lunedì 28 febbraio 2011

Il maschilismo dilaga, anche nelle trasmissioni televisive più riuscite


Dalla manifestazione del 13 febbraio alla prossima dell'8 marzo. Il mondo femminile scende in piazza. La parità fra i sessi sembra ancora molto lontana.  la scrittrice Michela Murgia ... DICE...


Cosa succede alle donne italiane? Perché manifestano, come il 13 febbraio scorso?

Rispetto alla manifestazione del 13 febbraio si è voluto leggere, secondo me con molta malizia, un intento dichiaratamente politico contro il governo attuale. Sicuramente la maggioranza delle donne era in piazza anche per quel motivo, ma lo scopo principale chiarito molto bene dalle organizzatrici, non era quello di criticare il governo, ma di criticare un modello femminile, reso dominante da una cultura che va. Magari la faccenda finisse con il governo. Credo che si tratti di una questione assolutamente trasversale, e spesso si rivela in interlocutori che fanno le battaglie contro il governo. Non è che i giornali di sinistra non pubblicchino pubblicità o proposte del corpo femminile e della donna in genere che non siano criticabili. E' stato secondo me molto significativo che le donne siano scese in piazza per dire no al modello e non semplicemente per la protesta politica.

Troppo spesso si ha l'impressione che la donna sia solo corpo.
C'è un equivoco sulla questione corpo, nel senso che la questione femminile si gioca molto sul corpo ma non tutta sul corpo. Anche le proposte medianiche che non vertono direttamente sul corpo, tendono a relegare la donna all'interno di un ambito ben preciso. Mi piace fare un esempio al di sopra di ogni sospetto: nella fortunatissima trasmissione di Fazio e Saviano "Vieni via con me" abbiamo dovuto aspettare 3 puntate prima di vedere una donna esprimersi e quando è stata chiamata a esprimersi gli è stato chiesto di esprimersi sulle donne. Quello è un pensiero inconsapevolmente maschilista. Che la donna abbia qualcosa da dire solo su sé stessa, che sia una sorta di creatura autoreferenziale per cui la donna parla di donne e di tutto il resto parla l'uomo, è un pensiero veramente virale, perché colpisce anche persone che non sono assolutamente consapevoli di stare esercitando una discriminazione. Quindi la discriminazione non riguarda soltanto il corpo. Sicuramente riguarda il corpo e quella del corpo è una battaglia da combattere con tutti i mezzi, ma c'è dietro l'idea di un'inferiorità o marginalità, o comunque insufficienza femminile a sostenere anche le parti intellettuali che la società mette loro a disposizione.

Eppure sempre più donne ricoprono ruoli istituzionali molto prestigiosi. Come i ministeri.

Personalmente non ritengo che avere Mara Carfagna Ministro delle pari opportunità, o avere Maria Stella Gelmini Ministro dell'istruzione, siano conquiste della battaglia delle donne, siano infrazioni al tetto di cristallo che separa il potere maschile dalle possibilità femminili di esprimersi socialmente. A parte che secondo me questi tipi di processi dovrebbe riguardare il merito e non il sesso, è vero che nella società italiana le donne di merito devono fare i conti con il fatto che non appartengono al sesso giusto. Ma questo è un altro discorso. Al momento mi pare che le donne che hanno ruoli di potere politico, mi riferisco specificamente ai nomi che ho fatto ma anche a molte altre donne, soprattutto della componente li centro-destra, danno l'impressione di trovarsi lì per motivi tutt'altro che chiari rispetto al loro merito e quindi la mia battaglia è un'altra, non mi sento di dire: sono contenta che quelle donne sono lì. Sarei contenta che fossero lì delle donne capaci, questo sì. Ma mi sembra che ci sia ancora una volta un retropensiero, nel senso che di "incapaci" uomini nei luoghi chiave ce ne sono a decine, eppure non si scatena contro di loro lo stesso tipo di critica perché l'uomo stupido, non avendo probabilmente concesso alcun favore sessuale, ma essendosi semplicemente prestato a essere strumento manovrabile di qualcun altro, viene considerato meno criticabile di una donna che forse si è venduta per arrivare a un posto di potere.
Credo che non ci sia nessuna differenza tra il prostituirsi o il compiacere il potente per arrivare a una poltrona e l'essere uno "Yes man" per lo stesso motivo, non sono più severa con le donne che si vendono per avere quello che non potrebbero avere in nessun altro modo, anzi se è possibile è un attenuante!

Fra qualche giorno si celebra la festa delle donne. Ha un significato diverso, oggi?

Devo ammettere che non ho mai sentito particolarmente mia la festa dell'8 marzo, forse perché l'ho sempre associata a pizzate di donne senza i mariti che magari chiedono una serata di libera uscita rispetto a una vita che si sta in casa a fare le casalinghe. Mi è sempre sembrata una sorta di contentino. Credo che bisognerebbe dargli un significato molto più politico di quanto non sia culturale. Per esempio quando penso all'8 marzo e penso a quante di noi hanno potuto fare una carriera nella vita e hanno potuto realizzare obiettivi superiori rispetto a quelli che potevano aspettarsi le loro madri, penso anche che queste carriere le stiano costruendo grazie al fatto che affidano i figli e la cura della casa a donne straniere che hanno lasciato a loro volta le loro famiglie per venire a accudire le nostre. Credo che quel tipo di emancipazione vada celebrata fino a un certo punto, perché si basa comunque sulla sottomissione e sullo sfruttamento di altre donne. Va messa in discussione la matrice, il sistema culturale che fa sì che la donna in Italia sia considerata ancora un ammortizzatore sociale e quando decide di applicare per realizzare le proprie potenzialità, sia comunque un'altra donna a sostituirla. Credo che questo sia gravissimo e avviene solo in Italia nella misura in cui lo viviamo noi, perché poi in Europa il fenomeno esiste ma in percentuali molto più limitate.



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Spazi liberi ma fedeltà



Gli spazi liberi sono come l’ossigeno. Abbiamo bisogno dell’ossigeno per respirare e per vivere. In una relazione invece abbiamo bisogno di spazi liberi, per respirare e perché la relazione rimanga in vita. E' brutto da dire, ma in caso di rottura, aver creato spazi personali, in cui il partner non sia stato incluso, potrebbe essere una salvezza: non sarete completamente persi poichè ogni attività vi potrebbe ricordare lui/lei.

Spazi liberi ma fedeltà


Gli spazi liberi vanno bene, ma è altrettanto importante che entrambi i partner restino fedeli. Con ciò non s’intende solo che siate fedeli l’uno con l’altro, ma anche che rimaniate fedeli come persona e che non rinunciate a voi stessi per un’altra persona. Questo vuol dire, che si perseguono ancora i propri interessi ed hobby, che si curano le amicizie al di fuori della relazione, che non si diventa una di quelle coppie che vanno in giro solo in gruppi di quattro e dimenticano che c’è ancora una vita al di fuori della relazione.

Non vivete in simbiosi!


Solo perché si vive in una relazione, non ci si deve fondere in una persona sola. La vita di coppia diventa noiosa se si sta sempre e solo con il partner. Si possono passare le vacanze separatamente come prima e il sabato festeggiare in locali diversi. Fintanto che si trova sempre un buon equilibrio e abbastanza tempo per il partner, questo sarà solo vantaggioso per la relazione. Una scappatella è molto più improbabile, se non ci si opprime a vicenda. Se si lasciano spazi liberi, si nota che si sente la mancanza del partner. Si presenta la gioia nell’attesa e già lo si avverte di nuovo: le farfalline nella pancia.

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L'innamoramento nelle sue fasi iniziali


Essere innamorati è una delle sensazioni più belle del mondo. Chi non è mai stato innamorato? Se conosciamo una persona e scopriamo di avere un sacco di cose in comune, tutto quello che dice riempie le nostre giornate e pensiamo a questa persona continuamente allora può essere il caso che ci stiamo innamorando.


L'innamoramento nelle sue fasi iniziali


All'inizio di una relazione d'amore tutto è bello, tutto ci ricorda lui,troviamo segni di lui ovunque. Ogni volta che sentiamo il suo profumo il ricordo va a lui, quando camminiamo davanti al bar del primo appuntamento non riusciamo a non pensare a quanto sia bello il suo sorriso. Tutto ciò era importante prima, ora può aspettare, siamo interessati a scoprire i suoi hobby, troviamo interessantissime cose che prima non ci piacevano, il tramonto ci commuove e non riusciamo più a smettere di ascoltare canzoni d'amore e pensare a quella persona.

Ci sentiamo meglio, ci svegliamo alla mattina felici e la vita ci assume una nuova tonalità, diventa più rosa. E sì, innamorarsi è decisamente una delle cose piè belle al mondo. Ma sarà così per sempre?

Quanto dura l'innamoramento?


Non si può attribuire una durata all'innamoramento. Può durare un giorno oppure una vita. Nelle relazioni fisse e nella vita di coppia è facile che l'innamoramento iniziale svanisca, che subentri il bisogno di spazi liberi. Tuttavia ci sono coppie che anche dopo 50 anni di matrimonio sono ancora innamorate come il primo giorno, ma come si fa?

L'amore è dare e ricevere, bisogna camminare insieme, non si dovrebbe aver assolutamente bisogno del partner per risolvere i problemi: il partner deve essere il nostro naturale completamento. Stare bene con noi stessi forse è l'ingrediente segreto della ricetta dell'amore.

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Vita di coppia




La vita di coppia è costituita da diverse fasi. Si contraddistingue per gli alti e i bassi, le fasi felici e quelle che mettono in pericolo la relazione. Ci sono giorni in cui si hanno forti sbalzi di umore, una sola parola, un gesto o una mimica ci possono far alterare. Ci sono fasi, dove ci si domanda se si è felici, in altre non si può credere di essere così fortunati.


La vita di coppia non è una garanzia per la felicità. Non si può sapere in che direzione si sviluppi ne si può valutare come cambierà il partner. Vale però sempre la pena di iniziare una relazione, poiché niente rende più felici che amare qualcuno ed essere amati.




La consulente matrimoniale americana Liberty Kovacs definisce sei fasi della vita di coppia:


1) Innamoramento

All’inizio si è così innamorati che anche una separazione di qualche ora è difficile da sopportare. Non si riesce ad aspettare di rivedere lui o lei, si riempiono notti con discorsi e ci si sente come se migliaia di farfalline volassero nella pancia. Niente è più importante del nuovo amore. È il periodo più bello della vita di coppia, perché tutto è emozionante e niente è in grado di offuscare il nostro umore.

2) Aspettative

Ovviamente abbiamo anche delle aspettative precise sulla nuova vita di coppia, sia sul partner sia sulla relazione. Possiamo non esserci accorti di precise caratteristiche nella fase iniziale, perché l’innamoramento ci ha portato via la capacità di giudicare obiettivamente. Dopo un po’ di tempo però ci accorgiamo delle differenze e delle debolezze. Avvertiamo probabilmente perfino una sensazione di delusione. Cominciamo ad occuparci di più dei nostri interessi e si stabilisce un certo trantran giornaliero.

3) Lotta per il potere

Entrambi i partner cercano di plasmare l’altro, secondo i propri interessi e idee di un perfetto partner.

4) Alla fine, quando si è insieme da alcuni anni

La relazione viene messa alla prova. È molto probabile che uno dei partner si senta limitato o metta in dubbio la sua relazione. Forse si nota anche che i sentimenti si sono affievoliti. Questa fase del dubbio si può superare se per la persona è veramente importante e se in fondo si sa che si è trovato l’uomo dei propri sogni o la donna dei propri sogni.

5) Riconciliazione

I partner si trovano l’un l’altro e capiscono che sono importanti per l’un l’altro. Diventano consapevoli che il partner non deve per forza corrispondere alle proprie aspettative.

6) Accettazione

Entrambi i partner prendono l’altro così com’è. La vicinanza e l’indipendenza stanno in un rapporto di equilibrio l’uno con l’altro. Si gode del tempo insieme, ma si accetta anche il bisogno di spazi liberi.

Il modello di Liberty Kovacs mostra che le crisi sono una componente normale di una relazione. La fase dell’innamoramento non dura per sempre. Così come due persone si sviluppano e si modificano, allo stesso modo si trasforma una relazione. Se due persone però sono pronte a lavorare su di sé e sulla relazione, allora possono superare le crisi e uscirne rinforzati.

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Come far durare una relazione d'amore



La relazione è una componente molto significativa della nostra vita, sia che si tratti di relazione d'amore sia di altri rapporti interpersonali. Le relazioni sono il fattore più importante per una vita piena e felice. Mai sottovalutare il sostegno che il partner ci sa dare nella nostra vita di tutti i giorni: per certe persone è più necessario, per altre un pò meno. Una cosa però è chiara: nessuno può vivere senza il supporto del partner in una relazione d'amore.


Come far durare una relazione d'amore


I rapporti bisogna curarli. Se non si fa questo, muoiono. In particolare la vita di coppia richiede costanza e molto lavoro, altrimenti a lungo andare non resta molto dell’amore iniziale. Solo se si è disponibili ad investire in una relazione d'amore si può condurre a lungo una vita di coppia che renda felici se stessi e l’altra persona. Certamente gli imprevisti capiteranno e starà nell'abilità della coppia nel risolvere gli ostacoli che incontreranno, ma l'impegno reciproco, la comprensione e soprattutto a comunicazione molto speciale che si crea tra i partner aiuteranno ad affrontare qualsiasi momento.

Errori nella relazione d'amore


Purtroppo molte persone fanno errori nelle relazioni. Sono limitanti, gelosi patologici oppure mostrano troppo poco interesse verso il partner. Ci sono molti motivi perché una relazione si rompa. O svanisce la vicinanza emotiva e corporale, o manca comunicazione. Nei casi peggiori si rompono tutte e tre queste colonne, che di solito sostengono una relazione intatta.

Di seguito vi indichiamo le 10 regole più importanti in una relazione:

1) Trattate il vostro partner sempre con interesse e rispetto!
2) Lasciate al partner degli spazi liberi!
3) Mostrate al vostro partner che lo amate!
4) Accettate compromessi!
5) Siate onesti!
6) Parlate l’uno con l’altro!
7) Non cercate di cambiare completamente il vostro partner!
8) Se qualcosa vi pesa, parlatene!
9) Pensate che la gelosia esagerata può danneggiare una relazione!
10) Se litigate, litigate in modo costruttivo e restate corretti!

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Il linguaggio del corpo


Linguaggio del corpo


Il linguaggio del corpo merita un’attenzione particolare. Infatti, soprattutto nel flirtare, è molto importante prestare attenzione al linguaggio del corpo di chi ci sta davanti: poiché è proprio dai più piccoli movimenti, spesso impercettibili, che si riesce a capire se il parner è interessato oppure no. Allo stesso modo si deve prestare molta attenzione al modo in cui inviamo i nostri segnali quando siamo interessati ad una persona. In entrambi i casi è meglio saperne di più.

Cosa si intende per linguaggio del corpo


1. Sguardi - Sebbene spesso le donne non osino parlare ad un uomo, spesso mandano comunque il primo segnale da flirt: il contatto visivo. Se una donna guarda più volte nella direzione di un uomo, lui può supporre che lei mostri interesse nei suoi confronti.

2. Contatti - Se i due partner che flirtano arrivano a stabilire un contatto fisico tra loro allora possono essere inviati segnali evidenti grazie ai cosiddetti “contatti autoerotici”. Accarezzatevi i capelli o passate le dita sulla coscia, questo ha un effetto molto erotico.

3. Oggetti - Anche il toccare oggetti può sembrare molto erotico, come ad esempio accarezzare il bordo del calice di vino. D’altronde è importante che questi tocchi siano leggeri ed appaiano inconsci, altrimenti verranno percepiti come ridicoli.

4. Sincerità - Molto importante nel flirtare è mandare segnali di sincerità. Sorridete a chi vi sta di fronte in modo amichevole, se siete seduti mantenete una postura eretta o se siete in piedi evitate di incrociare o nascondere le mani. Cercate sempre di cogliere l’effetto che questi gesti hanno sul vostro partner, e il modo in cui risponde ai vostri segnali.

5. Contatto visivo - Guardate il vostro interlocutore direttamente negli occhi, con questo mostrate che siete interessati ai suoi discorsi. Fate allo stesso tempo attenzione a dove guarda chi vi sta di fronte. Se evita il vostro sguardo ogni tanto, può dipendere da una questione di timidezza. Se però i suoi sguardi vagano continuamente di qua e di là, probabilmente i pensieri sono da qualche altra parte, ma non con voi.

6. Movimenti di chi sta di fronte - Se i movimenti del vostro partner rispecchiano i vostri, questo è un chiaro segno di interessamento.

7. Distanza del corpo - Il vostro partner si avvicina sempre di più o cerca chiaramente di creare una distanza fisica? Nel primo caso si è stabilita una forma di simpatia, nel secondo di avversione.

Il linguaggio del corpo è importante!


Durante il prossimo flirt fate semplicemente attenzione a questi piccoli gesti apparentemente insignificanti ma decisivi. Imparerete presto a capire i sentimenti del vostro partner grazie al linguaggio del corpo.
Dovete però tenere presente che non tutte le persone hanno questa abilità nell'utilizzare il proprio corpo per comunicare. Persone timide, non naturalmente portate al flirt, potrebbero infatti non seguire attentamente tutti questi indizi. Per questo motivo i nostri ricettori devono essere sempre più che pronti per captare diversi segnali e reagire sempre in maniera appropriata in ogni situazione!

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lunedì 21 febbraio 2011

Roberto Vecchioni , Chiamami Ancora Amore, sanremo 2011



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Roberto Vecchioni - Chiamami Ancora Amore (sanremo 2011)


''Chiamami Ancora Amore''

E per la barca che è volata in cielo
che i bimbi ancora stavano a giocare
che gli avrei regalato il mare intero
pur di vedermeli arrivare


per il poeta che non può cantare
per l'operaio che non ha più il suo lavoro
per chi ha vent'anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile
e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perché stanno uccidendo il pensiero

per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e di parole

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
in questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore

perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali
perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso
e sono come il sorriso di dio
in questo sputo di universo

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
continua a scrivere la vita
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
che è così vera in ogni uomo

chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore

che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
in questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

chiamami ancora amore

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lunedì 14 febbraio 2011

BUON SAN VALENTINO



BUON SAN VALENTINO A TUTTI ,,,

“Amici miei, quando disperatamente
abbiamo bisogno di essere amati e di amare.

Quando Cristo disse che l’uomo non vive
di solo pane, parlava di una fame.
Questa fame non era quella del corpo.
Non era la fame di pane.

Parlava di una fame che ha origine
nel profondo del nostro essere.
Parlava di un bisogno necessario
come l’aria che respiriamo
parlava del bisogno d’amore.

L’amore è qualcosa che tu
e io dobbiamo avere.
Dobbiamo averlo perché
di esso si nutre il nostro spirito.

Dobbiamo averlo perché senza
diventiamo deboli e fiacchi.
Senza amore viene meno
il rispetto di noi stessi.
Senza, il coraggio ci manca.
Senza amore non riusciamo
più a guardare con fiducia il mondo.

Ci ripieghiamo in noi stessi,
nutrendoci della nostra personalità
e distruggendola poco per volta
con le nostre mani.
Con l’amore siamo creativi,
marciamo senza stancarci.
Con l’amore, e solo con l’amore,
siamo in grado di sacrificarci
per gli altri.”

(Capo indiano Dan George dei Salish)

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venerdì 4 febbraio 2011

La legge dell'Amore




L’amore afferma:
”Io ti accetto cosi come sei.
Considererò il bene tuo al pari del mio.”
Hai la minima idea della forza di questa affermazione?
A ogni persona a cui ti rivolgi in questo modo,
…offri la liberazione dal dolore.
E offrendola a un altro, la offri a te stesso.
Se non cerchi l’uguaglianza con gli altri,
non imparerai mai come dare amore senza condizioni.
Se non offri uguaglianza,
non imparerai mai
come ricevere amore incondizionato.
Quello che cerchi troverai.
Ciò che offri, lo riceverai in cambio.
La legge non è cambiata.
(Paul Ferrini)


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martedì 1 febbraio 2011

Le ragioni dei sentimenti



Le ragioni dei sentimenti. Per una civiltà degli affetti

Le norme sociali impongono un controllo continuo su una sfera che invece deve poter esprimersi liberamente



Tutto ciò che accade ci tocca. Attraverso il filtro della nostra affettività. Attraverso una rete sottile di emozioni e di passioni che rinviano alla nostra intimità, ma che si trasformano a seconda del contesto sociale nel quale viviamo. Affetti ed emozioni parlano in prima persona. Ma si esprimono sempre all´interno di una trama di significati che sfugge al nostro controllo. Quando entriamo in relazione con gli altri, non possiamo mai uscirne completamente indenni. La nostra affettività si scontra con la realtà del mondo. Con la materialità del nostro corpo. Con la resistenza che gli altri oppongono al nostro desiderio. E il mondo non esita ad addomesticare la vita obbligandoci, molto più spesso di quanto non si creda, a reprimere i nostri sentimenti, a renderci conformi alle aspettative degli altri, a sottometterci al giudizio della società.
Che si tratti della gioia o del dolore, l´espressione dei nostri affetti dipende dagli usi e dai costumi della comunità cui apparteniamo. Anche il piacere e il desiderio non sfuggono mai completamente al rimprovero di coloro che ci circondano: le nostre emozioni devono emergere rispettando i codici culturali del gruppo cui apparteniamo. Lo sguardo attento dei nostri genitori, dei nostri figli, dei nostri partner e dei nostri colleghi ci spinge all´uniformità. Come conciliare allora autenticità e conformismo, unicità e identità, passioni e ragioni?
L´affetto è un moto dell´anima. Un movimento spontaneo. È attraverso gli affetti che ci leghiamo a qualcuno o a qualcosa. Che si tratti di un´azione, di un evento o di un semplice gesto, tutto quello che facciamo possiede una coloritura affettiva. La tenerezza, l´attaccamento, la devozione, l´amore, la rabbia, l´invidia, la gelosia… tutto rinvia all´affettività, ai processi di strutturazione psichica che cominciano al momento della nascita e si prolungano poi per tutta la vita. L´affetto si vive, si sente. Più di quanto non si pensi e non si dica. Anche quando ci sforziamo di tradurre in parole quello che proviamo. Anche quando la parola cerca di contenere i nostri affetti per evitare che sfuggano, per investirli della nostra soggettività. Anche quando il discorso si sforza di "trattenere" l´istante per fornirgli la traccia di un´iscrizione. Ma come vivere e sentire i propri affetti quando le norme sociali e familiari sembrano volerli addomesticare?
Le regole le conosciamo tutti. Ognuno di noi sa che, per poter vivere nel mondo, deve imparare a costruire relazioni durabili e deve opporsi alla vacuità degli affetti. Ognuno di noi è consapevole che, per non essere considerato schiavo delle proprie passioni, deve evitare di cedere agli eccessi delle emozioni, imparando che solo la ragione e l´esperienza ci permettono di distinguere il Bene dal Male. Crescere significa fondare una famiglia e accettare le regole del vivere-insieme. Maturare, quando si è una donna, significa assumere ciò che alcuni continuano a chiamare la "necessità biologica" del procreare e del prendersi cura dei figli.
(...) La vita è movimento. È nel movimento che ognuno di noi esprime la potenza del proprio essere e cerca di lasciare una traccia di sé, attraverso i propri gesti e i propri discorsi. Parole e affetti si incrociano costantemente: parole che dicono gli affetti; affetti che fanno le parole. «Dietro ogni pensiero si nasconde un affetto», scriveva Nietzsche. I nostri pensieri sono sempre segni di un gioco più grande di noi, di una lotta di affetti e di emozioni che non possiamo controllare. A differenza di Cartesio, secondo il quale la forza dell´anima consiste nel vincere le emozioni e arrestare i movimenti del corpo che le accompagnano, Nietzsche considera gli affetti come le radici profonde del nostro agire.
Il nostro essere al mondo, per Nietzsche, è sempre caratterizzato da mutevoli tonalità affettive, anche quando non ne capiamo il significato profondo. Lo stato di servitù nel quale si trova l´uomo non è legato alla dipendenza emotiva. Al contrario. La servitù è il prezzo che si paga quando ci si illude di poter controllare i nostri affetti, quando si pensa che la ragione deve essere sovrana, quando si cerca la saggezza estendendo il dominio del pensiero chiaro e distinto. «La ragione è e deve essere schiava della passioni», aveva già detto Hume. La repressione degli affetti ha come conseguenza immediata lo sviluppo delle nevrosi, spiegherà più tardi Freud.
Vivere significa essere nell´azione, aderire all´esistenza, adottare un´attitudine particolare. La vita non ha un significato univoco. Ha il senso che ciascuno di noi è capace di darle. «Ama la vita più del suo senso, e anche il senso ne troverai», scrive Dostoevskij nei Fratelli Karamazov. Ma come trovare il senso della vita quando le norme sociali l´addomesticano, quando la famiglia e la società non permettono ai nostri affetti di emergere liberamente? È possibile vivere in società senza sradicare definitivamente i nostri affetti?
Ogni essere umano ha un percorso storico complesso. Nessuno di noi è un semplice agente razionale, capace di scegliere e agire solo dopo aver calcolato in modo esatto i costi e i benefici delle proprie azioni. Quando entriamo in relazione con gli altri, lo facciamo sempre a partire dalla nostra interiorità affettiva. Che piaccia o meno, siamo tutti in balia dei nostri affetti e delle nostre emozioni. Anche se l´"astuzia della ragione" consiste nel farci credere che sappiamo sempre, dall´inizio alla fine, ciò che vogliamo, esiste un´opacità strutturale del nostro desiderio che ci impedisce di sapere veramente quello che vogliamo, di volere veramente quello che diciamo di volere.
(...) Nonostante tutto, la questione cruciale che si pone di fronte ognuno di noi è sempre la stessa: come conciliare ragione e sentimenti? Come contenere i nostri affetti senza addomesticare la vita? Come vivere in società senza rinunciare ai nostri desideri? «Ai posteri l´ardua sentenza», scriveva Manzoni. Cerchiamo, però, di non dimenticare mai che tutto ciò che accade ci tocca, ci emoziona, è un moto dell´anima, e che, nonostante tutto, dietro ogni pensiero si nasconde un affetto.

di Michela Marzano

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Le donne dicono basta , Se non ora, quando




Le donne dicono basta , Se non ora, quando?


Se fai la brava, potresti anche ottenere un seggio in parlamento... Non c'è bisogno di essere filosofi per capire quanto disprezzo circonda oggi la donna.



Bella immagine dell'Italia! Per chi sembrava ossessionato dall'idea che ci si poteva fare all'estero del nostro Paese, accusando alcuni intellettuali di "tradire l'Italia" con i propri libri e i propri articoli, il risultato è eccellente.

Perché ovunque, ormai, non si parla d'altro che delle serate "bunga-bunga" del nostro premier. Di Ruby e di Iris. Di seni e di raccomandazioni. Di prostitute minorenni "ricoperte d'oro" per tenere la bocca chiusa... Bella immagine della donna. Ma anche dell'Italia, che per anni ha chiuso gli occhi di fronte al baratro in cui le donne stavano precipitando. Perché ormai non si tratta nemmeno più della semplice trasformazione della donna in un corpo-immagine, ma della sua progressiva e inevitabile riduzione ad un corpo "usa e getta". Ormai ci siamo. Di nuovo impigliati nelle patetiche reti degli Arcana Imperii: segreti, corruzione, orge. Forse è per questo che non si può più restare zitti, e che nei prossimi giorni ci saranno numerosi appuntamenti per dire "basta". Basta, lo diranno tra gli altri Eco, Saviano e Zagrebelsky il 5 febbraio a Milano, durante la manifestazione organizzata da Libertà e Giustizia. Basta, lo ripeterà il giorno dopo il Popolo Viola. Basta, lo dirà la Procura di Milano, lo scandiranno tantissime donne, in tutte le città italiane, il 13 febbraio... Il re è ormai nudo. Se non scendiamo in piazza ora per difendere dignità, uguaglianza e rispetto, quando?



Negli ultimi anni, sembra di aver assistito ad un film X senza fine. Un interminabile film pornografico in cui tutto si riduce a "ripetizione", "performance" e "accumulazione". In cui uomini e donne sono perfettamente complementari: attività e passività; potere e disponibilità. In cui si moltiplicano le scene dove "i maschi si accaniscono su un pezzo di carne femminile", per usare le parole di John B. Root, il celebre produttore francese di film X, quando descrive la propria "opera". In cui "una vale l'altra", l'una "scaccia" l'altra, e nessuna, in fondo, conta granché. Perché sono solo gingilli intercambiabili. E quando qualcuna non serve più, c'è subito una new entry. Peccato, però, che non si tratti di una semplice fiction. Peccato che sia la fotografia, questa volta non ritoccata dal nostro premier, dell'Italia di oggi...



Ed è inutile che qualche moralista da strapazzo commenti cinicamente che tutto ciò non è altro che il risultato della liberazione sessuale, la conseguenza inevitabile dell'io sono mia. Perché quando le donne si sono battute per rivendicare la libertà di disposizione del proprio corpo, lo scopo era quello di riappropriarsi del proprio destino, di diventare attrici della propria vita, di evitare che altri decidessero al posto loro come vivere, cosa fare, come comportarsi. Ma affinché la libertà non resti solo un valore astratto e non si trasformi, col tempo, in una nuova forma di "servitù volontaria", come spiegava già nel XVI secolo il filosofo francese Etienne de La Boétie, è necessario organizzare le condizioni adatte al suo esercizio, prima tra le quali l'uguaglianza. Se le donne non hanno gli stessi diritti che hanno gli uomini e se non hanno la possibilità materiale di farli valere, automaticamente non possono essere libere di scegliere ciò che vogliono o di realizzare ciò che desiderano. Che libertà esiste allora in un paese che tratta le donne come merce, che le umilia quando si ribellano, che le "ricopre d'oro" quando si prostituiscono ancora minorenni perché tacciano?



Dal "sii bella e stai zitta" siamo arrivati al "venditi e taci": dimenticati di essere una persona, spogliati, fammi gioire ed io farò di te una donna ricca e famosa! Se fai la brava, potresti anche ottenere un seggio in parlamento... Non c'è bisogno di essere filosofi per rendersi conto del ricatto. Per capire quanto disprezzo circonda oggi la donna. Come se, nonostante tutte le battaglie fatte nel corso degli anni Sessanta e Settanta per garantire alla donna uguaglianza e dignità, per liberarla dal giogo millenario della sottomissione e dell'inferiorità, la donna non potesse essere altro che un oggetto di cui l'uomo deve poter disporre a piacimento. "Tutto" è semplice. "Tutto" va da sé. Inutile perdere tempo con ridicole manfrine...



Quello che ognuno di noi fa nella propria camera da letto, col proprio uomo o con la propria donna, non riguarda nessuno. Ma quando la sessualità diventa una tangente, quando si utilizza il proprio potere per fare della donna un giocattolo, quando si pensa di farla franca perché in fondo le donne non contano niente... allora è in atto un processo di disintegrazione della società. Perché, per parafrasare Albert Camus, il valore di una società dipende anche da come vengono trattate le donne. Dall'immagine che se ne ha. Dal margine di manovra di cui dispongono. Come giudicare allora un paese in cui, trattando la donna come una semplice merce, vengono umiliare tutte coloro che si battono quotidianamente per difendere la propria dignità, per acquisire le competenze necessarie per ottenere posti di responsabilità, per mostrare che sono efficienti e affidabili? "Più è disperata meglio è, per lui", avrebbe detto Nicole Minetti, oggi indagata con il premier per induzione alla pornografia. Bella lezione di civiltà per le nostre giovani!

Ma ormai il tempo del silenzio è finito. Perché le donne che si indignano sono sempre più numerose e vogliono farlo sapere. E molte si stanno mobilizzando per la manifestazione del 13 febbraio in tutte le città italiane. Le organizzatrici hanno d'altronde ragione: se non ora, quando? Nonostante le intimidazioni. Nonostante le derisioni. "È tutta colpa della gnocca", sproloquiava Il Giornale qualche mese fa. "Scusi in che senso?" chiedevo a Feltri recentemente durante una puntata dell'Infedele. Ma l'Italia di oggi è ancora questo. Cambiare le carte in tavola. Far passare gli aguzzini per le vittime. Colpevolizzare di nuovo, e sempre, le donne. Dopo aver rubato loro l'anima. Dopo averle ridotte a "corpi usa e getta". Allora sì, è il momento di reagire e di trasformare l'indignazione in azione. Se non ora, quando?

di Michela Marzano

http://www.repubblica.it

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