mercoledì 25 novembre 2009

Il Principe azzurro


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Principe azzurro
Ci sono uomini esigenti in fatto di donne e quelli troppo impegnati con la carriera per andare a cercarsi una compagna; poi ci sono i seduttori impenitenti, ossia i classici bastardi che vogliono una donna, la usano e poi la gettano, e quelli che “no grazie”, perché hanno già sofferto troppo. Insomma tutti uomini che in comune hanno una caratteristica: sono e vogliono restare single!

Lo zittellone

Il dilagare dello zitellone è oggetto di studio di sociologi e psicologi, che lo considerano un tratto tipico dei nostri tempi. Sono uomini che fanno disperare le donne e le mamme. In Europa un nucleo su tre conta un solo componente: un single o una single che non ha messo su famiglia. Ma è proprio così impossibile riuscire a far cambiare idea a questi uomini? O prima o poi anche loro si arrenderanno al desiderio di amore e di famiglia?

Perché uomini così si decidano ad intraprendere una storia vera è necessario che sorga dentro di loro la voglia di cambiare, di mettersi in discussione, e per la donna che è accanto non sempre è facile, il cammino di attesa può essere lungo. Di seguito però cercheremo di spiegare i consigli degli esperti, per convincere un uomo di questo tipo a capitolare.


Che cosa fare

Prima mossa: non mettere in pericolo la sua libertà.

Se si ha a che fare con un maschio che ama stare al centro del proprio universo, non bisogna spostarlo da lì. La donna lo deve sedurre con attenzioni e complimenti, farlo sentire un principe e non dargli l’impressione di volerlo cambiare. Solo se si sentirà rassicurato penserà che concedersi al vostro corteggiamento non mette in pericolo la sua libertà. Ovviamente questo gioco non può durare per sempre, se dopo un paio di mesi al massimo lui non sarà sceso dal piedistallo, meglio lasciar perdere!

Seconda mossa: in amor vince chi fugge

Se anche si è pazze di lui, meglio farsi desiderare un po’; da una parte rassicurarlo e corteggiarlo, dall’altra sparire per qualche giorno e farsi i fatti propri. Questo stacco farà sentire l’uomo meno sicuro di sé e lo invoglierà a interrompere la routine in cui è lui al centro delle vostre attenzioni. Le coppie solide sono caratterizzate da una presenza/assenza dei partner.

Terza mossa: siate il suo alter ego

Spesso per far capitolare un single ci si deve proporre come il suo alter ego; ovvero la donna deve mostrarsi libera e rispettosa dell’autonomia altrui, anche se questo costa un grande sforzo. È importante continuare a coltivare i propri passatempi e amicizie come si è sempre fatto.

Quarta mossa: abolire dal vocabolario la parola simbiosi

Bisogna cercare di amare le differenze del compagno e farglielo capire; anche le coppie collaudate hanno difficoltà ad organizzare il tempo libero facendo cose che piacciono a entrambi, figuriamoci due persone appena conosciute. Tuttavia bisogna comunicare al partner che fare delle cose insieme ogni tanto, potrebbe essere divertente e appassionante.



Quando lasciar perdere

Non sempre l’investimento in termini di tempo ed energie per smuovere il single impenitente porta a buon fine. Se dopo sei mesi, un anno al massimo, la storia non è decollata e lui non ha permesso alla donna di entrare nella sua vita, allora meglio farsi chiarezza, essendo sincere con se stesse, e lasciando stare prima che sia troppo tardi.

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Doppio cognome ai figli











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Doppio cognome figli

Dopo anni di discussione, anche il nostro Paese è pronto ad adeguarsi alle normative europee, e se il Parlamento approverà il testo unico, i genitori potranno dare ai propri figli il cognome di entrambi. Si tratterebbe di una vera rivoluzione culturale.

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L’Italia

Nel nostro Bel Paese, diversamente da quanto accade in altri Paesi europei, è consuetudine dare ai figli il cognome paterno, e solo nel caso di figli non riconosciuti dal padre, viene dato il cognome della mamma. In Parlamento però sono tutti d’accordo che è giunto il momento di cambiare e di introdurre la possibilità del doppio cognome, complice forse anche il fatto che l’Italia deve adeguarsi alle norme europee e uniformarsi ai principi della Carta dei Diritti Ue, che sancisce il divieto di ogni discriminazione fondata sul sesso. Così è stato presentato il testo unificato di una nuova proposta di legge in tema di assegnazione del cognome, sulla quale le Camere dovranno pronunciarsi a breve.


Cosa cambierà

La Camera sta esaminando la proposta di legge; ecco cosa prevede la bozza in discussione. Viene fatta una distinzione tra figli legittimi e figli naturali.

Per i figli legittimi la legge prevede:

•Ai figli legittimi, ovvero nati all’interno del matrimonio, verrà attribuito il cognome di entrambi i genitori secondo l’ordine stabilito con una dichiarazione concorde, resa all’ufficiale dello stato civile all’atto del matrimonio o della registrazione della nascita del figlio.

•In mancanza di accordo tra i genitori, l’ufficiale dello stato civili attribuisce ai figli il cognome di entrambi i coniugi, secondo l’ordine alfabetico.

•Nel caso di doppio cognome di uno dei genitori, sarà lo stesso genitore a scegliere quale dei due attribuire al figlio.

•Ai successivi figli degli stessi genitori viene attribuito lo stesso cognome del primo figlio registrato.

•Il figlio con doppio cognome, ne trasmetterà a sua volta uno solo, a sua scelta.

Per i figli naturali le cose cambiano leggermente.

•I figli nati fuori dal matrimonio, ma comunque riconosciuti da uno o da entrambi i genitori, avranno il cognome del genitore che per primo li ha riconosciuti. Se il riconoscimento viene effettuato contemporaneamente, il figlio naturale assumerà il cognome degli stessi con le modalità previste per i figli legittimi.

•Se il figlio è stato riconosciuto alla nascita da un solo genitore, il cognome del genitore che effettuerà in un secondo momento il riconoscimento, verrà aggiunto per secondo.

•Se il figlio è maggiorenne serve il suo consenso, altrimenti la decisione spetta al giudice.

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Cosa accade attualmente

Al momento attuale, visto che la nuova legge non è ancora stata approvata, le coppie non sposate possono attribuire al figlio solo il cognome materno, o paterno, oppure quello di entrambi, ma devono intraprendere una procedura che richiede la necessità di sentire il parere di un legale. La decisione finale sul cognome, per ora appartiene al Tribunale dei minori. I genitori che decidono in tal senso, devono seguire un iter burocratico, rivolgendosi all’ufficio riconoscimenti del Comune di nascita del bambino.

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mercoledì 18 novembre 2009

Streap tease: un'arma di seduzione


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Streap tease: un'arma di seduzione
Seduzione e desiderio sono strettamente collegati. Come le fantasie erotiche. Spogliarsi con movenze sensuali davanti al proprio partner, o ballare in modo provocante, rappresenta un gioco seduttivo che può stimolare il trasporto amoroso, quando questi è un po’ indebolito, o temporaneamente in “panne”.


Una delle fantasie erotiche più frequenti nelle donne è quella di esibirsi nuda o poco vestita, davanti al partner. Le corrisponde una delle più consuete fantasie maschili: immaginare parti spogliate del corpo femminile.
Perché, quindi non mettere insieme i desideri di entrambi?

È importante tuttavia la gradualità e la naturalezza, senza sentirsi costrette a seguire esempi che non sono congeniali alla propria personalità, perché sentirsi obbligate a fare qualcosa può bloccare la propria vita sessuale una volta per tutte. Molto spesso le riviste e i libri danno la sensazione che se non si è temerarie e audaci, a letto non si vale nulla. Ma per fortuna non è così!

Le radici del desiderio
Il desiderio ha una radice sensoriale-somatica (il vissuto corporeo), una radice affettiva (i sentimenti amorosi e la tenerezza) e una radice simbolica (l’immaginario erotico). Il desiderio innesca l’eccitazione e non deve essere confuso con una semplice intenzionalità razionale di compiere l’atto, determinata da ragioni non strettamente sessuali. L’eccitazione nasce dal desiderio e prepara l’orgasmo.

La seduzione
La seduzione nasce dalla disponibilità ad entrare in contatto con quanto c’è di misterioso in se stessi, per essere affascinato dal mistero dell’altro. La seduzione rende dunque evidenti i richiami sessuali e stimola il desiderio dell’attività sessuale.
La seduzione espressa da uno sguardo, da un sorriso o dal modo di camminare e muoversi, sino ad un comportamento esplicito e provocante, è psicologicamente un gioco di chiaro scuro, di darsi e rischiare, ma anche di trovare una via di fuga per poter uscire dal gioco se la risposta dell’altro non c’è, oppure se il risultato della propria provocazione sessuale non è certo. Quando però si intuisce che il proprio uomo apprezza un atteggiamento più disinibito di quello che mostrate di solito, bisogna cercare di non ritrarsi, di nascondere sempre le proprie armi deduttive. Ad esempio non spogliatevi sempre in bagno, o al buio per poi avvolgervi subito in un accappatoio o nella tuta, o nascondendovi sotto le lenzuola, ma potreste azzardare uno spogliarello a lume di candela.

Per imparare l’arte della seduzione
La seduzione non si impara a scuola, ma è qualcosa di innato; tuttavia, tutte le donne possiedono un potenziale seduttivo: alcune lo esprimono bene, e altre hanno solo bisogno di una spinta. Per questo in commercio ci sono una serie di Dvd, che insegnano a sentirsi belle e seducenti. In “Carmen Electra’s Aerobic Striptease” vegono proposti 3 tipi di allenamento che si ispirano a tecniche in cui si abbina il fitness alla sensualità:
- Aerobic Striptease-Dance (danza e aerobica);
- Aerobic Striptease Total body (per agire direttamente sui punti critici del corpo e renderlo più armonioso;
- Aerobic Striptease Hip Hop.
Se poi l’argomento crea in alcune donne molta curiosità, esiste una vera e propria federazione italiana di Streaptese, che segue tutte le attività legate a questa pratica sensuale.


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Non volere figli




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Non volere figli
Anche in Italia si stanno diffondendo i “non genitori” per scelta: single ma anche coppie che rivendicano il diritto di non riprodursi. In America questo movimento ha anche un nome: Childfree, ovvero liberi dai figli. Non si tratta né di una moda, né di un capriccio, ma semplicemente diventare genitori non è più una priorità come in passato. Ecco cosa può nascondersi dietro questa scelta e come capire se è davvero quella giusta.

La rinuncia alla maternità

Secondo l’istat un quinto delle donne nate alla metà degli anni settanta ha rinunciato alla maternità, mentre l’Eurobarometro mostra che sono sempre di più le giovanissime che aspirano a una famiglia ma senza figli.

Ma qual’è il modello di donna childfree?
Ha tra i 35 e i 45 anni, è innamorata della professione che svolge e ha un reddito medio alto.
Non si pensi però a single o persone sole, spesso si tratta di donne che hanno rapporti e relazioni di coppia soddisfacenti. Molte però sono vittime della sindrome dell’eterno rinvio, cioè hanno procrastinato per tanti anni il momento di mettere al mondo un bambino per poi trovarsi a fare i conti con un’età non più fertile.

Perché non vogliono diventare madri
La mancanza di desiderio di mettere al mondo un bimbo può essere dovuta a molte cause tra le quali la mancanza di stimolo biologico a procreare, l’avversione generale verso il comportamento dei bambini o anche un’idea negativa dell’essere genitori.
Nell’immaginario comune, lo stile di vita del prima di un figlio è fatto di divertimento, libertà e stimoli. La giornata di una mamma, invece, è considerata costellata di paure e responsabilità che molte pensano di non voler affrontare.
Non vanno poi esclusi i casi di mancata maternità per eccessivo perfezionismo. Molte donne sono abituate alla precisione e all’efficienza a tutti i costi e temono di non essere in grado di affrontare con altrettanta bravura il compito di mamme.

Una scelta che fa paura

Va detto però che il timore stesso di diventare genitori è sempre più diffuso, anche a causa della precarietà economica e sociale e del mondo che ci circonda.
Per esempio le coppie che convivono tendono a rimandare questo momento per vedere come si evolverà il rapporto o se arriveranno periodi migliori dal punto di vista economico.
Un’altra fonte di incertezza è l’insoddisfazione di molti matrimoni, e le coppie in crisi spesso rinunciano ai figli.

Guardarsi dentro

Per prima cosa bisogna cercare di capire se non fare figli è una decisione o una rinuncia. Solo interrogandosi sulla vera natura della scelta si potrà scoprire se, in futuro, lascerà l’amaro in bocca.
Le domande da porsi per esempio sono:

•se il mio lavoro mi lasciasse più tempo, valuterei l’idea di diventare genitore?
•Mi piacerebbe avere figli se non avessi questo problema (lavoro, casa, denaro)?
•Vedo il mio futuro tra 10 anni senza figli?
•È una scelta condivisa o sto accontentando il partner?

Se si risponde sinceramente a queste domande si potrà capire se si è realmente convinti della scelta fatta o se il desiderio è stato soffocato da altre esigenze.

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mercoledì 11 novembre 2009

Come mai gli uomini vanno con le trans ?

Come mai gli uomini vanno con le trans?

A fronte anche degli ultimi episodi noti a tutti, non c’è giornale o trasmissione tv, che non parla della transessualità, cercando di capire e dare spiegazioni sui possibili perché gli uomini sono sempre più attratti da queste persone. Bisogna comunque ricordare che fin dall’antichità l’immaginario erotico si è nutrito di fantasie collegate a persone con caratteri sessuali di entrambi i sessi e il transessuale rappresenta proprio l’unione del maschile e del femminile.
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Un’esperienza estrema

Spesso insieme alla curiosità del rapporto con una transessuale, c’è il timore e la paura di ciò che non si conosce. Le persone si misurano con quello che provano e ciò li sconvolge, non solo per la situazione in sé, ma anche per la reazione che ha il loro corpo. Questa paura è un’ulteriore, sottile forma di piacere, che mano a mano che viene superata, porta a desiderare e sperimentare situazioni sempre più forti. All’inizio gli uomini chiedono alla trans solo un rapporto orale, che li tranquillizza perché in ogni caso esalta la mascolinità. Poi, con il passare del tempo, aumenta la confidenza con il corpo della transessuale, e si lasciano coinvolgere al punto di chiedere la penetrazione sia agita che subita.



Cosa eccita, cosa attrae

Quello che molto spesso colpisce di una trans è il suo essere super donna attraverso la chirurgia e i farmaci, anche perché a causa delle cure femminilizzanti il pene delle trans è piuttosto ridotto.
Ciò che eccita gli uomini, tuttavia, è legato più che alle dimensioni, al fatto di trovare nella stessa persona le caratteristiche sessuali femminili e maschili, ovvero il pene e il seno.
Chi, invece, richiede transessuali con un grosso pene, è perché spesso nasconde un’omosessualità latente, ed è eccitato maggiormente dall’aspetto maschile che da quello femminile della transessuale, il tutto però nascosto in un corpo di donna. In questo modo l’uomo continua a non ammettere la sua attrazione per i simili.


Perché una trans?

Ascoltando direttamente le voci di chi paga queste persone, pur avendo una vita familiare e di coppia “normale” è possibile trarre alcune motivazioni:

•Pare che la trans abbassi l’ansia da prestazione permettendo di scegliere il ruolo da assumere (attivo/passivo) in base alle circostanze, gli eventi etc.
•Il rapporto con una trans consente di aggirare l’angoscia di castrazione collegata al rapporto con una donna
•la trans evoca l’immagine di una donna maggiormente disinibita
•la trans permette di confrontarsi con una persona dello stesso sesso in un corpo tendenzialmente del sesso opposto
•la trans rappresenta un’ideale di trasgressione
•talvolta andare con una trans significa nascondere a se stessi la propria omosessualità



Come vivono questa situazioni gli uomini che vanno a trans?
Molto spesso gli uomini che hanno per la prima volta un’esperienza con una transessuale, ne escono con sensi di colpa dovuti al ricordo dell’eccitazione provata, e si domandano se sono “normali”.
Il timore è quello di avere una sessualità perversa, che gli crea vergogna. Ma l’idea del rapporto con una transessuale li eccita a tal punto di aver bisogno sempre più spesso di questi incontri, e spesso si arriva al punto di vivere due vite parallele.

LEGGI ANCHE    http://cipiri8.blogspot.it/2009/10/ermafroditi.html
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mercoledì 4 novembre 2009

23 motivi x preferire il sesso al calcio.......




23 motivi x preferire il sesso al calcio.......



1- Si possono usare anche le mani


2- Non si deve aspettare il fischio d'inizio per cominciare

3- Non c'è un uomo vestito di nero pronto a coglierti in fallo (a meno che non sia tuo o suo padre/marito)

4- Non si deve aspettare per 90 minuti prima di poterti levare la maglietta

5- Non c'è l'intervallo

6- Ci si può rilassare dopo avere segnato

7- Non si rischia l'espulsione per fallo da ultimo uomo

8- Maurizio Mosca e Biscardi non potranno commentare alla moviola

9- Si può scegliere con/contro chi giocare (sempre che sia d'accordo)

10- Si può fumare una sigaretta dopo aver segnato

11- Il fallo da tergo può anche piacere

12- Il fallo laterale non esiste e quindi non interrompe il gioco

13- Si può simulare e l'avversario è contento lo stesso

14- Se fai una cattiva prestazione non crolli in borsa il giorno dopo

15- I campi sono praticabili anche d'inverno

16- Si possono decidere i tempi

17- Non si è obbligati a farlo se si sta male.
Il mal di testa è un'ottima scusa

18- Non si rischiano lesioni ai legamenti crociati (se capita è una cosa veramente rara)

19- Nei film non si vede mai nessuno perdere (anche i cornuti trovano il modo di consolarsi..)

20- Si può fare in tutti i modi

21- Si può giocare senza divisa

22- Non si ha paura di finire in fuorigioco

23- L'importante non è vincere ma partecipare!
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Riconoscere figli naturali




Riconoscere figli naturali

Un figlio nato da un uomo e una donna uniti in matrimonio è un figlio legittimo, se invece i genitori non sono sposati, ma entrambi lo riconoscono, per la legge è un figlio naturale. C’è poi il caso in cui il bambino non viene riconosciuto, ma la legge può obbligare mamma e papà a prendersi le proprie responsabilità.


La dichiarazione volontaria

I genitori, anche se non sono sposati (per esempio sono conviventi o fidanzati), possono riconoscere un figlio naturale mediante una dichiarazione resa all’ufficiale di Stato Civile del Comune di residenza. Il riconoscimento volontario può essere effettuato alla nascita, oppure successivamente. C’è poi la possibilità di farlo attraverso il testamento, ma gli eredi legittimi hanno la facoltà di impugnare le volontà del defunto.


Quando serve il tribunale

Il riconoscimento giudiziale avviene quando, per esempio, una ragazza madre vuole mettere il padre del suo bambino davanti alle proprie responsabilità. Ai sensi dell’articolo 269 del Codice Civile, se una donna ha avuto un figlio da un uomo che non vuole riconoscerlo può chiedere al tribunale dei minori di dichiarare l’uomo padre naturale. La dichiarazione della madre e l’esistenza di rapporti con il presunto padre all’epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale, ma insieme ad altri elementi (test del Dna, trasferimento di soldi, etc.) possono essere usati dal giudice. Se il genitore si oppone alla prova del Dna, sarà visto come presunzione di paternità. I tempi giudiziari per ottenere il riconoscimento si aggirano intorno ai 2-3 anni.


Il risarcimento per il danno

Il genitore che per primo ha riconosciuto il figlio, può chiedere un risarcimento all’altro per il mancato contributo al mantenimento. È possibile anche obbligarlo a rispondere penalmente per violazione degli obblighi di assistenza famigliare. In questo caso al figlio può essere riconosciuto un risarcimento morale per il danno esistenziale, provocato dal fatto che non è riuscito a formare in modo completo la propria personalità a causa di ridotti mezzi di sussistenza e dell’abbandono morale e/o materiale da parte del genitore inadempiente.



Stesse garanzie per tutti

La costituzione (art.30) garantisce ai figli naturali il diritto di essere mantenuti, istruiti ed educati dai loro genitori e impone che venga assicurata una tutela giuridica uguale a quella dei figli legittimi. La riforma del Diritto di Famiglia stabilisce che per tutte le questioni patrimoniali ed ereditarie, il figlio naturale è nella stessa situazione di quello legittimo, con l’unica differenza che non acquisisce diritti nei confronti dei parenti del genitore tranne che verso i nonni e i bisnonni.


Quale cognome?

Il figlio naturale assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori il figlio naturale assume il cognome paterno. Se il riconoscimento del padre è avvenuto successivamente a quello della madre, il figlio naturale può assumere il cognome paterno aggiungendolo o sostituendolo a quello della mamma.

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