche rovesciare la situazione, se ci impegniamo abbastanza la relazione potrà essere salvata, ma questo non si verifica quasi mai infatti, nel momento in cui l’altro non vuole più il rapporto e non fa neppure nulla per salvarlo, è evidente che la relazione non esiste più.

Resta solo l’illusione di un rapporto che può riprendere, ma di fatto è già morto.
 Dopo un po’ di tempo ecco insorgere la rabbia, se prima il senso di colpa poteva portare a pensare di essere la causa della separazione, ora tutte le colpe che si riescono
a trovare vengono attribuite all’ex partner.
 Ora non si è più in collera con se stessi, ora si è vittime ed è qui che inizia a farsi strada
 la depressione ed eventuali fantasie aggressive.

Se questo stato non viene elaborato è probabile che si finisca di trascorrere la vita
senza altre possibilità di amare nuovamente.

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mercoledì 4 gennaio 2012

Regali di Natale riciclati




Regali di Natale riciclati




Diciamoci la verità: chi non ha mai riciclato un regalo a Natale? Magari quel ciondolo che proprio non avremmo mai messo o l'ennesima cintura che non è proprio attinente ai nostri gusti. E se ad essere riciclati fossero poi regali poco graditi, come quelli degli/delle ex fidanzati/e?

Ebbene, sembra proprio che gli italiani non si facciano scrupoli: che sia dovuto all'effetto della crisi o semplicemente alla voglia di liberarsi di un oggetto che ci ricorda qualcosa di poco piacevole, sono molte le persone che a Natale decidono di riciclare volutamente i regali di ex fidanzati.
A dirlo è un'indagine svolta da un club per single, il quale ha rivelato che 6 italiani su 10 questo Natale hanno deciso di "donare" regali appartenenti al proprio passato sentimentale, indirizzandoli soprattutto a zii, cugini, colleghi (28%) e suoceri (22%). Per gli amici, invece, si ha un'attenzione tutta particolare, in special modo se si tratta di persone particolarmente care.

Forse può apparire strano, ma la maggior parte delle persone che si sono sbarazzate dei regali degli ex appartengono alla categoria femminile (parliamo del 72%), la quale ha regalato soprattutto libri, gioielli e vestiti non utilizzati. L'uomo, invece, ha pensato bene di riciclare sciarpe e cravatte.
Il dato più curioso è forse quello che indica fra i regali riciclati l'anello di fidanzamento o una cornice, dalla quale è stata opportunamente tolta la foto di coppia non più gradita.

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giovedì 12 agosto 2010

Rimpianto per l'ex



Quando finisce una storia spesso si prova rimpianto. Non importa quanto sia durato il rapporto o i motivi che hanno portato alla sua fine, perché in qualsiasi caso si prova spesso una forte nostalgia per la persona che non è più al nostro fianco e per i momenti felici passati. Se il rimpianto è fisiologico nei primi mesi, può trasformarsi in un blocco quando diventa in un pesante macigno che impedisce di cambiare vita e innamorarsi nuovamente.



Il rimpianto: una fase normale
Il rimpianto per la fine di una storia è un sentimento normale perché è necessario elaborare la fine della relazione come se fosse un lutto. Nei primi mesi della rottura è una fase del tutto fisiologica, provoca una forte nostalgia nei confronti del partner e tornano alla mento solo i momenti felici vissuti con la persona che non è più al nostro fianco. Per dare un senso alla rottura bisogna attraversare tre fasi:

  • La negazione: immediata alla fine della storia, in cui si nega ciò che è accaduto, soprattutto se si è stati lasciati. Si prova angoscia e ci si convince che non è tutto finito.
  • La rabbia: si è delusi dal partner per il dolore che ci sta facendo vivere e si provano sentimenti negativi.
  • L’accettazione: il momento in cui si comprendono le ragioni della rottura e gli aspetti positivi di quanto è avvenuto.
Nostalgia per qualcosa che non c’è più
Il rimpianto, come ogni sentimento, comprende una parte emotiva e una cognitiva, la ragione. Da un punto di vista emozionale il rimpianto assomiglia alla tristezza, che però viene fuori quando valutiamo un ricordo e pensiamo che una certa situazione, o sentimento, potevano essere vissuti in modo diverso.
Il rimpianto perciò è un pensiero legato al passato che indugia nella mente. Si tratta di un sentimento che può essere positivo se si tratta di una specie di nostalgia dal sapore dolce, il ricordo di qualcosa che però suscita tenerezza senza diventare ossessione. Ha, invece, una valenza negativa se si trasforma in pensiero ossessivo che occupa costantemente la mente; in questo caso la quotidianità viene disturbata da continui pensieri sul passato impedendo di vivere il presente.


Come salvaguardarsi
Dopo la fine di una storia l’aspetto più negativo è la rabbia; si tratta di un momento in cui si sfogano tutte le emozioni dal dolore, al rancore alla disperazione. In questo modo si impara a vedere i problemi che hanno causato la crisi e la rottura e si impara ad accettare la fine di un amore. Quando invece non si sfogano i sentimenti negativi, si rimane ancorati al passato e i rimpianti si fanno sempre più insistenti e si continua a rimuginare su ciò che è stato. Spesso alla base del rimpianto c’è la rabbia e la paura di soffrire; piuttosto che piangere e soffrire talvolta si preferisce negare l’evidenza evitando così di elaborare il rimpianto.

Cosa non fare
Il rischio nel momento in cui il rimpianto è ossessivo, è quello di voler riconquistare ad ogni costo l’ex amore. I ricordi di quello che è stato tendono a farci vedere solo gli aspetti positivi della relazione così che la mancanza dell’amato diventa insopportabile. Si tratta di un errore pericoloso perché non consente di mettere alle spalle il passato, imparando a guardare la storia anche con i problemi che generava le incompatibilità che hanno scaturito la fine della relazione. Ma è importante ricordare che si rimpiange ciò che si era, e con il passare del tempo si cambia e tornare insieme potrebbe solo peggiorare la nostra felicità.

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