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lunedì 25 maggio 2020

Vanno in Chiesa per la Messa 40 Contagiati

Vanno in Chiesa per la Messa   40 Contagiati


 6 Ricoverati in Ospedale

La chiesa ha riaperto dopo la lunga chiusura imposta dalle misure contro la pandemia da Covid19 e per i fedeli c'è stata subito l'occasione di partecipare alla messa. E quella prima messa dopo il lockdown ha causato 40 nuovi contagiati. Quaranta nuovi contagi, infatti, sono emersi in Germania tra i fedeli che a inizio maggio - pochi giorni dopo la riapertura dei luoghi di culto - avevano assistito alla celebrazione di una messa in una chiesa battista a Francoforte. 
Tra queste persone, sei sono state ricoverate.

Lo riporta la Frankfurter Rundchau, precisando che nel distretto Main-Kinzig-Kreis, alla periferia della città, le autorità locali avevano riferito già ieri di 16 casi di infezione tra le persone che avevano preso parte ad «un evento». Altri focolai localizzati sono emersi nel paese, che ha avviato la riapertura dopo il lockdown: questa mattina erano state le autorità della Bassa Sassonia a riferire di 7 nuovi contagi riscontrati in altrettanti clienti di un ristorante nella città di Leer. Una cinquantina in tutto le persone messe in quarantena a seguito di questo allarme.

E' pur sempre una riunione di persone.



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martedì 14 giugno 2016

Femminicidio l'Uomo Padrone è Finito


Femminicidio, dal raptus alla separazione
 fino al demonio: non è mai colpa degli uomini

“E’ chiaro contro cosa stiamo combattendo?” Se lo domanda indignata Michela Murgia in un post su 
Facebook. E’ una domanda che dovremmo farci tutti, uomini e donne, laici e credenti se Don Tonino 
Maria Nisi, parroco di Taranto, celebrando il funerale di Luigi Alfarano, suicida dopo aver assassinato, il 7 giugno scorso, la moglie – Federica De Luca, di 30 anni, e il figlio Andrea di 4 anni, ne ha esaltato le qualità morali. Quel “brav’uomo, dipendente amministrativo dell’Associazione nazionale tumori” (l’Ant, ndr) nel 2014 aveva patteggiato un anno e otto mesi di reclusione per atti sessuali e violenza privata nei confronti di una giovane promoter della Onlus, di cui Alfarano era coordinatore delle attività promozionali. Don Tonino, tra gli applausi dei fedeli in chiesa, ha garantito – come riporta Il Quotidiano di Puglia – che l’uomo andrà dritto filato in Paradiso perché è stato il demonio ad armare la mano del 50enne e “il Signore lo sa e nessuno può permettersi di fare una graduatoria di buoni o cattivi”. E quindi semaforo verde per il Regno dei Cieli, in contemplazione dell’Altissimo, magari accanto a Santi e Beati.

Il parroco, durante  l’omelia, dimenticando due vite spezzate, ha parlato di quanto Luigi Alfarano fosse “disperato e ferito” per l’imminente separazione e ha parlato di “tragedia familiare” giustificando così le sue parole: “Non si possono fare i processi in Chiesa”. E’ vero, nessuno si aspetta che si celebrino dei processi in Chiesa, ma nemmeno che si pronunci una sfacciata solidarietà con un uomo che ha massacrato la moglie e il figlio. Sarebbe stato opportuno il silenzio della pietà, senza far scomparire la violenza di un uomo, l’ennesima dall’inizio dell’anno, dietro il paravento estetizzante della tragedia e della sofferenza per poi esaltare le qualità morali di un killer. Ripugnano le parole del parroco e con sconforto ci rendono chiara una cosa: quanto più si denuncia e si svela l’esercizio atavico della violenza maschile contro le donne, tanto più le resistenze al cambiamento vengono fuori, sempre più prepotenti e scoperte. Tanto palesi quanto oscene. Nell’omelia del parroco,  nelle parole del presidente dell’associazione presso cui Alfarano svolgeva il suo lavoro, nell’applauso corale dei presenti in Chiesa, 
emerge quella atavica cultura del “non desiderare la moglie e la roba d’altri”, scritta nei 10 
comandamenti, che equipara la donna a una cosa da possedere insieme ai figli, e di cui disporre a 
piacimento, fino a esercitare su di essa il diritto di morte. Costola di Adamo, orpello di un’esistenza 
valorizzata solo se votata alla relazione con un uomo o alla cura dei figli.

Don Tonino Maria Nisi ha accompagnato fra un “amen” e “così sia”, la scomparsa e il senso 
dell’esistenza di una donna e di un bambino. Vite che erano già state inghiottite, prima dall’ego di un 
patriarca e poi dalla violenza del suo gesto che, certamente, non meritava alcuna benedizione. Lo 
abbiamo sempre detto che le collusioni con i violenti non sono delle donne che ne subiscono la 
distruttività ma dell’intera società.

Nel 1981 questo Paese ha abolito il delitto d’onore dal codice penale ma non lo ha abolito 
dall’immaginario, dalla cultura e dalle menti delle persone, sia uomini che donne. Se non è il demonio a uccidere, il raptus, il tradimento, la separazione o la semplice provocazione, può essere persino il dolore mistico. Con queste parole, un anno fa, Kiko Arguelo al Family day di Roma, suscitò proteste e indignazione per le parole indulgenti e comprensive rivolte all’uomo che aveva ucciso la compagna e i figli perché “sentiva la morte talmente profonda che il primo moto è stato quello di ucciderla, perché il dolore che prova è quasi mistico”. Nel dicembre del 2012, don Piero Corsi, parroco di San Terenzo, in provincia di La Spezia, venne contestato e convocato dal vescovo perché aveva affisso un volantino 
nella bacheca della sua chiesa invitando le donne vittime di stupro a “farsi un esame di coscienza“. Poi si era blandamente scusato.

Nelle chiese, negli uffici delle forze dell’ordine, nelle aule dei tribunali, nelle redazioni dei giornali, nelle strade come nelle case, in ogni luogo va ribadito che la vita e la soggettività delle donne vanno 
rispettate insieme ai loro “basta” e ai loro “no”. E che uccidere una donna è solo atto di barbarie e  
inciviltà: tutte e tutti, dobbiamo avere ben chiaro contro cosa e contro chi stiamo combattendo.

MA CHE NE SA UN PRETE DELLA FAMIGLIA
UCCIDERE E' UN REATO ALTRO CHE
PARADISO
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lunedì 23 dicembre 2013

Femen contro la legge antiaborto in Spagna.


Gridano di fronte ad una chiesa: "Stiamo tornando alla dittatura"

Le Femen protestano contro il progetto di legge spagnolo sull'aborto che lo permette solamente in caso di stupro e in caso di salute a rischio per la madre. Le attiviste si sono inginocchiate a seno nudo di fronte ad una Chiesa di Madrid mentre si celebrava la messa.

Dai gradini della chiesa di San Manuel y San Benito, le Femen hanno gridato slogan come "il natale è annullato" e "aborto libero". Alcune di loro hanno versato del liquido color sangue all'esterno della chiesa gridando: "Stiamo tornando alla dittatura". Venerdì scorso l'esecutivo del premier Rajoi ha dato il via libera alla nuova legge che ora dovrà passare dal parlamento (dove la maggioranza è del partito popolare).L'aborto sarebbe legale solamente in caso di stupro (denunciato) e di "rischio per la salute fisica o psichica della donna".

La legge riporta di fatto la Spagna alla condizione di 30 anni fa, prima che l'ex-Premier Josè Luis Zapatero introducesse l'attuale norma che consente l'aborto entro 14 settimane (o 22 se il feto è malformato). Secondo un sondaggio riportato da El Pais, il 46% è contro la nuova norma mentre il 41% sarebbe a favore.
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