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martedì 3 ottobre 2017

Cosa Piace al/la Tua/o Partner

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mercoledì 7 giugno 2017

Amore : Rete Neurale dei Legami di Coppia



I ricercatori della Emory University hanno fatto passi avanti nella comprensione 
del codice neurale che regola l’accoppiamento. 


Le vie che portano all’amore sembrano non essere infinite. È quello che emerge da uno studio condotto da un team di neuroscienziati della Emory University e pubblicato sulla rivista Nature, grazie al quale è stato scoperto un collegamento chiave tra due aree del cervello coinvolte nella formazione dei legami di coppia. Se può essere facile per gli esseri umani riconoscere le sensazioni associate alla vista del partner, non lo è altrettanto descrivere e conoscere quei meccanismi cerebrali che portano a tali sensazioni.

“Il modello animale utilizzato, cioè le femmine di arvicole delle praterie (Microtus ochrogaster), ha avuto un ruolo cruciale” racconta Elisabeth Amadei, co-autrice della ricerca “perché studiare le interazioni cerebrali che stimolano l’accoppiamento negli esseri umani è molto complicato”. In particolare, questi roditori sono monogami e tendono a mantenere per tutta la vita il legame con il loro partner. Studiandone i comportamenti e analizzando l’attivazione cerebrale, la ricerca ha dimostrato che la connessione fra due aree del cervello appartenenti al sistema cerebrale di ricompensa, la corteccia prefrontale e il nucleo accumbens, 
si attiva durante la formazione dei legami di coppia.

Inoltre, per capire se la comunicazione tra la corteccia prefrontale e il nucleo accumbens, oltre a manifestarsi durante l’accoppiamento, ne fosse anche una causa, i ricercatori sono ricorsi alla tecnica dell’optogenetica: aumentando con la luce la comunicazione tra le due aree cerebrali interessate, hanno dimostrato che le femmine di arvicola delle praterie mostravano più propensione all’accoppiamento con il proprio partner che con un altro maschio. “È davvero emozionante pensare che sia possibile influenzare i legami sociali” commenta Zack Johnson, co-autore della ricerca, “stimolando determinati circuiti cerebrali con un sistema controllabile da remoto”.

Sulla base di questi risultati, il team di neuroscienziati cercherà di capire se, in questi circuiti cerebrali, intervengono ormoni o neurotrasmettitori e in quale modalità: “il lavoro del nostro gruppo – conclude Robert Liu, professore associato al Dipartimento di Biologia della Emory University – si focalizza sulla comprensione dei meccanismi cerebrali che si attivano durante i comportamenti sociali, con l’obiettivo di intervenire in quei circuiti nervosi compromessi 
nelle malattie come l’autismo”.

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giovedì 1 dicembre 2016

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Psicologia del Divorzio e della Separazione


Il divorzio, è una delle esperienze più dolorose che una persona possa affrontare, come accettare l'abbandono della persona amata e quali sono le sue fasi.

Il divorzio è una delle esperienze più dolorose e laceranti che una persona possa sperimentare nel corso della propria esistenza, soprattutto quando la separazione non è stata desiderata ma viene subita. Accettare l’abbandono della persona amata richiede tempo (come minimo un anno) e un processo psicologico complesso di elaborazione della perdita che per certi versi è analogo a quello che avviene alla morte di una persona cara.

Chi e’ stato lasciato attraversa una specie di “tempesta emotiva” caratterizzata da fasi ben specifiche in cui si provano dei sentimenti molto intensi di rabbia, dolore, delusione e disorientamento.

Ciascuno vive la fine della relazione a modo suo: in alcuni predomina la componente depressiva, in altri la rabbia per l’abbandono subito e il bisogno di vendetta.

La fase di negazione

Nelle prime fasi della separazione, la negazione è l’aspetto predominante. Raramente la separazione avviene di comune accordo: di solito, quando la relazione finisce c’è un partner che prende l’iniziativa della rottura, cogliendo l’altro completamente di sorpresa.

Non è infrequente che chi è stato lasciato faccia commenti del tipo:” Avevamo un matrimonio felice e l’ultima cosa che mi sarei aspettato è che volesse divorziare” oppure “c’erano dei problemi ma non pensavo che fosse così infelice”.

Infatti, non sempre il coniuge che decide di porre fine al matrimonio ha il coraggio di esplicitare i suoi dubbi e la sua infelicità. In molti casi il partner che lascia, fino al giorno della rottura continua a comportarsi normalmente, senza lasciare trapelare esplicitamente la propria insoddisfazione.

Persino quando tutto procede “abitualmente”, partner che non ama più manda senza volerlo una serie di messaggi sotterranei di noia e di disinteresse che l’altro sembra incapace di cogliere. Ma anche quando il partner mostra in modo inequivocabile il suo disamore, il coniuge più innamorato nega anche l’evidenza. La ragione di tale cecità psicologica sta nel meccanismo della negazione, un meccanismo di difesa che ci permette di proteggerci dall’impatto di eventi traumatici , semplicemente negandoli.

Chi viene lasciato non riesce a credere che sia veramente finita, che l’altro lo voglia lasciare e che non lo ami più perciò continua a sperare in un improbabile ritorno di fiamma contro ogni logica e ogni evidenza.

Da quando mi hai lasciato, tutto mi è indifferente

Quando la negazione è particolarmente forte (e più intenso è il coinvolgimento emotivo più intensa è la negazione) si vive un temporaneo stato di indifferenza e apatia o addirittura di ottimismo ed euforia.

E’ il caso di quelle persone che sembrano affrontare il divorzio con perfetto aplomb e si mostrano subito pronto a voltare pagina, negando qualsiasi sofferenza. Al contrario di quello che può sembrare, questa reazione tradisce un profondo turbamento emotivo e può essere il preludio ad un tracollo psicologico successivo.

Adesso che tu mi lasci, mi crolla il mondo addosso

La maggior parte delle persone quando cominciano a rendersi conto che è finita e che il partner vuole veramente divorziare, sperimenta un’intensa sensazione di ansia e disorientamento. Tale incertezza deriva dal rendersi conto di dover affrontare, forse per la prima volta, il mondo da soli. Una relazione amorosa consolidata è un punto di riferimento importante e rappresenta in un certo senso una fonte di scurezza, proprio per questo quando una relazione significativa si conclude ci ha la sensazione che il proprio mondo vada in pezzi e ci si sente sperduti e vulnerabili.

I cambiamenti sono sempre faticosi, anche quando sono voluti e desiderati e chi subisce la separazione è costretto ad affrontare suo malgrado una serie di cambiamenti piccoli e grandi in tempi molto rapidi.

Nessuna meraviglia che in un periodo così stressante, la salute ne risenta (dopo una separazione non voluta la probabilità di ammalarsi aumenta vertiginosamente!).

Molte persone comincino ad accusare per la prima volta una serie di sintomi psicofisici quali insonnia persistente, disturbi alimentari, estremo nervosismo, disturbi psicosomatici, ecc. Altre persone nel tentativo di gestire l’ansia legata al radicale cambiamento di vita cercano di stordirsi con comportamenti compulsivi (spese eccessive, mangiare o bere troppo) o adottando uno stile di vita completamente diverso dal precedente: per esempio, il marito pantofolaio che esce ogni sera e fa le quattro del mattino o la moglie fedele che ha una serie di avventure di una notte.

Rimorsi e sensi di colpa

Non appena le questioni pratiche si sono sistemate e ci si ritrova a dover fare i conti con il letto vuoto, la casa silenziosa, e con tutti i cambiamenti che comporta la nuova vita da single, la maggioranza delle persone inizia a sperimentare una profonda sensazione di depressione.

La depressione deriva dal fatto che si comincia a renderci conto della perdita subita ma non si riesce (e non si vuole!) accettarla. Durante la fase depressiva, la persona che è stata lasciata si addossa tutta la responsabilità del fallimento del matrimonio e si macera nel rimorso e nel senso di colpa. In altre parole, continua a credere che se non avesse fatto certi errori, se avesse avuto un carattere diverso, sarebbe ancora felicemente sposata. Paradossalmente questi dubbi sono la prova dell’attaccamento verso l’ex e della buona volontà di far funzionare il matrimonio!

A volte, i rimorsi e i rimpianti vengono indotti dal ex partner: chi lascia, per sentire meno il peso del senso di colpa, si difende scaricando la responsabilità sulla persona viene lasciata.

Questa fase è molto delicata che richiederebbe una consulenza psicologica professionale, perché se non viene superata, si rischia di perdere completamente l’autostima. L’abbandono del partner viene vissuto come la prova della propria inadeguatezza personale. Dal punto di vista psicologico, il ritenersi completamente responsabili della fine della relazione ha un altro risvolto: inconsciamente crediamo che se tutto dipende da noi e se la relazione è fallita per colpa nostra, se ci impegniamo abbastanza la relazione 
potrà essere riportata in vita.

Purtroppo questo non si verifica quasi mai: infatti, nel momento in cui l’altro non vuole più stare nel rapporto (e non vuole neppure fare un tentativo per salvarlo) è evidente che non esiste piu’ una relazione.

In questo caso non c’è più una coppia ma solo una persona sola che si illude di far ancora parte di una coppia.

Una profonda rabbia

Dopo alcuni mesi o settimane di depressione, comincia ad insorgere verso l’ex partner un sentimento di rabbia: mentre prima ci si incolpava del fallimento della relazione, adesso tutti i torti vengono attribuiti al partner.

Chi e’ stato lasciato si percepisce come la vittima di una persona indegna che gli ha rovinato la vita. In questa fase è normale provare un sentimento di rancore intenso nei confronti del proprio ex, nutrire dei desideri di vendetta o avere delle fantasie aggressive. E’ una reazione normale e assolutamente necessaria del processo di guarigione psicologica, tuttavia se questi sentimenti non vengono elaborati in modo adeguato, si finisce per trascorrere tutta la vita sentendosi delle vittime e precludendosi la possibilità di amare di nuovo.

Una nuova rinascita

Dopo aver attraversato tutte le emozioni dolorose che l’elaborazione della separazione comporta, la persona che è stata lasciata si rende conto che la vita gli offre numerose prospettive al di là del matrimonio.

Inoltre, molte persone escono dal divorzio con una rinnovata autostima e con una maggiore consapevolezza delle proprie capacità proprio perché hanno dovuto cavarsela da sole e padroneggiare sfide che ritenevano di non essere in grado di affrontare. Tutte le esperienze negative offrono anche una possibilità di crescita e uno dei possibili doni che la fine del matrimonio comporta è quello di potersi riappropriare di aspetti della propria personalità che sono stati sacrificati nella vita di coppia.

Non sono poche le persone che si rendono conto di desiderare uno stile di vita molto diverso da quello che conducevano con il loro partner. Una tipica reazione che si prova dopo la fine di una relazione, è la consapevolezza di quanto di se stessi si è sacrificato nel matrimonio.

Infatti, spesso per tenere in piedi un rapporto, specialmente quando non funziona, si è costretti ad accantonare sogni, interessi, preferenze ed aspirazioni. Con la separazione successiva al divorzio, gradualmente si comincia a diventare consapevoli e a ricoprire aspetti della propria personalità che erano stati annullati nella coppia. Riprendere possesso di interessi e potenzialità dimenticate è sempre un momento entusiasmante : si ha l’impressione di vivere una seconda adolescenza e di poter fare delle scelte (anche in campo affettivo) più in sintonia con i bisogni profondi.

Tuttavia, se passano i mesi e si sta sempre male, se rabbia e tristezza diventano compagni delle nostre giornate, può essere utile intraprendere un percorso per ritrovare la serenità. A volte bastano pochi incontri per imparare a vedere le cose con una prospettiva diversa e aprirsi a nuove possibilità di vita.


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martedì 28 aprile 2009

Che differenza c’è tra amore e passione?



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Che differenza c’è tra amore e passione?

Passione -fuoco che brucia

Amore - fuoco che scalda





Passione - la vivi soprattutto in funzione di te stesso/a e del tuo benessere
Amore - lo vivi soprattutto in funzione dell’altro/a e del suo benessere

Passione - può esserci senza amore
Amore - non può esserci senza Passione

Passione - ti accompagna negli attimi in cui la vivi e in cui ne hai "bisogno", ma sono solo parentesi nell’arco di alcune giornate, poi si torna a pensare al "resto"
Amore - ti accompagna in ogni momento della giornata, anche quando non ci pensi: è lui che pensa a te...

Passione - In teoria sbiadisce nel tempo, quando il "giochino" non è più nuovo... In pratica se il "giochino" è bravo a non lasciarsi prendere, può durare anche tutta la vita ("Desideriamo sempre ciò che non possiamo ottenere"... non ricordo chi l’ha detto, ma aveva ragione!)
Amore - in teoria dovrebbe aumentare col tempo... in pratica... dipende!

Passione - con la razionalità si riesce a controllarla e a viverla negli "appositi spazi"
Amore - con la razionalità... non ha nulla a che vedere

Passione - Ti prende, ti seduce... e poi l’abbandoni (e il/la sedotto/a è abbandonato/a)
Amore - Ti prende, ti seduce... e ti accompagna... . Forse prima o poi abbandoni pure lui... ma almeno un pezzo di vita insieme si è fatto!

Passione - prende tutto il corpo evitando accuratamente il cuore
Amore - prende tutto!

Passione - quando non ci si conosce ma ci si sente comunque attratti come calamite l’uno verso l’altra
Amore - Nonostante ci si conosca si desidera ancora stare insieme

Passione - non sempre va spasso con la gelosia, e se è Passione "gelosa"... è gelosia dettata dall’ego (per la serie: "Come osi preferire me ad un/un’ altro/a?!?!") e non dal sentimento
Amore - è sempre a spasso con la gelosia, più o meno manifesta, ed ha la "brutta" abitudine di apporre il timbro "mio" su ciò che ama... (la paura della perdita è una brutta bestia!)

Passione - a volte basta una doccia fredda per sedarla
Amore - non basterebbe tutta l’acqua del mondo per farlo annegare

Passione - il tempo è suo nemico: "Tutto e subito altrimenti mi frana il terreno sotto i piedi!"
Amore - il tempo è suo amico: "Vediamo come va... "

Passione - i momenti ti bastano
Amore - i giorni non ti bastano

Passione - per viverla bisogna essere coraggiosi*
Amore - per viverlo bisogna essere temerari*

* Spesso si crede che coraggio e temerarietà siano la stessa cosa... Diciamo che il coraggioso è colui che accetta il rischio, ma solo se ben calcolato: si lancia, ma controlla mille volte il paracadute. Il temerario è colui che il rischio non lo vede neanche, non sa se ce la farà o meno... da incosciente qual è si lancia nel vuoto... e casomai a metà volo gli viene in mente: "Oddio, il paracadute!" Ma poi sorride di sé e pensa "Ma quanto è bello volare...

LEGGI ANCHE:

TUTTO SULLE ZONE EROGENE 
MASCHILI E FEMMINILI

http://cipiri8.blogspot.it/2012/07/zone-erogene-maschili-e-femminili.html

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