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domenica 22 settembre 2013

Yemen : Basta Spose Bambine


Basta !!! 
Spose Bambine !!!

A loro non è concesso giocare, studiare, divertirsi. Bambine di 8, 9, massimo 10 anni. Bambine appunto. Con una differenza rispetto alle altre. Loro non hanno la Barbie o la Winx, e nemmeno Cicciobello. No. Loro devono sposarsi, per forza. Con uomini molto più grandi, di 30-40 anni, che le vogliono per forza.
Desiderano togliere loro l’infanzia. Sono 60 milioni nel mondo le spose bambine. In Pakistan, Bangladesh, India, Africa, in Afghanistan. Ma anche in Brasile e in Cina. In India, secondo la legge, il matrimonio è vietato prima dei 18 anni. Nella realtà, in Stati come il Rajastan e l’Uttar Pradesh, secondo i dati dell’Unicef, la maggior parte si sposa sotto i 10 anni.

Il ministro dei Diritti Umani promette di fare pressione sul parlamento perché fissi l'età minima per il matrimonio a 18 anni. Il 14 per cento delle spose ha meno di 15 anni.
- Troppo piccole per diventare madri e mogli, troppe volte abbandonate dalla giustizia che, in Yemen, corre quasi sempre sui contorni della tribù piuttosto che su quelli dello Stato. Uno Stato che non ha voluto neanche proteggerle con una legge. Oggi però, per le spose bambine, si intravede una speranza: il ministro yemenita per i diritti umani Hurriya Mashhoor si è impegnata a fare pressione sul parlamento di Sana'a perché stabilisca a 18 anni l'età minima per sposarsi. Oggi un'età minima non esiste.

Ci è voluto un decesso perché le autorità prendessero provvedimenti. Rawan, 8 anni, è morta circa due settimane fa in seguito alle lesioni interne causatele dalla sua prima notte di nozze con un uomo di 40 anni. E' accaduto a Haradh, nel distretto nord-occidentale di al-Hajjah, a pochi chilometri dal confine con l'Arabia Saudita. Non è la prima, e non sarà neanche l'ultima. E tutti - dal padre della bambina alle autorità di Haradh - hanno tentato di insabbiare la vicenda, portata a galla dal giornalista free lance Mohammad Radman.

Secondo l'AFP, i leader tribali - che in Yemen hanno ancora un immenso potere decisionale - della zona di Haradh hanno smentito del tutto la vicenda. Stando a quanto riporta Gulf News, Mosleh al-Azzani, direttore del dipartimento di indagini criminali del distretto di Haradh, ha contattato il padre della bambina per un interrogatorio: l'uomo si sarebbe presentato con una bambina che ha dichiarato essere Rawan e al-Azzani dice di poter "mostrare la foto a chiunque". Eppure la pressione mediatica sul caso qualcosa ha prodotto: il governo di Sana'a ha confermato che ci sarebbe un'indagine in corso sulla vicenda. "Il governo - ha dichiarato Rajeh Badi, un assistente del primo ministro Mohammad Salem Basindwa - sta prendendo sul serio la questione. Investigherà a fondo e i responsabili se la vedranno con la giustizia".

E ci è voluta anche un ministro donna, nominata al dicastero che dovrebbe proteggere le donne, per dare una pur sempre debole, ma significativa svolta. "Stiamo chiedendo - ha confermato il ministro Hurriya Mashhoor - di fissare l'età minima per il matrimonio a 18 anni, dal momento che lo Yemen è firmatario di convenzioni internazionali sui diritti dei minori". Tra queste, la ICESCR (International Convent of Economic, Social and Cultural Rights), la ICCPR (International Convent of Civic and Political Rights) e la Convenzione per consentire il matrimonio, l'età minima per il matrimonio e la registrazione del matrimonio.

Il dramma delle spose bambine, molto diffuso in Africa e in Asia - principalmente in India, Nepal, Afganistan ed Etiopia - in Yemen assume proporzioni gigantesche: secondo i dati del governo di Sana'a e delle Nazioni Unite, più della metà delle ragazze si sposa prima dei 18 anni. E il 14 per cento prima dei 15 anni. In alcune aree rurali, le bambine di 8 anni vengono vendute dalla famiglia a uomini quattro, cinque o anche sei volte più vecchi di loro. Per togliersi una bocca in più da sfamare, per riuscire a sopravvivere con i soldi della dote.

Secondo uno studio condotto da Human Rights Watch, molte bambine vengono ritirate dalla scuola non appena raggiungono la pubertà. Oltre a essere private dell'educazione, vengono utilizzate in casa per aiutare nelle faccende domestiche, crescere i loro fratellini più piccoli e in seguito vengono date via al miglior offerente. Alcune ricerche condotte da organizzazioni che difendono i diritti dei bambini, tra cui Save the Children, hanno dimostrato che la mancanza di educazione e di potere nel matrimonio aumentano il rischio di complicanze riproduttive: le bambine, infatti, non sono in grado di controllare né il numero né la distanza tra un figlio e l'altro.

Molte delle spose bambine, inoltre, subiscono violenza di genere, come la violenza domestica e lo stupro. Nel campione di donne intervistate da Human Rights Watch, in tante lamentano abusi sia verbali che fisici, oltre che dai mariti, anche da parte di cognati e suoceri con cui dividono la casa dopo il matrimonio.

Durante le rivolte scoppiate in Yemen nel 2011, che hanno portato alla sostituzione dell'ex presidente-padrone Ali Saleh con Adb Rabbuh Mansour el-Hadi sotto il beneplacito dell'Arabia Saudita, i dimostranti richiedevano a gran voce l'uguaglianza tra uomo e donna e la tutela dei diritti umani in Yemen. Tawakkol Karman, l'attivista yemenita premio Nobel per la pace 2011, ha criticato duramente la politica fallimentare di Sana'a nel vietare il matrimonio delle bambine. "Vi è un vasto spazio - ha dichiarato l'attivista per i diritti delle donne - nel nostro patrimonio legislativo islamico per raggiungere il consenso per l'adozione dei 18 anni come età minima per il matrimonio".

Eppure, è proprio l'eredità islamica a essere addotta come pretesto dai legislatori. L'età minima di 18 anni, fino al 1999, c'era: proprio citando fonti religiose, quell'anno il parlamento yemenita ha abolito l'età minima di 15 anni per contrarre matrimonio. Nel 2007, la maggioranza dei deputati ha approvato un disegno di legge che fissava a 17 l'età minima: un gruppo di legislatori ha però obiettato che ristabilire un limite d'età per il matrimonio sarebbe contrario alla Shari'a (la legge islamica, ndr) e ha bloccato la legge. Poi è arrivata la rivolta, e lo Yemen ha dimenticato ancora una volta le sue spose bambine.

di Giorgia Grifoni per http://nena-news.globalist.it/
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Rawan, 8 anni, muore per le lesioni interne subite durante la sua prima notte di nozze

Era una bambina. Nessuno doveva avere il diritto di farle vivere una “prima notte di nozze” a quell’età. Purtroppo il dramma vissuto da Rawan è il destino che spetta a tantissime bambine che vivono nei Paesi in via di sviluppo

Rawan, una bambina di soli 8 anni, è morta per le gravi lesioni interne riportate durante la sua prima notte di nozze. La notizia che si sta rapidamente diffondendo in queste ore, è stata battuta per prima dalla stampa inglese. La piccola viveva nella zona tribale di Hardh, al confine con l’Arabia Saudita, nello Yemen: i genitori l’hanno data in moglie ad un uomo di 40 anni. Queste storie ci fanno comprendere che il dramma delle spose bambine è ancora una realtà fortemente presente in alcune parti del mondo. Ci sono ancora troppe bambine costrette a rinunciare alla loro spensieratezza, al gioco, all’infanzia. Alcuni attivisti locali che combattono questo fenomeno si stanno mobilitando per far arrestare il marito e i genitori della bambina.

Secondo quanto si apprende dal sito dell’UNICEF, “nei Paesi in via di sviluppo (Cina esclusa) circa 70 milioni di ragazze – una su tre fra coloro che oggi hanno un’età compresa tra 20 e 24 anni – si sono sposate in età minorile. I tassi più elevati di diffusione dei matrimoni precoci si registrano nell’Asia meridionale (46%) e nell’Africa subsahariana. Le gravidanze precoci provocano ogni anno 70.000 morti fra le ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni, e costituiscono una quota rilevante della mortalità materna complessiva. […]Le “spose bambine” sono innanzitutto ragazze alle quali sono negati diritti umani fondamentali: sono più soggette, rispetto alle spose maggiorenni, a violenze, abusi e sfruttamento. Inoltre, esse vengono precocemente sottratte all’ambiente protettivo della famiglia di origine e alla rete di amicizie con i coetanei e con gli altri membri della comunità, con conseguenze pesanti sulla sfera affettiva, sociale e culturale.[…]I matrimoni precoci contravvengono ai principi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che sancisce il diritto, per ogni essere umano sotto i 18 anni, ad esprimere liberamente la propria opinione (art. 12) e il diritto a essere protetti da violenze e sfruttamento (art. 19), e alle disposizioni di altri importanti strumenti del diritto internazionale. […] Occorre essere consapevoli che le radici di questo fenomeno risiedono in norme culturali e sociali legate sia a pregiudizi di genere che a strategie sociali proprie delle economie di sussistenza, in primo luogo l’esigenza di “liberarsi” prima possibile del peso rappresentato dalle figlie femmine, ritenute meno produttive per l’economia familiare”.

Proteggere i bambini e il loro diritto ad un’infanzia felice dovrebbe essere il principale compito di ogni adulto. Perché i bambini di oggi saranno gli adulti di domani, è in loro che risiede la speranza per un futuro migliore. Una bambina costretta a sposarsi, a staccarsi dalla sua famiglia e a rispettare tutti gli obblighi coniugali che il matrimonio comporta, che tipo di adulto diventerà? E i bambini nati da una relazione del genere? Altre bambine costrette a sposarsi in un’età in cui il matrimonio dovrebbe essere solo un gioco da inscenare con le amiche. Altri maschi (futuri uomini) convinti del diritto di poter toccare una bambina come si tocca una moglie, una donna, una compagna e non come si tocca una fanciulla.

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martedì 1 febbraio 2011

Le donne dicono basta , Se non ora, quando




Le donne dicono basta , Se non ora, quando?


Se fai la brava, potresti anche ottenere un seggio in parlamento... Non c'è bisogno di essere filosofi per capire quanto disprezzo circonda oggi la donna.



Bella immagine dell'Italia! Per chi sembrava ossessionato dall'idea che ci si poteva fare all'estero del nostro Paese, accusando alcuni intellettuali di "tradire l'Italia" con i propri libri e i propri articoli, il risultato è eccellente.

Perché ovunque, ormai, non si parla d'altro che delle serate "bunga-bunga" del nostro premier. Di Ruby e di Iris. Di seni e di raccomandazioni. Di prostitute minorenni "ricoperte d'oro" per tenere la bocca chiusa... Bella immagine della donna. Ma anche dell'Italia, che per anni ha chiuso gli occhi di fronte al baratro in cui le donne stavano precipitando. Perché ormai non si tratta nemmeno più della semplice trasformazione della donna in un corpo-immagine, ma della sua progressiva e inevitabile riduzione ad un corpo "usa e getta". Ormai ci siamo. Di nuovo impigliati nelle patetiche reti degli Arcana Imperii: segreti, corruzione, orge. Forse è per questo che non si può più restare zitti, e che nei prossimi giorni ci saranno numerosi appuntamenti per dire "basta". Basta, lo diranno tra gli altri Eco, Saviano e Zagrebelsky il 5 febbraio a Milano, durante la manifestazione organizzata da Libertà e Giustizia. Basta, lo ripeterà il giorno dopo il Popolo Viola. Basta, lo dirà la Procura di Milano, lo scandiranno tantissime donne, in tutte le città italiane, il 13 febbraio... Il re è ormai nudo. Se non scendiamo in piazza ora per difendere dignità, uguaglianza e rispetto, quando?



Negli ultimi anni, sembra di aver assistito ad un film X senza fine. Un interminabile film pornografico in cui tutto si riduce a "ripetizione", "performance" e "accumulazione". In cui uomini e donne sono perfettamente complementari: attività e passività; potere e disponibilità. In cui si moltiplicano le scene dove "i maschi si accaniscono su un pezzo di carne femminile", per usare le parole di John B. Root, il celebre produttore francese di film X, quando descrive la propria "opera". In cui "una vale l'altra", l'una "scaccia" l'altra, e nessuna, in fondo, conta granché. Perché sono solo gingilli intercambiabili. E quando qualcuna non serve più, c'è subito una new entry. Peccato, però, che non si tratti di una semplice fiction. Peccato che sia la fotografia, questa volta non ritoccata dal nostro premier, dell'Italia di oggi...



Ed è inutile che qualche moralista da strapazzo commenti cinicamente che tutto ciò non è altro che il risultato della liberazione sessuale, la conseguenza inevitabile dell'io sono mia. Perché quando le donne si sono battute per rivendicare la libertà di disposizione del proprio corpo, lo scopo era quello di riappropriarsi del proprio destino, di diventare attrici della propria vita, di evitare che altri decidessero al posto loro come vivere, cosa fare, come comportarsi. Ma affinché la libertà non resti solo un valore astratto e non si trasformi, col tempo, in una nuova forma di "servitù volontaria", come spiegava già nel XVI secolo il filosofo francese Etienne de La Boétie, è necessario organizzare le condizioni adatte al suo esercizio, prima tra le quali l'uguaglianza. Se le donne non hanno gli stessi diritti che hanno gli uomini e se non hanno la possibilità materiale di farli valere, automaticamente non possono essere libere di scegliere ciò che vogliono o di realizzare ciò che desiderano. Che libertà esiste allora in un paese che tratta le donne come merce, che le umilia quando si ribellano, che le "ricopre d'oro" quando si prostituiscono ancora minorenni perché tacciano?



Dal "sii bella e stai zitta" siamo arrivati al "venditi e taci": dimenticati di essere una persona, spogliati, fammi gioire ed io farò di te una donna ricca e famosa! Se fai la brava, potresti anche ottenere un seggio in parlamento... Non c'è bisogno di essere filosofi per rendersi conto del ricatto. Per capire quanto disprezzo circonda oggi la donna. Come se, nonostante tutte le battaglie fatte nel corso degli anni Sessanta e Settanta per garantire alla donna uguaglianza e dignità, per liberarla dal giogo millenario della sottomissione e dell'inferiorità, la donna non potesse essere altro che un oggetto di cui l'uomo deve poter disporre a piacimento. "Tutto" è semplice. "Tutto" va da sé. Inutile perdere tempo con ridicole manfrine...



Quello che ognuno di noi fa nella propria camera da letto, col proprio uomo o con la propria donna, non riguarda nessuno. Ma quando la sessualità diventa una tangente, quando si utilizza il proprio potere per fare della donna un giocattolo, quando si pensa di farla franca perché in fondo le donne non contano niente... allora è in atto un processo di disintegrazione della società. Perché, per parafrasare Albert Camus, il valore di una società dipende anche da come vengono trattate le donne. Dall'immagine che se ne ha. Dal margine di manovra di cui dispongono. Come giudicare allora un paese in cui, trattando la donna come una semplice merce, vengono umiliare tutte coloro che si battono quotidianamente per difendere la propria dignità, per acquisire le competenze necessarie per ottenere posti di responsabilità, per mostrare che sono efficienti e affidabili? "Più è disperata meglio è, per lui", avrebbe detto Nicole Minetti, oggi indagata con il premier per induzione alla pornografia. Bella lezione di civiltà per le nostre giovani!

Ma ormai il tempo del silenzio è finito. Perché le donne che si indignano sono sempre più numerose e vogliono farlo sapere. E molte si stanno mobilizzando per la manifestazione del 13 febbraio in tutte le città italiane. Le organizzatrici hanno d'altronde ragione: se non ora, quando? Nonostante le intimidazioni. Nonostante le derisioni. "È tutta colpa della gnocca", sproloquiava Il Giornale qualche mese fa. "Scusi in che senso?" chiedevo a Feltri recentemente durante una puntata dell'Infedele. Ma l'Italia di oggi è ancora questo. Cambiare le carte in tavola. Far passare gli aguzzini per le vittime. Colpevolizzare di nuovo, e sempre, le donne. Dopo aver rubato loro l'anima. Dopo averle ridotte a "corpi usa e getta". Allora sì, è il momento di reagire e di trasformare l'indignazione in azione. Se non ora, quando?

di Michela Marzano

http://www.repubblica.it

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sabato 4 aprile 2009

BASTA GUERRE



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-Nel terzo millennio, molti esseri umani continuano a ritenere possibile,
a volte addirittura giusto, uccidere altri esseri umani.
Perché questa follia? Per il dio danaro o per il potere che genera danaro,
per affermare la propria visione del mondo
o in nome della democrazia e della civiltà.
L'unica verità che conosco della guerra sono le sue vittime.
È la guerra, in tutte le sue varianti, il vero terrorismo internazionale.
Quello che ha fatto a pezzi uomini donne e bambini a New York
e a Kabul, a Jenin e a Tel Aviv e in mille altri luoghi del pianeta.
E che vuole fare altri morti a Baghdad.
Basta guerre, basta morti, basta vittime.
(Gino Strada - Emergency)

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