mercoledì 28 ottobre 2009

Posizione del missionario



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Posizione del missionario
Pare che la definizione di questa posizione sia attribuibile ai primi missionari che andarono nelle colonie, e lì, con grande stupore scoprirono che le popolazioni facevano l’amore in modi differenti, per lo più con la donna sopra l’uomo. Fu un vero scandalo scoprire la donna dominatrice ed ecco perché i missionari consigliarono immediatamente un’inversione delle parti, lui sopra e lei sotto, e da qui la posizione prese il nome.

A chi piace
Posizione banale, maschilista ed eroticamente poco stimolante? Mica tanto. In fondo è il modo più naturale, romantico, un vis a vis intenso, complice ed erotizzante. Quindi non è da considerarsi così scontata.
Sono molti gli uomini e le donne che amano fare l’amore in questo modo, perché?

I maschi che gradiscono questa posizione sono solitamente tradizionalisti, hanno un carattere non propriamente paritario, e comunque solitamente vogliono avere loro l’ultima parola. Sono uomini che vogliono avere il controllo dell’amplesso, che vogliono decidere ritmi, tempi, intensità e pause, e può essere un vantaggio per coloro che sono un pò troppo “rapidi”.
Ma sono molte anche le donne che amano questa posizione perché può essere davvero coinvolgente; permette di vedere e sentire il proprio uomo, di essere in suo potere, consentendogli di fare il maschio. Essendo faccia a faccia poi, ci si può sussurrare frasi, baciarsi, guardarsi negli occhi e vedersi nel momento dell’orgasmo.



E il clitoride?
Ovviamente questo tipo di posizione non consente la stimolazione diretta del clitoride, ma ci sono alcune strategie che si possono mettere in atto per ovviare a questo inconveniente.
Per esempio prima della penetrazione si può giocare un pò con il pene, in modo che si soffermi sul clitoride prima di entrare direttamente in vagina. Una sorta di pre-penetrazione che può portare all’orgasmo.
Un’altra tecnica è quella della “minima penetrazione, massimo arretramento”, che consiste nell’alternanza di spinte profonde (che piacciono molto ai maschietti), e penetrazione leggerissima e veloce, quasi soltanto con la punta del pene. In questo modo la donna proverà un intenso piacere, perché vengono stimolati sia il clitoride che la vulva e le piccole labbra. Anche per lui il piacere sarà massimo, perché al classico vai e vieni, alternerà delle spinte orizzontali o rotatorie.


Alcune variazioni alla posizione del missionario
Se all’apparenza il “missionario” può sembrare una posizione di routine, sono sufficienti semplici e minimi dettagli per rendere questa posizione creativa e sensuale.

•Il cuscinetto sotto le natiche della donna, per esempio, consente una penetrazione che solleva l’angolo di ingresso del pene, e sarà più profonda.
•Stringere le gambe dopo la penetrazione, tenendole distese, renderà più stretta l’apertura vaginale e aumenterà la frizione del pene sul clitoride.
•La donna che spalanca le gambe al massimo, invece, avrà una sensazione molto forte dal punto di vista psicologico, perché significa che ci si apre all’uomo e al suo sesso.
•Usare le mani per amplificare il piacere, accarezzando il viso, le labbra, i capelli, ma anche le natiche e la donna potrà stringere il pene del compagno e guidarlo durante la penetrazione.
Oppure se eccita l’idea di essere completamente in possesso dell’uomo, ci si può fare legare e lasciare a lui il gioco!
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martedì 27 ottobre 2009

Ma chi li capisce questi uomini?



Quelli bravi, sono brutti.
Quelli belli, sono cattivi.
Quelli belli e bravi, sono gay.
Quelli belli, bravi ed eterosessuali, sono sposati.
Quelli non bellissimi ma bravi, non hanno soldi. Quelli non bellissimi, bravi e con soldi, credono che stiamo con loro solo per i soldi.
Quelli belli e senza soldi ci stanno dietro per i nostri soldi. Quelli belli, non bravissimi e ragionevolmente eterosessuali, non ci considerano sufficientemente carine per stare con loro. Quelli che ci considerano carine, che sono abbastanza bravi e hanno soldi, sono codardi.
Gli uomini che sono ragionevolmente carini, ragionevolmente benestanti, ragionevolmente bravi, sono timidi e NON PRENDONO MAI L'INIZIATIVA!
Gli uomini che non prendono mai l'iniziativa, perdono automaticamente l'interesse quando siamo noi a prendere l'iniziativa.
Ma chi li capisce questi uomini?
Se sei tenera con loro... sei una stupidina.
Se non lo sei... sei un'insensibile.
Se non ti curi del tuo aspetto... sei trasandata.
Se ti curi troppo... vuoi fare la # con un altro.
Se non lavori... sei una semplice casalinga.
Se lavori ( e guadagni più di loro)... si incavolano.
Se devono sempre pagare loro... è un approffittarsene.
Se paghi tu... si sentono sminuiti.
Se vai a letto con loro... sei poco seria.
Se non ci vai... non li ami.
Se loro fanno carriera... è per le loro capacità.
Se la fai tu... è perché sei andata a letto con il capo.
Se loro escono con altre... fa parte della loro natura.
Se tu esci con altri... sei infedele.
Se esci con un uomo senza soldi... sei una stupida.
Se esci con un miliardario... sei un'interessata.
Se a 30 anni non si sposano... diventano dei single ricercatissimi.
Se tu a 30 anni non ti sei sposata... ormai hai perso il treno.
Se sei di cattivo umore... sei una nevrotica.
Se lo sono loro... poverini, non li capisci!
Se sei brutta... non ti degnano di uno sguardo.
Se sei bella e intelligente... ti temono.
Se ti fanno le corna e stai ancora con loro... più stupida non potresti essere.
Se lo fanno e li prendi a calci... non hai pazienza.
Se hanno un'amante... è perché a casa loro non trovano ciò di cui hanno bisogno.
Se l'amante è il tuo... sei una #!
Se loro vanno in giro con una più giovane... bravo, bravo, bravo! Se lo fai tu... è perché hai bisogno che ti facciano il "favoretto"!
Se sono insopportabili... cerca di capirli, hanno avuto una giornataccia!
Se lo sei tu... hai le mestruazioni!
COME SI PUO SPERARE DI CAPIRLI SE LORO STESSI NON RIESCONO A FARLO?
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giovedì 22 ottobre 2009

Routine di coppia



Routine di coppia: rischio di simbiosi?
Il tempo può giocare brutti scherzi alle coppie innamorate, perché si sa che con lo scorrere dei giorni può affievolire la passione e possono emergere i difetti dell’uno e dell’altra. Per di più, se i partner non riescono a organizzarsi bene il tempo, tenendo conto delle reciproche esigenze, possono nascere risentimenti e scoppiare in liti.

Innamorati ma indipendenti
Cosa significa “gestire correttamente la vita a due”? Se, infatti, sul piano teorico è semplice capire cosa vuol dire, può essere più difficile individuare gli ambiti e le occasioni in cui mettere in pratica questa indicazione di massima. Per prima cosa bisogna imparare a sedursi ogni giorno, continuando a giocare ed essere sempre attraenti come se ci si conquistasse ogni giorno per la prima volta. Questo vale per l’aspetto fisico, ma non solo: perdere la pazienza, alzare la voce, rispondere sgarbatamente sono tutte cose da evitare. Talvolta condividere le questioni meno romantiche della vita quotidiana può appesantire la storia d’amore, per questo è fondamentale continuare ad essere attenti e mostrarsi sempre al meglio.
Altra cosa importante da tenere a mente è “chi ha detto che la vita a due preclude interessi al di fuori della coppia”? Anzi, ogni coppia dovrebbe mantenere delle proprie isole di libertà, fatte di spazi personali in cui coltivare attività in piena autonomia; se fatto in maniera equilibrata questa libertà porta della linfa vitale nel rapporto, perché permette di realizzarsi personalmente e arricchisce la coppia. In questo modo aumentano gli argomenti di conversazione e le ragioni per innamorarsi di più.

Un’unica attenzione: garantirsi momenti di libertà non significa arrivare all’eccesso opposto in cui si è assorbiti esageratamente dai propri interessi e non si trascorre più tempo con il partner. Qui, infatti, sta il difficile, imparare a selezionare con equilibrio i momenti per stare insieme e quelli da trascorrere da soli, facendo in modo che la coppia ne esca arricchita.



Le questioni denaro e famiglie
Stare in coppia significa confrontarsi anche con i piccoli e grandi aspetti quotidiani, non ultimo la gestione dei soldi. Essere chiari è la miglior cosa, bisogna dividere le spese, senza sottolineare chi partecipa di più al sostanziamento della coppia, ma tenendo conto del fatto che ognuno fa quello che può, in base alle proprie entrate. Ma per quanto riguarda le spese personali, ognuno dovrebbe avere un proprio conto corrente, e non doversi trovare nella condizione di chiedere all’altro soldi per le proprie cose.


Un’altra cosa che è bene chiarire è la gestione del tempo con le reciproche famiglie. Se non se ne parla fin dall’inizio, il rischio è che anche questo aspetti diventi una noiosa routine della coppia, dalla quale prima o poi si vuole scappare. Bisogna gestire con onestà e chiarezza quali sono i momenti settimanali da dedicare alle rispettive famiglie, e non sempre è necessario farlo in due.


Gli amici
Anche gli amici vanno gestiti in maniera equa, soprattutto quando questi non coincidono e si lotterà per imporre i propri, convinti che siano più piacevoli. Il rischio è che uno dei due partner ne risentirà e le serate in compagnia diventeranno motivo di scontro. Quindi, per evitare situazioni spiacevoli, ognuno deve essere libero di coltivare i rapporti di amicizia che desidera, ma non deve chiedere all’altro di accettarli in nome del sentimento che li unisce.

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mercoledì 21 ottobre 2009

Emotività femminile


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Emotività femminile

Le donne sono più emotive ed empatiche degli uomini: a dirlo non è soltanto la vulgata popolare, ma la scienza, che sostiene che la parte in rosa dell’umanità sia più incline a esprimere le proprie emozioni e a comprendere, anzi a sentire nel profondo quelle degli altri.
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Lo studio

L’università Bicocca di Milano ha dimostrato che per fare tutto ciò le donne riescono a sfruttare meglio degli uomini la lettura dei cosiddetti messaggi non verbali, quelli, per intenderci, che si basano sulla gestualità, sugli sguardi e sulla postura. Per scoprirlo i ricercatori hanno studiato con la risonanza magnetica funzionale il cervello di alcuni volontari, uomini e donne, mentre osservavano immagini raffiguranti persone di varia età e genere differenti sociali (a passeggio, in bicicletta, mentre leggono, giocano, si salutano…) o soltanto paesaggi urbani o naturali. I risultati evidenziano una maggiore risposta cerebrale nelle donne per immagini raffiguranti esseri umani rispetto a quelle che riproducono soltanto scenari.


Il ruolo biologico

I dati ottenuti dalla ricerca suggeriscono un maggior interesse e attenzione da parte del cervello femminile per le immagini dei propri simili. All’origine della differenza che tra l’altro spiegherebbe anche perché alcuni disturbi della psiche e le personalità con tratti antisociali siano più frequenti tra i maschi, c’è probabilmente il ruolo biologico di nutrice e di levatrice della prole tipico della donna. Nel corso dell’evoluzione della specie umana, maschi e femmine avrebbero sviluppato due modi leggermente diversi di spostarsi nell’ambiente e di interagire con esso.


Due diverse metà del cervello

Un’altra differenza riguarda le competenze linguistiche; le donne in generale si impadroniscono prima e sanno usare meglio la parola, e soprattutto mentre l’uomo tende a comunicare solo informazioni specifiche, le donne usano il linguaggio in un senso più ampio: non solo come veicolo di informazioni, ma anche per dimostrare attenzione e per rafforzare una relazione e comunicare i sentimenti. E questo ancora una volta è legato a una maggiore capacità di empatia e di attenzione alle relazioni tipiche delle donne.


Le lacrime

La maggiore capacità di empatia e immedesimazione delle donne può in parte spiegare la loro maggiore tendenza al pianto, un comportamento che da secoli nella nostra cultura è stato considerato segno di debolezza e solo oggi inizia a non essere più visto come qualcosa che un maschio non dovrebbe mai fare. Gli uomini però, quando piangono lo fanno in modo diverso e il più delle volte in situazioni differenti. Anche in questo caso all’origine delle diversità ci sarebbero motivazioni ormonali. Nelle lacrime di commozione c’è un’alta concentrazione di prolattina, un ormone presente in quantità superiore nelle donne e che manca nelle lacrime di irritazione. Per questo, probabilmente, le donne piangono più frequentemente quando si trovano in situazioni che comportano tristezza o paura, mentre gli uomini piangono quasi soltanto quando devono sfogare la propria collera.

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mercoledì 14 ottobre 2009

Come conquistare un uomo




Come conquistare un uomo
L'arte della seduzione è da sempre tipicamente femminile. Non sempre però è facile sedurre e tenersi l'uomo di cui ci siamo innamorate. Ecco qualche semplice suggerimento, sempre però tenendo ben presenta che quello che conta davvero è essere noi stesse, senza tattiche o artifici.
Come conquistare un uomo e tenerselo il più a lungo possibile, magari per tutta la vita.
Ma in amore ci sono davvero delle strategie per la conquista e comportamenti che sarebbe meglio evitare? Che cosa è meglio fare? Serve quella giusta dose di malizia, lo “sbattere delle ciglia”, l’essere sfuggenti, oppure conviene essere semplicemente se stesse e sperare nel destino?


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La seduzione

Per sedurre non servono artifizi: quando una persona finge rischia di diventare una caricatura impacciata. Ognuno di noi trae energia dalla consapevolezza del proprio io e dall’accettazione benevola di sé e delle proprie caratteristiche. È proprio questo che lo rende seducente. Però se un uomo affascina è importante saper ascoltare i contenuti della sua anima per entrare in sintonia con il suo linguaggio comunicativo. Il segreto può essere mantenere la coscienza di sé, ma imparare a modellarsi su di lui, muovendo le pedine giuste. Per poter sedurre è indispensabile avere stima di sé, vedersi belle, affascinanti, valorizzare i propri punti forti, solo in questo modo è possibile mostrarsi con un atteggiamento diverso agli altri, sicuramente apprezzabile

 I consigli


Ovviamente non ci sono delle regole precise, che vanno bene in ogni situazione, ma gli eccessi da entrambi i lati non sono mai una strategia vincente. Esiste uno schema di comunicazione femminile che gli uomini conoscono molto bene. Perciò se una donna al primo appuntamento dice di no, l’uomo può pensare si tratti di un forse, e se dice forse è di certo un sì. È bene sapere, poi, che una donna aggressiva al primo incontro può intimorire l’uomo; meglio perciò avere un atteggiamento cauto, lasciando intravedere di possedere tutti gli strumenti di seduzione, da mostrare però al momento giusto. Inutile poi, raccontare bugie per sedurre un uomo che interessa, prima o poi la verità verrebbe fuori. Al primo appuntamento è bene parlare poco di sé, e ascoltare invece lui, per capire chi si ha davanti; se proprio non si riesce a tacere, meglio evitare argomenti noiosi o tipicamente femminili, le lunghe pause di silenzio e storie su nostri “ex”, che potrebbero solo creare imbarazzo.



Essere solari e dolci

È fondamentale far sentire gli uomini sempre desiderati, coccolati e pieni di attenzioni. Sarà poi sufficiente uno sguardo sicuro e profondo, un bel sorriso misterioso, una pelle liscia e ben curata, un buon profumo al sandalo, una fragranza di rosa e agrumi tra i capelli il gioco è fatto. Ovviamente all’inizio l’estetica è molto importante, quindi è giusto valorizzare le parti migliori del viso e del corpo, senza mai cadere nel volgare però; all’uomo piace la donna che ha buon gusto, ma che allo stesso tempo è naturale!
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Le regole per conquistarlo!

Lo sguardo: gli occhi devono suggerire, ma mai esplicitamente. Dirigere lo sguardo su di lui, poi posare la vista su qualsiasi altra cosa, dimenticarlo per cinque minuti (per lui sarà un’eternità) e poi guardarlo di nuovo.

Toccare senza toccare: quando si parla bisogna mostrarsi ben disposte, con sorrisi anche se i suoi commenti non siano spiritosi. Poi, come per caso appoggiamo la nostra mano sul suo ginocchio, o sul braccio, per qualche secondo, deve sembrare un contatto disinteressato, lui farà finta di niente, ma sicuramente dentro saranno fiamme.

Il primo bacio: il contatto del bacio deve essere delicato, innocente. Non entrare in nessun gioco passionale che lui propone, ci sarà tempo per questo più avanti.

Dopo il primo bacio: dopo il bacio, bisognerebbe cercare di essere quella di prima e quando chiederà di rivederti, senza scoraggiarlo, fare un po’ la preziosa, e non accettare il giorno che lui ti chiede, ma proponine un altro, a distanza di qualche giorno. In questo modo si dà del tempo, all’uomo, di pensare tutto ciò che è avvenuto e di sentire nostalgia di te.

LEGGI ANCHE:
http://cipiri8.blogspot.it/2010/02/burlesque.html

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lunedì 12 ottobre 2009

PROFESSIONE MADRE




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....PROFESSIONE MADRE....



....quando diventi madre entri nella categoria degli ansiotici per ecellenza.......anche se prima non lo eri....

....comincia tutto quando il figlio ce l'hai in pancia....poi il primo pianto....la prima malattia....la scuola...gli amici...la moto...e la discoteca...

....per non parlare della prima sbronza (se ti va bene e non gli hanno offerto altre cose) .....la difficolta' di approccio con le ragazze...il primo amore e tutte le delusioni che la vita riserva.....

....esiste solo una ricetta che posso suggerire......il dialogo.....attraverso il quale conquistare la loro fiducia....cosa che mi sono ritrovata a fare da sempre perche' il padre di mio figlio e' lontano....e non riescono a comunicare piu' di tanto...

.....se i nostri figli sono piccoli comunichiamo subito.....se sono grandi credo che una madre non possa pensare che sia troppo tardi per parlare....

.....magari chiediamo un consiglio....visto che da noi ne hanno ricevuti tanti...a volte troppi....

.....proviamo a farci proteggere ( e non il contrario ) e forse apriremo un nuovo canale di comunicazione...potrebbe aiutarli a sviluppare un maggior senso di responsabilita'...

.....comunque non credo che l'ansia possa del tutto scomparire....e' gia' un buon passo riuscire ad arginarla.....

.....w tutte le mamme.....!!!!!! (naturalmente senza nulla togliere ai meravigliosi papa'.....)....

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mercoledì 7 ottobre 2009

Coito interrotto



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Coito interrotto
Il coito interrotto è probabilmente il metodo contraccettivo naturale più famoso e praticato, anche se la sua percentuale di sicurezza si aggira intorno al 70-80%. Pare che una donna su cinque utilizzi questo metodo contraccettivo per non restare incinta. Ma è davvero così sicuro?

Che cos’è il coito interrotto

La parola coito interrotto, deriva dal latino coitus interruptus, detto anche onanismo, ed è il metodo contraccettivo, che consiste nella tempestiva estrazione del pene dalla vagina prima dell’eiaculazione, nel tentativo di evitare il contatto diretto dello sperma con la vagina.
Questa pratica non assicura nessun tipo di difesa dalla prevenzione delle malattie sessuali, e la sua efficacia contraccettiva è piuttosto ridotta rispetto ad altri metodi come la pillola, il diaframma o il preservativo. È sicuramente un metodo semplice, alla portata di tutti che però può risultare sgradito e frustrante sia per l'uomo che per la donna perché interrompe bruscamente il rapporto, interferendo con il piacere e l'intensità dell'orgasmo.


Il meccanismo

L'estrazione del pene prima che avvenga l'eiaculazione elimina o riduce la quantità di sperma introdotto nell'ambiente vaginale. È molto rischioso, perché già prima dell'eiaculazione, quando l'uomo comincia a eccitarsi, vengono rilasciate piccole quantità di secreto prostatico e lubrificante che possono contenere spermatozoi vitali.
Nella coppia che adopera il metodo del coito interrotto, la gestione della contraccezione dipende completamente dalla responsabilità e dalla consapevolezza, nonché dall'esperienza e dall'autocontrollo, del soggetto maschile.

La parte femminile, quindi, risulta pressoché esclusa da ogni possibilità decisionale ossia in posizione di passività rispetto alla gestione del proprio corpo, fatta salva la possibile adozione di posizioni che consentano alla donna di estrarre agevolmente il membro maschile, sempre che la donna sia sufficientemente esperta e quindi in grado di rendersi conto tempestivamente dell'imminente eiaculazione. In questo senso questo metodo è maggiormente indicato per le coppie affiatate e formate da partner sessualmente già esperti, mentre il suo utilizzo è sconsigliato in caso di partner occasionali o inesperti.


Problemi
È importante sottolineare come questo metodo, essendo basato sull'autocontrollo del maschio rispetto al proprio piacere, potrebbe dare origine, sul piano psicologico, ad alcuni problemi sessuali maschili, come ansia da prestazione, eiaculazione precoce o perdita di erezione.
Per quanto riguarda il soggetto femminile, invece, la ridotta durata dell'atto e la brusca interruzione dello stesso, nonché l'impossibilità di esercitare un controllo diretto sulla fecondazione, può determinare, insieme ad altri fattori ansia e difficoltà nell'eccitazione, fino a problemi come la dispareunia e il vaginismo associate, in alcuni casi, alla mancata lubrificazione del tratto vaginale.

Il coito interrotto può essere indicato nei seguenti casi:

•se la coppia è molto affiatata sessualmente, comunica molto e nel caso di una gravidanza si è maturi a sufficienza;
•se l’uomo è responsabile e ha un buon autocontrollo;
•se non si hanno rapporti con altre persone, ma solo all’interno della coppia;
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Il coito interrotto, è invece sconsigliato nei seguenti casi:

•se si è una coppia giovane e inesperta,
•se si hanno rapporti promiscui;
•se si è alticci o ubriachi;
•se si va con partner a rischio malattie infettive e sessuali;
•se non si è pronti a gestire una gravidanza;
•se si vuole una contraccezione sicura al 100%.
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Ermafroditi




Ermafroditi
Nei giorni scorsi si è sentito parlare molto della giovane atleta di Berlino, Caster Semenya, a causa della sua ambiguità sessuale. La parola che le è stata più spesso affibbiata è stata “ermafrodita”. Ma in realtà questa condizione fisica è una rarità, come testimoniano i pochi studi medici e psicologici sull’argomento, mentre può essere una condizione normale per alcune specie animali, come per esempio le lumache.

Chi è l’ermafrodita
L’ermafrodita, comunque, è quella persona che possiede organi genitali sia maschili che femminili. Nei pochissimi casi conosciuti è stato compito dei genitori “scegliere” il sesso del bambino, dopo alcuni esami che valutano la predisposizione a livello ormonale, ovvero la prevalenza di testosterone (ormone maschile) o di estrogeni (ormoni femminili). Dopo questa decisione, cioè alla così detta attribuzione dei genitali e quindi del sesso, si interviene chirurgicamente per asportare l’organo sessuale in eccesso. Per fortuna queste vicende sconvolgenti sia dal punto di vista psicologico che fisico, sono davvero rare.

Lo pseudoermafroditismo
Molto più frequenti rispetto agli ermafroditi, ma non per questo con minori problemi, sono i casi di pseudoermafroditismo, ovvero quelle persone che possiedono i genitali ambigui. Per esempio maschi con il pene e i testicoli molto piccoli (o addirittura testicoli interni) e anche un accenno di vagina; oppure femmine con un clitoride molto grande che assomiglia a un pene. Questo tipo di malformazioni hanno diversi gradi e sono più o meno evidenti, in più possono aggiungersi altri disturbi: uomini con assenza di peluria e voce soave, o donne irsute, con tratti e timbro di voce mascolini. In questi casi il problema esiste già a livello fetale; all’interno dell’utero infatti, il feto può subire disfunzioni ormonali che lo portano ad avere un eccesso di ormoni maschili o femminili.

La sindrome di Morris
Altra malattia, diversa dalle altre, è la sindrome di Morris; tra le persone più famose che hanno questo disturbo si ricorda la bellissima attrice Kim Novak. Chi è colpito da questa malattia è un maschio a livello genetico (per cui ha un cromosoma X e uno Y), ma non assimila, già a livello fetale, gli ormoni maschili. La netta conseguenza alla nascita è che il bambino presenta tutte le caratteristiche femminili: non ha il pene, i testicoli sono nascosti, ha la vagina, ma non possiede l’utero (e dunque non potrà avere figli). In ogni caso sia a livello fisico che psicologico questa persona, si sente in tutto e per tutto donna, e spesso, i tratti somatici sono particolarmente delicati e femminili, così come il modo di pensare.
Gli esami per stabilire l’identità sessuale
Nei casi di ambiguità sessuale bisogna fare una serie di test per stabilire l’identità sessuale. Quelli del sangue permettono di verificare la quantità di ormoni maschili e femminili presenti nell’organismo e di capire se ci sono disfunzioni. Poi è necessaria una visita medica per controllare i genitali, mentre per l’analisi dei cromosomi si esegue un tampone orale.
Infine è fondamentale un consulto psichiatrico, che valuta l’eventuale presenza di un disturbo di identità. Talvolta però il esso che si accerta con i cromosomi non corrisponde a quello fisico, come nel caso della sindrome di Morris, dove una persona è geneticamente maschio, ma non lo è nel corpo né nella mente.


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.SE VUOI LEGGI ANCHE:


La Lumaca si muove lentamente, restando sempre aderente alla Terra. Per questo motivo essa rappresenta il procedere con gradualità ma sicurezza verso un obiettivo. La Lumaca ci ricorda che a volte è meglio avere cautela e non dare nell’occhio se si vuole arrivare a destinazione.

L’elemento a cui essa è legata è l’elemento Terra, l’elemento della stabilità, della sicurezza e delle ricchezze nascoste nei visceri delle montagne. La Lumaca è dunque anche un simbolo di prosperità, ricchezza e sicurezza materiale.
Questo significato è rafforzato dal fatto che essa porta sempre con sé il suo guscio, cioè la sua casa, per cui tutto ciò che le serve lo ha in sè. E’ anche ermafrodita per cui possiede sia gli organi genitali maschile che femminili...
CONTINUA A LEGGERE:

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giovedì 1 ottobre 2009

violenza contro le donne

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nel silenzio ...

Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia,
Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra.
Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro
di una donna infelice da qualche parte nel mondo.
Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare
le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente.
«A ricordo di come soffrono le donne come noi» aveva detto.
«Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso.»
(sul retro del libro "MIlle splendidi soli" - Khaled Hosseini)

 Intervento del Presidente della Repubblica

alla Conferenza Internazionale
sulla violenza contro le donne


Roma, 09/09/2009

Desidero rivolgere un cordiale benvenuto a tutte le personalità partecipanti a questo convegno indetto dal governo italiano nella scia degli incontri dello scorso luglio per il G8, ben al di là del suo formato tradizionale.
Il tema che verrà discusso è parte integrante di una questione cruciale del nostro tempo, se è vero che esso può definirsi – come lo definì anni fa un lungimirante pensatore italiano – l’età dei diritti. Sì, viviamo nell’età dei diritti, intendendo la complessità di questa espressione : diritti proclamati, diritti affermati o in via di affermazione, diritti da conquistare, diritti da rendere universali.
Certo, mai come negli ultimi decenni si era giunti a una visione così ampia, a una consapevolezza così profonda del riconoscimento dei diritti umani come condizione di convivenza civile, libera e democratica. Sempre aperta e legittima è la discussione sui diversi sistemi istituzionali e politici – sui diversi modelli di governo delle società – che coesistono e si confrontano nel mondo. Ma in qualsiasi contesto il pieno riconoscimento, la concreta affermazione dei diritti umani costituisce una innegabile pietra di paragone della condizione effettiva delle popolazioni e delle persone, del grado di avanzamento materiale e spirituale di un paese.
Diritti umani, come abbiamo imparato a dire meglio che con la vecchia formula di diritti dell’uomo, dando risalto alle problematiche proprie di quella metà dell’universo che è fatta di donne. Ed è facile constatare che sono soprattutto le donne a soffrire, in troppe parti del mondo, della limitazione o privazione di diritti fondamentali.
Al centro di questo convegno è stato posto un interrogativo angoscioso, che riguarda la persistenza e diffusione della violenza contro le donne. Si analizzeranno giustamente i molteplici aspetti di questo fenomeno. E desidero dire chiaramente che se ci sono fattispecie terribili di violenza – quelle associate a situazioni di conflitto e di emergenza, o a costumi barbarici come quello delle mutilazioni genitali femminili – troppe altre si riscontrano anche in paesi moderni avanzati : la violenza sessuale nella sua forma più brutale – l’aggressione e lo stupro – ma anche le violenze domestiche e le violenze, di varia natura, nel mondo del lavoro.
Dico questo in riferimento, purtroppo, al mio stesso paese. In paesi evoluti e ricchi come l’Italia, dotati di Costituzioni e di sistemi giuridici altamente sensibili ai diritti fondamentali delle donne, continuano a verificarsi fatti raccapriccianti, in particolare, negli ultimi tempi, di violenza di gruppo contro donne di ogni etnia, giovanissime e meno giovani. E ciò nonostante che il Parlamento italiano già da decenni si sia impegnato in una severa legislazione sulla violenza contro le donne, come reato contro la persona, e abbia di recente affrontato anche l’aspetto delle molestie e delle persecuzioni e discriminazioni contro le donne nei luoghi di lavoro.
In definitiva, qualunque parte del mondo e qualunque paese rappresentiamo in questa sala, dobbiamo sentirci egualmente responsabili dell’incompiutezza dei progressi faticosamente realizzati per l’affermazione della libertà, della dignità, e della parità di diritti delle donne. E dobbiamo sentirci egualmente impegnati a perseguire conquiste più comprensive, garantite e generalizzate.
Decisiva è la dimensione educativa di questo impegno. Non solo nel senso di assicurare l’accesso delle bambine e delle donne all’educazione, ancora negata in tanta parte del mondo. Ma nel senso di educare l’insieme delle nostre società ai valori dell’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso – articolo 3 della Costituzione italiana ; ai valori della non discriminazione – articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
E’ questo un impegno di indubbia attualità oggi in Italia. Intanto, perché stiamo sperimentando la complessità della presenza crescente di comunità immigrate, e del conseguente processo di integrazione da portare avanti. Integrazione, i cui cardini sono – come dice l’impostazione della seconda sessione di questo Convegno – nel rispetto della diversità di culture, religioni e tradizioni, nel rispetto dell’individuo e della sua dignità, da garantire insieme ai principi e alle leggi nazionali che regolano l’appartenenza alle società d’accoglienza. Ed è da tenersi presente la particolare situazione di vulnerabilità delle donne – insieme col loro specifico contributo – nei processi d’integrazione.
Di indubbia attualità è il richiamo alla non discriminazione, cui ci vincola la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che indica tutti i possibili motivi di discriminazione da mettere al bando : il sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le convinzioni personali, le convinzioni politiche, fino, così recita l’articolo 21 della Carta, alla disabilità e all’orientamento sessuale. Quest’ultima, innovativa nozione, va ricordata e sottolineata nel momento in cui l’intolleranza, la discriminazione, la violenza colpiscono persone e comunità omosessuali.
La lotta contro ogni sopruso ai danni delle donne, contro la xenofobia, contro l’omofobia, fa tutt’uno con la causa indivisibile del rifiuto dell’intolleranza e della violenza, in larga misura oggi alimentate in Italia dall’ignoranza, dalla perdita di valori ideali e morali, da un allontanamento spesso inconsapevole dai principi su cui la nostra Costituzione ha fondato la convivenza nazionale democratica.
In questo spirito desidero esprimere l’impegno dell’Italia, delle sue istituzioni repubblicane, nel sostenere gli orientamenti che scaturiranno dal Convegno, nel sostenerli tanto nel nostro paese quanto nelle più alte istituzioni internazionali.

tratto da www.quirinale.it

altri link utili

http://www.italiannetwork.it/news.aspx?id=12857

http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/violenza.donne.htm

http://www.g8italia2009.it/G8/Home/News/G8-G8_Layout_locale-1199882089535_ConferenzaViolenzaDonne.htm

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