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venerdì 21 luglio 2017

Abbandono

Abbandono


La donna, supina, è distesa su un cuscino, 

con le ginocchia piegate. 

Il partner è seduto con le gambe sotto le sue cosce si piega in avanti per baciarle il ventre, 

poi solleva il bacino per penetrarla. 

L'uomo inizia a muoversi ritmicamente quando la donna è completamente abbandonata.






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giovedì 1 dicembre 2016

Psicologia del Divorzio e della Separazione


Il divorzio, è una delle esperienze più dolorose che una persona possa affrontare, come accettare l'abbandono della persona amata e quali sono le sue fasi.

Il divorzio è una delle esperienze più dolorose e laceranti che una persona possa sperimentare nel corso della propria esistenza, soprattutto quando la separazione non è stata desiderata ma viene subita. Accettare l’abbandono della persona amata richiede tempo (come minimo un anno) e un processo psicologico complesso di elaborazione della perdita che per certi versi è analogo a quello che avviene alla morte di una persona cara.

Chi e’ stato lasciato attraversa una specie di “tempesta emotiva” caratterizzata da fasi ben specifiche in cui si provano dei sentimenti molto intensi di rabbia, dolore, delusione e disorientamento.

Ciascuno vive la fine della relazione a modo suo: in alcuni predomina la componente depressiva, in altri la rabbia per l’abbandono subito e il bisogno di vendetta.

La fase di negazione

Nelle prime fasi della separazione, la negazione è l’aspetto predominante. Raramente la separazione avviene di comune accordo: di solito, quando la relazione finisce c’è un partner che prende l’iniziativa della rottura, cogliendo l’altro completamente di sorpresa.

Non è infrequente che chi è stato lasciato faccia commenti del tipo:” Avevamo un matrimonio felice e l’ultima cosa che mi sarei aspettato è che volesse divorziare” oppure “c’erano dei problemi ma non pensavo che fosse così infelice”.

Infatti, non sempre il coniuge che decide di porre fine al matrimonio ha il coraggio di esplicitare i suoi dubbi e la sua infelicità. In molti casi il partner che lascia, fino al giorno della rottura continua a comportarsi normalmente, senza lasciare trapelare esplicitamente la propria insoddisfazione.

Persino quando tutto procede “abitualmente”, partner che non ama più manda senza volerlo una serie di messaggi sotterranei di noia e di disinteresse che l’altro sembra incapace di cogliere. Ma anche quando il partner mostra in modo inequivocabile il suo disamore, il coniuge più innamorato nega anche l’evidenza. La ragione di tale cecità psicologica sta nel meccanismo della negazione, un meccanismo di difesa che ci permette di proteggerci dall’impatto di eventi traumatici , semplicemente negandoli.

Chi viene lasciato non riesce a credere che sia veramente finita, che l’altro lo voglia lasciare e che non lo ami più perciò continua a sperare in un improbabile ritorno di fiamma contro ogni logica e ogni evidenza.

Da quando mi hai lasciato, tutto mi è indifferente

Quando la negazione è particolarmente forte (e più intenso è il coinvolgimento emotivo più intensa è la negazione) si vive un temporaneo stato di indifferenza e apatia o addirittura di ottimismo ed euforia.

E’ il caso di quelle persone che sembrano affrontare il divorzio con perfetto aplomb e si mostrano subito pronto a voltare pagina, negando qualsiasi sofferenza. Al contrario di quello che può sembrare, questa reazione tradisce un profondo turbamento emotivo e può essere il preludio ad un tracollo psicologico successivo.

Adesso che tu mi lasci, mi crolla il mondo addosso

La maggior parte delle persone quando cominciano a rendersi conto che è finita e che il partner vuole veramente divorziare, sperimenta un’intensa sensazione di ansia e disorientamento. Tale incertezza deriva dal rendersi conto di dover affrontare, forse per la prima volta, il mondo da soli. Una relazione amorosa consolidata è un punto di riferimento importante e rappresenta in un certo senso una fonte di scurezza, proprio per questo quando una relazione significativa si conclude ci ha la sensazione che il proprio mondo vada in pezzi e ci si sente sperduti e vulnerabili.

I cambiamenti sono sempre faticosi, anche quando sono voluti e desiderati e chi subisce la separazione è costretto ad affrontare suo malgrado una serie di cambiamenti piccoli e grandi in tempi molto rapidi.

Nessuna meraviglia che in un periodo così stressante, la salute ne risenta (dopo una separazione non voluta la probabilità di ammalarsi aumenta vertiginosamente!).

Molte persone comincino ad accusare per la prima volta una serie di sintomi psicofisici quali insonnia persistente, disturbi alimentari, estremo nervosismo, disturbi psicosomatici, ecc. Altre persone nel tentativo di gestire l’ansia legata al radicale cambiamento di vita cercano di stordirsi con comportamenti compulsivi (spese eccessive, mangiare o bere troppo) o adottando uno stile di vita completamente diverso dal precedente: per esempio, il marito pantofolaio che esce ogni sera e fa le quattro del mattino o la moglie fedele che ha una serie di avventure di una notte.

Rimorsi e sensi di colpa

Non appena le questioni pratiche si sono sistemate e ci si ritrova a dover fare i conti con il letto vuoto, la casa silenziosa, e con tutti i cambiamenti che comporta la nuova vita da single, la maggioranza delle persone inizia a sperimentare una profonda sensazione di depressione.

La depressione deriva dal fatto che si comincia a renderci conto della perdita subita ma non si riesce (e non si vuole!) accettarla. Durante la fase depressiva, la persona che è stata lasciata si addossa tutta la responsabilità del fallimento del matrimonio e si macera nel rimorso e nel senso di colpa. In altre parole, continua a credere che se non avesse fatto certi errori, se avesse avuto un carattere diverso, sarebbe ancora felicemente sposata. Paradossalmente questi dubbi sono la prova dell’attaccamento verso l’ex e della buona volontà di far funzionare il matrimonio!

A volte, i rimorsi e i rimpianti vengono indotti dal ex partner: chi lascia, per sentire meno il peso del senso di colpa, si difende scaricando la responsabilità sulla persona viene lasciata.

Questa fase è molto delicata che richiederebbe una consulenza psicologica professionale, perché se non viene superata, si rischia di perdere completamente l’autostima. L’abbandono del partner viene vissuto come la prova della propria inadeguatezza personale. Dal punto di vista psicologico, il ritenersi completamente responsabili della fine della relazione ha un altro risvolto: inconsciamente crediamo che se tutto dipende da noi e se la relazione è fallita per colpa nostra, se ci impegniamo abbastanza la relazione 
potrà essere riportata in vita.

Purtroppo questo non si verifica quasi mai: infatti, nel momento in cui l’altro non vuole più stare nel rapporto (e non vuole neppure fare un tentativo per salvarlo) è evidente che non esiste piu’ una relazione.

In questo caso non c’è più una coppia ma solo una persona sola che si illude di far ancora parte di una coppia.

Una profonda rabbia

Dopo alcuni mesi o settimane di depressione, comincia ad insorgere verso l’ex partner un sentimento di rabbia: mentre prima ci si incolpava del fallimento della relazione, adesso tutti i torti vengono attribuiti al partner.

Chi e’ stato lasciato si percepisce come la vittima di una persona indegna che gli ha rovinato la vita. In questa fase è normale provare un sentimento di rancore intenso nei confronti del proprio ex, nutrire dei desideri di vendetta o avere delle fantasie aggressive. E’ una reazione normale e assolutamente necessaria del processo di guarigione psicologica, tuttavia se questi sentimenti non vengono elaborati in modo adeguato, si finisce per trascorrere tutta la vita sentendosi delle vittime e precludendosi la possibilità di amare di nuovo.

Una nuova rinascita

Dopo aver attraversato tutte le emozioni dolorose che l’elaborazione della separazione comporta, la persona che è stata lasciata si rende conto che la vita gli offre numerose prospettive al di là del matrimonio.

Inoltre, molte persone escono dal divorzio con una rinnovata autostima e con una maggiore consapevolezza delle proprie capacità proprio perché hanno dovuto cavarsela da sole e padroneggiare sfide che ritenevano di non essere in grado di affrontare. Tutte le esperienze negative offrono anche una possibilità di crescita e uno dei possibili doni che la fine del matrimonio comporta è quello di potersi riappropriare di aspetti della propria personalità che sono stati sacrificati nella vita di coppia.

Non sono poche le persone che si rendono conto di desiderare uno stile di vita molto diverso da quello che conducevano con il loro partner. Una tipica reazione che si prova dopo la fine di una relazione, è la consapevolezza di quanto di se stessi si è sacrificato nel matrimonio.

Infatti, spesso per tenere in piedi un rapporto, specialmente quando non funziona, si è costretti ad accantonare sogni, interessi, preferenze ed aspirazioni. Con la separazione successiva al divorzio, gradualmente si comincia a diventare consapevoli e a ricoprire aspetti della propria personalità che erano stati annullati nella coppia. Riprendere possesso di interessi e potenzialità dimenticate è sempre un momento entusiasmante : si ha l’impressione di vivere una seconda adolescenza e di poter fare delle scelte (anche in campo affettivo) più in sintonia con i bisogni profondi.

Tuttavia, se passano i mesi e si sta sempre male, se rabbia e tristezza diventano compagni delle nostre giornate, può essere utile intraprendere un percorso per ritrovare la serenità. A volte bastano pochi incontri per imparare a vedere le cose con una prospettiva diversa e aprirsi a nuove possibilità di vita.


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domenica 7 agosto 2011

Le origini della trappola dell'abbandono


Le origini della trappola dell'abbandono

Fondamentalmente chi soffre della trappola dell'abbandono è convinto di perdere le persone che ama e di rimanere per sempre senza legami affettivi. Qualunque sia l'evento temuto - che la persona cara possa morire, mandarvi via oppure lasciarvi, vivete sempre con l'idea che un giorno rimarrete soli. Vi aspettate di essere lasciati e pensate che ciò non avrà mai fine. Credete di non poter mai riavere la persona che avete perso. In cuor vostro sentite di essere destinati a vivere la vostra vita in completa solitudine.
La trappola dell'Abbandono suscita in voi un senso di disperazione nei confronti dell'amore. Siete convinti che, per quanto le cose sembrino andar bene, le vostre relazioni siano destinate al fallimento. (...) Desiderate stare sempre vicini ai vostri cari e vi arrabbiate o vi impaurite esageratamente di fronte alla possibilità di un qualsiasi tipo di separazione, per quanto breve essa possa essere. Soprattutto nelle relazioni sentimentali, vi sentite emotivamente dipendenti dal vostro partner e temete di perdere il legame di intimità. (...)
Una persona caratterizzata da questa trappola in modo grave reagisce persino alle separazioni più brevi provando gli stessi sentimenti di un bambino piccolo che è stato abbandonato. (...)

Le origini della trappola dell'abbandono
  1. Può darsi che abbiate una predisposizione biologica all'ansia di separazione, alla difficoltà di stare soli.
  2. Uno dei vostri genitori è morto o se n'è andato di casa quando eravate piccoli.
  3. Quando eravate bambini, vostra madre è stata ricoverata in ospedale o separata da voi per un periodo di tempo prolungato.
  4. Siete stati allevati da una serie di bambinaie o baby sitter, o in un istituto da figure materne sempre diverse, oppure siete stati mandati in collegio quando eravate molto piccoli.
  5. Vostra madre era una persona incostante. A causa, per esempio, di una depressione, di frequenti esplosioni di rabbia, di una dipendenza dell'alcol o per altre ragioni, spesso si disinteressava di voi.
  6. I vostri genitori hanno divorziato quando eravate piccoli oppure litigavano così spesso che voi temavate che la famiglia si sarebbe disgregata.
  7. Avete perso l'attenzione di un genitore in misura rilevante, per esempio per la nascita di un fratello o perchè il genitore in questione si è risposato.
  8. La vostra era una famiglia soffocante e iperprotettiva nei vostri confronti. Da bambini non avete mai imparato ad affrontare le difficoltà della vita.
La tendenza a compromettere relazioni soddisfacenti
Anche se scegliete un partner in grado di assicurarvi una relazione stabile, sono presenti alcune insidie da evitare. Esistono, infatti, comunque dei modi attraverso cui rinforzate la vostra trappola dell'abbandono.

  1. Evitate di instaurare relazioni basate su una reale intimità persino con un partner adatto, perchè temete di perderlo o di legarvi troppo a lui e di essere feriti.
  2. Vi preoccupate eccessivamente della possibilità che il vostro partner muoia o di perderlo in un altro modo, e di ciò che fareste in questo caso.
  3. Reagite in modo esagerato a ogni minima cosa che il vostro partner dice o fa, e interpretate tutto come un segnale della sua intenzione di lasciarvi.
  4. Siete eccessivamente gelosi e possessivi.
  5. Mostrate un attaccamento eccessivo al vostro partner. L'ossessione di tenerlo con voi occupa tutta la vostra vita.
  6. Non riuscite a stare lontano dal vostro partner, nemmeno per pochi giorni.
  7. Non siete mai pienamente convinti che il vostro partner rimarrà con voi.
  8. Vi arrabbiate e accusate il vostro partner di non essere fedele e leale.
  9. Talvolta vi chiudete in voi stessi, assumete un atteggiamento di distacco o lasciate solo il vostro partner per punirlo per avervi a sua volta lasciati soli.(...) Ogni volta che la vostra relazione sembra minacciata in un qualsiasi modo, avete una reazione emotiva molto forte. Può trattarsi di un qualunque evento che interrompe il "contatto" con il partner - una separazione temporanea, il fatto di citare qualcuno che accende la vostra gelosia, una discussione o un mutamento d'umore del vostro partner. (...)
Generalmente coloro che hanno la trappola dell'Abbandono non stanno bene da soli: senza la persona amata si sentiranno probabilmente ansiosi, depressi o isolati. (...)
Può darsi che il tentativo di distrarsi abbia successo, ma la sensazione di isolamento affettivo è sempre presente, in agguato nell'ombra, pronta a sommergerli. Per quasi tutte le persone con la trappola dell'Abbandono c'è un limite di tempo durante il quale riescono a distrarsi e oltre il quale non sono più in grado di farlo.
(...)
Il distacco è il modo in cui si contrattacca la trappola dell'Abbandono. Con il distacco si nega il bisogno di essere in rapporto con gli altri; è un'affermazione di sfida: "Non ho bisogno di te". Nel distacco è solitamente presente anche un pò di rabbia e desiderio di punire. Volete punire il vostro partner per essersi allontanato da voi, per non avervi dato ciò di cui avevate bisogno. Sebbene questo vi aiuti a far fronte alla sensazione di abbandono, c'è un prezzo da pagare: rinunciate ai vostri sentimenti, anestetizzate le vostre emozioni.

Una perdita reale, per esempio la rottura di una relazione, ha un effetto devastante su di voi; rappresenta una conferma della convinzione che, qualunque sia la persona a cui vi rivolgete, non riuscirete mai a creare un rapporto stabile. Potreste provare sentimenti ambivalenti nei confronti della possibilità di cominciare nuove relazioni. Una parte di voi desidera entrare in rapporto con l'altro, mentre l'altra prevede l'abbandono; una parte di voi desidera l'intimità, l'altra prova rabbia, solitamente prima che sia accaduto qualcosa che la giustifichi.
La relazione potrebbe essere appena agli inizi, e a volte vi sentite come se la persona amata fosse già andata via. (...)

Di seguito sono indicati i passi da intraprendere per uscire dalla trappola dell'abbandono:
  1. Cercate di comprendere l'abbandono che avete subito da bambini.
  2. Tenete "sotto osservazione" i vostri sentimenti di abbandono. Divenite consapevoli della vostra ipersensibilità alla perdita delle persone con le quali avete i rapporti più stretti, della vostra disperata paura di rimanere soli, del vostro bisogno di aggrapparvi agli altri.
  3. Riesaminate le vostre relazioni passate e individuate i modelli ricorrenti. Fate un elenco dei tranelli che portano all'abbandono.
  4. Evitate partner instabili, ambivalenti o poco desiderosi di impegnarsi seriamente in una relazione, anche se essi suscitano in voi una notevole attrazione.
  5. Quando trovate un partner che è stabile e desideroso di impegnarsi nella relazione, dategli fiducia. Convincetevi che ci sarà sempre per voi e non vi lascerà.
  6. Lasciate al vostro partner il suo spazio, non fatevi prendere dalla gelosia e non lasciatevi andare a reazioni eccessive in occasione di separazioni del tutto normali all'interno di un sano rapporto di coppia.

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