mercoledì 28 luglio 2010

Donne in vacanza da sole




Avete deciso, per volontà o necessità,
di fare un viaggio da sole?
E' un'ottima opportunità per dedicare del tempo a sé e guardarsi dentro.  Alcuni consigli.



Per vari motivi, dal lavoro al desiderio di un viaggio che nessuno dei nostri amici vuole fare, o per la mancanza di ferie di altre persone, si può essere costrette a viaggiare da sole e partire per conto proprio. L’idea di affrontare un intero viaggio senza compagnia può spiazzare, soprattutto se è la prima volta. Ma può diventare una buona occasione per stare con se stesse e guardarsi dentro. Per affrontare il viaggio al meglio bisogna essere positive e prepararsi in anticipo; ecco alcuni consigli.


Organizzato o fai da te?
Quando è la prima esperienza di viaggio da sole ci si può sentire un po’ perse, per questo è importante organizzare al meglio la vacanza. Per prima cosa bisogna capire quale esperienza vogliamo vivere: se preferiamo un pacchetto vacanza organizzato, magari in un villaggio, oppure comprare solo il volo aereo e poi arrangiarci.
Di solito, finché si visitano nuovi luoghi e ci si muove, non ci sono particolari problemi; è più difficile affrontare quei momenti in cui invece si è soli, come la cena o dopo la doccia in albergo ad esempio. Quindi, piuttosto che fare telefonate nostalgiche a casa, se il posto lo consente è bene mangiare fuori dall’albergo, in un luogo dove c’è gente giovane; oppure mangiare qualcosa velocemente e poi andare a fare un po’ di shopping.


Si conoscono nuove persone
Ogni viaggio è un’occasione per interagire con gli altri: si possono scambiare due parole con il cameriere mentre aspettiamo la cena o con altri clienti in albergo. Anche organizzare delle visite guidate o dei tour può essere un momento per conoscere nuova gente e sentirsi meno sole.


La libertà
Viaggiare da soli significa scoprire la possibilità di fare qualcosa per conto proprio, e quando si rientra in città non ci si vergogna più di andare al ristorante da sole o al cinema senza gli amici. Tutte quelle situazioni che prima venivano viste come insostenibili e negative ora diventano momenti piacevoli e di contatto con se stesse.

I vantaggi psicologici
Partire da sole aiuta a ristabilire un contatto profondo con se stesse e con le proprie emozioni e a scoprire il valore dell’individualità. Nella società in cui viviamo, molto spesso, le persone tendono a darsi valore in funzione di chi hanno al loro fianco. Ma non è così e dopo aver vissuto questa esperienza si torna a casa e si è pronte per iniziare a frequentare le persone per il piacere di farlo e non perché ci si sente soli. In più al rientro prendere consapevolezza della propria esperienza e sapere di essere riuscite a viaggiare sole, vi farà sentire più sicure, con effetti sulla quotidianità.
Il viaggio sole consente un viaggio interiore che aiuta a mettere tutto in prospettiva, perché ripulisce la mente e fa vedere le cose in maniera chiara e distaccata. Ci si innamora di se stesse e quindi si è più sicure e consapevoli del proprio valore.

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martedì 27 luglio 2010

Donne che uccidono i figli




Donne che uccidono i figli. Il senso (perduto) della maternità
di Susanna Tamaro

L' evoluzione dei costumi ha trasformato l' universo femminile nel clone di quello maschile


Sempre più spesso, negli ultimi vent' anni, la cronaca testimonia casi di madri che uccidono i propri figli. Non uccidono solo neonati - cosa che rientra nelle patologie comprensibili della depressione post partum - ma uccidono bambini di sei, otto, dieci anni, bambini per i quali hanno preparato le torte di compleanno, a cui hanno insegnato a camminare e con cui hanno condiviso le fantasie e i sogni sul futuro. A Faenza, una donna italiana, impiegata e regolarmente sposata, all' insaputa del marito - che ignorava la sua gravidanza! - ha partorito di notte nel bagno, nascondendo il bambino in un sacchetto di plastica con l' idea di sbarazzarsene. Pochi giorni fa a Rieti una madre ha lanciato la propria figlia di sei mesi dal balcone, mentre a Vicenza un' altra donna ha aggredito con le forbici la figlia di nove anni che stava andando a scuola, prima di gettarsi dal terrazzo. A Venezia, un marito è tornato a casa e ha trovato il figlio di sei anni soffocato e la moglie impiccata a una spalliera. Le madri uccidono, si uccidono e spesso vengono anche uccise dai loro compagni e mariti. Non c' è giorno in cui la cronaca non ci segnali il caso di qualche omicidio compiuto da uomini incapaci di accettare una separazione. La persecuzione degli ex, o comunque le molestie ossessive, sono diventate un fenomeno così dilagante e pericoloso da richiedere ormai una legge ad hoc.



Infanticidio e benessere

Naturalmente l' infanticidio è sempre esistito, l' ecatombe di figlie femmine che ancor oggi si perpetua in molti paesi orientali non fa che confermarcelo. In tempi passati, però, apparteneva soprattutto a realtà di degrado e di povertà, ma questi omicidi che popolano le cronache con sempre maggior frequenza sono omicidi compiuti in situazioni di benessere materiale. Non c' è una carestia che incombe e un' ennesima bocca che urla implorando cibo, non c' è la disperazione della donna sola, lontana dal suo paese, culturalmente incapace di informarsi sulla possibilità di lasciare anonimamente il proprio figlio in ospedale. Ci sono invece case Ikea sullo sfondo, villini con giardino, appartamenti dignitosi, mariti che lavorano. E allora? Da dove viene questa onda nera che offusca, travolge, distrugge quello che dovrebbe essere l' istinto più forte di una donna? Perché le madri uccidono? Cosa si nasconde in questo che le cronache definiscono «insano gesto?».

Negli ultimi trent' anni ci sono stati così tanti e rapidi mutamenti sociali e culturali che è difficile mettere a fuoco un solo elemento scatenante: a partire dagli anni ' 70 è avvenuta un' evoluzione dei costumi che ha stravolto i rapporti tradizionali tra uomo e donna, cancellando quello che, fino ad allora, era stata la struttura classica della famiglia. Da questa rivoluzione, eravamo certi, sarebbe nato un mondo più giusto, un mondo in cui le donne avrebbero smesso il loro ruolo di vittime per diventare protagoniste piene della realtà e compagne consapevoli dei loro partner. Anche gli uomini, infatti, erano mutati, avevano abbandonato i lati più retrivi del loro carattere ed erano pronti, senza più pregiudizi, senza più gelosie, ad affrontare i tempi nuovi che si affacciavano.

A distanza di quarant' anni da allora, al di là delle indiscusse e indiscutibili conquiste delle donne, una cosa è evidente ed è che il modello femminile si è inesorabilmente conformato a quello maschile. Siamo conformi perché, come ho già detto, l' immagine che i media propongono di noi - a cui una buona parte delle donne consapevoli cercano strenuamente di resistere - è quello di una femmina puro oggetto di piacere e di seduzione. Siamo conformi perché l' aver liberato la sessualità dalla procreazione ci ha reso altrettanto libere dei maschi. Possiamo realizzarci, avere diverse storie secondo l' estro e l' umore, senza che questo coinvolga l' affettività, così come avviene nei maschi per i quali avere un' avventura non è che uno sfogo della loro esuberanza. Abbiamo imparato a gestire la nostra fertilità, facendo scivolare la maternità in coda alle priorità della nostra vita, salvo poi farla diventare un' imperiosa necessità quando ci rendiamo conto che l' orologio del tempo ha accelerato i suoi battiti. In qualche modo è avvenuta una sorta di pornografizzazione della società. Tutto sembra girare intorno al sesso - ad un sesso esibito, parlato, vissuto, consumato, condiviso. I giornali per adolescenti parlano di orgasmi come fossero scampagnate in bicicletta. Non c' è divo o diva che non racconti ai quattro venti le sue abitudini sessuali, il come, il quando, con quante, con quanti.

Come non c' è - quasi - giornalista, lo dico per esperienza personale, che non ti faccia domande sulle tue preferenze sessuali. Sembra che il sesso sia l' unico grande pensiero dei nostri giorni e il piacere il pifferaio magico a cui tutti corriamo dietro estasiati. Anche in questo, i giornali e le riviste ci aiutano. Quanto hai goduto? Come hai goduto? Hai trovato il punto G, punto F, punto K? Sei nella norma, lui è nella norma? E la norma, cos' è? Uno, due, tre orgasmi per notte? Anna Karenina, Giulietta dove siete? Nella letteratura - che in questo si dimostra specchio della società - non va certo meglio. Non c' è romanzo che non contenga tediosissime pagine di descrizione di rapporti, di umori corporei, di dettagli anatomici, inframmezzati magari da penose osservazioni messe lì per cercare di far lievitare la pornografia in arte. Anna Karenina, Catherine Earnshaw, Jane Eyre, Giulietta, dove siete? I grandi amori contrastati, i grandi amori vissuti nell' ombra, nella difficoltà, hanno creato una letteratura indimenticabile, gli amori avviliti dal cronometro e dai dettagli anatomici provocano soltanto una noia profonda. Il piacere è il democratico tiranno dei nostri giorni. Sembra che l' uomo debba esistere e realizzarsi unicamente dalla cintura in giù, come se improvvisamente sul mondo si fosse sparsa una polverina magica, capace di trasformare gli esseri umani in un esercito di mandrilli in libertà. Ma, a parte i lati comici di questa ossessione collettiva, in una tale visione dell' attività sessuale è racchiusa una estrema povertà.

Il livellamento obbligatorio - per cui o fai sesso o non esisti - mistifica quella che è una delle componenti più importanti dell' uomo, quella erotica. Ognuno di noi ha una diversa propensione all' eros, per alcuni è una forma di energia straordinaria, per altri più moderata, mentre per altri ancora è ininfluente nell' equilibrio della loro vita. L' eros è sempre un elemento della complessità della persona, e non solo cambia da individuo a individuo, ma può cambiare, nello stesso individuo, nel corso della sua vita. Tanto il piacere è una banderuola a cui affannosamente corriamo dietro, altrettanto l' eros è una realtà che ci precede, ci compenetra e dà un orizzonte ai nostri giorni. Noi siamo qui grazie all' eros dei nostri genitori, e grazie alla nostra forza erotica siamo capaci di progettare un futuro. L' eros, come ci ricordano tutte le culture dell' uomo, non è una forza indistinta, un magma senza volto, bensì il differenziarsi dell' energia primordiale in due forme contrapposte e pur tuttavia complementari: il femminile e il maschile. Tutto il vivente - a parte le forme ermafrodite appartenenti ai livelli più semplici della vita animale e quelle simpatiche patelle capaci di cambiare sesso in virtù del loro compagno - si manifesta ed evolve secondo questa polarità.

Come nel simbolo dello yin e dello yang, ogni femminile deve contenere un punto di maschile, così come ogni maschile deve contenere un punto di femminile. Il momento in cui questa polarità si annulla, la forza erotica si inceppa, inciampa, casca, il suo infinito orizzonte si trasforma nella condominiale balaustra del piacere. Gli effetti della promiscuità obbligatoria, unite alla forza plasmante del consumismo, ci hanno subdolamente privato della nostra natura più profonda, trasformandoci in affannati cloni del modello maschile. Ma anche all' uomo non è andata molto meglio: privato di un vero femminile, si è sentimentalizzato, perdendo quelle prerogative positive implicite nella sua natura paterna e virile. Noi stesse per anni abbiamo in fondo voluto ignorare la nostra natura perché ad essa associavamo un' idea culturale di fragilità, di rassegnazione e di sottomissione che mal si conciliava con il nostro desiderio di libertà e di emancipazione. In questo rifiuto, non ci siamo accorte che tranciare così drasticamente le nostre radici non era molto diverso dal tagliare i capelli di Sansone. Senza spirito materno, ogni forza è perduta, perché è vero che le donne hanno una forza straordinaria, ma questa forza discende direttamente dalla capacità di accogliere e far crescere la vita. Tutte queste persone travolte dall' infelicità, dall' incapacità di mettere a fuoco i propri sentimenti, queste madri trasportate come foglie dal vento, senza più stabilità, senza più una vera ragione per vivere, non sono forse donne private del senso profondo del loro essere al mondo? «L' amore richiede forza», scrivevo in Va' dove ti porta il cuore.

Ed è proprio la forza la caratteristica dello spirito materno, la forza di questo amore capace di abbattere ogni ostacolo, di andare sempre avanti, senza scavalcare, senza aver fretta, ma accompagnando. Questo amore - da cui nasce ogni altro amore - è l' amore materno, perché la maternità non è un' ennesima tecnica da applicare al nostro corpo ma qualcosa che ci trascende, che ci lega misteriosamente all' essenza del nostro esistere. Senza questa consapevolezza, l' avere figli non diventa che un atto come un altro, e un figlio non è che un oggetto che può trasformarsi in un gioiello da esibire ma anche in un peso che non siamo più in grado di sopportare perché ci impedisce di realizzare i nostri sogni. Un peso che a volte non sopportiamo più, così come non sopportiamo noi stesse. Ci sentiamo sole. Per questo ammazziamo i nostri figli, per questo ci ammazziamo. Recidendo questa radice profonda, la nostra vita non è molto diversa da quella dei cumuli di foglie che il vento sposta in autunno.

Lo spirito della maternità

Non si tratta di tornare all' angelo del focolare, ma semplicemente di capire che la centralità della nostra vita di donne è lo spirito della maternità. Ripartire da lì. La maternità. Questa maternità, però, va intesa in senso nuovo, ben al di là della mera capacità fisica di procreare. Si può infatti non aver generato ed essere colme di maternità, come si può essere madri biologiche ed esserne totalmente prive. Questa società così fredda, così necrofila, così impaurita, così cinica - e allo stesso tempo così travolta dalle sbornie del sentimentalismo - ha paura dello spirito femminile perché questo spirito, che è concreto, attivo, la spingerebbe in una direzione opposta. Tornare alla nostra vera natura vuol dire rimettere al centro dei nostri giorni una forza armata di dolcezza. Vuol dire collaborare, invece di competere, saper accogliere e accudire tutto ciò che è piccolo e bisognoso di protezione, tutto ciò che è fragile. Sapere che il grande sforzo - quello che giustamente assorbe ogni nostra energia - è quello della crescita, perché costantemente cambiare, costantemente crescere è il senso di ogni essere umano e di ogni nuova vita che viene al mondo.




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lunedì 26 luglio 2010

L' AMANTE



Lui lei e l’altra, l’amante: una figura scomoda, che difficilmente suscita simpatia, ma che spesso però capita e si trova coinvolta con un uomo sposato o impegnato. Magari per incoscienza o forse perché inizialmente si è state ingannate e poi si è rimaste coinvolte più del previsto. Senza falsi moralismi e giudizi, vogliamo provare a vedere una storia d’amore vista da questa parte.






Penelope e Calipso
Per comprendere la figura dell’amante si parte dalla ninfa Calipso; nell’Odissea si racconta dell’amore di Calipso per Ulisse e delle sue promesse di immortalità purchè non la lasciasse. Quando però Zeus costrinse Calipso a rinunciare al suo amore e Ulisse tornò da Penelope, la ninfa Calipso va incontro a una tragica fine. Nella mitologia Penelope viene venerata, mentre Calipso, che rinuncia all’amore, viene condannata. Ed è proprio la sensazione che prova chi per anni ha investito sentimenti, passioni e rinunce per rapporti clandestini di questo tipo, e spesso viene etichettata la rovina famiglie. E come capita nell’Odissea, anche nella vita spesso chi ci soffre alla fine è l’amante, perché quasi sempre viene lasciata o è costretta a lasciare.

Ladra di uomini o vittima?
Iniziare una relazione e con un uomo già impegnato mette in una situazione controversa: l’amante è colei che ruba ad un'altra donna l’amore e le attenzioni di un uomo, ed è derubata da questo del proprio amore perché si creano false aspettative. Tuttavia l’amante è sempre vista dalla società come colei che ruba un uomo; eppure difficilmente la donna lo fa per trasgredire, ma spesso ci mette cuore e affettività.

Per caso o per abitudine
È importante anche distinguere tra chi si scopre amante per caso e chi, invece, ha una specie di coazione a ripetere, ed inconsciamente o consciamente cerca sempre uomini impegnati. In questo caso è bene interrogarsi sul perché si entra sempre in questo ruolo. Per esempio ci sono donne che amano molto la loro libertà e non vogliono rinunciarvi, e le storie con uomini impegnati sono per loro la situazione migliore. Prendono il meglio dalle storie, senza il peso della vita domestica.

Chi sono questi uomini?
Molto spesso le speranze dell’amante vengono alimentate da promesse e corroborate da continue lamentele dell’uomo sulla legittima consorte. Le classiche frasi come “mia moglie è fredda”, “con lei sono infelice”, “stiamo insieme per i figli”. E così l’amante si accontenta temporaneamente sperando e attendendo un futuro migliore, alimentato dalle promesse che prima o poi la situazione cambierà. Spesso quello che non si comprende però, è che il ruolo dell’amante non è di terzo incomodo, ma di terzo comodo, perché in un certo senso salva la coppia dando a lui ciò che gli manca, completando perfettamente il suo rapporto di coppia. Purtroppo, banalmente, gli uomini fanno difficilmente scelte coraggiose, e sono incapaci di separarsi sia dalla moglie che dall’amante.

Cosa fare?
Ad un certo punto della relazione e dopo avere rivestito il ruolo dell’amante, occorre porsi alcune domande. Quando si capisce che la situazione non cambierà o si continua questo rapporto in un angolo accontentandosi delle briciole, o si prende atto della realtà. Ovviamente il metro di giudizio è il malessere personale e non la morale sociale. Chi soffre e spreca anni dietro a un uomo impossibile forse deve volersi più bene e mettere se stessa in primo piano, anche allontanando l’amato. Tuttavia non sempre si ha questa lucidità e molte donne preferiscono pazientare, diventando da donne Calipso, a donne Penelope.  .

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giovedì 22 luglio 2010

La Timidezza



È un lato del carattere presente in molte persone e che in una società come quella odierna penalizza molto; la timidezza è un aspetto da conoscere e da capire per cercare di trasformare questo lato in un punto di forza.


La timidezza non è una malattia, ad esclusione di quei casi in cui un'eccessiva timidezza causa fobia sociale e quindi va valutata come disturbo psichiatrico, ma non bisogna comunque sottovalutare questo aspetto caratteriale, pensando si tratti di un semplice modo di essere passeggero.
La timidezza rientra nella normalità quando la situazione di difficoltà ad interagire con gli altri si manifesta in alcune occasioni o con scarsa intensità e non altera in modo esagerato la qualità di vita di un individuo. La situazione diventa invece al limite, quando le manifestazioni di insicurezza e ansia sono ricorrenti e vissute con altissima tensione emotiva. In questo caso possono presentarsi anche pensieri ossessivi che richiamano alla memoria le situazioni più spiacevoli e creano ansia anticipatoria, sviluppando un comportamento fobico.
Timore del giudizio altrui
La persona timida si mette continuamente in discussione senza fidarsi delle proprie capacità e competenze e ritiene le richieste che arrivano dall’ambiente esterno sempre eccessive e superiori alle proprie possibilità. C’è scarsa tolleranza verso tutte quelle situazioni che creano ansia e difficoltà a gestire e contenere le emozioni. I timidi hanno spesso reazioni somatiche che si ripercuotono sul fisico con sudorazione eccessiva, rossore, palpitazioni e tremore.
Il problema del timido, però non è tanto il provare queste sensazioni quanto il terrore di ricevere un giudizio negativo, una derisione per queste reazioni del corpo, delle quali si vergogna. La paura genera ansia e crea un circolo vizioso.
Chi sono i timidi
La timidezza può riguardare chiunque, rendendo insicuri su ciò che si dice o si fa. È difficile affermare di non aver mai vissuto la timidezza nella propria vita: può riguardare una fase del passato, magari dell’adolescenza. È più facile che genitori timidi mettano al mondo figli molto sensibili e conta anche come si è cresciuti, dagli stimoli ricevuti e dalle relazioni con gli altri.
Come superare la timidezza
Nei casi più seri quando le persone rinunciano a qualsiasi tipo di relazione sociale il trattamento deve essere sia di tipo farmacologico che psicologico. I medicinali agiscono contro l’ansia e donano una sensazione di rilassamento che permette così un lavoro psicoteraputico più rilassato. Nei casi meno seri i farmaci non servono e non serve a volte nemmeno una psicoterapia, ma alcune sedute psicologiche che consentono alla persona di imparare a leggere la realtà in modo diverso, a rilassarsi e concentrarsi sugli obiettivi.
Poi è importante che il timido non si senta l’unico al mondo e avvicinarsi a persone simili; poi la lettura di alcuni libri di auto aiuto può infondere nel timido un po’ di sicurezza. Da qualche mese anche internet dà un valido aiuto: sul sito di Clinica della Timidezza, si possono trovare consigli e avere consulenze da esperti.


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mercoledì 14 luglio 2010

Conseguenze psicologiche dell'aborto


Una gravidanza non cercata e non desiderata può portare alla decisione di abortire. Cosa comporta questa scelta a livello psicologico per una donna?

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La scoperta di una gravidanza, soprattutto quando non è cercata, può essere uno shock e rappresentare un momento critico nella vita di una donna. Aspettare un bambino comporta dei cambiamenti sia a livello fisico e ormonale, che a livello psicologico, e la scelta di portare a termine la gravidanza o interromperla spesso causa uno stato di crisi profonda e di vulnerabilità. Qui non vogliamo fare discorsi moralistici, perché ognuno è libero di decidere se portare avanti una gravidanza o meno, ma si vuole solo spiegare quali risvolti psicologici si possono vivere dopo l’interruzione di gravidanza.
L’interruzione di gravidanza
Si può dire che ciò che, durante la gravidanza, fa di una creatura un figlio è il desiderio materno, la capacità della donna di rendere presente e anticipare l'esistenza dell'altro dentro di sé. La decisione di interrompere la gravidanza è comunque un evento traumatico in quanto produce un notevole stress (tale da creare disturbi alla vita psichica), sopprime gli elementi di identificazione con il bambino e nega la gravidanza (negando così quella parte del Sé che si era identificata con il bambino/a).
La decisione di interrompere la gravidanza può avvenire in vari modi:
  • Istintivamente, presa senza pensare
  • Razionalmente-analiticamente: basandosi su ragioni pratiche, in contrasto con i bisogni emotivi (per esempio: non ho un lavoro stabile che mi consente di garantire stabilità economica al nascituro, vorrei diventare madre, ma non posso)
  • Temporeggiando: la decisione viene continuamente rimandata
  • Nessuna presa di decisione: la donna si rifiuta di prendere la decisione e delega gli altri di decidere per lei
Ciascuna di queste modalità decisionali può cambiare notevolmente l’impatto che l’aborto può avere nella vita psichica della donna, che comunque porta sempre stress e ansia. Sarebbe molto importante che la vera decisione fosse presa dalla donna e, se esiste una coppia, in armonia con il compagno.
Donne interrotte
L’aborto è un evento che segna il vissuto di moltissime donne e può condizionare la loro successiva genitorialità. L’interruzione volontaria di gravidanza (ivg) rappresenta un conflitto tra due scelte, accompagnato dalla perdita e dal lutto, condizionando il benessere psico-fisico, sia a breve che a lungo termine perché sono molte le donne che conservano la ferita aperta dell’aborto per molti anni e soffrono intensamente anche dopo decenni.
Come tutti i lutti richiede una notevole capacità di adattamento a di adeguamento alla nuova realtà;
si è più vulnerabili allo stress psicofisico, e si sperimenta per molto tempo un intenso vissuto di colpa. I sintomi più frequenti sono: la depressione, attacchi di panico, disturbi del comportamento alimentare o disturbi da uso di sostanze, confusione, prostrazione, colpa, rabbia, vuoto. Se poi manca il supporto di qualcuno, la fase di elaborazione sarà ancora più difficile.
Il sostegno psicologico
Il sostegno psicologico nel post aborto ovviamente non cancella ciò che è stato, ma restituisce una continuità di crescita e ricostruisce l’identità, rendendola forte e non più ferita dalla perdita. I consultori o gli psicologi privati offrono un’accoglienza discreta, non giudicante, accogliente e aperta all’ascolto con il compito di:
  • Prevenire ulteriori ivg
  • Favorire il benessere psicofisico e sessuale
  • Favorire il benessere relazionale con l’altro sesso e con la famiglia
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La plastica minaccia la fertilità maschile



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Adolescenti e sessualità






Secondo la Società Italiana di Ginecologia e ostetricia solo 1 adolescente su 4 riceve una buona educazione sessuale dai genitori. Si tratta di giovani che apparentemente sanno molte cose, ma in realtà sono privi di informazioni chiare sulla sessualità consapevole e sicura, perché la maggior parte di loro apprende notizie dai coetanei, dalla pornografia e da internet. Ma i genitori come possono correre ai ripari?


La verità fin dall’infanzia
Una regola fondamentale che i genitori dovrebbero adottare è raccontare sempre la verità ai propri figli, anche quando questi sono piccoli. Basta racconti di cicogne, cavoli o api che impollinano il fiore: i bambini nascono dal rapporto tra un uomo e una donna, i dettagli poi cambiano in base all’età. Metafore e immagini fiabesche possono soltanto confondere. L’educazione sessuale di un figlio non è da riservare all’adolescenza, ma bisogna giocare d’anticipo prima che ci si riempia la testa di strane idee.


Tappa per tappa come spiegare ai figli la sessualità
  • 0-5 anni: la scoperta della sessualità arriva fin da piccoli, quando i bambini osservano i propri genitali e quelli dei genitori; già a 2-3 anni ci si rende conto che non tutti siamo uguali. È qui che bisogna incominciare a costruire un rapporto di complicità, fiducia e comunicazione sincera. Niente discorsi tecnici ma semplicemente far passare il concetto che maschi e femmine sono diversi.
  • 6-10 anni: a 6 anni la curiosità è al massimo e i bambini sono ottimi osservatori; le domande diventano dubbi e esigono spiegazioni. Anche se il bambino non chiede è dovere del genitore stimolare la sua curiosità leggendo un libro o sfruttando situazioni come la nascita.





Il bambino/a si tocca?
Niente allarmismi, l’esplorazione dei genitali è un comportamento comune nei primi anni di vita, deriva dalla curiosità verso la scoperta del corpo e dal piacere che sentono sfiorando queste zone. Mai arrabbiarsi o sgridare il piccolo perché si sentirebbe in colpa, ma spiegargli che si può fare quando si è da soli.

Quando parlare di sviluppo
Lo sviluppo femminile e la comparsa delle mestruazioni andrebbero spiegate alle figlie fin dalla giovane età; inutile attendere il momento in cui avverrà, perché la ragazza potrebbe spaventarsi. È poi fondamentale parlarne come di una fase della vita, senza però dare troppa importanza e far capire che in quei giorni si può fare tutto, in base alle nostre forze. Per quanto riguarda i maschi, il discorso andrebbe fatto fare al papà, verso i 9-10 anni, spiegando cos’è un’erezione e la polluzione notturna.

Le cose da fare
  1. Usare pochi termini ma chiari e chiamare gli organi genitali con il loro nome. In tenera età possono andare bene termini familiari e rassicuranti come “patatina” e “fiorellino” per indicare gli organi femminili e “pisellino” per quelli maschili.
  2. Rispetto, senso di responsabilità e uguaglianza tra uomo e donna, anche nel sesso; nessuno deve sottomettere l’altro.
  3. Dividersi i compiti: è giusto che tra donne si parli di mestruazioni e pillola e tra uomini di erezione e preservativi.
  4. Rispettare la privacy del figlio, mantenendo sempre alta l’attenzione: la masturbazione è una pratica sana, purché non sia compulsiva.
Da non fare
  1. E' sbagliato non parlare di sessualità, sembrerebbe una cosa sbagliata e sporca.
  2. Non mostrarsi imbarazzati perché se il bambino se ne accorge non ci chiede nulla e quindi prende informazioni altrove, talvolta sbagliate!
  3. Usare un linguaggio sconveniente in casa.

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Donne pericolose



Ci sono tipologie di donne che dovrebbero stare alla larga dagli uomini impegnati: alcune potrebbero tentarli, altre mettere in cattiva luce le compagne di questi. Alcune di queste donne agiscono al di sopra di ogni sospetto, e sono le più temibili. Chi sono queste donne e come si può cercare di tenerle lontane dai nostri fidanzati?


La gatta morta
Magari non bellissima, ma con un grande potenziale, perché ha capito che gi uomini hanno bisogno di essere ascoltati senza commenti. Molti uomini hanno bisogno di gratificare il proprio ego e vogliono una donna che si interessi alle loro passioni, che li sostenga e stia accanto senza invadere troppo il campo. E di donne disposte a mettere se stesse in disparte per diventare le confidenti di quell’uomo ce ne sono molte. Può essere una collega, una conoscente, una che viene considerata da lui un’amica. Ma non sottovalutiamo queste gattine morte, perché alla lunga i maschi potrebbero scoprire di trovarsi più a loro agio con loro che con noi. Per evitare che questo accada, impariamo da loro: evitiamo di trascurare troppo il nostro compagno, ascoltiamolo senza interferenze e magari diminuiamo i racconti di cose futili che a lui non interessano proprio, per le chiacchiere ci sono anche le amiche.

L’amica ubriaca
Non necessariamente rappresenta colei che dopo avere bevuto si butta a capofitto sul vostro fidanzato, ma lei è la vostra confidente, e quando perde i freni inibitori potrebbe raccontare quei piccoli peccatucci innocenti che abbiamo commesso, e che potrebbero minare la vostra storia se mai venissero a galla. Che fare? Dopo che lei si è lasciata andare a confidenze indiscrete, dite al vostro uomo che quando beve la vostra amica ne fa e ne dice di ogni, e che per stare al centro dell’attenzione racconta aneddoti non veri. La cosa migliore sarebbe comunque non avere segreti importanti col proprio partner, ma essere sincere.

La nuova collega molto carina
Nel suo ufficio è appena arrivata una ragazza bella, spigliata e intelligente, magari fidanzata. E questo non è un dettaglio indifferente, proprio perché è fidanzata è una potenziale minaccia. Lui non la considererà una preda, ma si potrà lasciare andare a scherzi e confidenze che alla lunga possono creare un rapporto di complicità e, si sa, la complicità è un’ottima base per far scattare qualcosa. È importante non parlarne male, perché altrimenti diventa la vittima da difendere, ma magari sforziamo di conoscerla e se ha quel qualcosa in più cerchiamo di imparare anche noi il segreto del suo successo.

Una donna bellissima
In compagnia è arrivata una donna davvero bella, con misure perfette, ed è pure simpatica; in teoria i suoi canoni maschili non rispecchiano le caratteristiche del nostro fidanzato, ma è comunque un pericolo. L’ego di un uomo è spesso tonificato dal fatto di stare vicino ad una donna bellissima, anche se è solo un’amica, e la nuova sicurezza che lui prova lo rende più sexy, quindi molto più corteggiato. Non tirate fuori atteggiamenti gelosi e isterici, piuttosto cercate di ravvivare la vostra vita sessuale, facendogli sentire quanto è davvero meraviglioso per voi e sperimentando anche nuove situazioni, se vi va. Tutto questo gli farà dimenticare le altre, molto più belle magari, ma probabilmente in fondo troppo concentrate su se stesse e quindi freddine.


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venerdì 9 luglio 2010

Uomo e donna: evoluzione armonica della società




La conoscenza è un fattore evolutivo se si accompagna alla consapevolezza che essa è un valido strumento per guidarci nelle scelte di vita.
In questa accezione non diviene sterile autocompiacimento di un pensiero che si ripiega su se stesso ma acquista una forte spinta al miglioramento proprio e degli altri, fermo restando che la comprensione è un processo individuale che scaturisce sia dalla metariflessione sia dalla rielaborazione del pensiero altrui.


Nessuno è tabula rasa:
ogni individuo, maschio o femmina che sia, ha una propria originalità , scelte , valori e ideali maturati in proprio, poi eventualmente condivisi ed è logico, in un’ottica di rispetto dell’originalità del singolo, che si ponga la tolleranza come bene fondante la conoscenza.
Detto ciò, sembrerebbe cosa ovvia il superamento di ogni contrapposizione o marginalizzazione del sesso gentile, legata a incrostazioni culturali molto discutibili, per una, direi scontata, quasi banale, ammissione “en plein air” che ad ognuno è dato il compito di contribuire con uguale dignità all’edificazione di una società libera dal pregiudizio, fondata sul rispetto dell’uomo.
L’individuo liberato, come immagine del Creatore gioisce quando ne può ammirarne l’opera, la comprende in libertà e sa rendere visibile, con i mezzi a lui più congeniali, la perfezione della stessa.
L’ideologia e la massificazione degli individui negano, pur dichiarando il contrario, l’esercizio della libertà e quindi vanno approfondite in modo critico e superate. Il discorso tradizionale uomo- donna, a mio avviso, rientra in questo offuscamento della verità.


La natura è maschile e femminile ed entrambi ne partecipano con uguale dignità; certamente, se vogliamo fare un discorso storico,questo assunto è stato ed è tuttora parzialmente smentito ma, se ci si pone in un’ottica di un umanesimo integrale, credo che ogni perplessità andrebbe a contraddire l’idea che l’Essere originario contempla le due nature che, specificandosi nella creazione, si individualizza in maschile o femminile.
E’ compito di ognuno ricercare dentro di sé la metà mancante per ricostituire, attraverso un confronto libero e fecondo, quella complementarietà che sola è condizione imprescindibile per costruire una società cooperativa e tollerante, umana dunque.
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Elisabetta Polatti

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mercoledì 7 luglio 2010

Mamme single



Che sia per scelta o per necessità, il numero delle famiglie monoparentali formate da una donna e da uno o più figli sono l’11,3%. Alla base un divorzio, un decesso o un padre assente fin dall’inizio. Ma appartenere a questo tipo di mamme non è semplice perché bisogna fare i conti con problemi finanziari, di tempo e di energie. In più i problemi psicologici che possono affliggere la donna o il bambino sono sempre in agguato.

Le paure
Essere sole genera dubbi, incertezze, paure e spesso molte difficoltà nella gestione del rapporto con i figli, soprattutto quando sono piccoli. I sensi di colpa spesso assillano queste madri che però hanno il timore di elaborare e esprimere i sentimenti di perdita che ogni separazione comporta. In questo modo non sono in grado di ricominciare una nuova storia sentimentale, hanno difficoltà nel ritagliare spazi di tempo da dedicare a se stesse, ma sono sempre stanche e stressate dal rapporto con i figli. Nei casi di donne che poi affrontano fin dall’inizio la maternità da sole  i sentimenti di vulnerabilità e le paure sono ancora più forti.
Le domande che spesso si rivolgono sono: "Quanto soffriranno i miei figli? Potrò crearmi una nuova relazione? Dovrò essere madre e padre allo steso tempo? Come affronterò i momenti di angoscia, rabbia, senso di colpa?"

Cosa fare
Nell’essere un genitore single non c’è nulla di sbagliato; purtroppo sono ancora molte le persone con dei pregiudizi, ma bisogna imparare ad andare avanti pensando a se stesse e al proprio piccolo.
Spesso le madri sole, a causa dei molteplici impegni e per l’eccessivo carico di responsabilità, tendono ad isolarsi, ma la solitudine può portare al risentimento e anche alla rabbia. Per questi motivi è fondamentale che la mamma si costruisca una fitta rete di amicizie e non si chiuda in se stessa: parlare, esporre problemi e sentimenti è importantissimo.
Per quanto riguarda le difficoltà economiche le donne devono sapere che hanno diritto ad avere sovvenzioni e aiuti da parte delle Regioni.

Pensare al presente e non al passato
Qualunque sia il motivo per il quale la donna è sola con suo figlio, è importante non rimuginare continuamente il passato. Per vivere in modo più sereno, una strada c’è.
Rispetto ad una famiglia tradizionale, la donna da sola con prole si trova ad affrontare carichi molto più pesanti, perciò è bene imparare ad organizzare le giornate e allontanare l’idea che bisogna per forza fare tutto da sole. Bisogna coinvolgere più possibile amici e famigliari, che possono non solo aiutare da un punto di vista pratico, ma anche psicologico. Una mamma sola deve essere contenta di sé stessa, avere autostima e non lasciarsi abbattere. È ancora una donna che può piacere e con il tempo potrà costruirsi nuove relazioni. E’ importante non frequentare solo mamme single, per evitare di commiserarsi troppo, ma aprirsi con famiglie di ogni tipo per un confronto sull’educazione e la crescita dei figli.

Niente favoritismi verso i figli
Spesso si pensa in maniera errata, che i figli che crescono solo con una madre debbano avere più attenzioni e più vizi. Questo è assolutamente sbagliato perché il rischio è quello di far crescere un figlio troppo protetto, incapace poi da adulto di avventurarsi nel mondo. Quindi niente esagerazioni nelle cure e attenzioni, evitare di farlo dormire nel lettone perché noi ci sentiamo sole, in questo modo il rischio è fargli credere di avere diritto ad un rapporto esclusivo. Per crescere in modo equilibrato, i bambini hanno bisogno di limiti e di regole e di genitori consapevoli.
Non bisogna ritenere il proprio bambino svantaggiato, altrimenti lo si fa sentire diverso. Dimostriamogli invece il nostro amore, trascorrendo del buon tempo con lui.

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Lezioni di seduzione dal consulente di immagine


Molto spesso è difficile offrire agli altri il meglio di sé, e molte persone non riescono a dare un’immagine che corrisponda a quello che si è veramente. Ma è possibile imparare a valorizzare le proprie parti migliori senza indossare una maschera, senza recitare un ruolo ed essere se stessi con i propri pregi e difetti? Certamente, basta imparare qualche trucco!


Allo specchio
Lavorare sul proprio aspetto esteriore per conoscersi meglio e scoprire la vera identità imparando a valorizzarsi e riuscendo a stare bene con se stessi si può. L’immagine che diamo di noi è importante nelle relazioni con gli altri e passa attraverso il modo di vestirsi, guardare, gesticolare e comportarsi. Quello che si mostra agli altri dovrebbe essere lo specchio di quello che si è nella propria interiorità, senza filtri, in modo naturale. Bisogna fare un lavoro su se stessi per imparare ad esprimere le proprie potenzialità e il proprio carattere. È importante trovare il coraggio di osare per essere se stessi, con entusiasmo e senza paura. Lavorare sull’esteriorità per stare meglio significa anche far scattare cambiamenti più profondi.
Esprimere se stesse
Per imparare a tirare fuori la capacità seduttiva bisogna lavorare sulla propria immagine il che non significa essere superficiali, ma è un modo per far emergere anche aspetti interiori che non conoscevamo. Si tratta di un percorso che alla fine porta ad essere soddisfatti di se stessi e talvolta porta anche ad un cambiamento dello stile di vita, perché la persona è finalmente riuscita a mettere a fuoco i propri obiettivi e le proprie passioni. Molto spesso si pensa che dare importanza all’apparenza sia superficiale, ma è il modo in cui gli si dedica attenzione a definire il tutto. Il corpo è un mezzo di espressione e bisogna imparare a valorizzarlo per valorizzarsi. Non si tratta di una trasformazione radicale, ma di un cambiamento che rivela il proprio IO.
Un aiuto dal consulente di immagine
Il consulente di immagine non è uno psicologo, ma un esperto di bellezza, che però sa capire la personalità di chi gli chiede una consulenza e offre gli strumenti per imparare a valorizzarsi, vedersi belli e sentirsi meglio con se stessi. L’obiettivo non è trasformare la persona o imporle un cambiamento, ma renderla partecipe, valorizzare la sua personalità per renderla unica. Lavora insieme ad un personal shopper che si occupa di abbigliamento e portamento e ad un esperto di hair styling.
  1. Il primo step consiste in un massaggio che mette la persona a suo agio e consente di entrare in contatto con se stessa, i suoi bisogni e desideri.
  2. A questo punto, la persona è rilassata e si cerca di capire insieme le sue esigenze, motivazioni, paure e titubanze. Si cerca di andare al di là dell’apparenza per conoscere chi si ha di fronte, facendo attenzione non solo al linguaggio verbale, ma anche a quello non verbale.
  3. Poi si prende in esame il suo guardaroba perché è quello che ci parla del suo vissuto; aiuta a capire come ci si sente e qual è il rapporto con il proprio corpo. Ognuno è libero di dire cosa piace e non piace, come si immagina. Il consulente poi darà solo gli strumenti per arrivare a sentirsi pienamente se stesso.

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giovedì 1 luglio 2010

USCIRE DA UN TRADIMENTO



“Non si dà amore senza possibilità di tradimento, così come non si dà tradimento se non all’interno di un rapporto d’amore... Il tradimento appartiene all’amore come il giorno alla notte”. Così scrive il noto filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti.
La parola tradimento "DIRE-TRAMITE" è un modo di comunicazione: talvolta si usa la scappatella per sentirsi vivi, per superare un momento di crisi, per avere una conferma della propria identità, per ritrovare una sessualità perduta o come antidoto contro l’invecchiamento. E’ un momento particolare: o ci si lascia o si ricomincia su nuove basi sane e salde.


Il tradimento
Il tradimento è un problema molto delicato che si può affacciare nella vita di coppia, generando una vera e propria crisi che altera l’equilibrio della relazione. Molto spesso si pensa che un tradimento si superi con il passare del tempo senza però fare nulla di pratico per elaborare questa esperienza. Questo è il modo sbagliato di affrontare la situazione perché più i giorni passano più la rabbia verso chi ci ha traditi aumenta; mentre in chi ha tradito prende piede la rassegnazione e il colpevolizzarsi. Bisogna, invece, vedere il tradimento come un movimento che sconvolge gli equilibri e le posizioni che i partner hanno assunto fino a quel momento, e prendere la situazione in mano.
Il tradimento apre uno squarcio e rivela delle zone d’ombra; bisogna essere in grado di affrontare questa esperienza come un’opportunità per creare e ridefinire il rapporto, per ritrovare se stessi e conoscersi come persone nuove.


Affrontare la situazione per rinascere a nuova vita
Dopo la rabbia, la tristezza, i sensi di colpa e mille pensieri che si affacciano nella mente della coppia che affronta un tradimento, è fondamentale trasformare questa situazione, facendo qualcosa di concreto che aiuta a superare il tradimento ed eventualmente ristabilisce un nuovo equilibrio di coppia.
  • Per prima cosa bisogna pensare al tradimento come l’occasione per riflettere su se stessi e sulla propria rapporto di coppia; cosa si vuole davvero per la nostra vita di coppia e come possiamo mettere in pratica i nostri desideri/obiettivi?
  • Un altro passo fondamentale è prendersi del tempo per ritrovare serenità e armonia: all’inizio si è troppo sconvolti per riflettere lucidamente, ed è controproducente prendere decisioni affrettate. Solo il tempo consente di superare e elaborare le emozioni negative e tornare ad essere lucidi.
  • Dopo un tradimento, serve dedicarsi a se stessi; avendo cura del proprio corpo, della propria anima e riprendendo attività ed interessi che ci appassionano. In questo modo la nostra autostima risale dandoci la forza di reagire in modo fermo e deciso.
  • Pensare che ogni tradimento è a sé, quindi mai generalizzare e mai attribuirgli significati che spesso sono frutto delle nostra mente che in uno specifico momento può vedere la realtà alterata dai nostri stati negativi.
  • Il passo più difficile, che però è quello che ci consente di ripartire nel rapporto di coppia, o di iniziare nel futuro un’altra relazione è il perdono. È l’unico modo che permette davvero di ritrovare un equilibrio con noi stessi e con la persona che abbiamo scelto al nostro fianco e solo perdonando possiamo capire in maniera obiettiva se continuare o meno la nostra relazione.
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Flirtare per gioco




Ci sono periodi nella vita di tutti in cui, sia che si stia in coppia o soli, si ha voglia di giocare, flirtare e piacere. Si sente il desiderio di provare nuove emozioni, brividi magari assopiti da tempo e la voglia di conquistare, senza magari un fine particolare. Perché, e quando capita?


Spesso il flirt nasce dal desiderio di piacere, di sentirsi ammirati e apprezzati, anche per avere delle conferme del proprio potere seduttivo. Si rincorrono stimoli nuovi che servono a colorare alcuni momenti della vita. Non sempre si vuole andare oltre, perché spesso ci si ferma al gioco. Però bisogna stare attenti perché può capitare che giocando con il fuoco, prima o poi ci si possa scottare.

Flirt innocenti
Per qualcuno il flirt è una componente naturale del relazionarsi, per altri un modo di risvegliare delle parti di sé assopite da un rapporto di coppia che per quanto gratificante è diventato povero di sorprese. Così ci si trova a chiacchierare a lungo con il collega attraente o si crea un gioco fatto di sguardi con la persona che ogni giorno incontriamo al bar. Questo non significa voler necessariamente tradire, ma è la conferma del bisogno di affermare la propria identità e personalità. Dietro si nasconde una certa insicurezza che ha bisogno dell’approvazione degli altri, un mettersi alla prova della propria mascolinità o femminilità. Dentro di noi si nasconde sempre un puer (fanciullo) che ha voglia di giocare, se siamo single nessun problema, ma attenzione quando si è in coppia.

Come e quando?
Se si è in coppia è fondamentale non mettersi a flirtare davanti al compagno/a che ovviamente merita rispetto e attenzione. Questo spiega il grande diffondersi di chat e blog in cui scambiarsi lusinghe: uno spazio protetto dove giocare senza andare oltre. Tuttavia attenzione, perché è un mondo pericoloso, dove si inizia tanto per fare e poi ci si ritrova incapaci a gestire il tutto, ed è un attimo passare dalla semplice evasione innocente alla relazione clandestina. È importante anche porre attenzione al fattore tempo, quello che ci segnala se la componente narcisistica si sta trasformando in una affettiva. Quando il tempo delle chiacchiere e degli sguardi si allarga sempre di più e non si riesce più a dare un limite alla cosa, forse è giunto il momento di capire se l’interesse è andato oltre al gioco.

Quando fa bene
Se si gestisce bene il flirt apporta numerosi benefici perché aiuta a rafforzare la propria identità e dà conferma di se stessi. Fino a quando si tratta solo di desiderio di conquista, senza passare ai fatti il flirt va bene perché rimanda alla componente narcisista che c’è in tutti noi. Direi che ogni tanto è essenziale anche se si è in coppia, per far sentire vivi e piacenti. Tutt’altra cosa, invece, quando si cerca un pretesto, nel flirt, per evadere dalla coppia e dai problemi che ci sono con il partner. Quando la coppia è salda ci si può concedere, nel rispetto, di giocare, ma se il flirt nasce quando una coppia non funziona, è forse il caso di porsi delle domande.


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L'importanza di un abbraccio


L'abbraccio è un gesto intimo e sincero, fa bene a chi lo dà e a chi lo riceve. Lasciamoci andare maggiormente a questo gesto d'amore.

Un gesto semplice che però comunica amore e fa bene alla coppia; il momento in cui l’eros si scioglie in qualcosa di più dolce, che trasmette protezione e comunicazione profonda. Purtroppo però negli ultimi tempi si usano troppi schemi per mantenere il controllo e l’abbraccio viene relegato in uno spazio dedicato, perdendo così la spontaneità di questo gesto. Ma è importante riprendere confidenza con questo atto.

Diverse sfumature
In alcuni popoli e culture l’abbraccio non è solo un modo di comunicare tra amanti o tra genitori e figli, ma è anche una forma di saluto e di incontro per conoscere meglio l’altro. Ci si abbraccia tra sconosciuti, che dopo l’abbraccio non sono più tali. Nel mondo occidentale, invece, l’abbraccio è assai poco frequente, perfino tra amici e parenti, e quando lo si fa avviene in modo frettoloso, con il minimo contatto fisico e di durata.
Rispetto al bacio l’abbraccio può avere diverse connotazioni; c’è chi lo considera più sensuale dell’unione delle labbra perché i corpi si avvicinano, aderiscono e si sente l’affinità della coppia. Tuttavia l’abbraccio non è solo una manifestazione erotica, perché esistono varie tipologie: abbracci protettivi, affettivi, amichevoli. Quindi non solo c’è la sensazione di fusione profonda e il significato erotico,ma c’è anche il senso di accoglimento che riporta a sensazioni positive dell’infanzia. Anche nelle coppie appena formate questo gesto è fondamentale perché rassicura e sottolinea che non si tratta di un legame esclusivamente erotico.
In quali momenti
Abbracciare assume importanza sempre: nei momenti di gioia, di dolore, ma anche in situazioni senza motivo, perché serve a sottolineare l’importanza dello stare insieme. Addormentarsi abbracciati, per esempio, dovrebbe essere una pratica abituale e non solo all’inizio del rapporto. Ci sono poi momenti in cui è opportuno recuperare questa abitudine: per esempio quando nasce un figlio, perché si perde il fatto di essere coppia e ci si sente solo genitori. L’abbraccio serve a ristabilire invece quel contatto tra i partner, senza necessariamente avere un valore erotico. Anche prima del parto, quando i rapporti sessuali vengono meno, la forma di contatto dell’abbraccio è molto preziosa perché aiuta a non trovarsi rigidi e lontani quando poi la sessualità tornerà.





Sapersi stringere
Daniel Schnarch, autore americano di saggi sulla longevità del matrimonio, teorizzava l’esercizio terapeutico “abbracciatevi finché non vi rilassate”. I suoi esercizi consistevano nello stringersi oltre i tempi canonici imposti da fretta, abitudine e pudore. Superato l’impaccio e abbandonati al gesto, si dovrebbe provare un profondo rilassamento. Attenzione però, l’abbraccio va dato o ricevuto per scambiarsi energie positive non per esprimere territorialità o possesso. Bisogna però trovare un giusto equilibrio tra stringere a sé il partner e lasciarlo respirare: accogliere e farsi accogliere, offrire condivisione di spazi ma non trattenere, non soffocare e saper stringere la persona il tanto che basta per farla sentire sicura e poi lasciarla andare, ricordandosi di rispettare l’individualità dell’altro.


Quanti abbracci?
Alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato che tutti abbiamo bisogno da 4 a 12 abbracci al giorno: 4 per il mantenimento del benessere psicofisico, fino 12 per incrementarlo e soprattutto nei momenti di bisogno. A livello fisiologico si è scoperto che l’abbraccio permette la produzione dell’endorfina, che ha una struttura chimica simile a quella della morfina, quindi diminuisce il dolore e aumenta il piacere, ma si è notato anche che è in grado di far superare i dolori del passato.


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del Nostro Sistema Solare 




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IMAGO 

Termine introdotto da C.G. Jung (1875-1961), con riferimento a un’Imago ‘materna’, ‘paterna’, ‘fraterna’ e divenuto di uso comune in psicanalisi. Caratterizzata come ‘rappresentazione o immagine inconscia’, l’Imago è piuttosto uno schema immaginario, un prototipo inconscio che orienta in maniera specifica il modo in cui il soggetto percepisce l’altro, ne orienta cioè le proiezioni. Formatasi sulla base delle prime relazioni del bambino con l’ambiente familiare, l’Imago non va peraltro considerata come correlato di figure reali, ma presenta carattere fantasmatico; così a un’Imago genitoriale minacciosa e terribile possono corrispondere genitori reali estremamente miti...leggi tutto -

 Pagina delle IMAGO 

 http://mundimago.org/imago.html





Le 12 costellazioni dello Zodiaco, che si trovano lungo l'eclittica, 
e vengono quindi percorse dal Sole nel suo moto apparente sulla volta celeste durante l'anno ...QUI - http://www.mundimago.org/costellazioni.html



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