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venerdì 15 febbraio 2019

San Faustino: le origini della festa dei single


San Faustino: le origini della festa dei single



Se il 14 febbraio si festeggia San Valentino fra rose, cioccolatini e cene al lume di candela, il 15 febbraio non è da meno, con la piccola differenza che in questa data il romanticismo è off limits.

San Faustino è la festa dei single, di tutti i tipi di single: quelli in cerca della propria metà e quelli che di compagni o compagne non ne vogliono sapere proprio nulla.

Ognuno celebra il suo San Faustino un po’ come vuole ed è da tempo ormai che si può addirittura partecipare a delle feste organizzate in cui, magari, incontrare il futuro partner o se no, divertirsi solamente.

Ma quali sono le origini di questa festa dedicata ai non innamorati?
San Faustino di Sarezzo, in provincia di Brescia, è di origine medievale ed è tutt’ora una ricorrenza patronale della Valtrompia.
Secondo la tradizione San Faustino dava opportunità alle giovani fanciulle di incontrare il loro futuro “moroso”.

Una leggenda racconta che Faustino fosse il figlio di una famiglia molto ricca di origine pagana, motivo per il quale divenne immediatamente cavaliere. Affascinato dalla religione cristiana si fece battezzare e decise di predicare la parola del signore in tutta la zona che comprendeva Brescia e i paesi circostanti.

Faustino iniziò comunque ad essere perseguitato dagli altri nobili perché si rifiutò di fare sacrifici in onore degli dei. Questione che fece infuriare anche l’imperatore, il quale la prima ordinò di darlo in pasto ai leoni che, però, si sedettero ai suoi piedi invece di divorarlo. Il sovrano, sempre più infuriato, decise quindi di farlo bruciare vivo ma anche in questo caso Faustino la scampò perché le fiamme non lo investirono. 
Si racconta, infine, che dopo una serie di trasferimenti San Faustino fu ucciso il 15 febbraio.
Questo giorno è diventato la festa dei single perché il nome Faustino ha origini latine propiziatorie; non a caso, quindi, i “non accoppiati” 
che aspettano questa festa sperano nella fortuna di trovare l’anima gemella.

San Faustino: il protettore dei single, la storia del Santo e come festeggiare questo giorno.

Dopo San Valentino con le sue cene a lume di candela, i bigliettini e le frasi romantiche, i cioccolatini e una dosa abbondante di cuoricini e zucchero, anche in senso metaforico, chi non ama la festa degli innamorati o semplicemente è single si prende la sua rivincita il giorno seguente, il 15 febbraio, data in cui la Chiesa cattolica celebra San Faustino, eletto a furor di popolo patrono dei single.

Molti festeggiano in questa data, con viaggi o giornate / serate dedicate. Un po’ per esorcizzare San Valentino, un po’ per celebrare orgogliosamente il proprio status di single. Scopriamo insieme come è nata questa ricorrenza e cosa fare nel giorno di San Faustino. Il 15 febbraio quest’anno è venerdì, in molti partiranno per il weekend o si concederanno una serata speciale.

San Faustino: protettore dei single
San Faustino è il santo martire commemorato dalla Chiesa cattolica il 15 febbraio insieme a Giovita, anche lui martire ed entrambi patroni della città di Brescia.

Faustino e Giovita erano due nobili che vissero a Brescia nel II secolo, intrapresero la carriera militare e diventarono cavalieri, poi furono convertiti al cristianesimo dal vescovo della città Apollonio e subirono il martirio tra il 120 e il 134, per non aver voluto sacrificare agli dèi due giovani. Faustino e Giovita entrarono nella comunità dei primi cristiani bresciani e furono subito impegnati nell’attività di evangelizzazione. Come predicatori erano molto bravi, tanto che il vescovo nominò Faustino presbitero e Giovita diacono. Un’attività che tuttavia dava fastidio alle autorità imperiali romane, tanto che alcuni personaggi potenti della città invitarono il governatore della Rezia, Italico, ad eliminarli con il pretesto del mantenimento dell’ordine pubblico. A quell’epoca erano in corso le persecuzioni dei cristiani volute dall’imperatore Traiano, che tuttavia subirono una battuta d’arresto con la morte dell’imperatore.

Successivamente, divenuto imperatore Adriano, egli stesso ordinò al governatore Italico di perseguire Faustino e Giovita. I due cristiani si rifiutarono di compiere sacrifici agli dèi pagani e anche di fronte alla richiesta dell’imperatore Adriano rifiutarono di adorare il dio Sole. Un affronto che fu punito duramente. L’imperatore ordinò che fossero dati in pasto alle belve del circo, poi che fossero scorticati vivi e messi al rogo, ma nessuno di questi supplizi ebbe alcun effetto sui due cristiani, per effetto di un miracolo, che invece fece convertire molti spettatori accorsi ad assistere al martirio, tra cui la moglie del governatore Italico, Afra, in seguito anche lei martire cristiana.

I due predicatori cristiani Faustino e Giovita furono tenuti a lungo prigionieri nelle carceri di Milano, dove furono sottoposti ad atroci torture. Quindi, furono trasferiti a Roma per essere dati in pasto alle belve nel Colosseo, ma anche questa volta riuscirono a sopravvivere. Dopo numerosi tentativi di ucciderli, tutti andati a vuoto, Faustino e Giovita furono riportati a Brescia, dove il 15 febbraio furono decapitati. I loro corpi furono sepolti nel cimitero di San Latino e nello stesso luogo il vescovo Faustino fece in seguito edificare la chiesa di San Faustino ad Sanguinem.

Una lunga storia per spiegare chi era San Faustino, nell’iconografia cristiana rappresentato in veste militare romana, spesso con la spada in un pugno e la palma del martirio nell’altra, oppure in veste religiosa. Allo stesso modo viene raffigurato Giovita.

Il culto dei due santi si diffuse verso l’VIII secolo, insieme alla narrazione leggendaria e giografica della loro vita. I Longobardi diffusero la devozione per Faustino e Giovita in tutta l’Italia, in particolare a Viterbo. Poi, nel 1438 divennero i santi patroni di Brescia, in seguito ad un evento straordinario avvenuto durante i combattimenti che portarono i milanesi a condurre un assedio alla città di Brescia. Si racconta che i due santi apparvero sulle mura della città e aiutarono i bresciani a vincere i milanesi, respingendo le palle delle cannonate a mani nude. A Brescia i due santi si festeggiano il 15 febbraio, in questo giorno si svolgono numerose manifestazioni tradizionali, tra cui una famosa e storica fiera popolare.

Per quanto riguarda, invece, Faustino protettore dei single o delle persone nubili o celibi, questa è un’invenzione del XX secolo, non legata alla tradizione cristiana, piuttosto agli aspetti commerciali della precedente festa di San Valentino: non potendo i single celebrare la festa degli innamorati, con viaggi, cene ed eventi speciali, a loro viene dedicata la giornata successiva, il 15 febbraio appunto.

C’è chi ha spiegato l’origine della festa con il significato del nome di Faustino, che rappresenterebbe la fortuna: Faustino da Fausto, fortunato, e quindi propiziatore nella ricerca dell’anima gemella. Anche questa però è una speculazione. E più probabile che San Faustino sia diventato, suo malgrado, protettore dei single solo per il fatto di essere celebrato il giorno seguente a San Valentino, patrono degli innamorati, per dare, un po’ per par condicio, un po’ perché ogni scusa è buona – come spiega Famiglia Cristiana -, un’occasione di festa anche a chi il giorno prima non avrebbe avuto niente da festeggiare. Il nome di Faustino, poi, fa rima con San Valentino e anche per questo è stato scelto come suo contraltare, mentre di Giovita, non è stato preso in considerazione nonostante venga celebrato dalla Chiesa con Faustino, probabilmente per il nome oggi troppo desueto.

In ogni caso, sia che vogliate celebrare la festa cristiana sia che invece vogliate prendervi un giorno, una serata o un weekend per festeggiare la vostra condizione di single, le occasioni non mancano.

A Brescia potete partecipare alla fiera cittadina, che offre ben 600 bancarelle dove acquistare prodotti di ogni tipo e gustare le specialità gastronomiche offerte.

Poi ci sono tante iniziative dedicate ai single: le feste o serate speciali nei locali, i pacchetti nelle spa e centri benessere e i viaggi veri e propri per partire un weekend all’avventura e magari, chissà, incontrare l’anima gemella.



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lunedì 8 maggio 2017

Festa della Mamma




Origini della festa della Mamma

VIVA TUTTE LE MAMME DEL MONDO




Edoardo Bennato - Viva la mamma -

Ogni anno, la seconda domenica di maggio, si celebra la festa della mamma. Un’occasione per ringraziare la mamma per l’amore che dà ai suoi figli.
Tutto cominciò nel diciassettesimo secolo in Inghilterra quando venne istituito il Mothering Sunday. Ai figli che lavoravano lontano da casa venne dato, nella quarta domenica di Quaresima, un permesso speciale per rientrare a casa per festeggiare la mamma.
In Italia la festa della mamma venne celebrata per la prima volta nel 1957 ad Assisi. Da allora è diventata una vera tradizione, una ricorrenza che 'fa bene alla salute'.


La Festa della mamma nacque negli Stati Uniti e fu ufficializzata nel 1914 dal presidente americano Woodrow Wilson, con la delibera del Congresso di festeggiarla la seconda domenica di maggio come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri e speranza per la pace. Oggi la festa della mamma è una ricorrenza diffusa in tutto il mondo ma, a seconda dei Paesi, cade in date diverse.
In Italia viene festeggiata la seconda domenica di maggio, come negli Stati Uniti.

Di seguito le date in cui viene festeggiata la festa della mamma in alcuni Paesi:
seconda domenica di febbraio: Norvegia.
8 marzo: Bulgaria, Romania, Serbia, Slovenia.
quarta domenica di quaresima: Irlanda, Regno Unito.
21 marzo (primo giorno di primavera): Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Kuwait, Libano, Siria.
prima domenica di maggio: Lituania, Portogallo, Spagna, Ungheria.
8 maggio: Corea del Sud.
10 maggio: India, Messico, Pakistan.
seconda domenica di maggio: Italia, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Cuba, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Hong Kong, Giappone, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Perù, Filippine, Singapore, Sudafrica, Svizzera, Turchia, Stati Uniti, Venezuela.
26 maggio: Polonia.
ultima domenica di maggio: Francia, Haiti, Repubblica Dominicana, Svezia.
12 agosto: Thailandia.
ultima domenica di novembre: Russia.
22 dicembre: Indonesia.

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giovedì 2 marzo 2017

8 Marzo : Giornata Internazionale dell’Operaia



Donne in sciopero, dentro e fuori le mura domestiche

Sarà un gran giorno, l’8 marzo 2017. Sulla base dello slogan “Se la mia vita non vale, io sciopero” in ben 23 paesi, compreso il nostro, è indetto un “sciopero delle donne”. Uno sciopero che non è solo simbolico, ma reale. L’obiettivo è fermare tutto, bloccare il Paese.

In Italia e non solo. Di questo hanno parlato le duemila donne riunite in assemblea a Bologna, lo scorso weekend, convocate da non UnaDiMeno, il coordinamento di collettivi e organizzazioni che già il 26 novembre ha portato almeno 400.000 donne a manifestare a Roma contro la violenza maschile. Ma ci saranno ben 22 paesi in sciopero, l’8 marzo.

Tutto parte dall’Argentina, ultimi ad aderire gli Stati Uniti, sulla spinta della “Women’s March on Washington” del 26 gennaio scorso. Un appassionato confronto, a Bologna, sui temi della violenza contro le donne, si è preparato il piano-antiviolenza, e sui temi dello sciopero. Cosa vuol dire scioperare? Chi partecipa, come si indice?

E se va notato, ancora una volta, che l’informazione mainstream ha mancato un evento politico di prima grandezza – del resto anche la marcia statunitense è stata attivata dai social, non da tv e da carta stampata – sarebbe un peccato che la sottovalutazione mediatica trascinasse con sé anche una sottovalutazione politica. Cosa è questo sciopero? Come si mette in pratica?

Bisognerà ricordare che in Polonia, nel “black monday” del 3 ottobre 2016, nella loro azione contro la minaccia di una legge che vietasse del tutto l’aborto, le donne polacche dissero: se ci fermiamo noi si ferma tutto. Come è effettivamente è successo. Questo vuol dire sciopero delle donne, in un mondo in cui il lavoro si è completamente trasformato. Mettere tutti in condizione di guardare cosa è il lavoro, oggi. Chi più di una donna sa che il lavoro è precario, sfaccettato e spezzettato, e investe direttamente la vita? Chi può saperlo meglio di chi è stata obbligata da sempre al lavoro di cura, per di più gratuito?

C’erano molti uomini, perlopiù ragazzi ovviamente, all’assemblea. Alcuni provenienti dal mondo queer, perché lo sciopero è anche uno sciopero dai generi, dagli stereotipi e dai ruoli obbligati. Uno dei modi per metterlo in pratica sarà il kindergarten gestito dai compagni, un accudimento dei bambini già messo in pratica durante l’assemblea. Ma lo sciopero, è stato ripetuto in tanti interventi, è sospensione, astensione. Blocco delle attività. Di tutti i tipi.

Per esempio dall’insegnamento ma anche dal portare i bambini a scuola. Con l’attivazione di fondi di solidarietà, per permettere a tutte di scioperare. E qui sta il nodo centrale. Per astenersi dal lavoro, per chi lavora a contratto, occorre che lo sciopero sia indetto. Erano presenti molte sindacaliste, soprattutto Usb e Cobas, anche se non mancavano iscritte alle confederazioni, soprattutto Fiom.

C’è una forte pretesa di attenzione, da parte dell’assemblea, rivolta a tutte le sigle sindacali. Come è giusto, si tratta della più importante manifestazione politica sul lavoro prevista nei prossimi mesi. La scelta è stata di non mobilitarsi per una manifestazione nazionale. Si sciopererà insieme nelle città. Per bloccarle. Contro la violenza maschile, contro il neocapitalismo che di questa violenza è permeato, contro il dominio che entra nelle pieghe della vita quotidiana. In Italia contro il jobs act, contro la cancellazione dei diritti. Fondamentale è riconoscere che sono le donne a guidare la lotta per un lavoro diverso, oggi. L’esperienza diretta, nella propria vita, della violenza e dell’ingiustizia è forza viva, trascinante. Il coraggio è ascoltarla.
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La prima “Giornata della donna” fu celebrata ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio 1909, mentre in alcuni paesi europei si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911 su indicazione di Clara Zetkin. Le manifestazioni furono interrotte dallo scoppio della Prima guerra mondiale finché l’8 marzo 1917 nella capitale russa le donne guidarono un’imponente manifestazione per chiedere la fine del conflitto. In tal modo l’8 marzo del 1917 sancì l’inizio della Rivoluzione bolscevica in Russia. Per stabilire un giorno comune a tutte le nazioni, nel 1921 la Conferenza internazionale delle donne comuniste decise che l’8 marzo si celebrasse la
 “Giornata Internazionale dell’Operaia”


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Le Origini della Giornata

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sabato 8 marzo 2014

BLOG DI CIPIRI: Le Origini della Festa dell'8 Marzo

Le Origini della Festa dell'8 Marzo





Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica...
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domenica 7 agosto 2011

Le origini della trappola dell'abbandono


Le origini della trappola dell'abbandono

Fondamentalmente chi soffre della trappola dell'abbandono è convinto di perdere le persone che ama e di rimanere per sempre senza legami affettivi. Qualunque sia l'evento temuto - che la persona cara possa morire, mandarvi via oppure lasciarvi, vivete sempre con l'idea che un giorno rimarrete soli. Vi aspettate di essere lasciati e pensate che ciò non avrà mai fine. Credete di non poter mai riavere la persona che avete perso. In cuor vostro sentite di essere destinati a vivere la vostra vita in completa solitudine.
La trappola dell'Abbandono suscita in voi un senso di disperazione nei confronti dell'amore. Siete convinti che, per quanto le cose sembrino andar bene, le vostre relazioni siano destinate al fallimento. (...) Desiderate stare sempre vicini ai vostri cari e vi arrabbiate o vi impaurite esageratamente di fronte alla possibilità di un qualsiasi tipo di separazione, per quanto breve essa possa essere. Soprattutto nelle relazioni sentimentali, vi sentite emotivamente dipendenti dal vostro partner e temete di perdere il legame di intimità. (...)
Una persona caratterizzata da questa trappola in modo grave reagisce persino alle separazioni più brevi provando gli stessi sentimenti di un bambino piccolo che è stato abbandonato. (...)

Le origini della trappola dell'abbandono
  1. Può darsi che abbiate una predisposizione biologica all'ansia di separazione, alla difficoltà di stare soli.
  2. Uno dei vostri genitori è morto o se n'è andato di casa quando eravate piccoli.
  3. Quando eravate bambini, vostra madre è stata ricoverata in ospedale o separata da voi per un periodo di tempo prolungato.
  4. Siete stati allevati da una serie di bambinaie o baby sitter, o in un istituto da figure materne sempre diverse, oppure siete stati mandati in collegio quando eravate molto piccoli.
  5. Vostra madre era una persona incostante. A causa, per esempio, di una depressione, di frequenti esplosioni di rabbia, di una dipendenza dell'alcol o per altre ragioni, spesso si disinteressava di voi.
  6. I vostri genitori hanno divorziato quando eravate piccoli oppure litigavano così spesso che voi temavate che la famiglia si sarebbe disgregata.
  7. Avete perso l'attenzione di un genitore in misura rilevante, per esempio per la nascita di un fratello o perchè il genitore in questione si è risposato.
  8. La vostra era una famiglia soffocante e iperprotettiva nei vostri confronti. Da bambini non avete mai imparato ad affrontare le difficoltà della vita.
La tendenza a compromettere relazioni soddisfacenti
Anche se scegliete un partner in grado di assicurarvi una relazione stabile, sono presenti alcune insidie da evitare. Esistono, infatti, comunque dei modi attraverso cui rinforzate la vostra trappola dell'abbandono.

  1. Evitate di instaurare relazioni basate su una reale intimità persino con un partner adatto, perchè temete di perderlo o di legarvi troppo a lui e di essere feriti.
  2. Vi preoccupate eccessivamente della possibilità che il vostro partner muoia o di perderlo in un altro modo, e di ciò che fareste in questo caso.
  3. Reagite in modo esagerato a ogni minima cosa che il vostro partner dice o fa, e interpretate tutto come un segnale della sua intenzione di lasciarvi.
  4. Siete eccessivamente gelosi e possessivi.
  5. Mostrate un attaccamento eccessivo al vostro partner. L'ossessione di tenerlo con voi occupa tutta la vostra vita.
  6. Non riuscite a stare lontano dal vostro partner, nemmeno per pochi giorni.
  7. Non siete mai pienamente convinti che il vostro partner rimarrà con voi.
  8. Vi arrabbiate e accusate il vostro partner di non essere fedele e leale.
  9. Talvolta vi chiudete in voi stessi, assumete un atteggiamento di distacco o lasciate solo il vostro partner per punirlo per avervi a sua volta lasciati soli.(...) Ogni volta che la vostra relazione sembra minacciata in un qualsiasi modo, avete una reazione emotiva molto forte. Può trattarsi di un qualunque evento che interrompe il "contatto" con il partner - una separazione temporanea, il fatto di citare qualcuno che accende la vostra gelosia, una discussione o un mutamento d'umore del vostro partner. (...)
Generalmente coloro che hanno la trappola dell'Abbandono non stanno bene da soli: senza la persona amata si sentiranno probabilmente ansiosi, depressi o isolati. (...)
Può darsi che il tentativo di distrarsi abbia successo, ma la sensazione di isolamento affettivo è sempre presente, in agguato nell'ombra, pronta a sommergerli. Per quasi tutte le persone con la trappola dell'Abbandono c'è un limite di tempo durante il quale riescono a distrarsi e oltre il quale non sono più in grado di farlo.
(...)
Il distacco è il modo in cui si contrattacca la trappola dell'Abbandono. Con il distacco si nega il bisogno di essere in rapporto con gli altri; è un'affermazione di sfida: "Non ho bisogno di te". Nel distacco è solitamente presente anche un pò di rabbia e desiderio di punire. Volete punire il vostro partner per essersi allontanato da voi, per non avervi dato ciò di cui avevate bisogno. Sebbene questo vi aiuti a far fronte alla sensazione di abbandono, c'è un prezzo da pagare: rinunciate ai vostri sentimenti, anestetizzate le vostre emozioni.

Una perdita reale, per esempio la rottura di una relazione, ha un effetto devastante su di voi; rappresenta una conferma della convinzione che, qualunque sia la persona a cui vi rivolgete, non riuscirete mai a creare un rapporto stabile. Potreste provare sentimenti ambivalenti nei confronti della possibilità di cominciare nuove relazioni. Una parte di voi desidera entrare in rapporto con l'altro, mentre l'altra prevede l'abbandono; una parte di voi desidera l'intimità, l'altra prova rabbia, solitamente prima che sia accaduto qualcosa che la giustifichi.
La relazione potrebbe essere appena agli inizi, e a volte vi sentite come se la persona amata fosse già andata via. (...)

Di seguito sono indicati i passi da intraprendere per uscire dalla trappola dell'abbandono:
  1. Cercate di comprendere l'abbandono che avete subito da bambini.
  2. Tenete "sotto osservazione" i vostri sentimenti di abbandono. Divenite consapevoli della vostra ipersensibilità alla perdita delle persone con le quali avete i rapporti più stretti, della vostra disperata paura di rimanere soli, del vostro bisogno di aggrapparvi agli altri.
  3. Riesaminate le vostre relazioni passate e individuate i modelli ricorrenti. Fate un elenco dei tranelli che portano all'abbandono.
  4. Evitate partner instabili, ambivalenti o poco desiderosi di impegnarsi seriamente in una relazione, anche se essi suscitano in voi una notevole attrazione.
  5. Quando trovate un partner che è stabile e desideroso di impegnarsi nella relazione, dategli fiducia. Convincetevi che ci sarà sempre per voi e non vi lascerà.
  6. Lasciate al vostro partner il suo spazio, non fatevi prendere dalla gelosia e non lasciatevi andare a reazioni eccessive in occasione di separazioni del tutto normali all'interno di un sano rapporto di coppia.

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domenica 8 maggio 2011

Origini della festa della Mamma

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Origini della festa della Mamma

VIVA TUTTE LE MAMME DEL MONDO




Edoardo Bennato - Viva la mamma -

Ogni anno, la seconda domenica di maggio, si celebra la festa della mamma. Un’occasione per ringraziare la mamma per l’amore che dà ai suoi figli.
Tutto cominciò nel diciassettesimo secolo in Inghilterra quando venne istituito il Mothering Sunday. Ai figli che lavoravano lontano da casa venne dato, nella quarta domenica di Quaresima, un permesso speciale per rientrare a casa per festeggiare la mamma.
In Italia la festa della mamma venne celebrata per la prima volta nel 1957 ad Assisi. Da allora è diventata una vera tradizione, una ricorrenza che 'fa bene alla salute'.


La Festa della mamma nacque negli Stati Uniti e fu ufficializzata nel 1914 dal presidente americano Woodrow Wilson, con la delibera del Congresso di festeggiarla la seconda domenica di maggio come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri e speranza per la pace. Oggi la festa della mamma è una ricorrenza diffusa in tutto il mondo ma, a seconda dei Paesi, cade in date diverse.
In Italia viene festeggiata la seconda domenica di maggio, come negli Stati Uniti.

Di seguito le date in cui viene festeggiata la festa della mamma in alcuni Paesi:
seconda domenica di febbraio: Norvegia.
8 marzo: Bulgaria, Romania, Serbia, Slovenia.
quarta domenica di quaresima: Irlanda, Regno Unito.
21 marzo (primo giorno di primavera): Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Kuwait, Libano, Siria.
prima domenica di maggio: Lituania, Portogallo, Spagna, Ungheria.
8 maggio: Corea del Sud.
10 maggio: India, Messico, Pakistan.
seconda domenica di maggio: Italia, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Cuba, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Hong Kong, Giappone, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Perù, Filippine, Singapore, Sudafrica, Svizzera, Turchia, Stati Uniti, Venezuela.
26 maggio: Polonia.
ultima domenica di maggio: Francia, Haiti, Repubblica Dominicana, Svezia.
12 agosto: Thailandia.
ultima domenica di novembre: Russia.
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